giovedì 23 maggio 2013
Dachau
Due ragazzi sinti mantovani, Declis e Derek, hanno visitato il campo di Dachau il 1 aprile 2013, dove sono stati sterminati tanti sinti e rom italiani. Sulla nostra pagina facebook abbiamo pubblicato l'album delle fotografie scattate da Declis.
mercoledì 22 maggio 2013
martedì 21 maggio 2013
venerdì 17 maggio 2013
Piacenza, apriamo un dialogo con i sinti
"Carluccioooooo, gli
Zingariiiiii!!!" urlava mia madre sporgendosi dal terrazzo della
nostra casa che si affacciava sul torrente Nure. Io stavo nel letto
del torrente insieme ai miei amici dedicato a qualche gioco sulla
sabbia o a pescare con le mani quei pesci che poi gustavamo in serata
in famiglia, fritti e croccanti. Gli “Zingari”, dunque, una parola
che risultava l' unica a farmi paura, una parola che mia madre sapeva
avrebbe funzionato per convincermi a ritornare a casa per consumare
il pasto.
Stranamente quella parola, allora
ostile, si è trasformata via via in una parola che ha stimolato in
me molto interesse a cominciare dal giorno in cui mio padre comperò
un 33 giri con le musiche “zingare”, musiche che lui ascoltava
con grande piacere. Il suono dei violini produceva una melodia che
arrivava al cuore e che emozionava non poco.
La prima riflessione che suscitava in
me era quella di considerare come fosse possibile che un popolo così
disprezzato potesse suscitare queste emozioni così forti.
giovedì 16 maggio 2013
Django la tua musica vive ancora
Sessant'anni fa, il 16 maggio 1953,
moriva Django Reinhardt a Samois-sur-Seine nel Nord della Francia. La
sua musica immortale vive ancora. Ascoltala su U Velto Radio.
Django, formatosi nella logica di un’altra formidabile koiné, quella sinta, si avvicina al jazz da una prospettiva lontana, mitopoietica come lo è ogni condizione di lontananza. Django, reinventando il jazz dove non sarebbe potuto nemmeno esistere, reinventa anche la funzione della chitarra, dandole una capacità auto-rigenerativa che ha fatto di essa lo strumento più rivoluzionario del XX secolo.
Django è forse la cosa più
sorprendente accaduta al jazz nell’intera sua storia: un genio
indipendente, nato e cresciuto fuori dai confini geografici della
koiné afro-americana, in grado di operare una catena di reinvenzioni
che modificano radicalmente alcuni dei suoi assetti
fondamentali.
Django, formatosi nella logica di un’altra formidabile koiné, quella sinta, si avvicina al jazz da una prospettiva lontana, mitopoietica come lo è ogni condizione di lontananza. Django, reinventando il jazz dove non sarebbe potuto nemmeno esistere, reinventa anche la funzione della chitarra, dandole una capacità auto-rigenerativa che ha fatto di essa lo strumento più rivoluzionario del XX secolo.
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