lunedì 30 giugno 2008

Razzismo di stato, cinque considerazioni

Considerazione 1
Le dichiarazioni dei rappresentanti della Commissione Europea sul provvedimento che stabilisce il rilievo delle impronte digitali ai bambini rom appaiono assai deboli e sembrerebbero riferirsi ad un mero annuncio del governo e non ad una normativa nazionale già applicata in alcune grandi aree metropolitane. Una normativa nazionale a rilievo locale, derivante da diverse ordinanze adottate dal consiglio dei ministri, dopo il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri che istituiva lo “stato di emergenza” per la presenza dei nomadi nelle province di Milano, Roma e Napoli, nominando un Commissario per l’emergenza, individuato generalmente nella figura del Prefetto.
Il Prefetto di Milano, d’intesa con il sindaco Moratti, ha già avviato da due settimane la schedatura dei rom che si trovano nei campi, regolari ed abusivi, provvedendo anche a numerosi sgomberi, mentre il Prefetto di Roma sembrerebbe non volere procedere, almeno per ora, al rilievo delle impronte digitali dei minori rom, sul quale sembra frenare anche Alemanno. Ma a Roma si sta giocando una pericolosa partita che potrebbe dividere il fronte delle associazioni che difendono i rom, con il sindaco che sobilla gli uni contro gli altri, accusando alcune associazioni “ di volere strumentalizzare a fini politici la questione rom”. Mentre proseguono le trattative tra un sindaco eletto proprio dopo avere strumentalizzato la paura nei confronti dei rom ed una parte dell’associazionismo, anche gli sgomberi e le deportazioni vengono portati avanti dalla polizia e dai vigili urbani.
Qualcuno si illude che il confronto con l’amministrazione Alemanno possa garantire anche in futuro convenzioni, sicurezza e stabilità degli insediamenti. Ma chi può dire veramente di rappresentare i rom? Perché non si dà mai il diritto di parola ai rappresentanti delle comunità? E chi pensa a tutti i rom di più recente arrivo in Italia, in gran parte comunitari, allo sbando, senza alcuna associazione nazionale di riferimento che ne tuteli almeno i diritti fondamentali? Anche a Napoli, nei campi rom che non sono stati bruciati, sarebbe in corso la schedatura di tutti coloro che sono ritenuti di minore età. Adesso, con il pacchetto sicurezza in corso di approvazione da parte del Parlamento, si vorrebbe estendere la schedatura dei minori rom a tutto il territorio nazionale.

L’Unione Europea attende intanto la approvazione definitiva dei provvedimenti sull’emergenza sicurezza e la notifica a Bruxelles da parte del governo italiano, per esprimere un parere ufficiale sulla intera questione. Dopo che nel Parlamento Europeo si è consolidato un fronte favorevole ad una ulteriore chiusura nei confronti dell’immigrazione, con l’approvazione della direttiva sui rimpatri, si manifesta una maggiore “cautela” delle istituzioni comunitarie nell’esprimere critiche verso governi come quello italiano, che hanno imposto, o favorito, scelte securitarie e meramente repressive. Ma forse sarebbe meglio parlare di ipocrisia e di calcolo politico in favore degli imprenditori politici della sicurezza. Di certo, in nessun paese dell’Unione Europea si è mai proceduto a schedature o a rilievi di impronte digitali esclusivamente rivolti ad un determinato gruppo etnico o a persone, anche minori, genericamente qualificati come “nomadi”.
Il Consiglio d’Europa ha invece espresso una inequivocabile posizione critica. «Sono molto preoccupato - ha dichiarato Thomas Hammarberg, commissario ai Diritti umani -, questi sono metodi che richiamano misure prese nel passato e che hanno portato alla repressione dei Rom». «Non vedo - ha sottolineato Hammarberg - perchè queste misure debbano essere adottate solo per i Rom. E sono ancor più preoccupato perchè le misure colpiranno giovani e bambini, con potenziali effetti traumatici per loro. Il governo italiano dovrebbe trovare dei metodi più umani, non repressivi e non discriminatori per identificare queste persone».
Considerazione 2
Le disposizioni che prevedono il rilievo delle impronte digitali ai minori rom e la schedatura dei nuclei familiari- sono dunque già entrate in vigore in base al Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 21 maggio 2008 contenente la “Dichiarazione dello stato di emergenza in relazione agli insediamenti di comunità nomadi nel territorio delle regioni Campania, Lazio e Lombardia
(pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 122 del 26-5-2008 ) e quindi sulla base delle ordinanze del Presidente del Consiglio dei Ministri del 30 maggio 2008 ( pubblicate nella Gazzetta Ufficiale n. 127 del 31 maggio 2008) che prevedono “Disposizioni urgenti di protezione civile per fronteggiare lo stato di emergenza in relazione agli insediamenti di comunità nomadi nel territorio della regione Campania, Lazio e Lombardia”. Il quadro normativo va completato con le norme del pacchetto sicurezza che prevedono l’assegnazione ai sindaci del potere di segnalare persone non in regola con il permesso di soggiorno e la utilizzazione dell’esercito per finalità di ordine pubblico.
Si è creato per legge uno “stato di emergenza”, come se la presenza dei rom fosse una improvvisa calamità naturale, in modo da consentire al governo Berlusconi di intervenire con ordinanze di protezione civile affidate alla gestione di commissari straordinari. Esattamente come si è fatto da anni con l’“emergenza sbarchi”, con ordinanze di protezione civile che hanno consentito l’apertura provvisoria di veri e propri centri di detenzione ed hanno legittimato le peggiori pratiche di deportazione in violazione dell’art. 13 della Costituzione italiana. In entrambi i casi di fronte a fenomeni ampiamente prevedibili e di dimensioni governabili si è preferito lasciare incancrenire i problemi, creare allarme sociale per giustificare poi interventi straordinari. Si tratta di poteri che intaccano diritti fondamentali della persona riconosciuti dalla Costituzione e dalle Convenzioni internazionali per effetto di disposizioni di carattere amministrativo. Adesso non si comprende bene come si vorrebbe mettere un suggello su questo brutto pasticcio paralegislativo, forse con una previsione di carattere generale contenuta nel “pacchetto sicurezza”. Un vero e proprio artificio, una procedura che si sottrae alle regole del procedimento legislativo, un esempio di degrado istituzionale che non rispetta neppure il principio di legalità costituzionale e la gerarchia delle fonti normative. Dallo stato di diritto allo stato di polizia.
Considerazione 3
Il ministro Maroni ha replicato alle critiche di un portavoce della Commissione europea sulla schedatura dei bambini rom. “Il portavoce del commissario – ha dichiarato Maroni - dovrebbe conoscere bene i regolamenti europei. Ce n'é uno, il 380 del 18 aprile 2008, che prevede l'obbligo di prendere le impronte digitali di cittadini di paesi terzi dall'età di sei anni. Abbiamo agito in base a quello”.
Ancora una volta, come già successo prima che la direttiva rimpatri, la “direttiva della vergogna”, fosse approvata definitivamente dal Parlamento Europeo, con la giustificazione del reato di immigrazione clandestina, si tenta di nuovo un uso strumentale e fuorviante del diritto comunitario per giustificare le peggiori pratiche di vera e propria “pulizia etnica” che il governo italiano intensifica ogni giorno a danno della popolazione rom presente in Italia.
Il Regolamento dell’ Unione Europea n. 380 si limita a modificare il regolamento (CE) n. 1030/2002 che istituisce un modello uniforme per i permessi di soggiorno rilasciati a cittadini di paesi terzi, riguarda esclusivamente cittadini di paesi terzi “ extracomunitari” ai quali si deve rilasciare un permesso di soggiorno. Si precisa che il “regolamento ha il solo obiettivo di stabilire gli elementi di sicurezza e gli identificatori biometrici che gli Stati membri devono utilizzare in un modello uniforme per i permessi di soggiorno rilasciati a cittadini di paesi terzi”, specificando che “l’inserimento di identificatori biometrici costituisce una tappa importante verso l’utilizzazione di nuovi elementi che consentano di creare un legame più sicuro tra il permesso di soggiorno e il suo titolare, fornendo in tal modo un notevole contributo alla protezione del permesso di soggiorno contro l’uso fraudolento”. L’accattonaggio dei piccoli rom non si può contrastare con misure previste per istituire un modello uniforme di permesso di soggiorno, e va quindi combattuto con altri mezzi, soprattutto riducendo le aree di clandestinità e di esclusione sociale, bonificando i campi e individuando alloggi dignitosi, siano case o campi attrezzati, una direzione opposta rispetto a quella seguita dall’attuale governo italiano.
Lo stesso regolamento n. 380 del 2008, invocato da Maroni, aggiunge poi che, “con riguardo al trattamento dei dati personali nell’ambito del modello uniforme per i permessi di soggiorno, si applica la direttiva 95/46/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 ottobre 1995, relativa alla tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati”. Dovrebbero essere ben note al ministro dell’interno ed ai suoi consulenti le precise garanzie previste dalla normativa sui dati personali in favore dei minori.
Bene ha fatto il Garante per la Privacy a denunciare il rischio di una pericolosa discriminazione ai danni dei bambini di etnia rom, chiedendo ai prefetti di conoscere modalità di acquisizione, tempi di conservazione e finalità della raccolta dati.
Se il ministro dell’interno andrà “sino in fondo”, come continua ad annunciare, il Garante per la Privacy dovrà denunciare le decisioni, e le prassi amministrative adottate dal governo italiano, agli organismi internazionali ed alla Corte di Giustizia di Lussemburgo in quanto si ravvisi una violazione rispetto alla disciplina comunitaria sui dati personali ed al più generale divieto di atti di discriminazione istituzionale, che vale anche in questa materia.
Nelle premesse del regolamento comunitario 380 del 2008, relativo alla istituzione di un modello uniforme di permesso di soggiorno per i cittadini non appartenenti all’Unione Europea si precisa poi che, “in ottemperanza al principio di proporzionalità, per conseguire l’obiettivo fondamentale costituito dall’introduzione di identificatori biometrici in formato interoperativo, è necessario e opportuno fissare norme per tutti gli Stati membri che attuino la Convenzione di Schengen. conformemente all’articolo 5, terzo comma del trattato il presente regolamento si limita a quanto è necessario per conseguire gli obiettivi perseguiti”.
Secondo il regolamento “gli elementi biometrici contenuti nei permessi di soggiorno possono essere usati solo al fine di verificare:
a) l’autenticità del documento;
b) l’identità del titolare attraverso elementi comparativi direttamente disponibili quando la legislazione nazionale richiede la presentazione del permesso di soggiorno. Combinando questa disposizione con la normativa sulla privacy emerge chiaramente come il governo italiano, prevedendo il rilievo delle impronte digitali nei confronti di soggetti che non hanno alcun permesso di soggiorno abbia violato non solo le norme contro la discriminazione, ma anche la disciplina interna e comunitaria sulla tutela dei dati personali. A meno che non si intenda concedere un permesso di soggiorno a tutti coloro ai quali, in una situazione di soggiorno irregolare, vengano rilevate le impronte digitali. E magari anche alle loro famiglie….
Il Ministro dell’interno dovrebbe almeno a fare conoscere agli italiani la esatta portata dei regolamenti comunitari che invoca a fondamento delle scelte del suo esecutivo, scelte ancora prive di una base legale certa e dubbie anche sul piano delle procedure seguite, oltre che dal punto di vista della legittimità costituzionale ed internazionale. Ma di questo ci sarà modo di discutere non appena sarà possibile presentare i primi ricorsi alla Corte Costituzionale ed alla Corte Europea dei diritti dell’Uomo. Già ad un rilievo testuale appare però evidente come il rilievo delle impronte digitali ai minori si possa giustificare solo in caso di cittadini non appartenenti a stati dell’Unione Europea che chiedano un permesso di soggiorno.
Considerazione 4
Non si comprende quindi come un regolamento dell’Unione Europea che si rivolge a cittadini “extracomunitari” possa essere invocato come base legale per un decreto e per ordinanze governative di protezione civile che si dovrebbero applicare in caso di calamità naturali e non certo quando non si fa richiesta di un permesso di soggiorno, ma neppure per mere finalità di monitoraggio e censimento dei campi “nomadi”, al fine di una eventuale espulsione o altra misura di allontanamento, anche con riferimento ai bambini rom comunitari.
Secondo Maroni le disposizioni che prevedono il rilievo delle impronte digitali ai minori rom sarebbero stata adottate “seguendo le normative europee”. Ma le “normative europee” non collegano – come si è rilevato - il rilievo delle impronte digitali alle operazioni di censimento e di schedatura, di sgombero dei campi o di sottrazione dei minori, come le ordinanze di protezione civile adottate in Italia alla fine di maggio, dopo la dichiarazione per decreto di uno “stato di emergenza”. Queste ordinanze conferiscono al Prefetto i poteri per compiere operazioni di
- “monitoraggio dei campi autorizzati in cui sono presenti comunità nomadi ed individuazione degli insediamenti abusivi”;
- “identificazione e censimento delle persone, anche minori di età, e dei nuclei familiari presenti nei luoghi ……, attraverso rilievi segnaletici”;
- “adozione delle necessarie misure, avvalendosi delle forze di Polizia, nei confronti delle persone che risultino o possano essere destinatarie di provvedimenti amministrativi o giudiziari di allontanamento o di espulsione”.
Tutto rimane affidato alla discrezionalità dei commissari straordinari, quindi dei prefetti, e poi ancora dell’autorità di polizia, liberi di adottare tutte le “necessarie misure” nei confronti delle persone da identificare “che risultino o possano essere destinatarie di provvedimenti amministrativi o giudiziari di allontanamento o di espulsione”. Senza rispettare il principio di eguaglianza e le scarne garanzie di difesa previste dalle Convenzioni internazionali, dal Testo Unico sull’immigrazione e dalla normativa sulla libera circolazione dei cittadini comunitari. Ed i minori, in ogni caso, non possono essere direttamente “destinatari di provvedimenti di espulsione”, anche se devono a seguire i nuclei familiari in caso di allontanamento forzato.
Considerazione 5
Le misure annunciate sulla schedatura dei bambini rom non produrranno alcuna maggiore sicurezza per i minori “nomadi”, né combatteranno l’accattonaggio, come asserito pretestuosamente dal ministro, ma alimentano da subito un clima di terrore nei campi e di discriminazione razziale al loro esterno, perché costituiscono la premessa per successivi provvedimenti che tenderanno ad allontanare i piccoli rom dalle loro famiglie, quando non abbiano uno status di soggiorno legale o vivano nelle condizioni di degrado nelle quali da anni sono colpevolmente abbandonate dalle autorità italiane.
Tutto questo si sta già traducendo in nuovi interventi repressivi, probabilmente affidati anche all’esercito, oltre che alle nuove polizie urbane armate, interventi che incrementeranno la clandestinizzazione dei rom, spezzando quei percorsi di integrazione in base ai quali si era riusciti a regolarizzare la posizione di intere famiglie partendo dalla integrazione socio-scolastica dei minori figli di irregolari. Si vanificheranno in questo modo quei progetti di intervento sociale che con grande difficoltà stavano tentando di recuperare una effettiva valenza dei diritti di cittadinanza di tutti i rom nel rispetto della legalità e della convivenza civile. Come ha ricordato Francesco Merlo in un suo editoriale, “in tutta l’Europa centrale, che registrava il tasso più alto di popolazione zingaresca, per ben tre secoli decreti e leggi furono emanati per “liberare” i bambini degli zingari dai loro genitori naturali, sino alla soluzione finale nazista e dunque all’internamento di adulti e pargoli”.
Il ministro Maroni ha pure sostenuto che “nei tribunali e nelle procure minorili chi ha meno di 18 anni e deve essere affidato a un istituto perché è senza famiglia viene sottoposto ai rilievi proprio per ricostruire la sua identità. Esattamente la procedura che stiamo portando avanti noi». Il ministro dimentica che la misura adottata negli uffici della giustizia minorile non distingue per l’appartenenza ad un gruppo etnico (i nomadi o i rom) ma prende in considerazione le esigenze di identificazione dei minori (tutti) che entrano in un istituto, nel rispetto del principio costituzionale di parità di trattamento tra italiani e stranieri ( art. 3 della Costituzione).
La sicurezza è un bene indivisibile, per tutti o per nessuno. Il riconoscimento dei diritti è la migliore garanzia del rispetto dei doveri. Ai Rom e ai Sinti insieme deve essere riconosciuto lo “status” di minoranza nazionale, vanno attuate e favorite politiche di integrazione, di partecipazione diretta e di mediazione culturale in loro favore. Inoltre vanno attuate politiche di accoglienza a favore dei Rom comunitari, nell’ambito di una politica europea che rimuova le cause che provocano la loro immigrazione in Italia. Piuttosto che adottare misure di stampo chiaramente repressivo e discriminatorio, al di là delle buone intenzioni che si enunciano, in nome di inesistenti normative comunitarie, occorrono leggi che realizzino anche in Italia le Raccomandazioni del Consiglio d’Europa a tutela dei Rom.
Occorre una procedura di regolarizzazione, con l’acquisto della cittadinanza a favore dei bambini Rom nati e residenti in Italia, e in questo caso ben venga il rilievo delle impronte digitali, che però allora va esteso a tutti i bambini italiani in età superiore a sei anni, anche perché i casi di rapimenti a danno di minori italiani sono molto più frequenti tra gli italiani, sia in termini assoluti che in percentuale alla popolazione residente. Se si vorrà garantire una maggiore sicurezza, per tutti, attraverso la eliminazione delle sacche di clandestinità e di emarginazione, si dovrà realizzare la legalizzazione di tutti i giovani adulti rom anche di terza generazione, nati e vissuti in Italia ma che non hanno accesso al lavoro regolare ed ai servizi fondamentali perché considerati clandestini e quindi senza nessun diritto di cittadinanza attiva. Anzi espellibili in ogni momento in cui vanno a rivendicare i loro diritti. E sono decine di migliaia. Una condizione di soggiorno regolare è il più forte deterrente verso la commissione di reati, e consente un ingresso legale nel mondo del lavoro. Va riconosciuta la “carta di soggiorno” per i Rom che abitano in Italia da almeno 5 anni e per i rom comunitari, a prescindere dai certificati di residenza.
Prima di procedere al “censimento - schedatura” ed allo sgombero dei campi “nomadi” ritenuti abusivi anche quando sono stati riconosciuti per anni dalle amministrazioni comunali, i diversi gruppi di rom vengano sistemati - come prescrive il Consiglio d’Europa - in insediamenti decorosi: alloggi, case o microaree residenziali a dimensioni di famiglie allargate, scelti in concorso con gli interessati, praticando politiche che si confrontino con le istanze delle comunità locali. Occorre mettere fine alla strumentalizzazione della paura ed alla guerra tra poveri innescata dalle politiche di governo, a livello locale e nazionale, che puntano sulla sicurezza per nascondere tutti i problemi e le frustrazioni derivanti dall’abbattimento dello stato sociale. di Fulvio Vassallo Paleologo, Università di Palermo

domenica 29 giugno 2008

Il ministro Maroni richiama all'ordine i prefetti

L'attività di censimento nei “campi nomadi” sta procedendo regolarmente, secondo le indicazioni contenute nelle ordinanze. Lo riferisce una nota del Viminale al termine della riunione con i Prefetti di Roma, Milano e Napoli, Commissari straordinari per l'emergenza relativa agli insediamenti di comunità rom e sinte.
L'incontro - spiega il comunicato - è il primo di una serie di verifiche periodiche e “ha consentito di mettere a punto una completa e condivisa linea tecnica nell'applicazione delle ordinanze del Presidente del Consiglio dei ministri, volta ad affrontare le problematiche fin qui emerse”.
“È stato particolarmente utile - prosegue il ministero dell'Interno - lo scambio di informazioni sulla attività in corso e sulle prassi più efficaci sperimentate, che hanno evidenziato una generale armonia nella prima fase degli interventi. Si è potuto rilevare che l'attività di censimento sta procedendo regolarmente, secondo le indicazioni contenute nelle ordinanze, con l'obiettivo di riconoscere l'identità personale, anche a coloro che non sono in grado di dimostrarla, attraverso il ricorso alle tipologie di rilievo segnaletico necessarie, ivi comprese le impronte digitali”.
Tantissime le dichiarazioni sia nel condannare che nel applaudire l’iniziativa razzista del Governo italiano. A questo punto è urgente che le associazioni sinte e rom sappiano fare sintesi per contrastare con ogni mezzo il primo passo verso una tragedia già vista.

Un'innocente provocazione


Maroni: andremo fino in fondo

«Andremo fino in fondo con il censimento, così come con tutte le altre misure». Non fa marcia indietro il ministro dell'Interno Roberto Maroni sulla schedatura dei nomadi, bimbi compresi, neanche dopo le dure critiche del Consiglio d'Europa e l'Europarlamento.
L'ordinanza sulle impronte dei rom «rispetta, oltre alle leggi italiane, anche le direttive europee» insiste Maroni in un'intervista al Corriere della Sera, e ribadisce la posizione del governo che a dispetto delle apparenze Maroni definisce «in linea con le decisioni prese in sede comunitaria». E a proposito dei "richiami" dell'Unione Europea Maroni promette "tolleranza zero". «Esternerò al ministro dell'Interno francese la mia posizione rispetto all'Ue - annuncia Maroni - intemperanze verbali e stravaganze non possono più essere tollerate. Ha ragione Berlusconi - dice il ministro leghista - quando dice che i commissari europei e ancor di più i loro portavoce dovrebbero informarsi prima di parlare. Adesso si capisce meglio perché l'Irlanda ha votato contro l'Ue».
E mentre il governo promette di «andare fino in fondo con il censimento così come con tutte le altre misure» senza «farsi condizionare da polemiche immotivate e infondate» frutto solo di «un moralismo ipocrita» le reazioni critiche all'annuncio si moltiplicano.
Il no del prefetto Mosca irrita il Ministro che chiama immediatamente a rapporto i tre commissari (Prefetti di Milano, Roma e Napoli). Il Prefetto di Roma aveva affermato: «così come non si prendono le impronte digitali per il passaporto ai minori italiani così non si vede il motivo per cui bisogna farlo con i bambini rom» ha detto Mosca.
«O si chiedono le impronte a Napolitano e ai bambini rom o sennò questo è razzismo» dice il leader Udc Pierferdinando Casini, a Piacenza durante un faccia a faccia con Enrico Letta. «Adesso però, prosegue il leader dell'Udc, non si dica che non voglio le impronte: solo che o si chiedono a tutti o commettiamo un grave atto di razzismo».

«Nei confronti di immigrati e rom si assiste di giorno in giorno al paventare provvedimenti restrittivi e discriminatori che, prima ancora di essere attuati, destano allarme ed agitazione generale con la previsione di tempi burrascosi per tutti. Per chi è fatto bersaglio diretto di tali provvedimenti, per chi con maggiore o minore insistenza li ha reclamati e per tutta la nostra società italiana». Questa è l'opinione della Fondazione Migrantes, promossa dalla Cei, che registra «con forte preoccupazione», in un documento approvato nella riunione conclusasi sabato a Verona, «il persistere, anzi l'estendersi di un clima di tensione» per quanto riguarda le «misure che si stanno predisponendo» nei confronti degli immigrati clandestini e dei nomadi.
L'intento, rileva Migrantes, è quello di «rimuovere le paure degli italiani», ma «queste misure, oltre ad essere inefficaci», sembra che «vadano in direzione contraria». Inoltre, «si continua ad annunciare lo smantellamento dei campi rom senza indicare sotto quale tetto essi possano sopravvivere. In particolare - aggiunge la nota - non si comprende perché le impronte digitali vengano prelevate soltanto ai minori di questa minuscola etnia rom, quando proprio in questi mesi si è spesso informati di bande minorili italiane, che scorrazzano per le vie e parchi delle nostre città lasciando tracce di violenza non solo verbali».
Intanto l'europarlamentare radicale Marco Cappato, insieme alla collega Viktoria Mohacsi, deputata ungherese di etnia rom, ha proposto al gruppo liberaldemocratico all'eurocamera (Alde) di chiedere un dibattito urgente sulla questione delle impronte digitali ai rom. Se la richiesta verrà accettata dalla conferenza dei capigruppo la prossima settimana, il tema sarà discusso durante la sessione plenaria di Strasburgo del 7-10 luglio.

sabato 28 giugno 2008

Sinti e Rom… la persecuzione continua

Nel 1890 hanno organizzato in Germania uno speciale congresso sul tema Zigeunergeschmeiss ("la schiuma zingara"). Le forze militari vengono ufficialmente autorizzate a regolare i movimenti degli “zingari”.
Nel 1909 un’apposita conferenza dedicata "al problema zingaro" decide di marchiare a caldo tutti i Rom e Sinti tedeschi per una più facile identificazione.
Nel 1920 tutti i Sinti e i Rom presenti in territorio tedesco devono essere fotografati e rilasciare le proprie impronte digitali.
Nel 1938 si svolge la Zigeuneraufraumungswoche (“la settimana di pulizia dagli zingari”). Centinaia di Rom e Sinti in Germania ed Austria sono arrestati, malmenati ed imprigionati. Himmler predispone che determinati Rom e Sinti siano mantenuti in vita alla stregua di "monumenti storico-antropologici" affinchè gli li si possa nel tempo studiare.
Oggi nell’anno 2008, il ministro Maroni ha dato il via alla Polizia per prendere le impronte digitali agli abitanti di tutti “campi nomadi” in Italia, (stranieri e italiani) compresi tutti i bambini ancora minorenni, esseri umani marchiati come animali, fotografati e schedati già da piccoli come delinquenti e criminali, l’unico reato: colpevoli di appartenere ad un’etnia diversa…i Sinti e i Rom. Il ministro Maroni ha riproposto le leggi della Germania, promulgate negli anni 1890, 1909,1920 e 1938.
I rastrellamenti d’oggi sono eguali a quelli di allora, all’orrore passato durante la seconda guerra mondiale dai Sinti, Rom ed Ebrei, oggi la differenza è nulla, stiamo tornando al tempo dove rinchiudevano tutti i Sinti e Rom, senza distinzioni d’età e sesso, stiamo tornando alla Seconda Guerra Mondiale, alle disposizioni dal Reichsführer SS e Capo della polizia tedesca, «regolamentazione della questione degli zingari – in base alla disposizione della polizia degli stranieri del 22 agosto 1939 (RGBI. I p. 1053».
Il Mondo… l’Europa… il Governo italiano… il Presidente della Repubblica Italiana… nemmeno il Santo Padre si fa sentire… personaggi che con un misero piccolo gesto potrebbero fermare tutto quest’assurdo odio razziale che si sta evolvendo sempre più forte, in tutta l’Italia. Queste persone si stanno nascondendo, facendo finta di non sentire e vedere il male che si sta perpetuando verso i popoli dei Sinti e dei Rom, stanno aspettando che un altro olocausto… un nuovo Porrajmos divori tutti, soltanto alla fine interverrà qualcuno a denunciare un altro, a portare un colpevole davanti ad un giudice.

Come fa la gente a dormire, ad alzarsi la domenica mattina, recarsi in chiesa con tutta la famiglia a pregare, a confessarsi, chiedendo “mi assolvi padre perché ho peccato” come fanno a credere in Dio se partecipano tacendo, accettando e permettendo applaudendo tutto il male che sta perseverando in Italia. Come fanno tutte le chiese, le religioni… a stare in silenzio, a permettere tutto questo.
I Sinti e i Rom ancora oggi, dopo 60 anni, stanno rivivendo tutto l’orrore, la paura, la disperazione che hanno provato all’epoca. Sono ancora braccati e perseguitati, devono ancor fuggire nascondendosi nelle campagne e nei boschi, tenersi lontano dai centri abitati. Un vento gelido entra nella mente, nel cuore, la disperazione, l’orrore, la paura vista attraverso gli occhi dei bambini, delle donne e dei vecchi, fanno scoppiare le vene di rabbia, ma anche di crepacuore, perché un pensiero forte, sempre più grande si fa strada, ci ammazzano tutti, dove andiamo, cosa facciamo, con cosa ci copriamo quando fa freddo, i nostri bambini come faranno a crescere sani e forti, senza mangiare e bere, coma possiamo vivere in mezzo a tante barbarie, in mezzo a tante cattiverie…
La consapevolezza certa che non si può far niente, i più forti sono loro, i Sinti e i Rom non hanno dei soldati, degli eserciti che li difende che li salva dal nemico, non possono nemmeno difendersi da soli, perché non hanno nessun tipo d’arma, ne fucili e ne bombe atomiche, nella loro religione, nella mente, nel cuore non c’è mai stata la guerra.
I Sinti e i Rom non hanno nessuno che li aiuta, non hanno terre, capitali, petrolio, oro, miliardi, forse se avessero tutto questo, qualcuno direbbe con voce autorevole , Basta Italia…smettila.
Allora di nuovo come allora, stanno cercando di rinchiudere, di scacciare e di eliminare tutte le minoranze sinte e rom, dopo aver visto che il grande assassino “Adolf Hitler” all’epoca non c’era riuscito. Oggi ci riprova d’Italia, coinvolgendo e istigando all’odio razziale, la maggior parte della popolazione italiana, dichiarando che i Sinti e i Rom sono tutti dei criminali, colpevoli dei reati più grandi e crudeli del Mondo e se tutti i Rom e Sinti d’Italia scomparirebbero… anche tutto il male scomparirebbe.
Rom e Sinti danno fastidio a tutti… non perché rubano… non perché sono sporchi o per le mille ragioni che gli si vuole attribuire… no non per tutto questo… se davvero il motivo principale e quello che gli si vuole attribuire… allora si dovrebbero punire tutti i popoli, perché questo si trova in tutti i popoli esistenti al Mondo.
Il dottor Johann Trost, ex deportato a Dachau, ha così testimoniato alla commissione Olandese per i crimini di guerra: «Tutti disprezzavano gli zingari, di razza pura o meticcia: tutti, dai deportati alle SS. Allora perché rinunciare? Chi si sarebbe lamentato? Chi avrebbe testimoniato? Gli zingari contavano ancor meno degli ebrei. Gli zingari non avevano nessuna rappresentanza negli stati che li avevano visti nascere. Essi non esistevano a livello nazionale o internazionale. Al limite siamo stati in presenza di un delitto perfetto. Un delitto senza cadaveri. Chi volete ancora oggi che reclami uno zingaro».
La stupidità più grande nel mondo è la paura del diverso… ma l’ignoranza più grande è non ammettere che tu stesso sei un diverso fra i mille diversi… di Radames Gabrielli, Sinto italiano, Presidente di Nevo Drom (in foto Sinti tedeschi nel 1928)

Napoli, protesta contro la schedatura etnica

Con un'incursione a sorpresa (anche per noi... vista la mastodontica "macchina di controllo"), una decina di attivisti antirazzisti ha srotolato oggi pomeriggio uno striscione di protesta sotto palazzo Reale in occasione della visita del Presidente Giorgio Napolitano, megafonando le proprie motivazioni.
E' stata un'iniziativa di comunicazione e di protesta per la schedatura etnica di migliaia di cittadini rom, che sta avvenendo nella provincia di Napoli in questi giorni. Sullo striscione c'era scritto: “Leggi Razziste - Schedatura Etnica! Presidente: Perchè non fai niente!?
Il motivo è il cosiddetto pacchetto-sicurezza che prevede la costituzione del “Commissario alla questione Rom” (con linguaggio francamente da ventennio) e da cui nasce la schedatura di migliaia di persone, compresi i minorenni, per il solo fatto di appartenere a un certo gruppo etnico e sociale. Una forma di razzismo istituzionale in un decreto incostituzionale anche per il 'reato di immigrazione' e 'l'aggravante di clandestinità', che rompe l'uguaglianza di fronte alla legge. Un decreto in contrasto con la Costituzione italiana e la stessa UE.
Da qui la nostra protesta/appello al Presidente della Repubblica per non aver detto e fatto niente, finora, su questo decreto, come il Suo ruolo di garante costituzionale pure imporrebbe.
Momenti di incomprensibile tensione, a nostro avviso, da parte delle forze di sicurezza. Che hanno schierato i reparti antisommossa come fossero davanti a un corteo e poi ci hanno goffamente seguiti quando dopo aver sostato un'ora sotto palazzo Reale, striscione e megafono si sono mossi per comparire a sorpresa nei vari punti del corteo diplomatico legato al vertice. Antirazzisti Napoletani

Il pragmatismo di Cacciari mette all’angolo la Lega Nord?

Ultima puntata della stagione di Otto e mezzo. Ieri sera. La7. Faccia a faccia tra il ministrojazzista (in studio) e il sindacofilosofo (in collegamento). Si parla di emergenza rom e integrazione. Il ministro Roberto Maroni illustra la sua proposta: «Un censimento per tutelare in primo luogo i bambini ». Si difende dall'accusa di fare ricorso a leggi razziali: «Stupidaggini di chi accetta che oggi ci siano in Italia 20/30 mila minori, non si sa quanti, sfruttati, costretti a vivere in miseria e a condividere le proprie abitazioni con i topi». Il sindaco Massimo Cacciari ascolta. Fa visibilmente su e giù col capo. «Annuisce clamorosamente» come sottolineano i conduttori. Quindi spiazza: «Sono totalmente d'accordo».
La domanda-provocazione di Lanfranco Pace, «Ma quindi si smarca da quella sinistra...», cade sotto il peso del Cacciari-pensiero. Il ministro ha fornito l'assist. Il sindaco attacca, portando la palla su un terreno di gioco a lui caro: il campo sinti che sta realizzando a Mestre ma che la Lega Nord contesta.
Tira dritto Cacciari: «Onde appunto risolvere una questione esattamente del tipo di quella descritta dal ministro (anche se non così drammatica) dal '98 abbiamo stabilito di realizzare un nuovo campo sinti». Non “nomadi”: «sinti», «stanziali», «tutti con la carta d'identità italiana», «con i bambini che vanno a scuola». Ecco: «Sono totalmente d'accordo con il ministro: i campi devono essere regolari, sorvegliati ».
Quindi affonda: «Visto che noi stiamo facendo proprio quello che il ministro ha detto, sono certo che mi aiuterà a realizzare questo campo, a differenza dei governi precedenti di centrosinistra che mi avevano promesso dei soldi e invece dopo non me li hanno dati».
Il faccia a faccia continua. Mai nessun riferimento alla proposta di prendere le impronte anche ai bambini. Il sindaco pd accetta suo malgrado l'etichetta di «sindaco sceriffo»: «Nessun sindaco vuole fare lo sceriffo». Parla d'immigrazione come di un «processo epocale», concorda sul fatto che «il fenomeno dei clandestini va controllato e represso», ripete e ripete la parola «integrazione». Quindi conclude: «Credo che sui principi generali che Maroni ha espresso questa sera ci possa essere una fattiva collaborazione, a partire dalle azioni che svolgono le città. È lì il fronte, il fronte tra la marea dell'immigrazione e gli indigeni, non intorno a Palazzo Chigi».

venerdì 27 giugno 2008

Rom e Sinti, l'Italia è incivile!

La stampa britannica punta il dito sul piano del governo di prendere le impronte digitali dei Sinti e dei Rom, bambini compresi.
Il più critico è l'Independent: il quotidiano parla di comportamento «incivile» e di una crescente repressione delle minoranze che ricorda le politiche del fascismo. In un commento intitolato «Comportamento incivile», l'Independent scrive: «Gli elettori italiani sapevano a cosa andavano incontro quando hanno riportato al potere Silvio Berlusconi», alleato della Lega Nord, «notoriamente xenofoba». E il premier «non ha perso tempo».
«La stigmatizzazione ufficiale dei Rom ha scatenato la furia popolare», con gli attacchi ai campi nomadi. Ma gli stessi italiani, continua il quotidiano, patiranno le conseguenze di questo «spasmo di crudeltà» verso gli stranieri, poiché l'Italia si serve degli immigrati per fare tanti lavori, dalla pulizia all'assistenza agli anziani. E c'è anche «un danno, meno tangibile, ma non meno significativo, alla reputazione dell'Italia»: ogni atto di violenza popolare contro gli stranieri, ogni istanza di discriminazione ufficiale contro i Rom «diminuisce la pretesa del Paese di essere considerata una nazione civile».
Il commento è abbinato a un reportage dal titolo «Situazione difficile dei Rom: echi di Mussolini». Nell'articolo, il corrispondente Peter Popham afferma che l'emergenza sicurezza è «una questione strana, una diversione» perché «non sembra esistere né nelle statistiche né come esperienza personale»: la criminalità nelle città italiane non è granché, «non c'è epidemia di rapine, aggressioni, scippi, stupri», l'Italia «è un Paese dove è abbastanza sicuro camminare per strada» eppure «il governo si comporta come se fosse la Colombia».

Con la differenza che «il presunto aumento della criminalità» è attribuito a un particolare gruppo etnico, i Sinti e i Rom. L'articolo parla di «paranoia», ricorda il "Manifesto della Razza" di Mussolini e fa notare che durante l'Olocausto sono morti 1,6 milioni di Rom, e di Sinti «un genocidio proporzionalmente maggiore di quello sofferto dagli ebrei».
Anche la corrispondenza del Telegraph sottolinea nelle prime righe che il progetto è stato paragonato alle politiche di Benito Mussolini. Altri media mettono in rilievo nei titoli le polemiche suscitate dall'iniziativa. E' un «piano criticato» (Bbc), in particolare dall'Unicef (Guardian), un'idea che ha fatto scoppiare «un putiferio» (Daily Mail). Quest'ultimo giornale correda l'articolo online con la foto di una bambina rom del campo di Giugliano (Napoli) che sorride davanti all'obiettivo. Dell'argomento si erano già occupati ieri sui loro siti il quotidiano spagnolo El Pais e quello americano International Herald Tribune, sottolineando preoccupazioni e critiche.

Prefetto Mosca: no alle impronte digitali per i bambini

Intervenendo a un incontro nella facoltà di Giurisprudenza di Roma Tre, il prefetto di Roma Carlo Mosca, commissario governativo per i “nomadi” per il Lazio, ha detto che nel censimento che sarà fatto nei “campi nomadi” di Roma non farà prendere le impronte digitali ai bambini rom e sinti. E quindi implicitamente afferma che la schedatura comunque sarà effettuata.
«Così come non si prendono le impronte digitali per il passaporto ai minori italiani così non si vede il motivo per cui bisogna farlo con i bambini rom», ha detto Mosca rispondendo ad un giornalista.
Il prefetto ha detto che nei confronti dei Sinti e dei Rom non si farà un'attività di «schedatura» ma di «ricognizione», fatta da personale della Croce Rossa, con l'obiettivo di conoscere diverse realtà fermo restando, nel caso si troveranno persone con problemi di giustizia, che si agirà di conseguenza. «Fermezza» ma nessun attività di discriminazione nei confronti dei Sinti e dai Rom, ha aggiunto Mosca.
Noi di sucardrom rileviamo che la Croce Rossa fu corresponsabile con i Governi tedeschi e italiani durante il Porrajmos, soprattutto in Italia che era di fatto un corpo militare. Questa organizzazione era a conoscenza di quanto succedeva, per esempio, ai bambini sinti ad Auschwitz-Birkenau ma dopo la “visita” i responsabili della Croce Rossa dichiararono: “nulla da segnalare, è un normale campo di lavoro”. La favola di essere stata ingannata dai nazisti e dai fascisti speriamo di non doverla sentire un’altra volta. Inoltre, anche se stimiamo il Prefetto Mosca lo avvisiamo che lo denunceremo se sarà fatta una «ricognizione» sui Cittadini italiani sinti e rom.

Impronte digitali, uno specchietto per le allodole

L’iniziativa di Maroni di schedare i Sinti e i Rom con rilievi biometrici ha fatto scoppiare la polemica in Italia. Soprattutto alimentata dalle dichiarazioni del ministro che anche i bambini sinti e rom saranno sottoposti a tale rilievo.
Il Ministro si fa forte di quanto previsto nelle tre ordinanze (Lombardia, Lazio e Campania) firmate dal Presidente Berlusconi il 30 maggio scorso. Se analizziamo queste ordinanze potremmo trovare molte similitudini con le ordinanze sindacali che ogni giorno vengono emesse, soprattutto nel Nord Italia, contro le popolazioni sinte e rom.
Il Ministro Maroni e gli esponenti della Lega Nord continuano a ripetere che le misure previste sono a favore dei Sinti e dei Rom ma in effetti non troviamo nelle ordinanze la principale misura richiesta a gran voce dalle popolazioni sinte e rom e da tutte le organizzazioni internazionali: il riconoscimento ai Sinti e ai Rom dello status di minoranze.
Anzi, nelle ordinanze troviamo i soliti luoghi comuni che associano le minoranze sinte e rom ai problemi dell’immigrazione ma in Italia la stragrande maggioranza di Sinti e Rom hanno la Cittadinanza italiana perché presenti circa seicento anni.
Certo ci sono situazioni critiche a Milano, Roma e Napoli ma la responsabilità è di chi non ha mai voluto governare l’immigrazione. E il problema non possono essere certo i circa duemila Rom rumeni a Milano, una metropoli di oltre un milione e mezzo di abitanti. Inoltre, in queste Città chi ha amministrato non ha mai promosso una seria politica per la casa non solo per i Rom ma per tutti i Cittadini.

Tutti noi siamo consapevoli dei problemi di queste tre Città ma è indubbio che la volontà che sottende a questi interventi è persecutoria e razzista, come lo sono le innumerevoli ordinanze sindacali che in questi anni sono state emesse, perché in queste ordinanze non vi è nemmeno una delle azioni che ad esempio il Parlamento europeo o il Consiglio d’Europa ha chiesto di attuare negli Stati membri.
Confrontiamo ad esempio la Raccomandazione 1557/2002 del Consiglio d’Europa con l’Ordinanza per la Lombardia. Nella raccomandazione si pongono sei condizioni
1) Riconoscere lo stato giuridico di minoranze ai Sinti e Rom. Azione non presente nell’ordinanza.
2) Elaborare ed attuare programmi specifici atti a migliorare l'integrazione dei rom e dei sinti nella società come individui, comunità, gruppi minoritari, assicurare inoltre la loro partecipazione ai processi decisionali a livello locale, regionale, nazionale ed europeo. Azione non presente nell’ordinanza.
3) Garantire ai Sinti e ai Rom trattamenti in quanto gruppo minoritario nel campo dell'istruzione, dell'impiego, della assistenza medica, dei servizi pubblici, della sistemazione abitativa. Azione non presente nell’ordinanza.
4) Sviluppare e mettere in atto azioni positive che favoriscono le classi svantaggiate quali appunto i rom e i sinti nel campo dell’istruzione del impiego degli alloggi. Azione non presente nell’ordinanza.
5) Prendere provvedimenti precisi e creare istituzioni speciali per proteggere la lingua, la cultura, le tradizioni, di identità sinte e rom. Azione non presente nell’ordinanza.
6) Combattere il razzismo, xenofobia, l'intolleranza e garantire un trattamento non discriminatorio dei rom/sinti a livello locale, regionale, nazionale, internazionale. Azione non presente nell’ordinanza.
È quindi evidente che il problema non è tanto la “schedatura” con rilievi biometrici per i minori e anche per gli adulti ma è un’impostazione criminalizzante che persegue l’obiettivo di negare a Sinti e a Rom i diritti che ogni Cittadino italiano ed europeo gode dalla nascita.
Tant’è che anche i politici, i giornalisti e la società civile in generale si scandalizzano oggi per l’intento del Ministro Maroni di attuare il rilievo biometrici per i bambini rom e sinti ma non si scandalizzano se dei Cittadini italiani sono rinchiusi in un “campo nomadi” con un presidio di Forze dell’ordine all’entrata che controlla i tesserini di chi entra e chi esce. Ne si scandalizzano quando una famiglia di Cittadini italiani è cacciata prima dal luogo di residenza perché non hanno obbedito al “patto di legalità e socialità” e gli vengono tolti i figli dopo alcuni mesi perché non hanno più una “casa”. di Carlo Berini

Ue, Maroni si fermi

Se il governo italiano andasse fino in fondo con l'annunciata intenzione di prendere le impronte digitali a tutti i minori sinti e rom, troverebbe l'opposizione della Commissione europea. Lo ha detto oggi a Reuters una fonte vicina al commissario Ue alla Giustizia Jacques Barrot (in foto).
«E' chiaro che la Commissione punta al rispetto del principio di anti-discriminazione ovunque. Non si capisce qual è il criterio applicato: oggi sono i Rom, domani potrebbero essere i tunisini», ha detto la fonte, commentando l'iniziativa annunciata dal governo di censire i minori sinti e rom sulla base delle impronte digitali, che ha suscitato forti polemiche.
«E' chiaro che la Commissione si oppone ad ogni tipo di iniziativa contro la protezione dei dati dei bambini e dei cittadini in generale», ha precisato la fonte.
Ieri il ministro dell'Interno Roberto Maroni ha ribadito la volontà dell'esecutivo di centrodestra di andare fino in fondo con l'iniziativa, prevista nel cosiddetto pacchetto-sicurezza, che sarebbe non una "schedatura etnica" ma una garanzia a tutela dei diritti dei sinti e dei rom.

Venezia, iniziano i lavori

Nel giorno dell’avvio dei lavori, senza incidenti, il fronte del no al villaggio Sinti a Mestre annuncia nuove battaglie in memoria di un anziano manifestante morto dopo un malore causato - secondo quanto accertato finora - da un colpo di calore. Sucardrom porge le più sentite condoglianze alla famiglia Serena per la scomparsa del signor Gino.
La notizia della morte di Gino Serena, di 77 anni, invalido civile, ieri si è diffusa come un lampo tra i cittadini e gli esponenti politici del Centrodestra che come ogni mattina si erano dati appuntamento davanti all’area dove dovrebbero essere costruite la casette, con annessa area per una roulotte, destinate alla comunità sinta, composta da persone da decenni residenti a Venezia.
Il progetto prevede un investimento pubblico di circa 2,8 milioni di euro. «È la prima vittima di una legittima protesta - ha detto Alberto Mazzonettto, capogruppo della Lega Nord in consiglio comunale - e mi domando se bisognava arrivare a tanto. Serena era al gazebo fin dal primo giorno, mentre chi ci amministra e dovrebbe ascoltare i cittadini, tutti i cittadini, è totalmente assente».
A sottolineare l’episodio è stato il capogruppo del Carroccio in Senato Federico Bricolo: «Ci inchiniamo davanti a Gino Serena che, nonostante l’età avanzata e una condizione fisica affatto ottimale, ha affrontato assieme agli altri le fatiche e lo stress di un lungo presidio in difesa della cultura e della civiltà del Veneto intero».
Nessuna enfatizzazione della vicenda, ha detto Bricolo, ma un omaggio allo spirito di una persona scesa in campo «per far si che in questo Paese ci sia ancora uno stato di diritto».
Stamani, però, il momento per il ricordo del “compagno di strada” ha dovuto accompagnarsi alla constatazione dell’arrivo del primo camion con gli operai che, sotto l’occhio vigile delle forze dell’ordine, hanno fatto il loro ingresso nel cantiere. L’ingresso del mezzo con gli operai è stato accompagnato da un applauso ironico e da slogan contro il sindaco Massimo Cacciari e l’amministrazione comunale. Da ieri, però, parte una fase nuova della protesta che impegna più fronti: vengono annunciati ancora presidi pacifici accompagnati da manifestazioni davanti alla sede della municipalità locale e nel contempo si preme per arrivare al traguardo delle firme necessarie, 10mila, per chiedere il referendum cittadino. C’è attesa, poi, per l’esame del ricorso presentato al Tar del Veneto.

Le impronte dei bambini rom e il silenzio della Chiesa

A Maroni vorremmo suggerire di prendere le impronte delle mani (e dei piedi) ai neonati cinesi di Milano, che sono già, notoriamente, tutti ladri di identità. Inoltre, per coerenza, potrebbe impartire l'ordine di misurare la lunghezza degli arti ai bimbi di Corleone che crescono (si fa per dire) con il 'criminal profiling' di Totò u curtu. Ed è inutile spiegare a un pietoso uomo d'ingegno come il nostro ministro degli Interni che i minori dell'agro nocerino sarnese e della piana del Sele andrebbero - per proteggerli, badate bene! - sottratti alla patria potestà e affidati alla Dia o, in subordine, allo scrittore Roberto Saviano. E contro il bullismo nelle scuole cosa ci sarebbe di meglio che prendere le impronte, al momento dell'iscrizione, anche ai genitori che sono sempre un po' complici?
Ecco, preferiamo mostrarvi il lato grottesco di questa proposta perché sappiamo bene che Roberto Maroni, credendo di essere astuto, lavora per provocare i nostri buoni sentimenti, e dunque non vogliamo cadere nella sua rozza trappola e farci rubare i pensieri. Insomma a noi viene facile assimilare il bambino ai deboli, agli sfruttati, a tutte le altre vittime dell'umanità adulta. Ma contro l'indignazione i leghisti sono bene attrezzati. Dunque rispondono rinfacciandoci la paura della gente, agitano il valore della sicurezza, e ci eccitano perché vorrebbero che in risposta al loro razzismo scomposto noi santificassimo i rom, negassimo qualsiasi rapporto tra campi nomadi e criminalità, tra immigrazione e delitti.
E invece non è in difesa dell'accattonaggio, né per esaltare la presunta bellezza esotica e imprendibile della zingara Esmeralda che protegge il povero gobbo di Notre Dame, non è insomma in nome della retorica rovesciata dei miserabili che noi diciamo a Maroni che prendere le impronte digitali a bimbi rom è un segno di inciviltà razzista, che neppure ci sorprende perché non è il primo, non è l'ultimo e purtroppo non sarà neppure il peggiore.
Il punto è che, insieme con l'ossessione di Berlusconi per la Giustizia, in questo governo c'è anche l'ossessione leghista per la sicurezza. Ma una cosa è il problema e un'altra cosa l'ossessione. Ebbene, incapace di risolvere il problema che lo ossessiona, Maroni vorrebbe che, per reazione, noi negassimo il problema. Invece noi gli ricordiamo che già il suo predecessore, il mite Giuliano Amato aveva segnalato che in tutte le comunità criminali sta crescendo, anche in Italia, l'uso orribile dei bambini. Ci sono, per esempio, le baby gang. E il libro Gomorra racconta di ragazzini utilizzati nelle vendette trasversali. E in Calabria sono in aumento gli omicidi compiuti da killer ragazzini pagati solo poche centinaia di euro. Ma che facciamo, ministro Maroni, schediamo tutti i bimbi calabresi?

Ecco perché non merita i nostri buoni sentimenti, il ministro Maroni. Perché non è vero che in Italia c'è un dibattito tra rigoristi cazzuti (loro) e lassisti rammolliti (noi). Maroni non c'entra nulla con il dibattito europeo, difficile e importante, tra il rigore e l'accoglienza.
Nei Paesi più civili d'Europa la sicurezza, la serietà e la responsabilità non sono valori di destra. I socialisti francesi e spagnoli, i socialdemocratici tedeschi, i laburisti inglesi e, aggiungiamo, anche i sindaci italiani di centrosinistra hanno maneggiato con durezza l'argomento dell'immigrazione irregolare e della criminalità. Ma senza sparate comiziali, senza colpi di teatro razzisti, senza i paradossi, gli ossimori e le miserie culturali dei leghisti che - come dimenticarlo? - sono quelli che chiamavano gli immigrati di colore bingo bongo, che parlavano di musi di porco e teste scornificate, che invitavano la Marina "a sparare sulle carrette dei clandestini", e denunziavano l'Europa "in mano ai massoni, agli ebrei, ai musulmani e alle mafie degli immigrati". Perché dunque dovremmo stupirci che, arrivati al governo, vogliano prendere le impronte ai bambini rom?
Da anni, ad ogni elezione nelle valli padane, i leghisti affiggono manifesti "giù le mani dai nostri bambini" appropriandosi appunto del vecchio pregiudizio razzista sul misterioso popolo dei ladri di neonati, agitando la leggenda della corte dei miracoli. Si sa che in tutta l'Europa centrale, che registrava il tasso più alto di popolazione zingaresca, per ben tre secoli decreti e leggi furono emanati per "liberare" i bambini degli zingari dai loro genitori naturali, sino alla soluzione finale nazista e dunque all'internamento di adulti e pargoli. Ne furono sterminati più di cinquecentomila. Ebbene, oggi nel rilancio dell'antico pregiudizio con in più la certezza che i bambini rom non siano bambini ma complici, solo criminali in miniatura e dunque più pericolosi e più sfuggenti, c'è la vecchia idea che tutti i bambini del mondo sono allevati per ereditare "la scienza" di papà. E dunque: la criminalità è un destino che il bambino rom ritrova in fondo a se stesso come una roccia.
E va bene che il bambin Gesù non era rom, ma la chiesa che in Italia fonda la sua forza molto più sull'immagine dolce del bambinello che su quella del crocifisso, potrebbe almeno dire che i bambini non si toccano. La Chiesa sì che può (deve) permettersi i buoni sentimenti. Non era Gesù che voleva che lasciassero i bambini venire a lui? La Chiesa, che punisce e scomunica in materia di sesso e di scienza, perché tollera e accetta le volgarità dei leghisti contro i marginali e contro la gente da marciapiedi, contro i disperati dei semafori e dei campi, contro i loro bambini? La Chiesa, che è l'ecclesia dei naufraghi, dei diseredati e dei dannati della Terra, perché non interviene? Forse perché i bimbi rom non fanno beneficenza come il terribile boss della Magliana Renato De Pedis che - lo ha raccontato mercoledì Filippo Ceccarelli - è stato sepolto nel più esclusivo cimitero del Vaticano, "sarcofago di marmo bianco, iscrizioni in oro e zaffiro, l'ovale della foto" e "un attestato di grande benefattore dei poveri..., che ha dato molti contributi per aiutare i giovani, interessandosi in particolare per la loro formazione cristiana e umana". I bambini rom, non avendo avuto la fortuna di essere educati da quel sant'uomo di De Pedis, sono rimasti ladruncoli e tutti infedeli, mentre Maroni, come De Pedis, si dichiara fervente cattolico.
Quando Berlusconi nominò Maroni all'Interno pensammo subito che aveva affidato l'Ordine al Disordine. Il ministero dell'Interno serve a controllare, appunto dall'interno, la tenuta unitaria del Paese contro tutte le cellule disgregative, tanto sociali (delinquenti) quanto politiche (eversori). Ebbene, si sa che la Lega secessionista è una subcultura politica che da più di venti anni attenta, per come può, all'unità del Paese e alla sua legge. Berlusconi, che pensa di essersi liberato del lavoro più sporco affidandolo al suo ministro-mastino, ha in realtà ceduto il controllo dell'eversione all'eversore da controllare. E Maroni, che nella Lega è il più pericoloso perché forse è il meno brutto e il meno ridicolo (ha fatto pure le scuole), sta usando gli aspetti più odiosi del ministero dell'Interno - carcere, manette, impronte digitali - per sollevare nuvole di propaganda, per creare effetti placebo alla paura e alle emergenze sociali, in modo da guadagnare ancor più consenso all'eversione. di Francesco Merlo, La Repubblica

Appello al Presidente della Repubblica

Ill. mo Presidente della Repubblica, a titolo personale quale appartenente alla minoranza Rom e quale legale rappresentante della “Federazione Rom e Sinti Insieme” mi corre l’obbligo di chiedere con estrema urgenza un Vostro autorevole intervento affinché il Governo Italiano ponga fine alla diffusione di odio razziale verso Rom e Sinti ed alla costante violazione di diritti fondamentali.
Le recenti dichiarazioni del Ministero dell’Interno Roberto Maroni, di voler schedare anche i bambini Rom e Sinti, dopo aver provveduto a schedare cittadini Italiani di etnia Rom, è l’ennesima operazione razzista e discriminatoria, una palese violazione dei diritti dell’uomo e del fanciullo, dei principi costituzionali che l’Italia civile e democratica non può permettersi di accettare in silenzio.
Per questo motivo la Federazione Rom e Sinti organizza un’assemblea pubblica, totalmente autogestita, a Roma il 10 Luglio 2008 per portare in piazza le proteste e le proposte di migliaia di persone Rom e Sinte e di Cittadini dell’Italia multiculturale e solidale.
In Italia esiste una questione rom/sinta irrisolta da troppi decenni e le cause sono da attribuire a scelte politiche differenziate di esclusione e di segregazione.
Più volte la Federazione Rom e Sinti insieme ha sollecitato il Governo Italiano ad avviare un dialogo diretto ed un ruolo attivo con Rom e Sinti per una collaborazione positiva e costruttiva, non abbiamo mai ricevuto risposta a dimostrazione di una chiara volontà politica razzista e discriminatoria verso Rom e Sinti.
In questo delicato momento per Rom e Sinti sarebbe di grande importanza un autorevole intervento del Presidente della Repubblica che auspichiamo anche con la richiesta di un incontro urgente con Lei, per consegnarle personalmente il documento e l’invito per l’assemblea pubblica del 10 Luglio 2008 a Roma. Nazzareno Guarnieri, Federazione Rom e Sinti Insieme

giovedì 26 giugno 2008

Impronte digitali, scoppia la polemica

Si fanno sempre più consistenti le polemiche sulla scelta del Viminale di operare una schedatura, tramite la raccolta delle impronte digitali, della popolazione infantile rom.
Sostenitore della linea dura del ministero degli Interni anche il sindaco di Roma Gianni Alemanno, e come potrebbe essere diversamente vista la cavalcata dell'onda xenofoba che l'amministrazione capitolina sta portando a compimento. Ma in politica la forma vuole la sua parte, e il neosindaco romano si risolve a definire quella di Maroni non come una schedatura, bensì come una proposta volta a proteggere i minori “nomadi” utilizzati per l'accattonaggio.
Una misura "sacrosanta" per la consigliera regionale leghista del Veneto, Mara Bazzotto, per la quale, grazie a questi provvedimenti "avremo finalmente la fortuna di non vedere più ‘zingare bambine' arrestate 82 volte per altrettanti furti, come è successo in passato a Bassano del Grappa".
Non è dello stesso parere il presidente dell'Unicef Italia, Vincenzo Spadafora. Ma il ministro Maroni non demorde e oggi indirizza una domanda retorica al Fondo delle Nazioni unite per l'Infanzia “Tutti coloro che hanno protestato, dall'Unicef in giù, dicano se sono d'accordo nel consentire che oggi in Italia, nei campi nomadi, i minori convivano con i topi. Sono questi i diritti dell'infanzia?”. La risposta di Spadafora non si fa attendere. Il presidente ribadisce che “considera inaccettabili le condizioni di vita attuali di molti dei bambini rom in Italia” e che, come il ministro sa bene “da tempo siamo impegnati in Italia e in altri paesi europei a fianco di progetti concreti di aiuto e sostegno sia ai bambini rom sia ai bambini di altre comunità vulnerabili. Ma ribadiamo con forza che non si può, per 'proteggere' i bambini, violare i loro diritti fondamentali. Non dobbiamo criminalizzare le vittime. Dobbiamo invece, come lo stesso ministro ha sottolineato, colpire chi abusa e sfrutta i bambini”. E spera che il governo tratti “la questione della sicurezza senza trascurare i diritti dei minori, tra cui quelli di essere tutelati e non discriminati” richiamandosi alla Convenzione dei diritti dei minori ratificata dall'Italia nel 1991.

Dall'opposizione il coro di no cresce. La prima reazione è stata quella ieri di Rosy Bindi, deputata del Partito Democratico e vicepresidente della Camera che ha evidenziato come, malgrado il ministro lo neghi, si tratti di una vera e propria “schedatura etnica, francamente inaccettabile” che tratta i bambini come se fossero dei “criminali incalliti”, a cui fa eco oggi l'ex ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, che parla di “una proposta barbara, inaccettabile per un Paese civile” che ha paragonato alle leggi razziali di mussoliniana memoria. “Mi metterò in fila anch'io, per farmi schedare e spero che faranno lo stesso tanti altri cittadini italiani” ha concluso.
Mentre Marco Minniti, deputato del Pd, enfatizza l'aspetto dell'integrazione “se si vuole affrontare veramente, con un equilibrato rapporto fra diritti e doveri, il tema della tutela dei bambini, bisogna partire dall'obbligo per i genitori di mandare i figli a scuola” solo così si può garantire una “effettiva tutela e un impegno per l'integrazione, ed evitare che a questi bambini venga rubata l'infanzia”.
Ma la bocciatura per Maroni arriva anche dall'ex presidente dell'Unione delle Comunità israelitiche, Amos Luzzatto, a cui fa seguito quella di Don Luigi Ciotti, presidente del Gruppo Abele, che esprime un punto di vista originale “L'identificazione attraverso le impronte digitali di un bambino non è di per sé uno strumento negativo. Anzi, può essere utile al bambino stesso per la sua tutela quando viene venduto, prestato, sfruttato. Questo però vale per tutti i bambini, italiani o zingari che siano. Quello che e' inammissibile è sospettare e condannare a priori un popolo”.
Particolare anche la posizione del procuratore dei minori di Ancona, Ugo Pastore, che ritiene che la certezza dell'identità del minore e dei suoi rapporti con i genitori siano una forma di tutela per il bambino stesso, quindi sì ad un documento di identità o anche alle impronte digitali per tutti i cittadini, maggiorenni e non, e sempre per la certezza della identità, però “qualsiasi misura che riguardi esclusivamente una categoria di persone, su base etnica, sessuale e religiosa, è inaccettabile e presenta profili di incostituzionalità”.
Mentre per quanto riguarda la punibilità per coloro che costringono i figli ad accattonare, Pastore ricorda che esiste già una sanzione, ma da applicare solo quando l'accattonaggio non corrisponde ad una reale necessità familiare di sopravvivenza della famiglia. In caso contrario, lo Stato ha il dovere di protezione sociale e affiancamento della famiglia , come prevedono i trattati internazionali che l'Italia ha sottoscritto.
Dal Consiglio europeo per le attività e i diritti dei rom, il coordinatore Henry Scicluna si dichiara contrario al provvedimento, pur considerando una buona cosa “fare un censimento per sapere quanti bambini vivono nelle città d'Italia”, perché la cosa inaccettabile è che si debbano prendere le impronte digitali, una misura che non si riscontra “in nessun Paese dell'Unione europea”. “Tutte le comunità rom che vivono in Europa devono unirsi e collaborare con le istituzioni”, ha concluso Scicluna.
La delegazione del Prc al Parlamento Europeo, attraverso Giusto Catania, Roberto Musacchio, Vittorio Agnoletto, Luisa Morgantini e Vincenzo Aita ha presentato oggi una interrogazione alla Commissione Europea, nella quale chiede se la misura di Maroni non sia una discriminatoria secondo il diritto comunitario, contraria alle norme del Trattato e della Carta dei diritti fondamentali.
Tra l'altro, si sottolinea nell'interrogazione, “la maggior parte della popolazione nomade ha la nazionalità italiana, mentre altri hanno cittadinanza comunitaria” e dunque si chiede se in questo caso non venga violata il principio di non discriminazione “perché basata su un criterio di appartenenza ad una comunità etnica”.
“I diritti universali dell'infanzia sono il prerequisito di qualunque legislazione democratica” afferma il Coordinamento Genitori Democratici che vede nella proposta del ministro Maroni “una schedatura” che in quanto tale opera “un criterio selettivo su un delicatissimo nodo che rischia di compromettere il futuro dei minori e qualsiasi prospettiva di integrazione ed acquisizione dei diritti”.

Impronte digitali, c'è chi afferma: “i nomadi hanno accettato questo tipo di misura che è stata anche apprezzata"

Offre una sponda al Governo italiano la posizione espressa da Massimo Converso dell'Opera Nomadi di Roma nella polemica di queste ore sulla la raccolta delle impronte digitali della popolazione rom e sinta, minori compresi.
Converso ha affermato: “impronte digitali ai rom minorenni? Non è un problema in sé perché dove è già stato avviato il censimento, a Napoli, il prefetto sta semplicemente applicando la legge italiana che prevede che ogni straniero dia le impronte dai 14 anni in su”.
Secondo Converso “i nomadi hanno accettato questo tipo di misura che è stata anche apprezzata perché finalmente hanno ottenuto un documento di riconoscimento”.
Per fortuna Converso ha però qualche perplessità. Riguarda la costituzionalità di un “censimento fatto solo su una parte della popolazione straniera, i rom” di cui fra l'altro una decina di migliaia vivono in case, dal sud al nord del Paese, e molti sono cittadini italiani, quindi “parlare di ‘campi nomadi', come si fa normalmente, è una stupidaggine” così come è incomprensibile che si censiscano i rom di nazionalità italiana. Peccato che il messaggio passato in televisione sia un altro…

Cosa succederebbe se alle parole "bambini rom" sostituiamo quelle di "bambini ebrei"?

Sul rilevamento delle impronte digitali anche ai minori rom il governo andrà fino in fondo. Lo ha affermato il ministro dell'Interno Roberto Maroni: «Questa è la strada giusta per garantire i diritti ai minori» ha detto, aggiungendo che l'esecutivo non si farà intimidire da sterili polemiche politiche, e colpirà duramente chi utilizzerà i bambini per l'accattonaggio, togliendo la patria podestà.
«Rifiuto l'idea che un paese civile possa accettare di vedere minori che vivono dividendo lo spazio con i topi - ha detto Maroni -, perché è questo che avviene nei campi nomadi. Voglio permettere che i bambini vivano una vita normale, in condizioni decenti, senza essere obbligati all'accattonaggio o a peggio ancora. Per ottenere questo, come disse il ministro Bindi nel luglio 2007, occorre identificare tutti i minori, anche prendendo le impronte».
In difesa dell'iniziativa di Maroni è intervenuto oggi il sindaco di Roma Gianni Alemanno: «La proposta di Maroni non è volta a schedare i minori nomadi, ma a proteggerli - ha detto -. Si è ravvisato che spesso i minori nomadi vengono utilizzati per l'accattonaggio, sfruttati passandoli da famiglia a famiglia ed evitando così le norme per la revoca della patria potestà».
Secondo il sottosegretario all'Interno Alfredo Mantovano: «È singolare l'enfasi che si adopera per criticare proposte di buon senso, prescindendo dal loro esatto contenuto - ha affermato - Avere certezza dell'identità di un minore è una misura in suo favore del minore. Una vera e propria necessità di dati personali certi si ha poi per i minori maggiormente soggetti a sfruttamento o ad accattonaggio: l'elenco dei minorenni scomparsi dovrebbe convincere».

Individua invece nella misura possibili problemi di discriminazione il Garante della Privacy: in particolare secondo l'Autorità, il rilevamento delle impronte dei minori potrebbe causare problemi di discriminazione, che possono toccare anche la dignità delle persone e specialmente dei minori. Il Garante ha quindi deliberato di chiedere informazioni alle autorità competenti, in particolare ai Prefetti di Roma, Milano e Napoli.
Il giornalista Gad Lerner invita l'Unione delle comunità ebraiche italiane (Ucei) a scendere in campo per rifiutare qualsiasi provvedimento di natura discriminatoria come quello delle impronte per i bambini rom avanzato dal ministro Maroni. Già nel 2002 Lerner, durante il congresso dell'Ucei, avanzò insieme a Riccardo Pacifici (presidente della Comunità ebraica romana) una mozione, poi approvata dall'assise, che respingeva la proposta dell'allora governo e che impegnava tutti gli ebrei italiani, se la norma fosse passata, a recarsi nelle questure per dare anche le loro impronte digitali. Allora il presidente Amos Luzzatto, Riccardo Pacifici e lo stesso Lerner protestarono davanti al Viminale contro la proposta. Lerner ha definito «ipocrita e beffardo» il ragionamento di Maroni, ma anche del sindaco Moratti, che prendere le impronte per i bambini Rom sia assunto a loro protezione.
«Sono d'accordo con Gad Lerner», afferma Anna Finocchiaro (in foto). «D'accordo con quello che dice oggi e d'accordo con l'invito che fece qualche anno fa. Cosa succederebbe se alle parole "bambini rom" sostituiamo quella di "bambini ebrei"? Quali sarebbero le reazioni e le considerazioni? Credo proprio che il ministro Maroni debba riflettere bene prima di fare certi annunci», conclude la presidente dei senatori del Pd.

Unicef, no alle impronte digitali per i minori rom

L’UNICEF Italia esprime stupore e grave preoccupazione per la proposta del Ministro degli Interni Roberto Maroni di avviare un censimento dei bambini presenti nei campi rom, mediante impronte digitali. Verrebbe da proporgli, per rispettare il diritto all’uguaglianza di tutti i bambini, di schedare allo stesso modo tutti i bambini italiani…
Ci auguriamo che si tratti di una proposta provocatoria destinata a non avere seguito.
I bambini rom non sono diversi dagli altri bambini (tra l’altro molti di loro sono cittadini italiani a tutti gli effetti), ma soprattutto i bambini non possono e non devono essere trattati come gli adulti. Sono mesi ormai che l’attenzione delle istituzioni, nonché dell’opinione pubblica e dei mass media italiani si concentra sulle comunità rom presenti nel nostro territorio.
Un’attenzione che, come UNICEF Italia, chiediamo non si trasformi in principi di discriminazione verso popolazioni e soprattutto bambini in condizioni di evidente vulnerabilità.
Auspichiamo che il Governo italiano affronti le tematiche relative alla sicurezza senza trascurare i diritti dei bambini, tra cui quelli di esseretutelati e non essere discriminati, come ricorda la Convenzione Onu suidiritti dell’infanzia, ratificata dall’Italia con legge n° 176 del 27 maggio1991.

Sucar Drom: le rilevazioni biometriche sono una forma di discriminazione

Ieri il ministro Maroni (in foto), davanti alla Commissione affari costituzionali di Montecitorio, ha ripetuto quanto già affermato alcuni giorni fa: censimento di tutti i Rom con rilievo delle impronte digitali anche per i minori. Non è chiaro se ciò sarà esteso anche ai Rom e ai Sinti Cittadini italiani ma dopo le schedature effettuate a Milano, non pensiamo che saranno fatte distinzioni.
Per ora sembra che saranno “censiti” i Cittadini che vivono nei “campi nomadi” ma naturalmente non ci sono certezze perché questo Governo non sembra intenzionato ad incontrare le organizzazioni sinte e rom e la maggioranza delle notizie sono comunque frutto di interventi estemporanei dei diversi Ministri, filtrate dagli organi di stampa. In questo senso è da ricordare che il Ministro Maroni ha parlato anche del rilievo del dna.
Il decreto del governo e le tre ordinanze (Lombardia, Lazio e Campania) del presidente Berlusconi sono però molto chiare in merito. Nell’ordinanza per la Lombardia nell’articolo 1, comma 2, punto “c” si afferma: “identificazione e censimento delle persone, anche minori di età, e dei nuclei familiari presenti nei luoghi di cui al punto b), attraverso rilievi segnaletici”.
Al punto “b” si legge: “monitoraggio dei campi autorizzati in cui sono presenti comunità nomadi ed individuazione degli insediamenti abusivi”.
Quindi di fatto si attuerà una “schedatura” per chi vive in “campi” autorizzati e in insediamenti abusivi. Nelle ordinanze non è specificato cosa si intenda per insediamenti abusivi. Ad esempio: un immobile di proprietà di una famiglia sinta o rom che manchi anche di una sola autorizzazione urbanistica è considerato un insediamento abusivo?
Una cosa è certa, il Governo sta “correndo” e le organizzazioni sinte e rom sono tutte in difficoltà perché non si hanno strumenti per leggere in maniera così veloce quello che sta accadendo.
Per ora l’associazione Sucar Drom pone alcuni rilievi. Innanzitutto si stanno effettuando “censimenti” in tutta l’Italia e non solo nelle Regioni interessate dalle ordinanze. Ad esempio a Bologna sono stati “censiti” dalle Forze dell’Ordine tutti i Sinti e Rom che abitano nei “campi autorizzati” con tanto di foto segnaletiche, minori compresi.

Ad oggi abbiamo notizia di “censimenti” con il rilievo delle impronte digitali solo a Napoli per Cittadini extra comunitari, provenienti dalla ex Yugoslavia. Pensiamo che in questo momento i Commissari per l’emergenza rom e i Prefetti italiani stiano valutando il da farsi anche perché il rilievo delle impronte digitali di Cittadini italiani incensurati e di minori non è di fatto specificato nelle ordinanze e ci sono motivi per ritenere tale azione anticostituzionale e discriminante.
Ad oggi le impronte digitali possono essere rilevate ad un Cittadino italiano quando è arrestato o accusato di un reato. Inoltre, un Cittadino italiano che richieda la carta d’identità elettronica è obbligato al rilievo dell’impronta dell’indice sinistro. Questa misura è prevista anche per i minori con più di quindici anni. E’ da rilevare che non è obbligatorio avere la Carta d’Identità, come documento d’identificazione può valere ad esempio la patente di guida che non prevede il rilievo delle impronte digitali. E comunque molti Comuni oggi non rilasciano la carta d’identità elettronica perché non sono dotati della strumentazione adeguata.
Secondo la normativa in vigore oggi in Italia un Cittadino italiano potrebbe quindi non subire il rilievo delle impronte digitali e se volesse espatriare potrebbe utilizzare il Passaporto. Oggi per il rilascio di questo documento d’identità non vengono rilevate le impronte digitali.
In ultimo, è chiaro a tutti che questo “censimento” è rivolto solo ed esclusivamente a Sinti e a Rom perché nei “campi nomadi” risiedono solo questi Cittadini. Ma in Italia un’appartenente ad una minoranza etnica può essere riconosciuto dallo Stato italiano per la sua appartenenza etnica solo volontariamente, cioè deve essere lo stesso Cittadino che autonomamente e volontariamente dichiara la propria appartenenza per poter godere dei diritti sanciti dalla legge 482/1999.
Oggi il governo italiano sembra intenzionato a rilevare le impronte digitali di fatto a dei Cittadini italiani, compresi i minori con meno di quindici anni, perché abitano in “campi autorizzati” o in “insediamenti abusivi”. Inoltre, non si sa dove finiranno questi dati, chi li utilizzerà e senza che vi siano organi di controllo che possano verificare come, quando e perché saranno utilizzati i dati raccolti nel censimento. Il fatto poi che tutto questo avvenga in una situazione di “sospensione” di molte leggi, preoccupa in maniera rilevante la nostra organizzazione.
Per tutte le ragioni esposte crediamo discriminante il rilievo delle impronte digitali a Cittadini italiani che vivono in “campi autorizzati” o in “insediamenti abusivi”.
Lo stesso Garante per la protezione dei dati personali questa mattina ha deciso di chiedere informazioni alle autorità competenti sull'eventuale ricorso a forme di rilevazione delle impronte digitali estese ai minori, per finalità di identificazione o di censimento. Il Garante rileva, infatti, che tali modalità potrebbero coinvolgere delicati problemi di discriminazione, che possono toccare anche la dignità delle persone e specialmente dei minori.
Sucar Drom invita il Governo italiano a mettere in campo una mappatura dei bisogni espressi sia dalle comunità sinte e rom che dalle istituzioni. Sarebbe meno oneroso e più efficace per risolvere le problematiche presenti.

Articolo 3, newsletter n° 2

E’ uscito il numero due della newsletter di “Articolo 3, osservatorio sulle discriminazioni”, fondato a Mantova il mese scorso. Nella newsletter troverete alcuni approfondimenti sulle discriminazioni a Mantova e non solo. La redazione è formata da Maria Bacchi; Antonio Benassi; Carlo Berini; Angelica Bertellini; Barbara Nardi; Fabio Norsa; Eva Rizzin. Per ricevere la newsletter a cadenza quindicinale scrivete a osservatorio.articolo3@gmail.com. Di seguito l’intervento di Maria Bacchi che apre questo numero
I nomi dei bambini. Chiamare i bambini per nome è bello. Quante e quanti di noi hanno un po’ sofferto a scuola nel sentirsi chiamati per cognome da insegnanti troppo arcigni. Il nome proprio, diceva Roland Barthes, “come la voce, come l’odore, sarebbe il termine di un languore, l’ultimo sospiro che resta delle cose”. Quando il nostro nome -ciò che ci connota più profondamente, ciò che nasce con noi- diventa un pericolo, credo insorga nella parte più profonda di noi un tumulto doloroso e incomprensibile.
Le bambine e i bambini ebrei per salvarsi la vita, braccati come piccole prede durante l’occupazione nazifascista del ’43, hanno dovuto accettare di portare un nome falso per tentare di passare inosservati attraverso i mille controlli a cui erano sottoposti. Qualcuno non riuscì mai a sentirsi quell’altro; tanto che Donatella Levi, in fuga con la madre verso Roma, a un signore che gentilmente le chiedeva il nome, si trovò a rispondere :- Vuole sapere il nome vero o il nome falso?- Aveva 5 anni, non poteva capire il pericolo, sentiva solo che era intollerabile dover temere il proprio nome. Dopo lunghi mesi di clandestinità ci fu il ritorno; a distanza di anni affiorarono i ricordi: “Tornare è riavere il proprio nome vero, ma non crederci più in modo definitivo” (Donatella Levi, Vuole sapere il nome vero o il nome falso?, Il lichene, Padova, 1995)
E lo stesso accade nella ex Yugoslavia dai primi anni Novanta in poi: in Bosnia, in Kosovo, chiamarsi Yasmina Sarahatlic o Zoran Petrovic, tanto per fare due nomi a caso, poteva cambiare il tuo destino; poteva voler dire l’uccisione immediata, la violenza, o la salvezza.
Nei giorni scorsi mi sono trovata un paio di volte a discutere con un gruppo di ragazze e di ragazzi che vivono in quello che comunemente viene chiamato il ‘campo nomadi’ di Mantova; mi si è stretta la gola quando i miei giovani interlocutori hanno proposto di nuovo questa terribile questione: chi mi dà il coraggio di essere me stesso, col mio nome e il mio indirizzo, se la maggior parte delle persone pensa che quelli come me siano delinquenti da allontanare? Le ragazze e i ragazzi del campo, quasi tutti sinti, uno solo rom, hanno voluto discutere delle questioni che in genere i loro coetanei amano porre: le amicizie, i primi amori, lo sport, il futuro, la scuola, il rapporto non sempre facile con gli adulti. Ma un tema aleggiava intorno e piombava sui nostri discorsi apparentemente sereni: avere paura - fare paura. Molti preferiscono che in classe nessuno sappia che sono sinti; ogni giorno sperano che il pulmino con la scritta Sucar Drom, che li porta a scuola, si fermi lontano dagli sguardi di professori e compagni. Il desiderio di restare fedeli alle proprie tradizioni confligge in loro con quello di confondersi con la maggioranza dei coetanei; la ferita è profonda e basta poco per creare tensione.

La lettera di un signore di Bigarello che si definisce leghista, comparsa sulla Gazzetta del 24 giugno, nel sollevare il problema dell’educazione dei piccoli rom, esprime indignazione per gli insegnamenti che, a parer suo, questi bambini ricevono dalle famiglie: privati della scuola e della socialità comunitaria di tutti i “nostri” bambini, imparano solo il furto e l’elemosina, se non di peggio. Se i provvedimenti di varia natura che compongono come un sinistro mosaico il “pacchetto sicurezza” procederanno, questi bambini saranno costretti a conoscere sempre più spesso anche le irruzioni notturne nei luoghi in cui vivono e perquisizioni, fermi, intimidazioni, schedature. Anche se non faranno niente di male, anche se sono cittadini italiani; gli accadrà per il nome che portano, per il gruppo al quale appartengono. Saranno educati alla paura e alla diffidenza.
Capita che altri bambini, per il nome che portano, per il Paese da cui provengono, per la religione dei loro genitori, vengano quasi tacciati di precoci inclinazioni terroristiche. Anche il loro nome qui non verrà fatto. Non l’ha fatto nemmeno il giornale che mesi fa ha sbattuto un bimbo di otto anni in prima pagina; il nome era taciuto solo per non incorrere in pesanti sanzioni, evidentemente. La Voce di Mantova, l’9 marzo 2008, dedicò a un bambino nordafricano di otto anni un titolo di prima pagina a cinque colonne. La piccola peste della scuola elementare Pomponazzo è un nordafricano, recita l’occhiello. Il titolo: Un bimbo terribile colpisce ancora e nel sommario: I compagni terrorizzati lo fuggono, preoccupati gli insegnanti. Come se non bastasse, all’interno, nella cronaca locale, Bimbo terribile: fuggi-fuggi a scuola. Minacce agli insegnanti e violenza in classe. Terrore alle elementari Pomponazzo. Interrogazione della Lega in Comune contro il bambino nordafricano e suo padre assistito cronico e violento. Nell’articolo il nome del bimbo non viene fatto, ma si racconta da dove proviene e dove vive esattamente, ci dicono che frequenta la seconda in una nota scuola elementare della città dove le classi seconde sono solo due; ci informano che è stato sospeso dal dirigente scolastico e che suo padre riceve assistenza dal Comune.
Il bambino senza nome diventa così facilmente individuabile; un'altra piccola preda, il simbolo di un disagio che deve essere allontanato dalla felice quotidianità dei ‘nostri’ bambini. Con che occhi sarà stato guardato nella scuola che frequenta dopo essere diventato un mostriciattolo sbattuto in prima pagina? Occhi onesti, fortunatamente: le insegnanti e la stragrande maggioranza dei genitori della classe, hanno preso severamente posizione contro questa strumentalizzazione di un disagio non più grave di molti altri. Le lettere di protesta sono state portate a entrambi i quotidiani locali. La Gazzetta di Mantova, coerente con strategie editoriali ormai consolidate in città, non le ha pubblicate per non entrare in conflitto col quotidiano concorrente. La Voce ha pubblicato una lettera di contestazione dell’articolo firmata da 30 genitori della sua classe, la dura presa di posizione del professor Enzo Gemelli (commentata in tono sprezzante dal direttore del giornale); mentre un articolo redazionale, dal gusto pesantemente ironico, ha sintetizzato, svuotandole, le argomentazioni espresse dalle insegnanti in una lettera non pubblicata.
Il bambino nordafricano, senza nome ma con un’identità ormai ben definita, rimane privo delle parole spese in sua difesa dalle sue maestre, le sole persone adulte che lo conoscono bene. Per le bambine e i bambini, contro le discriminazioni e le violenze che subiscono, il nostro osservatorio avrà occhi particolarmente attenti.

mercoledì 25 giugno 2008

Rom e Sinti, l'Europa punti sulla partecipazione diretta

Il 19 Giugno il presidente della Federazione Rom e Sinti insieme ha incontrato il commissario europeo per i diritti umani (in foto), al quale ha presentato la drammatica condizione di Rom e Sinti in Italia e sollecitato le Istituzioni Europee ad un intervento determinato verso il Governo Italiano per il rispetto dei diritti fondamentali.
Al Commissario Europeo per i Diritti Umani. Dopo oltre un anno di lavoro di un comitato di Rom e Sinti per condividere uno statuto e le strategie, il 18 Maggio si è costituita la Federazione Rom e Sinti insieme con sede legale a Roma, la quale alla data odierna rappresenta n. 22 associazioni Rom e Sinte di 12 Regioni Italiane.
Sgomberi di campi nomadi senza soluzione alternativa, pogrom, schedatura etnica, violenze e violazioni, la negazione di diritti fondamentali, ecc. sono oggi scelte politiche ed istituzionali in Italia per Rom e Sinti, che producono una palese discriminazione ed un profondo razzismo.
Dal 2005 in Italia le diverse forme di discriminazione e di razzismo verso Rom e Sinti hanno assunto una dimensione molto pericolosa e fortemente politico/istituzionale. Noi siamo convinti che le cause dell’attuale disumano “trattamento” di Rom e Sinti in Italia sia da attribuire alla diffusione di una conoscenza “interpretativa” della cultura Rom e Sinta, emanata a piene mani nei decenni scorsi, e che ha permesso di fare scelte politiche e soluzioni sbagliate per la totale assenza di Rom e Sinti.
L’esempio della distruttiva politica abitativa dei campi nomadi in Italia, subita dalla popolazione rom e sinta, è significativo delle scelte politiche, della strategia e del metodo sbagliato.

Anche le istituzioni Europee sono responsabili della grave condizione delle nostre minoranze in Italia perchè non hanno dato spazio al dialogo ed al confronto diretto con Rom e Sinti e le risorse messe in campo non migliorano la condizione di Rom e Sinti oppure il cambiamento è molto lento, invisibile, troppo spesso assimilativo.
La responsabilità è da addebitare a Rom e Sinti oppure a scelte politiche e soluzioni sbagliate?
Perché Rom e Sinti non sono protagonisti pensanti nelle scelte politiche e nelle soluzioni?
Quanti Rom e quanti Sinti hanno un ruolo attivo nelle istituzioni Europee?
E’ quindi urgente un radicale cambiamento di metodo nelle scelte politiche per Rom e Sinti e nella gestione delle risorse, in Italia ed in Europa.
Un radicale cambiamento di metodo con un prerequisito sostanziale: il dialogo diretto ed un ruolo attivo di Rom e Sinti a tutti i livelli con la politica e con le istituzioni nazionali ed Europee.
In questo delicato e pericoloso momento per i Rom ed i Sinti in Italia la Federazione Rom e Sinti insieme chiede aiuto alle istituzioni Europee e sollecita il commissario Europeo per i diritti umani a:
1) attivare un radicale cambiamento di metodo con la definizione di un dialogo diretto ed un ruolo attivo a Rom e Sinti a tutti i livelli;
2) una diversa gestione delle risorse destinate a Rom e Sinti;
sostenere concretamente la partecipazione attiva di Rom e Sinti e la costituzione e formazione delle organizzazioni Rom e Sinte;
3) definire a livello Europeo una direttiva per il riconoscimento di minoranza linguistica a Rom e Sinti e ratificata dagli Stati membri;
4) sollecitare il Governo l’Italiano a recepire integralmente nella propria legislazione la direttiva Europea 43 del 2000.
La Federazione Rom e Sinti Insieme pur non condividendo la scelta del Governo Italiano di nominare tre commissari straordinari per i Rom nelle città di Milano, Roma e Napoli, soluzione discriminante che viola diritti fondamentali, invita il Commissario europeo per i diritti umani a sostenere presso il Governo Italiano la nostra proposta di costituzione di un gruppo tecnico, con la presenza di Rom e Sinti, per le attività sociali e culturali che Commissari straordinari per i Rom devono mettere in atto.

Tettamanzi: "Militarizzare le città è un errore la paura non passa con un decreto"

«Militarizzare le città serve solo ad aumentare il senso di smarrimento e la paura. Perché la paura non passa per decreto legge». Guarda dalla finestra del suo studio, il cardinale Dionigi Tettamanzi, e vede una piazza Duomo affollata di milanesi che la attraversano di corsa per spostarsi da un ufficio all'altro, ma anche di immigrati che si incontrano, bevono, bivaccano, litigano.
«Non sempre – dice l'arcivescovo di Milano - affacciandomi vedo il cuore della mia città. Molto più spesso vedo piazza Duomo come il teatro in cui tante, troppe solitudini si sfiorano». Perché questo è il punto: «È la solitudine, causata soprattutto dalla privatizzazione dei tempi e degli spazi e dal conseguente calo della qualità della socializzazione, ad aver generato le paure della gente. Sono soli tanti anziani. Soli troppi giovani. Soli molti adulti, anche con posizioni sociali prestigiose. La solitudine causa ulteriore sfiducia verso l'altro e genera la paura dell'incontro. Le parrocchie e il volontariato, non solo cattolico, sono delle oasi di relazioni».
Quali risposte devono dare le istituzioni a questo disagio?
«Guardiamo in avanti, non speculiamo sulla paura. Da sempre il forestiero desta sospetti e pregiudizi. Ma nel passato Milano è stata capace di rimettere in discussione la propria identità per ridefinirla insieme ai nuovi venuti. Penso alla migrazione dal Veneto o dal Mezzogiorno che ha raddoppiato in pochi decenni il numero di abitanti di Milano e decuplicato la popolazione dell'hinterland. Sono stati processi non privi di fatiche e ferite. Il principio che ha portato alla costruzione del volto sintetico della città è stato il forte senso di solidarietà che la animava. Una forza inclusiva che si è indebolita».
Sì, ma come si spiegano alla gente i valori dell'accoglienza e della solidarietà, in una città dove si susseguono i reati, perfino i più odiosi come le violenze sulle categorie più deboli?
«Milano saprà trasformare tutti suoi abitanti, anche gli immigrati, in cittadini. È per il bene, la sicurezza, l'arricchimento di tutti che dobbiamo compiere questo sforzo. Barricarsi in casa, criminalizzare alcune categorie di persone, presidiare militarmente le città, sono gesti che aumentano il senso di smarrimento e solitudine. La solitudine cessa se si sperimenta la bellezza dell'incontro. Chi ne è deputato faccia rispettare la legge per impedire quegli atteggiamenti che rendono spiacevoli o pericolosi questi incontri».

Legalità, appunto. È - dicono il governo e le istituzioni locali - il perno intorno a cui far ruotare le politiche sulla sicurezza e l'immigrazione.
«Non è mio compito promuovere o bocciare le leggi dello Stato. Papa Benedetto XVI ai vescovi italiani ha chiesto di non chiudere gli occhi di fronte alle povertà, rispettando le leggi. Sia all'interno dello Stato che nei confronti di chi vi giunge dall'esterno. Solidarietà, rispetto delle leggi e accoglienza devono coniugarsi. Da anni a Milano promuoviamo il "patto di legalità" con chi chiede di vivere da noi. Le istituzioni devono far rispettare le leggi e creare le condizioni affinché siano rispettate e gli immigrati non siano risucchiati dall'illegalità. Carità e legalità non sono mai in contrapposizione: gli immigrati, prima di essere tali, sono persone. Chi delinque sia affidato celermente alla giustizia. Ma il rispetto della dignità delle persone non può mai essere omesso».
Di recente la Curia ha sottolineato che in alcuni casi, per esempio lo sgombero del campo rom della Bovisasca, si è agito sotto i livelli minimi di rispetto della dignità umana. Ne è nata una polemica con il sindaco di Milano, Letizia Moratti.
«Quando il vescovo interviene lo fa a partire dal Vangelo e per ricordare a tutti che esistono valori umani così alti che esigono di essere non solo proclamati ma rispettati, sempre».
Lei pensa che i blitz all'alba nei campi rom, le schedature, i controlli a tappeto sui mezzi pubblici, gli slogan "zero campi rom", la carcerazione dei clandestini abbiano effetti positivi e siano compatibili con il rispetto della dignità delle persone?
«Che beneficio portano certi metodi? Servono veramente a risolvere il problema, a rassicurare adeguatamente la gente contro la paura, oppure corrono il rischio di rivelarsi tentativi effimeri? Ho la sensazione che causino l'effetto contrario a quello sperato…».
Cardinal Tettamanzi, l'Expo a Milano è un'opportunità o un rischio?
«È un'opportunità grande e un motivo di orgoglio. Mi piace lasciarmi guidare da una suggestione, dal significato del nome della nostra città. Milano rimanda a Mediolanum, ad una terra che "sta nel mezzo". Un luogo dove si converge, ci si incontra, si dialoga. Che opportunità l'Expo se - già da oggi - permette a Milano di essere sempre più città dell'incontro. Tra religioni e culture differenti, tra collocazioni sociali diverse, tra chi è cittadino a tutti gli effetti e chi lo vorrebbe diventare, tra età della vita distanti, tra chi ha un lavoro e chi l'ha perso o non l'ha mai avuto, tra chi è sano e chi è malato…»
Come giudica lo sviluppo urbanistico di Milano? Interi pezzi della città stanno cambiando volto.
«Occorre che la città diventi "bella". Bella nella sua dimensione più interiore, spirituale. Mi hanno incuriosito e affascinato i progetti da realizzare per il 2015. Abbiamo bisogno di questo e di molto altro splendore: una città "bella" nella sua architettura rende migliori anche i suoi abitanti. Occorre porre da subito l'uomo al centro della Milano che sarà, con i suoi bisogni. Anche spirituali: dove sono gli spazi per vivere questa dimensione? Progettando, pensiamo al 2015 ma anche e soprattutto ai cittadini di Milano nel 2016, quando i visitatori se ne saranno andati. Sento un gran discutere di grattacieli, finanziamenti, deleghe… Ma del bellissimo tema al centro di questa Expo "Nutrire il pianeta, energia per la vita" qualcuno se ne sta occupando?»
Ma lei preferisce i grattacieli dritti o quelli storti?
«E lei? Difficile dire in assoluto se siano più belli dritti o curvi. Ciascuno giudica secondo i suoi
criteri estetici. Ma se devo proprio dire la mia opinione, io li preferisco dritti».
In definitiva, cardinale, che Milano vede dalle sue finestre? La Milano ricca metropoli internazionale proiettata nel futuro o la Milano metropoli delle diseguaglianze, dell'intolleranza e del disagio sociale?
«L'unico mio giudizio su Milano è l'amore per questa città e per i suoi abitanti. Sono fiero di essere milanese. È un amore che mi spinge ad appassionarmi a questa città e ai suoi abitanti, specie quando le circostanze ne causano la sofferenza. Più che di giudicarla, sento il bisogno di amarla».