venerdì 29 maggio 2009

Milano, le dichiarazioni vergognose e violente del Vice Sindaco De Corato

Il Ministro Maroni ha annunciato che i “campi rom” saranno l’emergenza italiana sulla sicurezza per tutto il 2010. La soluzione principe è naturalmente lo sgombero, come è successo pochi giorni fa a Milano. Il Sindaco e il Partito delle Libertà hanno organizzato addirittura un evento per festeggiare la cacciata di quaranta (40) persone, tra cui donne, anziani e bambini.
Il Vice Sindaco De Corato (in foto) non si è lasciato sfuggire l’occasione per una delle dichiarazioni più violente e vergognose degli ultimi mesi: «Non gli daremo tregua - ripete -. Li inseguiremo. I rom abusivi devono andarsene da Milano, devono capire che qui non c’è aria. Come? Ogni giorno facciamo due o tre sgomberi, anche di pochi irregolari. Ora ci sono 1.331 emigrati nei dodici campi regolari gestiti dal Comune, mentre gli abusivi sono 1.745. Per questi ultimi il messaggio è chiaro: per loro non c’è posto. Penati dice che li sposta, io invece li mando fuori da Milano».
Naturalmente c’è chi non vuole rimanere indietro, come Matteo Salvini che afferma: «Apprendiamo con soddisfazione che anche le massime autorità milanesi hanno scoperto Baggio forse qualche amico del Pdl non ci aveva mai messo piede. Noi Baggio la conosciamo bene: da tempo organizziamo presidi e fiaccolate e più volte abbiamo portato il caso del Marchiondi all'attenzione del consiglio comunale». Poi Salvini dà appuntamento a sindaco e vicesindaco «tra qualche settimana a Muggiano, poco lontano da Baggio, dove da tempo la Lega denuncia la presenza di rom e il degrado cui è abbandonato il quartiere. Speriamo che ci sia la stessa attenzione».
Ci sarebbero molte cose da dire ma dopo queste azioni e queste dichiarazioni viene da ridere quando leggiamo che lo Stato Italiano si impegnerà a combattere il razzismo nel calcio e negli stadi. Se i rappresentanti dello Stato italiano continuano a lanciare messaggi razzisti, come si potrà dire ai tifosi di non fare più cori razzisti, per esempio contro Balottelli? Quelli ti risponderanno sicuramente con le frasi di De Corato: non gli daremo tregua... lo inseguiremo… deve andarsene… per lui non c’è posto…

Milano, presentata la guida scolastica rivolta ai genitori sinti e rom

Si chiama ''Tutti a scuola! Sa andu skuola! Krool a skola!'' la guida rivolta ai genitori rom e sinti perchè possano conoscere bene com'è organizzata la scuola lombarda, com'è scandita la giornata dei loro figli, quali sono i servizi che la scuola offre e quali sono le regole che occorre seguire per frequentarla.
La Guida, realizzata con i fondi messi a disposizione dal Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali, dall'assessorato regionale alla Famiglia e Solidarietà sociale, in collaborazione con l'Ufficio Scolastico regionale della Lombardia e l'assocazione Sucar Drom, è stata tradotta in tre lingue (italiano, romanés e sinto italiano) ed elaborata con il contributo di docenti che da tempo operano in scuole con una alta presenza di alunni rom e sinti e che hanno messo in atto buone pratiche di accoglienza e di inserimento scolastico. Gli alunni rom e sinti che frequentano le scuole lombarde sono circa 2 mila, mille dei quali vivono a Milano e provincia.
''Ma non si tratta solo di uno strumento di informazione - ha detto l'assessore alla Famiglia e Solidarietà sociale della Regione Lombardia, Giulio Boscagli, presentando questa mattina alla stampa la pubblicazione: ''La Guida vuol essere anche un aiuto per avvicinare queste minoranze al mondo della scuola; la frequenza scolastica è infatti una delle più importanti occasioni di integrazione. E, proprio per testimoniare che la Regione Lombardia guarda ai rom e ai sinti come a persone da integrare in un tessuto sociale che ha una lunga storia di accoglienza, ho voluto partecipare a questa presentazione. Siamo consapevoli che il tema dell'integrazione, ed in particolare quella dei rom e dei sinti, è un tema delicato e difficile al quale però siamo in grado di dare risposte serie, anche perchè possiamo contare sulla collaborazione dei tanti soggetti che vi sono coinvolti''.

Il Giornale è di nuovo accusato di razzismo

Il Giornale è nella bufera per aver apostrofato Mircea Lucescu, allenatore lo Shakhtar Donetsk, così: “Mircea Lucescu, 64enne zingaro romeno della panca”. L’ambasciata rumena in Italia ha diffuso un comunicato stampa molto duro, accusando il quotidiano di xenofobia.
Lucescu, da gran signore qual è, interviene per gettare acqua sul fuoco: “Anche Guus Hiddink e Walter Zenga sono chiamati così, in Italia si usa questa espressione per indicare chi cambia molte panchine”.
Il Giornale è certo uno dei quotidiani che in Italia si è più distinto nel alimentare xenofobia e razzismo contro le minoranze sinte e rom ma pensiamo che in questo caso si sia più trattato di un "infortunio calcistico" in quanto l’appellativo “zingaro” è utilizzato spesso per quegli sportivi che viaggiano molto.
E’ però da rilevare, come ha fatto Balottelli, che il termine “zingaro” è un termine dispregiativo per i Sinti e Rom. Infatti, l’attaccante dell’Inter, nel commentare le nuove misure contro il razzismo ha affermato: "A Torino, prima di Juve-Inter, io sono entrato ancora con la nostra divisa, parlavo con Chiellini e già mi facevano 'buuu'… Ma dico, non hai niente di meglio da fare nella vita che venire allo stadio e dire cose contro di me? I cori sono tutti gravi, anche quando danno dello zingaro a Zlatan (Ibrahimovic, ndr), come hanno fatto a Cagliari".

Roma, Campus Rom

Sarà inaugurata il 5 giugno 2005, alle ore 18.30, la mostra fotografica Campus Rom. La Mostra rientra nel circuito FotoGrafia del Festival Internazionale di Roma 2009. L’evento si terrà presso il Padiglione 2B. Facoltà di Architettura Roma Tre. Via Aldo Manuzio 72 (Ex Mattatoio di Testaccio). La mostra è curata da Michele Carpani e Max Intrisano. Le fotografie sono di Simona Caleo, Giorgio de Finis, Max Intrisano e Massimo Percossi.
Quattro fotografi raccontano attraverso i loro diversi sguardi il progetto di ricerca transdisciplinare “Campus Rom, oltre i campi nomadi”, attivato dal 2007 insieme a diverse comunità rom di Roma, da Stalker – Osservatorio Nomade in collaborazione con la ricerca “Nomadismo e Città” del Dipartimento di Studi Urbani dell’Università di Roma Tre, volto ad affrontare l’emancipazione civile, culturale, economica, sociale e abitativa dei Rom, verso il superamento della realtà dei campi nomadi in Italia.
Le foto saranno montate sui pannelli dell’installazione “?” di Stalker-Osservatorio Nomade presentata all’ultima Quadriennale di Roma, e saranno accompagnate dai due film documentari, “Rom to Roma, diaro nomade” di Giorgio de Finis e “Savorengo Ker, la casa di tutti” di Fabrizio Boni, e dalla presentazione dei cinque numeri della rivista “Roma Time” che raccontano il percorso della ricerca svolta fino ad oggi. La mostra ospita inoltre due percorsi volti all’autorappresentazione e all’autopromozione dei Rom:
Romané Chavé. Laboratorio/concorso di fotografia rivolto ad adolescenti Rom e Sinti, promosso da Roma Onlus e Casa dei Diritti Sociali – Focus, e condotto da Fulvio Pellegrini.
Romanò Hapé. Progetto gastronomico di economia solidale rivolto a donne Rom e Sinte promosso da Roma Onlus e Stalker Osservatorio Nomade, condotto da Giulia Fiocca e Paola Marotti.
Durante l’inaugurazione si potrà gustare una cena preparata da Romanò Hapè. A partire dalle 21,30 concerto di Officina Nomade. Per informazioni: campusrom.foto@gmail.com, Michele Carpani 328 6744087, Max Intrisano 347 6405448

giovedì 28 maggio 2009

Amnesty International: l'Italia disprezza i diritti umani

E' un bocciatura su tutti i fronti quella di Amnesty Italia del pacchetto sicurezza del governo italiano "che - denuncia l'organizzazione nel Rapporto 2009 - non fa altro che aumentare l'insicurezza delle persone che già sono in grandissime difficoltà ". Nel mirino dell'associazione leader nella difesa dei diritti umani e del neopresidente della sezione italiana Christine Weise sono finite soprattutto le ultime misure in materia di immigrazione varate dal governo che, una volta applicate, hanno dato prova di un "disprezzo dei diritti umani" a danno di chi, "fuggendo da situazioni molto critiche cerca riparo nel nostro Paese".
Ma Weise non si limita ad attaccare i respingimenti, ma parla più apertamente di "un clima di razzismo crescente" in Italia verso le minoranze, come "dimostrano gli sgomberi dei campi rom - ha detto - popolazioni in molte occasioni al centro del disprezzo e di una spirale di violazioni dei diritti umani". In occasione della presentazione dell'ultimo rapporto sulla situazione dei diritti umani nel mondo, l'attacco di Amnesty al governo è frontale: "La politica dell'immigrazione italiana e i respingimenti dei rifugiati che arrivano con le barche in alto mare - ha detto Weise - è espressione di un disprezzo dei diritti umani e delle persone veramente disperate che qui cercano solo aiuto".
"L'Italia sarà inoltre ritenuta responsabile di quanto accadrà ai migranti e richiedenti asilo riportati in Libia", si legge poi in una scheda allegata al dossier, dedicata al paese africano. Dove, ricorda Amnesty, non esiste "una procedura d'asilo" e non viene offerta "protezione a migranti e rifugiati". Pertanto "considerato l'effettivo controllo che l'Italia ha potuto esercitare, seppur in zona extraterritoriale sulle persone soccorse l'Italia sarà ritenuta responsabile di quanto accadrà ai migranti e ai richiedenti asilo riportati in Libia".

Le preoccupazioni di Amnesty sono del resto supportate dai dati che arrivano dal paese guidato dal colonnello Gheddafi, peraltro atteso a giorni a Roma per una visita che già in molti contestano. Secondo lo stesso rapporto, in Libia si praticano "tortura e altri maltrattamenti nei confronti di migranti, rifugiati e richiedenti asilo in stato di detenzione", mentre "a questi ultimi non è stata data protezione, come richiesto dal diritto internazionale sui migranti".
Sempre nella sezione dedicata al Paese 'amico dell'Italià si legge che "il 15 gennaio le autorità hanno annunciato l'intenzione di espellere tutti i migranti illegali e hanno conseguentemente condotto espulsioni di massa di ghanesi, maliani, nigeriani e cittadini di altri Paesi".
Inoltre "700 eritrei, uomini, donne e bambini che sono stati detenuti, sono ora a rischio di rimpatrio forzato malgrado i timori che li avrebbero visti esposti a gravi violazioni dei diritti umani in Eritrea".
Netta infine la condanna di Weise anche della norma che "fa distinzione fra i reati commessi da italiani o da immigrati irregolari" e che s'inserisce in un trend di "criminalizzazione dei gruppi minoritari, elemento tipico di ogni campagna elettorale". Weise non tralascia di contestare il governo per la vicenda della nave cargo Pinar dell'aprile scorso quando "sia le istituzioni italiane che maltesi hanno disatteso - ha denunciato - una delle regole nota a tutta la gente di mare: salvare vite umane è un imperativo assoluto e deve avere priorità su tutto". di Federica Di Carlo

Trieste, Luigi Luca Cavalli Sforza: “Il razzismo non ha basi scientifiche”

La genetica non c'entra. A differenziare i gruppi umani è invece l'evoluzione culturale: le conoscenze, le innovazioni, i costumi, le abitudini del vivere. E dunque il razzismo non ha alcuna base scientifica. Così Luigi Luca Cavalli Sforza, genetista di fama internazionale, docente alla Stanford University e direttore dell'opera Storia della cultura italiana edita da Utet di cui è da poco uscito il primo volume Terra e popoli, ha rilanciato un messaggio di chiaro segno antirazzista al convegno, in corso a Trieste, dedicato alla diversità umana.
“Il razzismo – sottolinea Cavalli Sforza - è semplicemente l'intolleranza per le persone che sono diverse da noi”. “Le differenze visibili – continua – sono innegabili. Ma il nostro aspetto, su cui si focalizza tanta attenzione, in realtà coinvolge una piccola quota del codice genetico umano. Ben più importanti a differenziare i gruppi sono invece gli atteggiamenti culturali”.
Sfatati i presunti fondamenti scientifici del razzismo, il convegno – promosso dal Dipartimento di storia e storia dell'arte dell'ateneo triestino e dalla Scuola dottorale in scienze umanistiche in collaborazione con la Sissa – Scuola superiore di studi avanzati con il supporto della della Fondazione Kathleen Foreman Casali – prosegue oggi la sua suggestiva carrellata sulle mille sfaccettature della diversità umana affrontata con un approccio interdisciplinare da esperti di genetica, neuroscienza, storia e letteratura.
Centrale, in questa disamina, il capitolo dell'educazione. Se, come sottolineato da Cavalli Sforza, l'evoluzione umana procede su impulso dell'evoluzione culturale, proprio la cultura può sostenerci nella lotta al pregiudizio e alle discriminazioni. “In un periodo in cui sembrano riemergere antichi fantasmi – dice infatti Gacomo Todeschini, direttore del Dipartimento di storia e arte – è necessario riuscire a proporre una riflessione a tutto campo sul tema del razzismo capace di intrecciare i temi della scienze biologiche a quelli delle scienze umanistiche e all'etica. Solo così possiamo pensare di riuscire a dare concretezza ed efficacia al discorso antirazzista”. da L’Unione Informa, del 28 maggio 2009 - 5 Sivan 5769

Diritti Globali, Rapporto 2009: in Ue razzismo pervasivo e persistente

Nonostante il 2008 sia stato l'Anno europeo del dialogo interculturale, la realtà si è dimostrata ben diversa. Pregiudizi, discriminazioni e xenofobia diffusi fino a sfociare in alcuni casi in episodi di violenza si sono registrati in vari Paesi europei e soprattutto in Italia, con responsabilità mediatiche e politiche a vari livelli. Particolarmente grave e' la tendenza ad estendere a intere comunità etniche responsabilità individuali, soprattutto nei confronti di Rom e Sinti. Lo denuncia il Rapporto sui Diritti Globali 2009, pubblicato Società INformazione.
Un razzismo ''pervasivo e persistente'' in Europa in molti importanti settori della vita sociale quali lavoro, casa, istruzione, salute, ordine pubblico, accesso a beni e servizi, media, secondo l'European Network Against Racism (ENAR), che ha sottolineato il cosiddetto racial profiling, cioè l'utilizzo di criteri ''etnici'' nella selezione dei soggetti da sottoporre a controllo.
Particolarmente allarmante, poi, il fatto che sia sempre più evidente la tendenza a considerare ''accettabili'' i crimini razzisti e i maltrattamenti contro appartenenti alle minoranze etniche e religiose, anche all'interno delle forze di polizia e di altre autorità quando non da parte dei legislatori. Un po' ovunque in Europa manca un serio monitoraggio del fenomeno da parte delle istituzioni, cosa significativa almeno quanto la diffusa impunità, nonostante alcuni strumenti legislativi recentemente introdotti nella legislazione europea.
Secondo l'Agenzia europea per i diritti fondamentali, il problema delle scarse rilevazioni è tale da far sorgere il dubbio che gli Stati membri che fanno registrare un maggior numero di episodi a sfondo razzista e xenofobo siano in realtà solo quelli che svolgono un monitoraggio più attento e capillare. da ASCA

Berlusconi dichiara lo stato di emergenza anche in Piemonte e in Veneto

In aprile il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi aveva prorogato le ordinanze per l’emergenza “nomadi” in Lombardia, Lazio e Campania, da ieri l’emergenza è estesa anche al Piemonte e al Veneto. Infatti, ieri il Consiglio dei Ministri con decreto firmato dal premier ha nominato i prefetti di Torino e Venezia commissari straordinari per il Piemonte e il Veneto. Lo ha annunciato il ministro dell'Interno, Roberto Maroni (in foto) al termine del CdM. Il responsabile del Viminale ha ricordato che le ordinanze erano state emanate il 31 maggio 2008. "Lo scorso anno vennero emanate tre ordinanze - ha detto Maroni - che nominavano i commissari per un anno. In questo periodo di tempo sono state fatte le operazioni di individuazione dei campi regolari e abusivi, di censimento nei campi, di identificazione e di definizione di programmi di intervento per la messa in sicurezza dei campi, con interventi strutturali, igienico-sanitari, assistenziali, con l'attuazione dei Comuni".
Nei giorni scorsi, ha spiegato il ministro dell'Interno, "mi sono stati presentati i progetti per la realizzazione di villaggi e di campi attrezzati con la riqualificazione di quelli che ci sono o l'individuazione di nuove aree per la realizzazione di campi attrezzati e sorvegliati, con situazioni igienico-sanitarie degne di esseri umani". "La realizzazione di queste strutture parte in questi giorni, richiede il tempo necessario e c'è stata la necessità di prorogare le ordinanze per i tre commissari per la fase due".
"Ho inoltre accolto le richieste che venivano da altre realtà ed abbiamo esteso questa disposizione alle regioni Piemonte e Veneto", con la nomina a commissari straordinari dei prefetti di Torino e Venezia. I nuovi commissari "potranno usufruire dell'esperienza delle altre regioni per completare gli interventi nei prossimi 12 mesi, per risolvere una questione drammatica come quella di un anno fa, con decine e decine di campi abusivi, situazioni di degrado e minori abbandonati a se stessi".

mercoledì 27 maggio 2009

Reggio Emilia, un Sinto in Consiglio Comunale

Vladimiro Torre è candidato a Reggio Emilia nelle prossime elezioni comunali. Torre è candidato nelle liste di Rifondazione Comunista, unica formazione politica in Italia che ha chiesto a Rom e Sinti di candidarsi nelle proprie liste per le elezioni europee e candidando Dijana Pavlovic nella circosrzione del Nord Ovest (Lombardia, Piemonte e Liguria). Rifondazione conferma una sensibilità alle questioni delle minoranze iniziata nel 2005 con la candidatura e la elezione di Yuri Del Bar nel Consiglio comunale di Mantova.
Vladimiro Torre così si presenta ai reggiani
Mi chiamo Vladimiro Torre, sono sinto e cittadino italiano nato a Carpi (MO) il 20.08.1946. Con la mia famiglia vivo a Budrio di Correggio (R.E.) dove ho acquistato un terreno su cui ho montato delle casette prefabbricate per me e per i miei figli. Ho sempre fatto il giostraio impegnandomi per migliorare le condizioni della categoria e, più in generale, per i diritti dei sinti e dei rom. Dopo diverse esperienze nel campo dell’associazionismo, nel 1998 ho fondato la sezione reggiana dell’associazione Them Romanó - ONLUS – in collegamento con l’associazione Them Romanó di Lanciano (CH), che oggi fa parte della Federazione Rom e Sinti Insieme. Them Romanó di Reggio ha come scopi principali la tutela dei diritti civili, la promozione della cultura, la formazione professionale dei sinti e dei rom ed inoltre l’organizzazione di corsi e seminari per operatori che lavorano a contatto con questa popolazione. Mi sono sempre battuto per migliorare le condizioni di vita della mia gente, per dare loro la possibilità di uscire dai cosiddetti “campi nomadi”, convinto che la difesa dei diritti di tutti i cittadini italiani cominci proprio da quelli troppo spesso dimenticati dei rom e sinti. Infatti, noi di Them Romanó abbiamo ottenuto un miglioramento della legge regionale che prevede i “campo nomadi” introducendo, a livello legislativo, la possibilità di costruire micro-aree al loro posto. Adesso ci attende un’altra battaglia: quella di essere riconosciuti come minoranza linguistica dallo Stato Italiano.
Nel 2005 ho pubblicato, con altri sinti, il libro “Storie e vite di sinti dell’Emilia” della CISU Editore per far conoscere a tutti gli italiani la nostra storia e le difficili condizioni della nostra vita.

Bolzano, è stata scoperta la targa commemorativa in memoria dei Sinti vittime dell’olocausto

Questa mattina di fronte al muro del lager di Bolzano è stata scoperta la targa in memoria dei Sinti sterminati durante il periodo nazifascista. Alla cerimonia hanno partecipato i rappresentanti delle diverse comunità sinte del Trentino Alto Adige, guidate dal Presidente dell’associazione Nevo Drom, Radames Gabrielli. Presenti anche rappresentanti dell'associazione Sucar Drom e Sinti Italiani di Vicenza.
Il Sindaco di Bolzano ha aperto la cerimonia con parole toccanti che rendono giustizia ad anni di oblio per i tanti Sinti e Rom sterminati dalla furia razzista. Presenti anche diversi esponenti della Giunta Comunale e della Giunta provinciale di Bolzano.
Radames Gabrielli subito dopo il Sindaco ha ricordato che mentre la Germania da lungo tempo sta facendo i conti con la propria storia, l’Italia quei conti non li ha ancora fatti. Tant’è che ancora nel 2000, quando è stata Istituita la "Giornata della Memoria" con la Legge 211, non si fa menzione delle vittime Sinti e Rom.
Bolzano però si distingue rispetto al resto d'Italia. Infatti, la sensibilità della sua giunta comunale e del sindaco in testa, ha permesso che venga oggi scoperta in questo luogo simbolo della deportazione una targa commemorativa per tutti i Sinti che sono periti durante l’olocausto.
Questo è un evento di grande importanza simbolica per tutti i Sinti d’Italia, e in particolar modo per i Sinti del Trentino Alto Adige. Una targa commemorativa davanti al lager di Bolzano, dove anche molti Sinti, oltre a tanti altri deportati sono passati per essere destinati ai campi di sterminio sparsi in Europa, verso l'ignoto. Oggi purtroppo sappiamo che la maggior parte di loro non ha mai fatto ritorno da quel lungo viaggio.

Roma, l'Antica Sartoria Rom ti aspetta in piazza Mastai

L'Antica Sartoria Rom espone fino a domenica 31 maggio gli abiti confezionati dalle romnià a Roma in piazza Mastai in uno stand concesso da Sinistra e Libertà.
Il presidente ci ha rilasciato la seguente dichiarazione: "Se avete moltissime cose da fare ma nessuna di queste vi attrae particolarmente, se sentite che sta per venire l'estate ma un caldo tropicale immobilizza le vostre membra e le vostre idee, se vi percepite soli di fronte al mondo e siete stati delusi dagli uomini, dalle donne, dalla legge, se vi sentite disgustati dalla vita e dall'esistenza in genere ma nonstante tutto siete ancora alla ricerca dell'anima gemella, venite subito a trovarci! Alzando gli occhi verso il cielo di piazza Mastai l'insostenibile pesantezza dei fatti che gravano sulla vostra mente evaporerà come per incanto !"
L'Antica Sartoria Rom vi aspetta e vi propone nuovi capi per la stagione estiva, capi disegnati su misura al momento, accessori, vestiti da sposa,… e portateci le vostre idee: insieme potremo realizzarle.

Lo scandalo Berlusconi, lettera di Roberto Malini a La Repubblica

Cara Repubblica, spesso il Vostro giornale - come gran parte della stampa italiana - ha censurato le notizie diramate dal Gruppo EveryOne, notizie che, divulgate correttamente, avrebbero probabilmente limitato i danni della deriva razzista che ha caratterizzato l'Italia negli ultimi due anni. Poliziotti che pestano Rom e migranti, bambini che muoiono dopo sgomberi, esseri umani gravemente malati costretti a incamminarsi in allucinanti "marce della morte", violazioni atroci dei Diritti Umani che si susseguono nel colpevole silenzio mediatico.
Orrori di cui non resterebbe traccia se le relazioni, le testimonianze, le evidenze di una persecuzione non avessero ricevuto attenzione da parte delle Istituzioni europee, del Cerd, dell'Unhcr, che le hanno invece poste alla base di Risoluzioni e documenti ufficiali che stigmatizzano le politiche italiane contro Rom, migranti e poveri.
La nostra posizione critica nei confronti delle Istituzioni, fra l'altro, senza il sostegno mediatico nazionale, ci ha esposto e ci espone a intimidazioni di ogni genere, anche perché, grazie al nostro impegno, riusciamo spesso a evitare che le forze politiche xenofobe collochino i loro rappresentanti in posizioni chiave europee e internazionali. Il caso più recente, contro cui abbiamo già iniziato a batterci è la candidatura di Mario Mauro alla presidenza del Parlamento europeo.
A volte chiudete le porte alla verità: è una critica che ci sentiamo di rivolgerVi, dopo tante constatazioni. Nel frangente attuale, tuttavia, in cui pretendete sincerità e trasparenza da parte del presidente del Consiglio, non possiamo che provare ammirazione per il coraggio che mostrate nel sostenere i diritti dell'informazione nei confronti dei potenti. E' evidente - come ha scritto Livia Pomodoro, ricevendo scarso spazio nonostante il suo intervento fosse estremamente importante nell'ambito del caso Mills - che nella sentenza che condanna l'avvocato inglese vi siano state "imparzialità e correttezza da parte del Tribunale di Milano".

Ed è evidente che un leader politico dovrebbe dire la verità, anche di fronte a un evento imbarazzante come quello che riguarda la sua vita privata, anche perché il governo Berlusconi fa della moralità una bandiera. Il caso Noemi - con il suo corollario di capodanni in Sardegna caratterizzati da festini di giovani ragazze, nella residenza del presidente del Consiglio - avrebbe distrutto l'immagine di qualsiasi altro leader politico.
E' meschino, invece, da parte del centro destra, non cercare di spiegare i fatti - magari giustificando Berlusconi, che è un uomo e che come molti uomini subisce il fascino della bellezza giovane, come dimostrato dal precedente "scandalo" di palazzo Grazioli - ma nascondendoli dietro l'ipotesi di un complotto politico.
Secondo noi, il più grave scandalo Berlusconi, però, non è quello legato alla corruzione né all'ultima intervista al giudice Borsellino né alle minorenni e veline e neppure al suo potere di farsi confezionare leggi su misura, per evitare di subire giudizio.
Secondo noi, il vero scandalo Berlusconi risiede nelle sue politiche irresponsabili, che hanno condotto ai vertici dello Stato intolleranza, razzismo e persecuzione delle minoranze. Il vero scandalo Berlusconi consiste nella fine, da lui voluta, di qualsiasi progetto di inclusione dei Rom e dei migranti in Italia, di qualsiasi programma di educazione all'antirazzismo riservato alle nuove generazioni, dei valori contenuti nei più importanti documenti mai scritti dall'umanità: la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, la Carta dei diritti fondamentali nell'Ue, la Convenzione di Ginevra, la Costituzione. Non so se il Vostro coraggio basterà, contro un potere che ha pochi limiti e nessuno scrupolo. Comunque, grazie di provarci. Roberto Malini, Gruppo EveryOne

Gambolò (PV), il Pd al fianco dei Sinti

Scrivo la presente in qualità di portavoce del circolo PD di Gambolò e responsabile provinciale per la giustizia e sicurezza. In questa duplice veste rilevo, con vivo compiacimento, che il TAR ha recentemente annullato l’ennesima ordinanza di sgombero emessa dal Sindaco di Gambolò nel giro di un anno.
Ricordo che il "pomo della discordia" è rappresentato da un gruppo di cittadini italiani appartenenti alla minoranza sinta, che risiede da tempo risalente in Comune di Gambolò, e vive nei pressi del torrente Terdoppio, in precarie condizioni economiche.
Da circa quindici anni, tutte le precedenti amministrazioni e, in particolare l’ultima di centro sinistra, hanno proposto di risolvere questo problema cercando di mettere in regola un luogo dove le famiglie di Sinti potessero vivere dignitosamente.
Fa eccezione l’attuale amministrazione di centro destra che, sulla scia di una vittoria elettorale fondata tra l’altro proprio sul boicottaggio del campo nomadi proposto dall’opposta fazione, ha optato per lo sgombero senza proporre alcuna adeguata soluzione abitativa.
A fronte di quest’ultima proposta amministrativa, che ha subito l’ennesimo diniego da parte delle competenti autorità di controllo, corre l’obbligo di rilevare che, a distanza di un anno, non solo il problema resta irrisolto, ma è stato perso inutilmente dell’altro tempo e speso, in modo altrettanto inutile, denaro pubblico in legali e carta bollata.
Quindi l’esito di quest’ultimo giudizio manifesta ancora una volta l’inconsistenza di un certo modo di fare politica, molto di moda in questo momento, specie nel centro destra, fondato su soluzioni di corto respiro, che cavalca le sollecitazioni del momento ed é destinato a "soddisfare la pancia della gente" ma non a risolvere in modo strutturale i problemi.
Ma vi è di più.

Il semplice fatto che proposte di questo tipo vengano liberamente avanzate da un pubblico amministratore in modo estemporaneo e senza reali motivazione non può non lasciare stupiti e preoccupati (se non indignati) perché è il segno di una regressione civile che sta cambiando nel profondo il modo di essere della società italiana.
Quando un sindaco cioè un soggetto dotato di pubblica responsabilità fa dichiarazioni e assume decisione volte a trattare in modo diseguale la propria cittadinanza vi è il rischio che il "cittadino comune", a sua volta, si senta legittimato, non solo a pensare nello stesso modo, ma ad adottare lo stesso comportamento, innescando analoghe forme di trattamento diseguale se non di rifiuto del diverso.
Questa prassi ci sta portando, in modo strisciante, complice anche l’ascesa di problematiche quali il terrorismo internazionale di marca islamica, l’aumento incontrollato dell’immigrazione e la recente crisi economica, verso un profondo cambiamento della nostra società che è passata da una società solidaristica fatta di concittadini che se bisognosi si dovrebbero aiutare, ad una società in cui l’altro se diverso diventa un nemico da cui difenderci ed abbattere.
Tollerare questa situazione significa lasciare consolidare questo atteggiamento a discapito degli stessi principi che fondano la nostra Costituzione.
Pertanto, occorre reagire concretamente contro l’ascesa di questi comportamenti antisociali consci dell’importanza dei valori fondamentale che rischiamo di perdere quali il rispetto del principio di uguaglianza e della dignità umana. Patrizia Romano, Circolo PD di Gambolò, Segreteria Provinciale PD di Pavia.

Siglato il protocollo d’intesa tra il ministero dell'Interno e Telefono Azzurro per la gestione del numero verde europeo 116-000

È stato siglato al Viminale, dal ministro dell’Interno Roberto Maroni e dal presidente dell'Onlus Telefono Azzurro Ernesto Caffo, il protocollo d’intesa per la gestione del numero unico europeo 116-000.
Parte così, proprio in occasione della giornata internazionale dei bambini scomparsi, la linea telefonica dedicata alle segnalazioni di scomparse che riguardano bambini e adolescenti italiani e stranieri: un servizio gratuito accessibile 24 ore su 24, 7 giorni su 7, attivo nella maggior parte dei paesi europei, che sarà gestito dall'associazione Telefono Azzurro.
L’Onlus, infatti, dotata di operatori specificamente formati e in grado di comunicare anche in lingua inglese, mette a disposizione la sua struttura operativa di Palermo. Il servizio, oltre a rispondere alle segnalazioni di scomparsa, darà supporto alle indagini attivando immediatamente Polizia e Carabinieri.
«Oggi è una giornata importante - ha commentato il ministro dell'Interno Maroni - che conferma l'impegno, che il Governo italiano assicura, per la tutela dei minori e per garantire loro un futuro certo». Con il nuovo servizio, ha detto , si vuole «accendere un faro sui bambini-ombra».
L'attivazione del numero verde, infatti rappresenta un’ulteriore tappa, «non la prima e non l’ultima», ha commentato Maroni, «nell’esclusivo interesse della tutela dei diritti dei minori».

Il ministro ha infatti ricordato l’attivazione, nei giorni scorsi, di una task force in difesa dei minori contesi, con ministeri Giustizia, Esteri e Pari Opportunità, oltre ai provvedimenti, approvati alla Camera e ora all’esame del Senato, che introducono inasprimenti delle pene e nuovi reati per contrastare i fenomeni di violenza e sfruttamento minorile.
Dall’analisi complessiva dei dati si rileva che il numero dei minori scomparsi ha avuto un costante incremento dagli anni ’90; ciò è riconducibile ai mutamenti socio-economici degli ultimi anni ed in particolare ai flussi migratori (i minori scomparsi, e ancora da rintracciare, dal 1 gennaio 1974 al 30 settembre 2008 in Italia sono 9.802, di cui 1.722 italiani e 8.080 stranieri - dati del Servizio Centrale Operativo del Dipartimento di Pubblica Sicurezza).
Il processo, supportato dalla Commissione europea, si conclude con l’attivazione simultanea in dieci Paesi: Ungheria, Polonia, Slovacchia, Portogallo, Belgio, Danimarca, Olanda, Grecia e Romania, paesi con i quali Telefono Azzurro già collabora come membro nella Federazione Missing Children Europe con l'obiettivo di agevolare la costruzione, a livello europeo, di buone prassi di contrasto del fenomeno della scomparsa di minori.
L'iniziativa verrà pubblicizzata con una campagna informativa che partirà, nel rispetto della legge, dopo la tornata elettorale di giugno.

Napoli, la cronaca di un omicidio

Martedì 26 maggio ore 19,45. Attraverso con passo svelto Piazza Montesanto per raggiungere la Funicolare che mi porterà su al Vomero. Nella piazza il solito formicolio di gente che va, che viene, che parlotta, che vende, che osserva. E’ l’ombelico di Napoli: vi confluiscono due linee di metropolitana regionale, la linea della più antica metropolitana d’Italia, la svelta funicolare.
Un via vai di gente di ogni condizione, di ogni età, di ogni colore che a volta forma un vero e proprio ingorgo di persone proprio come nelle più affollate e attive megalopoli del mondo.
La Chiesa di S. Maria delle Grazie ha da poco chiuso i battenti dopo la messa vespertina; i pochi fedeli sono sciamati via. A quest’ora, in questa stagione, nella piazza e nelle strade circostanti cresce l’eccitazione, le voci si fanno più alte. Sta per finire un’altra giornata; le motorette con una, due, tre persone a bordo, tutte rigorosamente senza casco, sciamano in ogni direzione anche attraverso il piazzale pedonale antistante la stazione della Cumana.
In questo animato teatro di caos ordinario avverto subito qualcosa di anomalo. E’ un motorino con due (giovani?) a bordo che risale velocemente contromano via Portamedina irrompendo nella piazza tra la folla, velocemente. Troppo velocemente per l’ordinario caos. A breve distanza due moto più potenti, scure. Ciascuna porta due uomini vestiti di nero con caschi integrali neri. Avanzano altrettanto velocemente. Osservo più incredulo che incuriosito. Alla mia altezza, ad una ventina di metri di distanza, vedo il centauro passeggero della prima moto che estrae una grossa pistola. Si erge sul predellino della moto e così con la pistola nel braccio levato in alto grida qualcosa di concitato in quello che mi sembra essere dialetto napoletano. Intuisco che sta per accadere qualcosa di drammatico e guadagno ... molto coraggiosamente... l’androne della Stazione Cumana. Faccio appena in tempo. Tre – quattro colpi come quelli dei mortaretti di capodanno echeggiano nell’aria. Una marea di gente si riversa dalla piazza all’interno della stazione in preda al panico.. Decido di avviarmi verso la funicolare, più al sicuro. Domani leggerò in cronaca la notizia di un’ordinaria giornata malavitosa.
Sulla terrazza coperta della stazione un mare di persone osserva tra il preoccupato e l’intimorito la sottostante piazza ora ripopolatasi all’inverosimile da curiosi discesi dalle strade e dai vicoli vicini. Supero i varchi liberi della Funicolare (misura di sicurezza?); il trenino non è ancora partito, si attarda. Intravedo nel passetto che mette in comunicazione la piattaforma d’imbarco della funicolare con quella della Circumflegrea un uomo riverso a terra piegato su se stesso; una fisarmonica a terra; un colore scuro che macchia la maglietta a righe dietro le spalle, appena sotto il cuore... Una donna in ginocchio si dispera accanto a lui; mi è sembrata essere rom.

Ritorno correndo sui miei passi e rivolto alla massa di persone che si accalca alla balaustra della terrazza mi sento gridare: “c’è un medico? c’è un medico? c’è una persona ferita là dietro!” . Tre vigilantes si girano di scatto e si precipitano verso il luogo indicato; uno di questi nella concitazione perde qualcosa di metallico che striscia sul pavimento...
Ritorno verso il ferito; il poveretto non si muove più, la donna che era con lui piange in silenzio.
Sulle ampie scale d’uscita della funicolare, una borsa nera ricolma di qualcosa è lì, riversa a terra a metà della rampa. E’ stata abbandonata. D’istinto tento di mettere in relazione quel corpo esamine con quanto è accaduto poco prima nella piazza e mi chiedo come sia stato possibile. Io ho impiegato ben poco, portato dalla scala mobile, a raggiungere il piazzale superiore e lì ho trovato quell’uomo. Certamente non mi ha preceduto nel mio percorso. Forse è stato raggiunto da uno di quei maledetti proiettili mentre era nella piazza o mentre guadagnava l’uscita della funicolare ed è poi risalito spaventato cercando rifugio e protezione, chissà..
Sento delle sirene, penso: è l’autoambulanza chiamata dagli addetti delle stazioni o da altre persone che con il telefonino si sono messe in contatto con un’emergenza, forse il 113 o il 118. No, è una volante della Polizia. Sono disorientato... eppure l’Ospedale dei Pellegrini è lì a 100 metri; chissà .. portarvi quell’uomo a braccia o in barella... Alle 20 gli addetti della funicolare chiudono le porte a vetro del passetto di comunicazione per isolare più degnamente quel poveretto che è ancora lì e non si muove più...
Risalgo con la funicolare al Vomero e quindi ridiscendo per via Scarlatti. E’ tutto così normale... non posso non notare la stridente differenza. E’ un altro mondo.
Passo da una realtà dove sembra che regni l’anarchia a un mondo ordinato e tranquillo.
Un mondo fatto di diversi; volti conformi, appagati, compiaciuti che camminano e passeggiano tranquilli sotto la tutela di presìdi interforze: Vigili Urbani, Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza, Esercito. Sì proprio l’Esercito. E mi viene da pensare: ‘ma tutto questo folto nucleo di presenze vigili che s’intercambiano per difendere la tranquillità di borghesi di destra, di centro e di sinistra (talvolta anch’io fra questi) dall’esuberanza anche spinta di quei ragazzi della 167, non sarebbe più opportuno farli stazionare o almeno anche stazionare nell’ombelico di Napoli, nel luogo più trafficato di tutta la città, dove transitano decine di migliaia di persone al giorno?’. Gente che lavora, gente che vive, gente che si agita. Certamente la gente più attiva e rappresentativa della nostra realtà cittadina. Gente che rischia di perdere la vita nelle pieghe di sciagurati raid camorristici.
Perché questa disparità? Non potrebbe sembrare anche questa una forma di razzismo strisciante?
Quante volte ho sentito dire: ..lì, in quella zona.. ..mamma mia.., statevi attenti.., ..ho paura di camminare.. E’ la zona della Pignasecca, talvolta sottolineata con tono dispregiativo. E’ il suk di Montesanto.
C’è da chiedersi, se così stanno veramente le cose, perché mai questa zona, la più centrale, la più trafficata di Napoli sia diventata così. Non certo perché è abitata dal ‘popolo delle scimmie’ come sentii dire inorridito da un illustre personaggio ma perché lì lo Stato lì non è stato mai presente tra la gente.
Ci si è mai chiesti seriamente perché mai quando le forze dell’ordine compiono un’azione di tutela, persone e personaggi tentano di impedirne l’azione? evidentemente perché si sentono minacciati. Minacciati da che cosa? Da alieni nel loro territorio. Quel territorio che è considerato proprio, non della comunità. E allora si possono osservare le cose più incredibili, quelle che fanno in negativo il colore di Napoli: paletti davanti a tutti i bassi, negozi, locali, sottolocali, portoni per garantire il proprio posto auto o per impedire che quello spazio venga occupato da altri... Verande ben curate, costruite a livello strada, che implementano all’esterno, sulla strada pubblica, bassi rimessi a nuovo. Mercanzie esposte che occupano tutto lo spazio del marciapiede, proprio lì dove è avvenuto il raid. Bancarelle improvvisate di cingalesi che occupano come un nastro colorito lo stretto passaggio pedonale di via Forno Vecchio e quando sei con la carrozzina del nipotino e ti lamenti con loro, ti sorridono dicendo ‘..sì, sì..’ (povero fesso?).
L’Ospedale dei Pellegrini, il più antico e glorioso della nostra città è cinto d’assedio da bancarelle che non vengono smontate neanche la notte. Sulla ringhiera di recinzione addirittura è installato un rullo di tendaggio già quasi arrugginito... E’ il suk di Montesanto, uno dei tanti di Napoli.
Come è possibile sperare che le cose cambino? Altro che azioni di polizia e di pulizia dimostrativa. Quelle durano due-tre giorni, poi tutto ritorna come prima. Altro che azione di facciata, forse Occorrerebbe ben altro, forse il Genio Militare per risistemare territorio e suolo pubblico, l’Esercito.
Già, quell’Esercito che è presente in via Scarlatti e che non si è mai visto a Piazza Montesanto. di Ernesto Cravero, Cittadino, Docente della Federico II, Confratello (pubblicato da Il Mattino)

Milano, la politica degli alleggerimenti

La chiamano moral suasion. Non osano dirlo in italiano, ma quel ‘moral’, grida scandalo, detto dagli amministratori più immorali –dal governo in giù. Giù, giù giù- che l’Italia abbia mai avuto. ‘Persuasione morale’, vuol dire. Che c’è di persuasivo in uno sgombero? La ruspa? Gli agenti in divisa antisommossa? Grate e sbarramenti antizingari, realizzati coi soldi dell’Unione Europea (anche nostri), dati per migliorare le loro condizioni?
Che c’è di… morale? In centoventi sgomberi in due anni e mezzo? Spesso operati sulle stesse persone e famiglie a ripetizione?
Le parole sono importanti: oggi gli azzeccagarbugli parlano un’altra lingua, in casa, per non farsi capire. Che sia un residuo di vergogna? Ma no, ecco una parola che non capiscono, neanche detta in italiano.
Un'altra area restituita ai milanesi e alla città. Ne parlano come se si trattasse di cantieri liberati da mafia e ‘ndrangheta (robe siculo-calabresi, come ognuno sa), come un’operazione di derattizzazione. Restituiamo aree, fisiche e morali, alla legalità: quella vera, che vale per tutti.
Alleggerimento, questo è il termine usato –uno sfoltimento, insomma, sfumatura bassa- per l’eliminazione di un po’ di famiglie dai campi rom comunali. Qui siamo quasi bucolici, a parlar di campi. Invece a Triboniano non c’è un filo d’erba e l’unica ombra, tolta quella di container e roulotte, è data dal traliccio dell’alta tensione. Mmmh, che nostalgia. di Ernesto Rossi, associazione Aven Amentza

martedì 26 maggio 2009

Bolzano, una targa commemorativa in memoria dei Sinti vittime dell’olocausto

Domani 27 maggio 2009, alle ore 11.00, sarà scoperta la targa commemorativa in memoria dei Sinti vittime dell’olocausto, presso il muro del lager di Via Resia. L’iniziativa è stata promossa dall’associazione Nevo Drom.
Questo sarà un evento di grande importanza simbolica per tutti i Sinti d’Italia, e in particolar modo per i Sinti del Trentino Alto Adige. Una targa commemorativa davanti al lager di Bolzano, dove anche molti Sinti, oltre a tanti altri deportati sono passati per essere destinati ai campi di sterminio sparsi in Europa, verso l'ignoto. Oggi purtroppo sappiamo che la maggior parte di loro non ha mai fatto ritorno da quel lungo viaggio.
La Germania da lungo tempo sta facendo i conti con la propria storia, quella più nera, quella delle deportazioni e dei campi di sterminio. Ma nonostante questo, persino nei grandi processi contro i crimini nazisti, come quello di Norimberga, non c'è menzione delle oltre 500.000 persone rom e sinte deportate, torturate e sterminate nelle camere a gas. Ci sono voluti parecchi anni prima che tra le altre vittime venisse riconosciuto anche lo sterminio di oltre la metà dell'intera popolazione europea di Sinti e Rom. Infatti solo all'inizio degli anni '80 il Governo tedesco riconobbe ufficialmente che durante il nazismo i Sinti e i Rom avevano subito una persecuzione su base razziale. A testimoniare questo riconoscimento da alcuni mesi a Berlino è in costruzione un monumento che costerà al Governo tedesco la somma di due milioni di euro e sorgerà di fronte il Reichstag, la sede della camera bassa del parlamento.
In Italia i conti con la storia di quegli anni non sono ancora stati fatti fino in fondo. Non del tutto. Basti pensare che ancora nel 2000, quando è stata Istituita la "Giornata della Memoria" con la Legge 211, non si fa menzione delle vittime sinte e rom.
Bolzano però si distingue rispetto al resto d'Italia. Infatti, la sensibilità della sua giunta comunale e del sindaco in testa, ha permesso che venga depositata una targa commemorativa per tutti i Sinti che sono periti durante il genocidio. Alla cerimonia parteciperà anche il Vice Presidente della Provincia di Bolzano che ha riconosciuto le ragioni dell’iniziativa, dopo l’incontro con Radames Gabrielli, Presidente dell’associazione Nevo Drom.

Gambolò (PV), il Naga e i Sinti hanno vinto una causa strategica contro le discriminazioni

Il Naga comunica con soddisfazione la decisione del Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia - Milano di sospendere lo sgombero di cittadini italiani di origine sinta residenti, da generazioni, nel comune di Gambolò (PV). Noi di U Velto ci congratuliamo con il Naga per la storica vittoria conseguita.
“La decisione di sgomberare l’area in cui vivono i cittadini Sinti si fonda solo una volontà discriminante, non sussistono, in alcun modo i presupposti per un atto di questo tipo e il TAR di Milano, con l’ordinanza di sospensione dello sgombero, l’ha riconosciuto” afferma Pietro Massarotto presidente del Naga “Inoltre si ribadisce che, secondo la legge italiana e le norme internazionali, la protezione delle minoranze si sostanzia non solo in obblighi di natura negativa, ma anche in doveri di protezione e valorizzazione delle differenze” prosegue Massarotto.
Il Naga, da oltre vent’anni fornisce assistenza sanitaria, sociale e legale a cittadini stranieri, “Dover difendere in giudizio lo sgombero forzato di cittadini italiani da un Comune in cui risiedono da più di ottant'anni appare veramente paradossale. Tuttavia, ciò dimostra, una volta di più, che le attuali politiche repressive colpiscono tutti ed in particolare il soggetti più deboli”, conclude il presiedente del Naga.
Il Naga continuerà a svolgere attività di assistenza e di difesa dei diritti di tutti e si augura di non dover più ricorrere ad un Tribunale per fermare un provvedimento di sgombero senza alternative. Per maggiori informazioni: Naga, telefono 02 58102599, cellulare 349 1603305

lunedì 25 maggio 2009

La belva umana

«Devono solo provare a darmi fastidio. Non si devono permettere. Se toccano la "robba" mia, se toccano mia madre, mia sorella o la mia ragazza, mi faccio giustizia da solo. Tanto la polizia che viene a fare. Oggi li mettono in galera, domani stanno fuori. Io sono buono e caro, ma potrei pure diventare matto».

Dopo il raid notturno di Villa Gordiani (Roma), dove la comunità bengalese si preparava ad allestire una festa per il Capodanno, e l’aggressione di Tor Bella Monaca ai danni di due Albanesi, due episodi tra i più recenti di xenofobia applicata, tocca riflettere per l’ennesima volta sullo stato di questa nazione.
È difficile trovare le ragioni di una deriva così esasperata, rintracciare stralci di razionalità dentro un sentire nazionale che si fa di giorno in giorno più belluino: un vulcano in cui la paura, la povertà culturale ed economica, il vuoto di ideali, la mania semplificatrice, l’infelicità diffusa e la rabbia che monta formano un magma, che ribollisce e borbotta, finché diviene incontenibile e deborda incandescente.

(clicca sul titolo per leggere tutto il post)

Completa il magma anche un altro ingrediente, essenziale perché la narrazione ferina attecchisca: è l’ignoranza.
Un tipo di ignoranza speciale, però: composta non (solo) dall’aver poco e male frequentato le istituzioni scolastiche, ma anche dal coltivare in sé una granitica resistenza all’umana curiosità, all’istinto di conoscenza, al miglioramento e al progredire.
Un’ignoranza ben salda, indossata con orgoglio.
Un’ignoranza che farebbe tenerezza, se non fosse così feroce.
La narrazione xenofoba scalda gli animi della popolazione più semplice, tra i cui ranghi si sente forte il bisogno del nemico, il colpevole di ogni male.
Il messaggio passa per i media di più popolare accesso, televisione in primis. È un messaggio facile, tagliato su misura.
Slogan, piuttosto che discorsi; etichette approssimative, non descrizioni; terrorismo psicologico, non fatti; spot, non approfondimenti.
A chi non ha i mezzi per leggere la realtà in modo personale e articolato, viene data in pasto la propaganda; una rivisitazione del reale, in versione piccolo schermo, funzionale al potere.
Si rispolverano allora i temi classici, che da sempre e ovunque, dal conflitto dei Balcani a quello in Rwanda, infiammano i bassi ventri.
È una pratica assodata, di sicuro successo.
Siete in pericolo: voi, le vostre donne, i vostri figli, le vostre proprietà, le vostre tradizioni.
Una retorica patriarcale e maschiocentrica è d’obbligo, naturalmente, dato il pubblico cui la narrazione si rivolge; come sono dei must i temi della proprietà da difendere (“la robba mia” della citazione iniziale, in cui rientrano anche le donne di famiglia) e della cultura/tradizione, una categoria imprecisata e fai-da-te, in cui ognuno fa rientrare quello che crede, dalla fede religiosa a quella calcistica.
Giorno dopo giorno, cronaca dopo cronaca, si costruisce l’immagine demoniaca dello “straniero” e del "diverso", minacciosi nella loro divergenza dalla presunta normalità, depositari dei mali di una nazione, e punching-ball contro cui sfogare tutta la propria frustrazione e la propria inadeguatezza.
Ai propri cittadini ignoranti, intristiti e senza risorse, un paese degno di questo nome dovrebbe fornire delle soluzioni, qualche mezzo in più, affinché la loro energia distruttiva possa diventare costruttiva, e la rabbia si trasformi in apertura.
In Italia, invece, pare che il kit per alleviare questi mali comprenda altro. Cose più… semplici, appunto: qualche divisa para militare, oggetti contundenti, accenni d’apartheid, urlacci, folklore violento e incitazioni all’odio.
Più tante, tante dosi di paura, iniettate nelle vene del paese. E la paura, si sa, diventa presto ferocia.
L’elettorato è garantito, e le spese le fanno sempre i soliti: sempre gli Altri. di Elena Borghi

sabato 23 maggio 2009

La macchia della razza

Anticipiamo qui alcuni passi dal capitolo finale del libro di Marco Aime La macchia della razza in uscita da Ponte alle Grazie (pp. 96, euro 8): in forma di lettera aperta a un bambino rom, uno di quelli cui si vogliono prendere le impronte digitali, spiega come e perché si è diffuso nella nostra società il pregiudizio contro gli stranieri. Di Aime, docente di antropologia culturale all’Università di Genova, è in libreria anche «Il diverso come icona del male», un dialogo con Emanuele Severino (Bollati Boringhieri, pp. 53, euro 8).
La solitudine fa crescere la paura, Dragan, e ci inventiamo un nemico comune per credere di essere uniti e solidali. In realtà siamo solo capaci di un individualismo collettivo. Più ci sentiamo soli e più ci aggrappiamo a idee astratte e vaghe come identità, altra parola divenuta buona per nascondere tutte le avarizie, tutti gli egoismi. L’identità la pensiamo, ma poi non la pratichiamo. La impugniamo come un bastone contro gli altri, ma non la frequentiamo nemmeno con quelli come noi. Identità significa pensarsi uguali a qualcun altro. Ma facciamo di tutto per essere diversi gli uni dagli altri.
Anche identità è una parola ambigua, non ha plurale, si presenta come portatrice di un’idea solitaria. Eppure il plurale ce l’ha: abbiamo un’identità di genere, religiosa, politica, di fede calcistica... siamo portatori multipli di identità. Ne possediamo un mazzo e giochiamo di volta in volta quella che scegliamo o che ci è concessa. Però oggi, quando pronunciamo la parola identità, pensiamo subito a quella etnica. Oggi, identità significa terra e sangue.
Siamo diventati «tribali», ci siamo stretti attorno al totem della nostra cultura, pronti a difenderlo. In realtà vogliamo difendere i nostri soldi, la nostra abitudine, non la nostra cultura. Non sapevamo nemmeno di averla, non lo sappiamo nemmeno ora. Ce lo dicono. Lo fanno per farci credere che abbiamo qualcosa da perdere e che solo loro possono difenderci. Il sapere, la cultura sono le uniche ricchezze che possiamo condividere, senza che ci vengano meno, Dragan. «Se tu hai una mela, e io ho una mela, e ci scambiamo le mele, avremo sempre una mela ciascuno. Ma se tu hai un’idea e io ho un’idea, e ci scambiamo le idee, allora avremo entrambi due idee» ha detto George Bernard Shaw. (clicca sul titolo per leggere tutto il post)

Abbiamo preferito tenerci ognuno la nostra idea e siamo diventati sempre più soli. E più poveri, di idee e nel linguaggio. Non riusciamo più a guardare lontano, che è ciò che ha fatto umani gli esseri umani. Animali stanziali nel pensiero, ecco cosa siamo oggi. Usiamo poche parole, sempre le stesse, perché abbiamo poco da dire, ripetiamo sempre le stesse cose. Aprirsi all’altro è il motore della cultura. La diversità offre nuove scelte, arricchisce il nostro mondo, arricchisce noi, fa entrare aria nuova. Ma abbiamo preferito chiudere le paratie e respirare l’aria stagnante della purezza. Piccolo non sempre è bello, se non sai cosa c’è fuori. Se non respiri ossigeno nuovo, che fertilizzi il tuo campicello. E’ sempre stato così, Dragan, gli uomini si sono scambiati merci e idee. Anche colpi di spada e di fucile, sì, è vero. Si incontravano e si scontravano. Nessuno è stato fermo, ancorato alle sue radici.
Quanta differenza possiamo sopportare? Non troppa, lo so, non troppa, ma molto più di quanto crediamo. E lo facciamo, tutti i giorni, ma non ce ne rendiamo conto. Sai, Dragan, cosa c’era scritto su un manifesto tedesco degli Anni Novanta? «Il tuo Cristo è ebreo. La tua macchina è giapponese. La tua pizza è italiana. La tua democrazia greca. Il tuo caffè brasiliano. La tua vacanza turca. I tuoi numeri arabi. Il tuo alfabeto latino. Solo il tuo vicino è uno straniero».
Sopportiamo tutta la differenza del mondo, se ci fa comodo, e nemmeno ce ne accorgiamo. Consumiamo cibi stranieri, usiamo oggetti di tutto il mondo, ma difendiamo la nostra terra, le nostre radici, la nostra tradizione, la nostra identità.
Fa paura, questo troppo parlare di identità, questo negare la natura multiforme delle nostre culture, delle nostre esistenze. Italianità, popoli padani... si sentono voci alle nostre spalle, Dragan, appena accennate, ma si fanno via via più forti. E’ una leggenda l’apporto di masse ingenti di uomini in tempi storici, dice una. Cancelliamo il passato, neghiamo di avere preso e dato cultura, come tutti i popoli.
«Dobbiamo difendere la nostra cultura» dicono e le voci, le voci, Dragan... I caratteri fisici e psicologici puramente europei degli Italiani non devono essere alterati in nessun modo.
Diciamo cultura, ma pensiamo razza. [...]
Sai, Dragan, anch’io avevo pensato, che certi atteggiamenti non fossero per forza razzisti. E lo penso ancora. Molte volte non è un problema di razza, ma di gente che lotta per le stesse, poche, scarse risorse. Odi l’altro non perché è altro, ma perché è o credi che sia contro di te. Accade spesso tra chi ha paura e può persino essere comprensibile. Ma ora non è così. Ora c’é anche odio fine a se stesso, c’è un bullismo razziale ignorante e senza alcuno scopo se non di riempire il vuoto emotivo di certa gente e le urne di schede per certi politici fomentatori. Il razzismo è una malattia sottile, scava nei cuori della gente, cancella pezzi di memoria, deforma lo sguardo.
Non è il razzista che mi spaventa, Dragan, sono gli altri a fare paura. Tutti quelli che sanno, che vedono e tacciono. I complici silenziosi. Guardano il tuo dito sporco di nero e... Nulla. Qualcuno tace, pensando che in fondo te lo meriti, ma non ha il coraggio di dirlo apertamente. Zingaro, ladro, in fondo cosa vuoi da noi? Altri pensano che sia sbagliato, ma tacciono anche loro. Perché complicarsi la vita? E poi, cosa ci posso fare io? [...]
Quando eravamo bambini, si faceva un gioco: se tu fossi il capo del mondo cosa faresti? E tu dovevi dire cova avresti voluto fare. Cosa farei ora? Sicuramente prenderei una spugnetta e ti pulirei il ditino, Dragan. E poi? Vorrei chiederti scusa, spiegarti che non siamo tutti così, ma servirebbe? E a chi? A te? No, cosa te ne fai delle mie scuse. Lo sai benissimo che non posso fare promesse a nome di altri. A me? Nemmeno, non mi sentirei migliore. Meglio tenersi ognuno ciò che prova, tu la tua rabbia e io la mia vergogna. Sono più sane di mille ipocrisie. (fonte: Tuttolibri, in edicola sabato 23 maggio)

Immigrati, le vittorie negate

All’opposizione di sinistra piace perdere, manifesta un certo gusto per la sconfitta. Basti considerare l’insieme delle misure su sicurezza e immigrazione, messe in cantiere dal governo. Rispetto alle proposte iniziali, l’opposizione ha incassato un sacco di vittorie, ma non le dichiara. Cito quelle più evidenti. Sull’iniziativa di schedare i bambini Rom prendendo le impronte digitali, il governo è stato costretto a una repentina marcia indietro. Quanto alla misura bandiera, il reato d’immigrazione clandestina, la sanzione che prevedeva inizialmente il carcere è stata declassata ad ammenda pecuniaria.
Ma le due principali vittorie sono quelle che riguardano l’eliminazione sia dei medici sia dei presidi «spia». Il governo aveva previsto di abrogare il divieto imposto al personale sanitario di denunciare gli utenti irregolari, un divieto introdotto dalla legge Turco-Napolitano e ribadito dalla Bossi-Fini. Ma le resistenze incontrate in Parlamento e nella società civile hanno bloccato il rischio delazione nella Sanità pubblica.
Lo stesso è avvenuto per l’istruzione. Il reato d’immigrazione irregolare, unitamente all’obbligo di presentare documenti di soggiorno validi per accedere ai servizi pubblici avrebbero potuto produrre «presidi spia», ma nella versione approvata dalla Camera è stato specificato che questi documenti non sono necessari per l’iscrizione alla scuola dell’obbligo. Restava il dubbio che mamme irregolari non potessero riconoscere i propri figli e che i figli sarebbero stati addirittura adottabili. Ma le madri che siano in grado di presentare un qualunque documento d’identità hanno diritto a un permesso che copre il tempo della gravidanza e i sei mesi successivi. Si aggiunga che secondo la Corte Costituzionale tale permesso va esteso anche ai padri.
Infine, il sottosegretario all’Interno Mantovano ha specificato che l’assenza del requisito di soggiorno regolare non può determinare l’impossibilità di compiere atti necessari a tutelare l’interesse dei bambini, e tale è la dichiarazione di nascita.
Non sappiamo però cosa avverrà di fatto. Non sappiamo se il timore generato dall’annuncio di norme poi ritirate produrrà comunque effetti dolorosi: se scoraggerà la frequenza scolastica dei bambini, se spingerà le madri a non partorire in strutture pubbliche sicure o addirittura a ricorrere all’aborto clandestino, se indurrà malati anche gravi a non farsi curare. Un suggerimento: invece di lamentare solo sconfitte, l’opposizione potrebbe cominciare a proclamare qualche vittoria. Questo, oltre a giovare alla propria autostima, contribuirebbe ad attenuare le paure degli immigrati irregolari e a evitare le temibili conseguenze che dalle paure possono derivare. di Giovanna Zincone, continua a leggere…

venerdì 22 maggio 2009

Roma, la lotta all'abusivimo inizia dalla casa di una famiglia rom

In molti ieri hanno visto sui telegiornali nazionali le scene strazianti di un Rom italiano che minacciava di tagliarsi la gola con un coltello (in foto) se fosse stata abbattuta la sua casa, costruita abusivamente nel Comune di Roma. E’ stato immobilizzato e arrestato con l’accusa di aggressioni e lesioni a Pubblico Ufficiale. Oggi si trova in carcere.
«Hanno colpito noi perché siamo zingari. Qui tutti hanno costruito in modo abusivo, tutti hanno pagato qualcuno, anche chi oggi è qui ad abbattere la nostra casa, anche i vigili urbani, perché non vedessero. Non abbiamo più pagato e ci hanno colpiti». È lo sfogo di uno dei componenti la numerosa famiglia di Rom italiani. La casa abbattuta avrebbe dovuto «ospitare una trentina di persone». I Rom hanno spiegato di avere comprato il terreno in quella zona «perché ci avevano detto che si poteva costruire abusivamente e, infatti, tutti sono abusivi».
Secondo il Comune di Roma il valore del manufatto, che tutti hanno visto in televisione, una volta finito, sarebbe stato di 800-900 mila euro. Ma di fatto era senza valore perché costruito senza che i proprietari avessero presentato la domanda di costruzione, il progetto esecutivo e direzione lavori
«Abbiamo fatto una demolizione importante anche per la proprietà della casa demolita» ha sottolineato il sindaco di Roma Gianni Alemanno. Che ha ammonito: «È solo l'inizio di una lunga serie di interventi del genere». Rafforzando quanto detto dall'assessore all'Urbanistica, Marco Corsini, che ha voluto vedere all'opera gli agenti della polizia municipale, 60 uomini e donne diretti dal comandante Antonio di Maggio che, oltre all'VIII Gruppo è responsabile dell'Ufficio antiabusivismo edilizio del Campidoglio. Spiega Corsini: «Stiamo allestendo un programma di demolizioni su tutto il territorio comunale, perché la repressione non rimanga un fatto episodico». Una prospettiva indicata dallo stesso Di Maggio: «Ne faremo altre nei prossimi giorni seguendo le direttive del sindaco Gianni Alemanno e dell'assessore Corsini».

giovedì 21 maggio 2009

Praga, il Partito nazionale ceco chiede la "soluzione finale" dei Rom, dure le polemiche

Il Partito nazionale ceco (Ns), di estrema destra, ha diffuso un video elettorale in cui suggerisce "la soluzione finale della questione zingara", evocando quella Aggiungi immagineperseguita dai nazisti con l'Olocausto degli ebrei.
Immediate le condanne dei politici: il nuovo premier Jan Fischer e il ministro per i diritti umani Michael Kocab hanno parlato di trasgressione della legge che hanno annunciato che metteranno a punto, assieme al ministero dell'interno, una proposta di bando del Partito nazionale.
La televisione e la radio ceca preparano una denuncia nei confronti del partito. “E' una scandalosa violazione dei diritti e delle libertà dell'uomo”, ha detto Kocab dello spot nel quale si vedono le immagini di famiglie e bambini rom alternate con slogan come 'Stop al razzismo dei neri', 'No al favoritismo degli zingari', o ' Non vogliamo parassiti neri fra di noi'.
“E' un puro isterismo del governo, essere messi al bando non ci preoccupa”, ha reagito Jiri Gaudin del Partito nazionale. “Vogliamo che sia eliminata la discriminazione positiva, i contributi sociali, e che questa gente sia costretta a lavorare”, ha detto Gaudin illustrando le intenzioni del suo partito. A suo dire, la "soluzione finale" vuol dire "il rimpatrio dei rom nel loro paese d'origine", ovvero "in India", ha aggiunto.
Nella Repubblica Ceca negli ultimi tempi aumentano le aggressioni contro i rom da parte di estremisti del Partito nazionale (Ns) e del Partito operaio (Ds, pure di destra). Un mese fa, sconosciuti avevano lanciato bottiglie incendiarie in una casa rom a Vitkov, al nord, causando ustioni gravi a una bambina di due anni. da newsletter l'Unione informa - 21 maggio 2009 - 27 Yiar 5769 (in foto il fermo di due membri del Partito nazionale ceco per la loro attività antirom)

Pensieri migranti

La discussione di queste settimane sul reato di immigrazione clandestina e in generale le norme contenute nel “pacchetto sicurezza” mi hanno provocato un grande senso di rabbia, frustrazione e impotenza.
Sensazioni che credo altri hanno provato, ma che non sono riuscite a diventare vero terreno di dissenso politico, sociale, morale. In alcune discussioni avute con amici, si è ricordato come anche noi siamo stati in passato un popolo di emigranti che ha subito le stesse restrizione dei diritti, le stesse angherie, gli stessi pregiudizi. Come se questo appello alla memoria fosse sufficiente a dare vita ad un percorso di riflessione critica, a sollecitare un passaggio dal silenzio alla azione concreta. Così non è stato e penso che così non potrà essere nemmeno in un prossimo futuro.
Credo infatti, che l'adesione degli italiani in modo così massiccio a queste misure discriminatorie e razziste non sia da imputarsi al fatto di aver dimenticato il nostro recente passato, il come eravamo; quanto proprio nel fatto di ricordarlo. Gli immigrati ci fanno da specchio, ci costringono a vedere come siamo. Non è l'estraneità a farci sentire minacciati, quanto piuttosto la rassomiglianza che mette in gioco la nostra emozionalità e che genera, nel profondo del nostro inconscio, una sensazione di sgomento.
Ci vediamo come siamo: simili a loro, fragili, insicuri, soli, e a rischio. Da questa angolatura non sono tanto le differenze a generare i conflitti quanto, paradossalmente, il loro venir meno. L'immagine di precarietà, di instabilità, di insicurezza, che il migrante ci rimanda fa risuonare le nostre paure, mette a rischio le nostre certezze.
Il diritto alla salute, la certezza del lavoro, il diritto allo studio, la sicurezza, la speranza di vivere in un relativo benessere, non sono un miraggio solo per chi lascia il proprio paese per un altro, lo sono ormai anche nella nostra quotidianità, ne compongono quel magma emotivo che la destra sembra sapere così bene sollecitare e muovere.Forse è davvero il momento di prendere coscienza che tra “noi” e “loro” non c'è uno spazio vuoto ma una zona “grigia” che unisce il loro destino al nostro. Forse è davvero venuto il momento di assumerci la responsabilità di quanto sta accadendo, forse è venuto il momento di smettere di pensare che basta tenere separate le nostre storie, ricacciare lontano quello che ci spaventa, per ritornare a vivere senza paura. di Guido Cristini, da Newsletter di Articolo 3, Osservatorio sulle discriminazioni (per ricevere la newsletter settimanale scrivere a osservatorio.articolo3@gmail.com)

Pisa, Rom: ruspe o rimpatri

Quaranta persone riaccompagnate in Romania, 21.500 euro di "contributo umanitario" erogato alle famiglie tornate al loro paese (da 500 a 1.500 euro per ciascuna, a seconda della consistenza del nucleo), 6.000 euro di "spese organizzative", due campi smantellati. Sono questi i numeri dell'operazione di "rimpatrio volontario e assistito", predisposto dal Comune di Pisa e dalla Società della Salute per i Rom rumeni.
Le cifre sono state presentate in una conferenza stampa, alla quale hanno partecipato il Sindaco Filippeschi, la neo-assessora alle politiche sociali Paola Ciccone e i tecnici della USL che hanno diretto le operazioni. Partiti con un pullman della Croce Rossa, i Rom sono arrivati a destinazione nel pomeriggio di ieri, attraversando la Slovenia e l'Ungheria. Nell'organizzazione del viaggio sono stati coinvolti anche il Consolato romeno di Milano (che ha fornito i documenti necessari al rimpatrio), la Prefettura, i diversi corpi di polizia (Carabinieri, Vigili Urbani e Questura), nonchè l'Interpol per coordinare l'attraversamento delle diverse frontiere.
Un'operazione che il Sindaco non esita a definire "positiva ed efficace". "E' un provvedimento che alleggerisce una presenza ormai divenuta sproporzionata nella nostra città", spiega il primo cittadino. Per Paola Ciccone, assessore alle politiche sociali, quella del rimpatrio è "un'operazione che coniuga gli inderogabili impegni di solidarietà e tolleranza con gli altrettanto fondamentali principi di legalità, di sostenibilità, di concertazione istituzionale". "Noi", spiega ancora l'assessore, "non accettiamo la filosofia del farsi la baracca o dell'accamparsi in modo abusivo. E i problemi della povertà non possono gravare su un unico Comune: per questo, abbiamo richiesto l'aiuto della Regione, che deve farsi carico di una più equa distribuzione dei problemi sul territorio".
Le ruspe nei campi. Intanto, in due campi - a Cisanello e sull'Aurelia - sono arrivate le ruspe del Comune, che hanno distrutto le baracche e i ripari delle famiglie rimaste a Pisa. "A coloro che restano garantiremo assistenza umanitaria", dice Giuseppe Cecchi, direttore della Società della Salute. "Tuttavia - aggiunge - c'è una differenza tra i Rom inseriti nel progetto Città Sottili, e quelli che ne sono esclusi. Per i primi abbiamo un impegno straordinario per l'inserimento abitativo. Per i secondi non è possibile un intervento del genere: le risorse sono limitate, e i servizi sociali non sono un'agenzia immobiliare. Chi non riesce a trovare casa deve andarsene".
Mentre si svolge la conferenza stampa, i Rom del Campo dell'Aurelia arrivano alla Società della Salute, portando con loro i pochi effetti personali sottratti alle ruspe. Uno ad uno, i capifamiglia si recano dagli assistenti sociali: i quali, come ci spiega Giuseppe Cecchi, "sono stati mobilitati in modo straordinario per l'emergenza di oggi".
I servizi offrono un piccolo contributo per l'acquisto dei pannolini per bambini, e dei buoni-spesa per mangiare. "Ma nessuno sa dirci dove dormiamo stasera", protesta un giovane Rom "e ci sentiamo presi in giro: abbiamo bisogno di buoni-tetto, non di buoni-pasto". I Rom si ingegnano a trovare soluzioni, e c'è chi ha individuato qualche terreno dove portare tende e materassi. "Gli assistenti sociali", dicono due capifamiglia, "rispondono che occupare i terreni è illegale: ma noi da qualche parte dovremo pur dormire". I volontari di Africa Insieme portano cibo, bevande, generi di conforto.
Nel tardo pomeriggio l'assessore Ciccone arriva in Via Saragat e incontra direttamente le famiglie Rom. Viene "concessa" una piccola "tregua", per la notte verrà concesso alle famiglie di dormire nel parcheggio della Società della Salute. Ma, dal giorno dopo (cioè da oggi) dovranno andarsene.
Dopo i rimpatri. L'alternativa posta dal Comune ai Rom è dunque questa: o tornare in Romania, accettando il "contributo umanitario", o comunque andarsene da Pisa per cercare fortuna altrove in Italia.
"In questo modo non si risolve nulla", ci dicono gli stessi capifamiglia Rom, "perchè noi non ce ne andiamo: qui lavoriamo e almeno guadagniamo qualcosa per vivere. In Romania il lavoro non c'è, nelle altre città italiane dovremmo ricominciare tutto da capo". Secondo i diretti interessati, insomma, il Comune non riuscirà ad allontanare davvero gli insediamenti e persino i "rimpatriati" - a loro parere - sono destinati a ritornare presto in Italia. Del resto, le normative europee prevedono, per i cittadini comunitari, la libertà di circolazione e di soggiorno in tutti i paesi UE. Nulla, dunque, impedirebbe a una famiglia di rientrare in Italia.
"E' vero, in teoria potrebbero tornare", riconosce l'assessore Ciccone, "ma noi abbiamo stipulato un patto d'onore con i capifamiglia. Era necessario per impedire il proliferare dei campi abusivi. Ed è stato, da parte nostra, un segno di rispetto e di riconoscimento nei confronti dei Rom". di Sergio Bontempelli

Torino, appello in merito al nuovo regolamento delle aree sosta per rom e sinti e all’annunciato trasferimento del campo di Strada Aeroporto

Le organizzazioni firmatarie esprimono forte preoccupazione in merito alla proposta di modifica del regolamento delle aree sosta attrezzate per rom e sinti, attualmente all’esame del Consiglio comunale, nonché alle modalità di attuazione dell’annunciato trasferimento del campo di Strada Aeroporto.
In primo luogo, infatti, il nuovo regolamento introduce norme assai più restrittive in merito ai requisiti per la concessione alla permanenza nell’area sosta e ai casi di revoca della concessione. Come dettagliatamente analizzato nella Nota tecnica allegata, tali disposizioni risultano sotto diversi profili gravemente discriminatorie. Ad esempio, in base al nuovo regolamento una persona che sia stata condannata per un reato di lievissima entità quale il furto di una mela, dovrà essere allontanata dall’area sosta, probabilmente insieme a tutta la famiglia, e senza che vi sia la possibilità di una valutazione caso per caso (1). Perché per la permanenza nelle aree sosta dei rom e dei sinti vengono stabiliti requisiti che non trovano alcuna analogia ad es. nelle disposizioni relative alle assegnazioni di alloggi di edilizia residenziale pubblica?
L’applicazione di tali norme porterebbe all’allontanamento di famiglie che vivono stabilmente a Torino da più di 20 anni, determinando l’interruzione dei percorsi di inclusione sociale avviati (scolarizzazione dei minori, inserimenti lavorativi ecc.) e portando a un’ulteriore marginalizzazione di queste famiglie.
D’altro canto il regolamento, a fronte di dettagliate norme sui requisiti e sugli obblighi che i rom e i sinti dimoranti nelle aree sosta devono rispettare, quasi nulla dice in merito ai loro diritti, ed ai rispettivi doveri e obblighi dell’Amministrazione comunale nei loro confronti (ad es. in materia di dotazioni di servizi dell’area sosta).
Si rileva in particolare come il nuovo regolamento continui a non prevedere alcuna forma effettiva di partecipazione dei rom e sinti che vivono nelle aree sosta alla gestione delle stesse (2).
La stessa proposta di modifica del regolamento è stato redatta senza alcun coinvolgimento degli utenti, in violazione dell’art. 5, co. 1 della legge regionale n. 26 del 1993 (3).
Il nuovo regolamento, infine, fa riferimento alla prossima chiusura dell’area sosta di Strada Aeroporto e all’individuazione e allestimento di un nuovo campo. Desta forte preoccupazione la prospettiva che la nuova area sosta possa avere caratteristiche analoghe a quella attuale. E’ormai evidente, infatti, come i campi, soprattutto ove di grandi dimensioni e ubicati in luoghi periferici e mal collegati al tessuto urbano e ai servizi pubblici, non facciano altro che determinare l’emarginazione e l’esclusione sociale di coloro che vi abitano.
Osserviamo inoltre con rammarico come le famiglie attualmente domiciliate nel campo di Strada Aeroporto non siano state in alcun modo coinvolte nella discussione in merito alla nuova area sosta né alle possibili soluzioni alternative.
Dai mezzi di informazione, infine, abbiamo appreso che il Ministro dell’Interno, su richiesta del Comune di Torino, avrebbe disposto la nomina del Prefetto come “Commissario straordinario all’emergenza nomadi”, al fine di “affrontare il problema dei nomadi su scala metropolitana” (4) , con particolare riferimento al trasferimento del campo di Strada Aeroporto. Preoccupa fortemente che, per garantire il coordinamento degli interventi, si faccia ricorso a un provvedimento di tipo emergenziale, criticato dai principali organismi internazionali ed europei come gravemente discriminatorio (5), anziché investire nel dialogo e nella concertazione con i Comuni dell’area metropolitana.
Riteniamo che politiche definite senza la partecipazione dei destinatari, ispirate a una logica emergenziale e improntate prioritariamente al controllo e alla repressione anziché alla promozione dell’inclusione sociale non solo violino i diritti delle persone interessate, ma siano assolutamente inefficaci persino rispetto a quella sicurezza che si afferma di voler perseguire: anzi, provocando un aumento della marginalità sociale e della paura del “diverso”, tali politiche non potranno che portare a un aggravamento dell’insicurezza e a un peggioramento della convivenza civile e democratica nella nostra città.
Per tali motivi, le organizzazioni firmatarie chiedono al Comune di Torino, con riferimento al regolamento delle aree sosta:
1) che la proposta di modifica del regolamento venga ritirata, posto che non è intervenuta alcuna modifica normativa che renda necessaria la revisione del regolamento attualmente vigente, e considerato che il particolare momento politico che l’Italia e Torino stanno vivendo rende assai difficile un sereno confronto su una questione così delicata e rilevante;
2) nel caso in cui si voglia comunque procedere con la modifica del regolamento, si chiede che:
i rom e i sinti siano coinvolti nella redazione del nuovo regolamento (come previsto dall’art. 5, co. 1, l.r. n. 26/1993);
3) vengano eliminate le disposizioni più restrittive rispetto a quelle già previste dal regolamento attualmente vigente, in materia di requisiti per la concessione alla permanenza e di casi di revoca e/o diniego di rinnovo della concessione;
4) siano stabiliti nel regolamento i diritti dei concessionari e i rispettivi doveri e obblighi dell’Amministrazione comunale;
5) sia prevista un’effettiva partecipazione degli utenti alla gestione delle stesse (ad es. attraverso l’inclusione dei rappresentanti delle aree sosta tra i membri con diritto di voto della Commissione per la gestione delle aree sosta).
Con riferimento al trasferimento del campo di Strada Aeroporto e più in generale alle politiche riguardanti i rom e i sinti, riteniamo di fondamentale importanza che:
I rom e i sinti siano coinvolti in tutte le decisioni e gli interventi che li riguardano, a partire dal coinvolgimento dei rom domiciliati nel campo di Strada Aeroporto nella discussione in merito alla nuova area sosta e alle possibili alternative.
Vengano predisposte soluzioni alternative all’area sosta attrezzata, che rispondano alle richieste da anni espresse dalle famiglie domiciliate nei campi (assegnazione di terreni per micro-insediamenti autogestiti, promozione dell’inserimento in alloggi pubblici e privati ecc.).
Con riferimento alle aree sosta attrezzate, vengano pienamente rispettate le disposizioni stabilite dall’art. 4 della legge regionale n. 26 del 1993, in materia di dimensioni, dotazione di servizi e ubicazione in zona di facile accesso ai servizi pubblici essenziali (6) e che, a parità di capienza totale delle aree sosta, si privilegi la costruzione di più aree ciascuna di capienza inferiore.
Siano adottati politiche e interventi volti a promuovere l’inclusione sociale dei rom e dei sinti: dalla soluzione dei problemi inerenti alla regolarità di soggiorno dei rom stranieri e apolidi [come previsto dall’art. 1, co. 3, l.r. n. 26/1993 (7)], all’inserimento lavorativo, alla scolarizzazione, all’accesso ai servizi ecc.
Si investa nel dialogo e nella concertazione con i Comuni dell’area metropolitana, al fine di garantire il coordinamento delle politiche e degli interventi rivolti ai rom e ai sinti.
A.S.G.I., Gruppo Abele, Ufficio Pastorale Migranti della Diocesi di Torino


(1) Si consideri che il regolamento attualmente vigente già prevede la possibilità di allontanare una persona che sia stata condannata, ma con riferimento a “gravi reati contro il patrimonio e/o le persone, con particolare attenzione alle recidive”, e lasciando spazio a una valutazione caso per caso (art. 7).
(2) I rappresentanti delle aree sosta, infatti, partecipano alla Commissione per la gestione di cui all’art. 2 del regolamento solo ove il Presidente ne ritenga necessaria la presenza e comunque senza diritto di voto.
(3) “Il coordinamento, la gestione e la manutenzione nonche' la determinazione dei criteri di assegnazione delle singole piazzole, saranno attuati, in base a specifici regolamenti comunali, redatti con il coinvolgimento degli utenti, dai Comuni […]”
(4) La Stampa, 3 maggio 2009
(5) Ad esempio, la “Risoluzione del Parlamento europeo del 10 luglio 2008 sul censimento dei rom su base etnica in Italia” censura la dichiarazione dello stato d’emergenza in relazione ai campi nomadi e il potere attribuito ai Commissari straordinari di adottare “misure straordinarie in deroga alle leggi, sulla base di una legge riguardante la protezione civile in caso di «calamità naturali, catastrofi o altri eventi», che non è adeguata o proporzionata a questo caso specifico”.
(6) “L'ubicazione dell'area attrezzata dovra' comunque essere indicata in modo da evitare qualsiasi forma di emarginazione dal tessuto urbano e dovra' essere quindi tale da facilitare l'accesso degli utenti ai servizi pubblici e la loro partecipazione alla vita sociale.” (art. 4, c. 6, l.r. n. 26/93)
(7) “[…] i Comuni […] promuovono azioni presso le altre Amministrazioni pubbliche competenti e presso le rappresentanze diplomatiche degli Stati interessati al fine di favorire il dirimersi di eventuali questioni concernenti l'ingresso ed il soggiorno in Italia di zingari stranieri e apolidi.”

Milano, noi, agenti di polizia locale, diciamo "no" al grande inganno securitario

Caro direttore, ti chiediamo di pubblicare questo nostro appello, affinché si sappia che anche tra le forze dell'ordine vi è un ampio tessuto democratico che ha bisogno di solide sponde per potersi esprimere al meglio.
«Siamo agenti ed ufficiali della Polizia Locale di Milano. Non siamo disponibili a farci prendere in giro. Non abbiamo mai confuso la realtà. Siamo da sempre sostenitori del rispetto e della legalità, ma l'esempio che arriva da chi ci governa ne è l'antitesi. Le grandi mafie prosperano e purtroppo la giustizia non è uguale per tutti. Tutto ciò è difficile da spiegare ai nostri figli e turba le nostre coscienze. Il bisogno di sicurezza è un valore basilare, ma ingannare gli italiani non è lecito. Non è vero che i reati sulla persona siano in aumento. Diminuiscono omicidi, rapine, estorsioni, sequestri. In Europa la media è di 14 omicidi ogni milione di abitanti, in Italia siamo a 10,3. Non è vero che le violenze sessuali siano in aumento, nonostante il clamore dato dai massmedia che enfatizzano ogni episodio di cronaca nera. Non è vero che il cittadino straniero sia il principale autore di tale crimine. I 3/4 delle violenze sessuali avvengono tra le mura di casa, ad opera di familiari ed amici. Non è vera l'equazione immigrato uguale delinquenza ed insicurezza. Anche fra loro c'è chi commette reati, ma forse l'italiano fa eccezione? E qualcuno può negare quanto sia difficile ottenere un regolare permesso di soggiorno? Gli immigrati regolari in Italia sono 4 milioni e producono il 9% del Pil. Hanno un costo sociale medio di 1 miliardo all'anno, ma garantiscono un gettito fiscale di 3,7 miliardi. Contribuiscono così alla ricchezza di questo Paese. Nel 2050 la loro presenza sarà triplicata, ma è la nostra fortuna, perché senza di loro il nostro accentuato processo di invecchiamento pregiudicherebbe seriamente le capacità produttive del Paese. Il nuovo decreto sicurezza è invece ancora fortemente orientato al respingimento dello straniero. Si introduce il reato di clandestinità che obbligherà ogni pubblico ufficiale a diventare una spia. Una madre clandestina ad esempio, non potrà iscrivere il proprio figlio all'anagrafe. Il governo Berlusconi dimostra la sua ottusità nel non voler comprendere che la strada giusta è quella di trovare soluzioni che favoriscano e qualifichino un processo di integrazione. Il futuro sarà multietnico, multiculturale, multirazziale. L'Italia non può essere diversa dall'Europa, piaccia o no a Bossi, Salvini e Borghezio. Non è vero che in Italia il cittadino sulla strada sia abbandonato a se stesso. In Europa la media è di 1 poliziotto ogni 220 abitanti. Da noi 1 ogni 180 abitanti. Perché allora questo costante allarme sociale? Perché un cittadino che ha paura è un cittadino facilmente condizionabile. In cambio di promesse e rassicurazioni è persino disposto a rinunciare a parte dei suoi diritti. Non è quanto sta avvenendo? La stessa nostra Costituzione è sotto costante attacco. Sanno che alimentare la percezione di insicurezza è una grande semina. Bastano poi i soldati in città,le ronde, i medici ed i presidi spia, la proposta dei vagoni riservati della Lega e la costante criminalizzazione dello straniero, per averne un grande ritorno in consenso elettorale. E' un grande inganno. La realtà è più complessa e merita la nostra attenzione. In Italia i morti sul lavoro sono il doppio degli assassinati. 3 morti e 27 invalidi permanenti al giorno. In Germania sono il 27% in meno, in Francia il 30% in meno. In Italia i decessi sulle strade sono 8 volte più degli omicidi. Superiamo di gran lunga Regno Unito, Francia e Germania. Se aggiungiamo a tutto ciò le vittime di malasanità, inquinamento atmosferico, calamità naturali e indigenza, il quadro si fa allarmante. La prevenzione è ormai un optional e se ne parla solo a tragedia avvenuta. Molto si potrebbe fare, ma la scelta è altra e tutti noi ne paghiamo le conseguenze. Qualcuno è ancora convinto che possano bastare pistole, manganello e manette per risolvere tutto ciò? Sicurezza non significa garantire l'incolumità personale? Il securitarismo ne tutela solo una piccola parte, ma in Italia la fa da padrone. Come non comprendere che le politiche securitarie garantiscono solo i ricchi? Tutto ciò è per noi inaccettabile e controproducente. Siamo più che mai convinti che sicurezza e solidarietà siano un binomio inscindibile. Forti delle nostre ragioni e della nostra consapevolezza voteremo la lista comunista-anticapitalista alle elezioni europee del 6 e 7 giugno».
Danilo Tosarelli, Michele Anastasia, Giovanni Aurea, Massimo Barbari, Antonio Barbato, Massimo Magnani, Gianfranco Manera, Walter Montella, Giacomina Pettenazza, Silvano Pulga, seguono le firme di altri/e colleghi/e che preferiscono non comparire. Lettera inviata al quotidiano “Liberazione” 20 maggio 2009

mercoledì 20 maggio 2009

Roma, ritorna in servizio il carabiniere che uccise Fabio Halilovic

Pena ridotta di un anno dal Tribunale di Appello per il carabiniere D. S., imputato di omicidio colposo e condannato in primo grado a tre anni di reclusione per aver ucciso un ragazzo rom, Fabio Halilovic di 16 anni che si trovava a bordo di un'automobile rubata. I fatti avvennero nel febbraio del 2002 e il ragazzo era seduto sul sedile posteriore dell'automobile dove fu raggiunto da un proiettile sparato dall'arma del carabiniere.
La sentenza è stata pronunciata dalla seconda Corte d'Appello presieduta da Giuseppe Pititto. Avendo i giudici disposto la sospensione condizionale della condanna, il carabiniere potrà essere riammesso in servizio nell'Arma dei carabinieri. La riduzione di pena è stata possibile in quanto i giudici hanno escluso l'aggravante della previsione dell'evento. I fatti risalgono al febbraio 2002 nei pressi del “campo nomadi” dove abitava il ragazzo in via di Salone mentre il carabiniere era impegnato nell'inseguimento della macchina rubata. Dall'arma del minitare partì un colpo che uccise Fabio Halilovic.
Commentando oggi l'esito del processo, l'avvocato Bruno Andreozzi, costituito parte civile per conto dei famigliari della vittima, ha detto di essere soddisfatto per la conferma della responsabilità del carabiniere al quale la Corte non ha riconosciuto alcuna scusante. Rammarico ha invece espresso per il fatto che in seguito alla sospensione condizionale della pena Serafino potrà essere riammesso in servizio.

Alghero, sgombero imminente per una famiglia rom

Potrebbe essere solo questione di ore. Nel primo pomeriggio di oggi, infatti, potrebbe essere dato corso all' ordinanza di sgombero dello stabile di Maria Pia (in foto), per la famiglia rom che lo occupa abusivamente da circa un anno.
I Vigili si erano già mobilitati questo lunedì, ma si era poi deciso di rinviare l'operazione. Da circa un anno, ormai, gli inquilini abusivi di Maria Pia chiedono un posto alternativo dove poter andare a vivere.
Problemi di sicurezza dell'immobile ed esigenze da parte dell'amministrazione di rientrare in possesso del proprio patrimonio sono alla base dell'ordinanza che intima ai Rom l'immediato sgombero. La speranza dell'intera famiglia (con 8 bambini a carico) e che dall'assessorato ai servizi sociali del comune di Alghero si possa trovare una soluzione meno drastica al temuto sfratto.
«Lavoriamo, mandiamo i figli a scuola e abbiamo diritto ad un luogo dove vivere». E' lo sfogo di Carmela Azovich di alcuni giorni fa ai microfoni del Tga. La famiglia rom occupa da circa un anno parte dell'immobile di Maria Pia, proprio di fronte al Tennis Club Alghero, immobile gravato da un'ordinanza di sgombero firmata dal sindaco già nel settembre scorso.
«Un atto dovuto», aveva dichiarato l'assessore ai Servizi Sociale Maria Grazia Salaris, contattata telefonicamente da Alguer.it. Problemi di sicurezza dell'immobile ed esigenze da parte dell'amministrazione di rientrare in possesso del proprio patrimonio sono, infatti, alla base dell'ordinanza che intima agli abusivi l'immediato sgombero. da Alguer.it