giovedì 29 aprile 2010

Roma, il film "Sotto il Celio Azzurro" esce nelle sale

Cinquanta bambini di 25 Paesi che crescono insieme nel cuore di Roma. È la scuola dell'infanzia "Celio Azzurro" (salita San Gregorio, 3), nata vent'anni fa, nel giugno '90, "quando l'immigrazione non era neppure sentita come un problema", spiega uno dei fondatori, e oggi direttore, Massimo Guidotti. Ad avviarlo la Caritas e la Provincia, che quasi subito cedette il passo al Comune. Un progetto di nicchia, portato avanti da un pugno di coraggiosi educatori, funestato dopo sei mesi da un incendio doloso che lo distrusse. Poi Celio Azzurro fu rimesso in piedi con l'aiuto dell'Acer e da allora è cresciuto fino a diventare modello per gli altri centri interculturali della città.
Oggi gli alunni di 25 nazionalità, compresi i molti figli di coppie miste, sono quasi tutti di seconda generazione; un 30% gli italiani. Il Comune finanzia il 70-80% del budget, il resto viene dalle rette; e sono in costante aumento le richieste di famiglie senza particolari difficoltà. "Noi - osserva Guidotti - siamo la prova vivente che i discorsi sulle quote sono pretestuosi: i bambini italiani non "restano indietro". A chi ne dubita dico: venite a vedere, benché siamo pochi e in una situazione di costante precarietà". Nello staff di dieci insegnanti un'educatrice romena, un mediatore nigeriano che fa danzare i bambini sui ritmi dei loro Paesi, e tanti ex allievi che tornano a dare una mano per i "punti verdi" e i soggiorni estivi. Il clima è "divertente, poco ideologico. L'altro ingrediente è il coinvolgimento dei genitori: curano il giardino, preparano i piatti della loro infanzia, soprattutto li invitiamo a raccontare le loro storie. Un approccio all'intercultura non documentaristico né stereotipato, che credo potrebbe essere esportato anche in altre realtà".

Questa scuola del mondo alle spalle del Circo Massimo è il protagonista di "Sotto il Celio Azzurro" di Edoardo Winspeare, film documentario fuori concorso all'ultimo festival di Roma. Winspeare all'inizio credeva poco al progetto che gli fu proposto da Paolo Carnera, padre di un ex alunno e suo direttore della fotografia: "Ho deciso di passarci due settimane per rendermi conto e mi sono detto: questo film lo devo fare. Celio Azzurro è una di quelle realtà che fanno venir voglia di credere all'Italia. Sarà che sono "multiculturale" anche io: vengo dal Salento, ma nelle mie vene scorre sangue di almeno quindici paesi diversi. Forse per questo al Celio mi sento a casa". Il film, spiega, ha per protagonisti "non i bimbi ma i maestri che rendono possibile questo piccolo miracolo. Lavorano 12 ore al giorno, nel doposcuola restano lì a pensare ai menù, al teatro africano. Abbiamo giocato con la fotografia per farli tornare a loro volta bambini. Ho fatto scelte difficili, rinunciando a ingredienti che permettono di far colpo sui critici, ma non volevo ghettizzare i bambini nei loro stereotipi: il rom, l'africano e così via". L'asilo in cui Winspeare ha passato quattro stagioni è "una realtà straordinaria. Fa saltare gli stereotipi perché c'è di tutto, si scopre che non tutti gli africani sono poveri, non tutti gli italiani ricchi. E l'atmosfera, paradossalmente, è molto romana. Un aggettivo che evoca cialtroneria: invece c'è allegria, ma anche saggezza e serietà". Stasera alle 20.30 anteprima al Nuovo Cinema Aquila con il regista e il cast, domani l'uscita nelle sale. di Chiara Righetti

Albania, la Regione Molise finanzia un asilo per bambini rom

Incontro a Lezhe e partenza per l'Italia. Per il Governatore del Molise Iorio (in foto) e la delegazione regionale in visità in Albania da tre giorni, ieri pomeriggio si è concluso il viaggio oltre l'Adriatico dopo l'ultima visita in programma. Accolto dal sindaco Viktor Tushaj, Iorio ha incontrato il presidente e i consiglieri comunali. Presente anche il Presidente della Regione di Lezhe, Bardh Rica. Nel confronto, avuto con le Istituzioni, il Presidente Iorio ha discusso dei progetti di cooperazione in atto tra il Molise e la città di Lezhe. Successivamente, accompagnato dal Sindaco Tushaj, il Presidente Iorio ha visitato alcune aree della città che sono oggetto di specifici programmi di risanamento. Iorio si è quindi recato alla sede dell'asilo rom realizzato con il programma di cooperazione molisana.
Qui si è lungamente intrattenuto con i bambini, con i loro genitori e il personale docente e non, che lavora nell'Istituto. L'asilo accoglie oltre 60 bambini di etnia rom. Il capo della comunità rom, a nome dei genitori, ha voluto ringraziare il presidente Iorio per la generosità dimostrata dal Molise chidendo che in futuro i progetti di ampliamento della struttura didattica e di accoglienza vengano sostenuti dal Governo regionale «Abbiamo volentieri investito risorse per la realizzazione di questa moderna struttura - ha detto Iorio - perché essa è l'esempio di come la cooperazione possa interpetrare i bisogni di un territorio e dare risposte tempestive ed adeguate. Siamo certi che i molisani vorranno dare il proprio contributo alla crescita di questa comunità e dare la possibilità di poter un giorno studiare ed affermarsi». da Il Tempo

Palermo, protesta razzista contro i Rom

Ieri, in questo post, abbiamo pubblicato un comunicato stampa del Partito di Rifondazione Comunista, sulla vicenda di una casa confiscata alla mafia e assegnata dal Comune di Palermo ad una famiglia Rom, non voluta dai vicini.
Un commentatore, Piero Fullone, ha scritto: “Poi ci lamentiamo che vince la lega… Be al nord non sarebbe successo o quantomeno sarebbe successo dopo aver sistemato prima tutti i nostri concittadini senza casa.
E poi non sono nomadi? Che girovaghino quindi non ha senso nomadi stanziali”. Commenti simili sul Facebook di BlogSicilia. Scrive Annalixa Pecoraino: “Se sono nomadi, dategli una roulotte!”.
Il palazzo in questione si trova in via Bonanno 51, dove è stato affisso un manifesto in cui si legge: “Palermo ai palermitani“. E il casus belli è un attico di 180 metri quadrati. I manifestanti hanno anche distribuito un volantino con la seguente argomentazione:
“Questo è un sit-in per sensibilizzare le coscienze dei cittadini contro il provvedimento di assegnazione di un super attico ad una famiglia Rom, ponendo un problema sociale nei confronti dei nostri concittadini ad avere un semplice tetto sopra la testa in quella che ancora è, fino a prova contraria, la loro città“.
Promotore della manifestazione è un consigliere provinciale del Pdl, Antonio Rini, il quale chiede che siano rivisti i criteri di assegnazione dei beni confiscati alla mafia.
Contro di lui si è scagliata Sonia Alfano, europarlamentare dell’Italia dei Valori:
“Rini non si è scandalizzato quando la trasmissione Striscia la Notizia ha scoperchiato la situazione dell’assegnazione dei beni confiscati ad associazioni e cooperative fantasma i cui presidenti non sanno nemmeno di cosa si occupano. E non ha organizzato alcun sit-in in favore delle piccole associazioni di volontariato che si vedono messe in secondo piano in favore delle grandi mi chiedo quindi come mai adesso tuoni per la famiglia Rom“. di Palermo Blog

Alba (CN), picchia la figlia perchè si è fidanzata con un ragazzo sinto

Un operaio 40enne originario di Asti, ma da tempo abitante ad Alba, non accettava che la figlia quindicenne si fosse fidanzata con un ragazzo appartenente alla minoranza dei Sinti italiani, per questo l’aveva pedinata e l’aveva aggredita verbalmente tra i bus in sosta del terminal di Alba. La sua furia è stata placata solo dall'arrivo di una gazzella della Radiomobile.
La ragazza però non si era data per vinta e ha continuato ad incontrare il suo fidanzato nei giorni seguenti. A questo punto il padre ha picchiato la figlia ripetutamente per convincerla ad interrompere la storia d’amore.
Ormai esasperata per le continue violenze subite, accompagnata dalla madre, la ragazza minorenne è stata convinta dai militari intervenuti presso la loro abitazione per l’ennesimo litigio in famiglia a denunciare i fatti. Raccolta la denuncia, infatti, i Carabinieri hanno acquisito i referti medici presso l’Ospedale San Lazzaro di Alba relativi alle lesioni riportate dalla giovane quando veniva picchiata dal papà ed hanno anche raccolto le deposizioni di alcuni testimoni (amiche e parenti della ragazza). Ora la minore, su disposizione del Tribunale dei Minorenni di Torino informato dai Carabinieri, si trova presso una sua parente, mentre l’uomo dovrà rispondere dei reati di maltrattamenti in famiglia e lesioni personali aggravate.

Napoli, Petru e la fisarmonica rinchiusa

Marco Ricci, 29 anni, figlio del boss Gennaro dei Quartieri Spagnoli, sarà processato insieme ai cugini Maurizio e Salvatore Forte per la sparatoria davanti alla fermata della Cumana a Montesanto del 26 maggio 2009 durante la quale una pallottola vagante uccise il musicista rumeno Petru Birlandeau. Il gup Paola Laviano ha infatti rinviato a giudizio i tre arrestati del 'commando' del clan Ricci che fronteggiò i rivali Mariano quella sera per imporre il proprio controllo sul territorio. Il processo comincerà il 24 maggio davanti alla III sezione della Corte di Assise. In quella sparatoria tra la folla rimase ferito alla spalla anche un ragazzo 14enne. Marco Ricci fu arrestato a Terracina a luglio dello scorso anno.
Petru morto per sbaglio, morto di camorra. A febbraio una cerimonia per ricordarlo, alla stazione di Montesanto. C’erano proprio tutti:
Alfonsina De felice, Assessore regionale alle Politiche Sociali e all'Immigrazione; Pasquale Colella, Professore di Diritto Canonico presso l'Università degli Studi di Salerno; Alessandro Pansa, Prefetto di Napoli; Santi Giuffrè, Questore di Napoli; Razvan Victor Rusu, Ambasciatore straordinario e pluripotenziario della Romania; Giulio Riccio, Assessore comunale alle Politiche Sociali; Don Gaetano Romano, vicario episcopale per la Carità; Raffaello Bianco, Amministratore delegato Sepsa, Società che gestisce la Metropolitana.
…e non potevano mancare: Enzo Esposito dell'associazione Opera Nomadi di Napoli; Marco Rossi della Comunità di Sant'Egidio; Cgil, Cisl e Uil (sic!).
Non c’era Angelica, sempre carcerata allo scoglio di mare, non c’era Mirela, fuggita in Romania. Non c’erano i piccoli Raluca e Ricardo.
Ma tutti quelli che c’erano, davanti a quella fisarmonica traforata da un proiettile e rinchiusa nella teca, giurarono il loro impegno per non dimenticare.

Così Enzo Esposito a Repubblica: «L'idea è quella di lasciare a Napoli la musica di Petru, un ricordo simbolicamente forte, ma che evoca anche un po' di poesia. C'è bisogno di poesia in tutta questa storia. Perché se indifferenza c'è stata, c'è stata anche tanta solidarietà e ha ragione il Sindaco quando dice che le istituzioni, tutte, non hanno mai lasciato sola Mirela». Non era vero…
«Nonostante numerose note e ampio carteggio - scrive al «Mattino» l’avvocato Marco Croce, legali di parte civile che rappresenta la moglie della vittima, Mirela Boboaca e i suoi giovanissimi figli Raluca e Ricardo - dopo quasi un anno non consta che né il Comune di Napoli, né la Regione Campania abbiano preso in considerazione la serietà, anzi la drammaticità della situazione del nucleo familiare del suonatore rom ucciso accidentalmente nella sparatoria del 26 maggio 2009. Passato il clamore del tragico evento non si ha la percezione di un vero vincolo di solidarietà della comunità verso la moglie e i due piccolissimi figli: essi attendono - ora come allora - di conoscere se sussiste una qualsivoglia tipologia, l’entità nonché i tempi e le modalità di corresponsione di provvidenze, erogazioni, raccolte di fondi e liberalità stanziati in loro favore».
Una presa di posizione ferma e chiara, quella dell’avvocato. Anche perché, prosegue, «non si rinviene ancora nemmeno alcuna notizia dei 5000 euro che sarebbero stati già stanziati dalla Regione in favore dei nostri patrocinati» «Preme rimarcare - aggiunge il legale - che la nostra assistita e i suoi figli, oltre alla ferita morale certamente non rimarginabile, versano in condizioni economiche di assoluta indigenza, avendo perduto con il padre e compagno la fonte esclusiva del loro sostentamento».
Così avanti, senza poesia, a maggio inizia il processo per la morte di Petru Birladeanu… e si attende il Giudizio di Cassazione per Angelica. Próxima Estación Esperanza. di Giancarlo Ranaldi

martedì 27 aprile 2010

Milano, gli sgomberi sono 71 e non si fermano...

Una cinquantina di vigili urbani hanno eseguito l’ennesimo sgombero, il settantesimo dall’inizio dell’anno. Questa volta è si è svolto un doppio sgombero in un'area demaniale in via Vittorini, nella zona sud di Milano. I Vigili urbani hanno allontanato oltre 200 Sinti spagnoli in sosta con 50 roulotte e una sessantina di Rom romeni che avevano trovato rifugio in una quindicina di baracche. Lo comunica il vicesindaco e assessore alla Sicurezza Riccardo De Corato, sottolineando che le baracche "saranno abbattute da Nuir e Amsa nelle prossime ore". "Solo ieri la polizia locale aveva allontanato i Sinti spagnoli dalla zona di via Rubattino che hanno così pensato bene di piazzarsi in un'altra area di Milano" continua De Corato, spiegando che "con questa nuova operazione vogliamo che arrivi chiaro il messaggio che fin quando si insedieranno abusivamente in altre zona della città, continueremo a mandarli via".
Di seguito l’intervento del Vice sindaco per giustificare e motivare gli ultimi due sgomberi, ogni lettore può giudicare…
"La Polizia Locale sta svolgendo un ottimo lavoro di controllo del territorio. E grazie ai loro continui interventi nelle diverse zone di Milano è stato possibile liberare molte aree verdi o dismesse, oltre a strutture abbandonate o fatiscenti. Un'azione di sicurezza e legalità che l'Amministrazione comunale, di concerto col Prefetto, sta portando avanti senza sosta. Come attestano i 71 interventi dei vigili da inizio anno. E che non sarà fermata né scoraggiata dall'alto tasso di recidiva di questa gente. Gli allontanamenti continueranno per la tutela della sicurezza dei cittadini, che chiedono legalità e decoro nei loro quartieri. E che per questo continuano a segnalarci insediamenti non autorizzati, baraccopoli o edifici dismessi usurpati". "I Rom che non rispettano le leggi - aggiunge De Corato - come tutti quegli stranieri che vivono di espedienti e si pongono aldifuori delle regole, minano la sicurezza della città e la vivibilità dei quartieri. Ne sono esempi eclatanti gli episodi delle ultime 24 ore con autori e vittime non italiane. Due stranieri hanno rapinato il corista della Scala e altri due sono stati arrestati per furto alla Rinascente. Sudamericani che in gruppo aggrediscono connazionali e un ucraino arrestato per resistenza. Mentre sono già oltre mille gli stranieri che, come riportano le agenzie di stampa, da inizio anno si sono resi responsabili di reati che destano allarme sociale".

mercoledì 21 aprile 2010

Messina, i Rom presentano ricorso al Tar contro lo sgombero

Le associazioni si mobilitano con un appello di solidarietà ed"esprimono perplessità sulle scelte adottate dagli enti pubblici" e chiedono "la convocazione urgente del tavolo annunciato in sede di Consulta del Volontariato, da parte dell'assessore Caroniti", ovvero uno spazio di confronto che "dovrebbe coinvolgere la comunità rom, il terzo settore e gli enti territoriali preposti".
"I promotori dell'Appello in solidarietà alla popolazione rom residente a Messina esprimono la loro perplessità sulle scelte adottate da tutti gli enti pubblici interessati alla vicenda del campo di San Ranieri - continua il documento -. Mentre giungevano rassicurazioni alle famiglie rom sulla necessità e la volontà da parte dell'amministrazione comunale di dilatare i tempi dello sgombero in attesa di ricercare un'idonea soluzione abitativa, alle stesse veniva notificata tramite i vigili urbani un'ingiunzione di sgombero emessa il 6 aprile 2010 dall'autorità portuale".
Nell'ingiunzione si ordina di: "procedere entro 30 giorni allo sgombero dell'area libera di persone, cose, animali, si comunica, inoltre, che decorso inutilmente il termine si procederà senza ritardo alla esecuzione d'ufficio, anche con l'assistenza della forza pubblica, nonchè ad avviare le procedure previste per il recupero dei danni cagionati all'Autorità Portuale".

Le famiglie hanno deciso di ricorrere al Tar contro un'ordinanza di sgombero in cui viene contestata direttamente ai cittadini rom l'occupazione abusiva di demanio pubblico senza valutare che il campo è stato invece realizzato e "mantenuto" dall'amministrazione comunale. Inoltre le famiglie rom hanno deciso di presentare l'istanza di partecipazione al bando per l'emergenza abitativa, accogliendo la sollecitazione del Presidente del Consiglio Comunale, nonostante persistano forti dubbi sull'inconciliabilità della tipologia di sgombero e i requisiti richiesti per la partecipazione.
"I promotori dell'appello chiedono la convocazione urgente del tavolo annunciato in sede di Consulta del Volontariato da parte dell'assessore Dario Caroniti che dovrebbe coinvolgere la comunità rom, il terzo settore e gli enti territoriali preposti - recita l'appello. Il tavolo è necessario per definire se il percorso di autocostruzione, già ipotizzato dai promotori dell'appello, è la scelta definitiva e se gli immobili potranno essere identificati tra il patrimonio pubblico e i beni confiscati alla mafia, oppure se esistono altre proposte - continuano le associazioni -. Rammentiamo a tutti che la prima settimana di maggio scadranno i termini per l'esecuzione dello sgombero e che, pur trovando una soluzione certa sulla destinazione abitativa, permangono le preoccupazioni su dove andranno le famiglie in attesa di rendere abitabili gli immobili identificati".
"Inoltre, rimane ancora aperta la questione dei beneficiari, ovvero mancano i nominativi nelle ordinanze di sgombero di coloro che sono in attesa di definizione della loro posizione giuridica, come a esempio i richiedenti la protezione umanitaria - continua il documento -. Cerchiamo delle risposte ma soprattutto le cercano le cittadine e i cittadini rom che il sindaco Giuseppe Buzzanca, nell'incontro tenutosi a marzo, ha accolto come cittadini messinesi". da Redattore Sociale

Milano, l'Inter multietnica sconfigge il Barcellona e la Lega Nord

Luci a San Siro. Stavolta non solo per Milito, Eto'o, Messi e Ibrahimovic, ma anche per un gruppo di bambini Rom e di varie altre etnie a cui l'Inter e Mastercard, sponsor della Champions, hanno dato la possibilità di sfilare con gli idoli di tanti bambini italiani. Una decisione quella di Moratti e dell'Uefa che la Lega Nord non ha digerito troppo bene visto che ieri, sul proprio profilo facebook, Matteo Salvini invitava a fischiare i bambini Rom.
Si leggeva sul suo status: "Appello agli amici interisti di buon cuore: se stasera andate allo stadio, visto che grazie al geniale Moratti prima della partita sfileranno in campo venti bambini Rom sgomberati da quei cattivoni del Comune di Milano... fischiate!".
Tra i suoi amici però, evidentemente, Salvini non deve avere molti tifosi dell'Inter visto che il pubblico anziché fischiare ha applaudito i piccoli della Casa della Carità. Tra i bambini che hanno calcato il campo ieri sera molti sono Rom, con alle spalle esperienze di campi e sgomberi, da via San Dionigi e dal cavalcavia Bacula. Alcuni ora vivono in Casa della Carità, altri nei centri ad essa collegati, altri sono nel nuovo insediamento regolare di Pioltello. Per loro una giornata particolare. Sono stati accolti a San Siro nel pomeriggio, hanno fatto merenda lì ed hanno vestito la maglia dell'Inter, scendendo in campo con i giocatori. Subito dopo sono saliti in tribuna. Lì hanno applaudito il trionfo dell'Inter.

Il coraggio di Moratti e il 'tritacarne' dell'intolleranza. Nota del Gruppo EveryOne: "Sembrava di essere in una Milano diversa e moralmente più pulita," ci ha detto un tifoso che ha assistito dalla tribuna al trionfo dell'Inter, "perché all'annuncio dell'ingresso dei bimbi Rom, lo stadio li ha accolti con un fragoroso applauso, di quelli che si sentono solo dopo un 'golazo'. Il presidente era felice come un bambino, quando ha sentito il suo pubblico accogliere così un'iniziativa avversata dalla Lega e dal Comune di Milano. Grande Moratti: ve lo segnalo per l'edizione 2010 del Premio Eddie Hamel, assegnato dal vostro gruppo". Lo studioso Daniele Ferro, autore di un saggio interessante e completo sulla condizione dei Rom a Milano, ci ha scritto una breve email ponendoci una domanda utile a inquadrare la figura di Moratti: "Siccome Moratti è cognato del sindaco di Milano, malignamente mi viene da pensare," scrive Daniele, "che quella dei 20 bimbi Rom alla partita sia semplicemente una mossa mediatica". Interrogativo assolutamente pertinente, a cui abbiamo risposto con piacere: "Conosciamo il presidente dell'Inter, cui stiamo rivolgendo l'invito a sostenere un progetto di inclusione sociale e professionale per alcune famiglie Rom che vivono a Milano (il 'Progetto Romasia'). Il nostro Roberto Malini ha visto e sentito in prima persona, un paio di anni fa, all'interno di un locale di piazza San Babila a Milano, il presidente mentre esprimeva amarezza e disappunto verso l'operato dell'amministrazione comunale, riguardo a sgomberi e persecuzione e si sdegnava per un articolo anti-Rom sul Corriere. Quindi si vantava di avere alcuni "zingari" in squadra (all'epoca: Stankovic, Ibrahimovic e Mihailovic). Nell'occasione, Roberto si è complimentato vivamente con lui. Purtroppo Massimo non ha influenza diretta sulle politiche anti-Rom di De Corato, che è il vero sindaco di Milano, soprattutto sulle tematiche etniche. E' vero che se uomini come Moratti o Gianfranco Fini si esponessero di più, potrebbero costituire un esempio autorevole per milioni di italiani e richiamare ulteriore attenzione internazionale, riguardo alla persecuzione istituzionale delle minoranze in Italia, ma non è questo - almeno per ora - il ruolo che ritengono di rivestire, un ruolo che li metterebbe nel potentissimo 'tritacarne' della destra e della sinistra intolleranti, che sono sostenute dai media italiani. Gli attivisti che da tempo 'ballano' sul bordo di quel 'tritacarne' sanno come sia pericolosa e soggetta ad attacchi di ogni genere quella scomoda posizione".

martedì 20 aprile 2010

Prignano sulla Secchia (MO), luogo della memoria (cronaca fotografica)

Giacomo "Gnugo" De Barre, sopravvissuto

leader sinti

leader sinti

l'inizio del convegno

L'incontro tra il Senatore Mercenaro e Vladimiro "Cavallini" Torre

la sala del convegno

la musica sinta
la musica sinta guidata dal Pastore Lanco

l'inizio del convegno

parla il Sindaco di Prignano sulla Secchia

gli interventi durante il convegno
i partecipanti si muovono sulla scalinata
la scalinata che porta alla targa commemorativa
nel luogo dove sorgeva il campo di concentramento
Vladimiro (Cavallini) Torre con un insegnante

Sinti e racli insieme
le Autorità sotto la targa
un attimo prima dello scoprimento
insieme Sinti e Racli

scoprono la targa commemorativa
l'applauso insieme ai superestiti
la targa
il Pastore Davide Casadio con il Senatore Mercenaro
la targa

tutti vogliono immortalare la targa

tutti vogliono immortalare la targa

Gnugo e il Jeca, due superstiti nella sala consiliare raccontano

Milano, un altro sgombero disumano mentre Onu e Ue stanno a guardare

E' ormai inutile sollecitare la politica italiana riguardo alla pratica illegittima e disumana degli sgomberi, perché non vi è ormai personalità istituzionale che si degni neppure di rispondere a una email, a una lettera o a un messaggio che riguardi gli effetti di uno sgombero, le violenze degli uomini in divisa, le aggressioni degli intolleranti.
Le più gravi violazioni dei diritti fondamentali della persona, del fanciullo, della donna, della famiglia e dei popoli colpiscono da alcuni anni i Rom in Italia, nell'indifferenza del mondo.
l Gruppo EveryOne continua a inoltrare rapporti e relazioni di abuso all'Alto Commissario Onu per i Diritti Umani, alla Commissione europea, agli enti e ai comitati internazionali che si occupano di Diritti umani. Ci vengono chiesti, a completamento delle pratiche, documenti, statistiche, segnalazioni e testimonianze. In risposta, i responsabili di quelle Istituzioni ci promettono interventi efficaci, mostrando preoccupazione e a volte sdegno per la persecuzione in atto in Italia. Le azioni che Nazioni Unite, Unione europea mettono in atto, tuttavia, sono deboli e non hanno una reale forza giuridica, trattandosi di indicazioni, ammonimenti e risoluzioni (nel migliore dei casi).
Si spendono, in Europa e nel mondo, milioni e milioni di euro per organizzare vertici e conferenze dedicate ai problemi del popolo Rom, eventi che negli ultimi tempi si sono moltiplicati, ma che continuano a rimanere nell'ambito della cultura e dell'informazione.
"Siamo ricercatori, non attivisti," mi ha risposto recentemente l'organizzazione di una conferenza internazionale, di fronte a domande poste dal Gruppo EveryOne riguardo proprio alla scollatura fra il mondo dei progetti e quello reale, travagliato e funestato dalla repressione sistematica.

Venerdì 16 aprile un consistente spiegamento di agenti di polizia locale con mandato del prefetto, ha sgomberato l'insediamento di Rom romeni in via Margaria, a Milano, in zona Niguarda. Sei baracche sono state smantellate, mentre gli occupanti, due famiglie in condizioni di estrema indigenza ed esclusione, si sono allontanate prima dell'intervento. Solo un giovane è stato sorpreso sul posto e denunciato per occupazione abusiva di suolo altrui, in base all'articolo 633 del codice penale, che tuttavia non dovrebbe mai essere applicato in caso di occupazione per forza maggiore (povertà, emarginazione, pericolo di aggressioni, pregiudizio da esposizione a condizioni ambientali avverse). Dopo l'azione poliziesca, l'Amsa ha "bonificato" l'area.
In seguito allo sgombero, le solite dichiarazioni pretestuose da parte del Comune di Milano: "Vi erano montagne di rifiuti e siamo intervenuti per il decoro e la sicurezza, su segnalazione di privati cittadini". Ricordiamo che le amministrazioni dei centri urbani italiani sono le sole nell'Unione europea a non fornire servizio di smaltimento rifiuti alle comunità indigenti rifugiatesi in insediamenti di fortuna: ecco spiegato l'accumulo di rifiuti, mentre famiglie travolte da drammi umanitari, se opportunamente assistite (cosa che non avviene mai) di certo non possono costituire un problema di sicurezza. da Gruppo EveryOne

lunedì 19 aprile 2010

Milano, continuano gli sgomberi e si pensa a nuove misure draconiane

Il Comune di Milano continua la politica degli sgomberi contro i Rom con cittadinanza rumena e i Sinti camminanti con Cittadinanza italiana. Gli sgomberi sono così tanti e continui che diventa difficile avere un quadro completo.
Oggi la notizia che gli Agenti del Nucleo Problemi del Territorio, del Settore Sicurezza, di Zona 7 e 8 della Polizia Locale hanno allontanato 28 sinti siciliani (16 adulti e 12 minori) da via Tosi dove si erano posizionati con 8 roulotte. Gli Agenti della Polizia locale hanno scortato fuori dai confini del Comune di Milano gli otto nuclei famigliari e hanno emesso otto sanzioni da 450 euro.
Il Comune di Milano per contrastare la presenza di famiglie di Cittadini italiani a Milano che svolgono l’attività artigianale dell’affilatura di coltelli e riparazione di ombrelli, chiede misure draconiane. Il Vice Sindaco De Corato intende chiedere al Questore di Milano di emettere un foglio di via per una quindicina di loro come persone indesiderate. La ragione è che alcuni di loro, secondo De Corato, hanno dei precedenti contro il patrimonio. Inoltre, il Vice Sindaco sembra che abbia dato incarico all’ufficio legale del Comune di Milano di trovare il modo di sequestrare, ovvero rubare, le roulotte e le auto a queste famiglie.
L’accanimento del Vice Sindaco De Corato è abbastanza evidente, l’intento come già spiegato è cancellare la presenza di Rom e Sinti a Milano. Prendendo ad esempio quest’ultimo sgombero si può evidenziare che qualsiasi Cittadino italiano può posizionare i propri mezzi (roulotte comprese) su qualsiasi fazzoletto di terra dello Stato italiano. Se il mezzo intralcia la circolazione stradale il Comune può emettere una contravvenzione e sarebbe auspicabile che offra informazioni su dove siano parcheggi per posizionare correttamente i mezzi. Non c’è bisogno ne di ordinanze ne di Agenti speciali.
Il dato è che a Milano non si vuole far rispettare la legge ma crearne una nuova con una connotazione etnica. Una legislazione differenziale e discriminatoria, anche usando scorciatoie come il foglio di via, che porti a “zero rom e sinti a Milano”. Questo avviene mentre a Milano si fanno “affari” e qualcuno finisce pure in galera, come il Consigliere comunale Milko Pennisi. Ma di questo il Vice Sindaco De Corato non esterna la sua preoccupazione e non prevede misure per evitare che si crei una tangentopoli milanese a traino dell’Expo 2015. Se questa è democrazia…

Milano sceglie la forza

Il Comune ha dismesso ogni politica per l’immigrazione, preferendo additare gli stranieri come responsabili del degrado, sgomberando i rom rumeni a ritmo continuo, usando la polizia locale per interventi di pubblica sicurezza. E affermando, nel contempo, il proprio potere municipale
Stanti le ultime stime dell’ISMU (Blangiardo, et al., 2010) calcolate all’1 luglio 2009, Milano è una città con un numero di immigrati compreso fra le 228.500 e le 245.200 unità. In altri termini, a Milano fra il 17,7% e il 19% degli abitanti sono stranieri. I paesi di provenienza più rappresentati sono oggi nell’ordine le Filippine, l’Egitto, la Cina, il Perù e l’Ecuador (mentre nella provincia troviamo ai primi due posti Romania e Albania).
Se anche solo fino all’inizio dello scorso decennio il capoluogo lombardo attirava una grande percentuale dell’immigrazione presente nella regione (il 34% nel 2001, che saliva al 52% considerando l’intera provincia), oggi questa percentuale è scesa al 20% (42% considerando anche la provincia nei confini del 2001, comprensivi anche della attuale provincia di Monza-Brianza). Milano resta un forte polo di attrazione dei flussi immigratori, che però poi tendono a radicarsi su un’area vasta ben al di fuori della città metropolitana. Il grande aumento dell’immigrazione in Lombardia negli ultimi 10 anni, ormai giunta a 1.206.900 unità (stima di massima), ovvero al 12,4% delle popolazione residente, ha fatto diminuire la rilevanza percentuale della città di Milano nel panorama lombardo. I numeri assoluti, tuttavia, continuano a segnalare la grande presenza di immigrati nella città meneghina e anzi una crescita fra il 2001 e il 2009 del 65,4%. di Tommaso Vitale, continua a leggere…

venerdì 16 aprile 2010

Amnesty International, firma contro il "piano nomadi"

Continua la campagna di sensibilizzazione di Amnesty International sulla situazione dei Rom. Dopo la presentazione del documento “Stop agli sgomberi forzati dei rom in Europa”, diffuso giovedì 8 aprile dall’associazione, in occasione del secondo summit dell’Unione europea sulle problematiche inerenti i rom, la sezione italiana di Amnesty International lancia per il 17 e il 18 aprile una raccolta di firme per chiedere al sindaco e al prefetto di Roma la sospensione e la revisione del “Piano nomadi”.
Evitare che il “modello Roma” sia la soluzione da imitare nelle altre città, scelte partecipate con le comunità rom interessate, preparazione agli sgomberi con informazioni preventive e soluzioni alternative adeguate sono solo alcuni dei punti dell’appello che verrà diffuso il prossimo fine settimana in numerose piazze italiane. Da Milano a Palermo, da Forlì a Catania: in moltissime piazze d’Italia sabato e domenica si potranno raccogliere le firme contro il “Piano nomadi” del Comune di Roma, avviato il 31 luglio 2009. è questo il primo “programma” sviluppato attraverso i poteri speciali ai prefetti previsti dal decreto governativo del maggio 2008 che ha decretato “l’emergenza nomadi” in Lombardia, Campania e Lazio e successivamente in Piemonte e Veneto.
Un piano che prepara la strada allo sgombero forzato di migliaia di Rom e al trasferimento della maggior parte di essi, ma non tutti, in campi ampliati o di nuova costruzione nella periferia di Roma. Oltre 6.000 rom, oggi residenti in un centinaio di campi sparsi sul territorio della Capitale, verranno “spostati” in 13 campi. «Un provvedimento che avrà effetti disastrosi - spiega Riccardo Noury di Amnesty international - e che metterà a rischio le relazioni sociali che le diverse comunità hanno stabilito nei territori, senza garantire il rispetto del diritto a non essere discriminati e ad avere una soluzione alternativa adeguata: primo tra tutti la scolarizzazione dei bambini che verranno allontanati dalle proprie scuole di riferimento e dai propri compagni».

giovedì 15 aprile 2010

Mantova, il neo Sindaco incontra Sucar Drom

Questa mattina il Vice Presidente dell'associazione Sucar Drom, Bernardino Torsi, e il Segretario, Carlo Berini, hanno incontrato il neo Sindaco di Mantova, Nicola Sodano. L’incontro si è svolto nell’ufficio del Sindaco in via Roma, sede del Comune di Mantova.
Un incontro cordiale dove sono state spiegate da Torsi e Berini le preoccupazioni presenti sia nell’associazione che nelle famiglie sinte, dopo alcune dichiarazioni del Consigliere Comunale De Marchi, riportate dai giornali durante la campagna elettorale. Torsi e Berini hanno anche fatto una breve sintesi dei problemi esistenti.
Il Sindaco ha rassicurato e dichiarato il proprio interesse a sostenere i progetti abitativi, lavorativi e culturali a cui lavora da tempo l’associazione, insieme al Comune di Mantova e la Provincia di Mantova.
Il Sindaco, Nicola Sodano, ha affermato il proprio intendimento a incontrare le famiglie sinte e, una volta definita la Giunta comunale, iniziare a confrontarsi in maniera seria con l’associazione per dare un nuovo slancio all’azione del Comune di Mantova e risolvere i problemi esistenti.
All’uscita è stato dichiarato alla stampa soddisfazione per l’incontro avuto e disponibilità immediata ad incontrarsi per sviscerare le problematiche vissute a dalle famiglie sinte e rom mantovane.

Ministero dell'Interno, iniziative dell'Italia: sicurezza, immigrazione e asilo

Il Ministero dell’Interno ha fatto il bilancio delle azioni del Governo italiano in tema di sicurezza, immigrazione e asilo, attraverso la pubblicazione “Iniziative dell’Italia: sicurezza, immigrazione e asilo”.
La pubblicazione contiene anche alcune righe su quanto il Governo Italiano sta approntando per le minoranze sinte e rom. Dal testo si evince che sono stati stanziati 64 milioni di euro per i primi interventi. Ad oggi non abbiamo notizia di interventi descritti nella pubblicazione del Ministero dell’Interno. Ma è indubbio che rimarranno comunque ad un livello assistenzialistico. Questo tipo di interventi hanno creato in questi anni grandi disastri, a partire dalle logiche dei cosiddetti “campi nomadi”. Speriamo che il Governo si ravveda ed intervenga su questioni molto più rilevanti, quali: processi di partecipazione diretta, lotta alla povertà e politiche lavorative, conoscenza e diffusione delle culture sinte e rom. In ultimo, rimane la preoccupazione di questo considerare “stranieri” i Cittadini italiani, appartenenti alle minoranze sinte e rom. Di seguito il testo pubblicato:
Il Governo italiano ha, inoltre, intrapreso un’azione per l’integrazione delle comunità nomadi. Al fine di superare la situazione di emergenza di alcune aree del territorio nazionale, sono stati nominati, ai sensi della normativa di protezione civile, cinque Commissari delegati, rispettivamente per le regioni Lazio, Lombardia, Campania, Piemonte e Veneto.
L’attività, ancora in corso, è finalizzata a promuovere migliori condizioni di vita per le comunità nomadi, con particolare attenzione ai minori maggiormente esposti a rischi di abuso e sfruttamento. In particolare, dopo il censimento degli abitanti dei campi nomadi, sono stati avviati interventi di carattere socio-sanitario e scolastico, nonché di ristrutturazione di alcuni insediamenti e di costruzione di nuove aree attrezzate.
Oltre 64 milioni di euro sono stati stanziati per la realizzazione dei primi interventi.
Sulle iniziative avviate è stata costantemente informata la Commissione Europea, che dopo aver esaminato il Rapporto inviato dall’Italia ha apprezzato il livello di collaborazione assicurato.

mercoledì 14 aprile 2010

Francia, Django Reihnardt la leggenda del jazz

Una piazza della capitale francese da pochi giorni porta il suo nome, accanto al mercato delle pulci. D’altra parte non poteva essere altrimenti dato che, grazie a lui e alla sua chitarra, la Francia e Parigi sono state il punto di riferimento del jazz europeo tra le due guerre mondiali. Eppure di nascita era belga e, soprattutto, gitano.
Django Reihnardt, infatti, era venuto alla luce in una roulotte il 23 gennaio di cento anni fa, a Liberchies, piccolo borgo della Vallonia a pochi chilometri da Charleroi. In quella località, pochi giorni prima, un gruppo di sinti (in francese, manouche) aveva fermato la sua carovana. Diciotto anni dopo, sempre in una roulotte, la svolta della sua vita. Un incendio distrusse la struttura e Django riportò ustioni gravissime alla mano sinistra tanto che secondo i medici non avrebbe mai ripreso l’uso delle dita. Invece durante la convalescenza, grazie a questa menomazione, sviluppò una tecnica chitarristica rivoluzionaria e del tutto particolare che ancora oggi viene ammirata per virtuosismo, vitalità e originalità espressiva.
Da questo dramma iniziò la leggenda. La carriera di Django fu da allora folgorante. Nel 1931, a Tolone, mentre si trovava a casa del pittore Emile Savitry, scoprì un genere allora quasi sconosciuto in Francia: il jazz. Il passo definito verso la gloria arrivò con l’Hot Club de France, creato da Charles Delaunay e Hugues Panassie, alla fine del 1933. Il quintetto, accanto al violinista e complice Stephane Grappelli, rivoluzionò gli standard dei gruppi degli anni trenta, imponendo gli strumenti a corde – violino, tre chitarre e contrabbasso – senza batteria. In pratica erano i due solisti, Django e Grappelli, con gli altri componenti a sostenere la funzione ritmica.

Django fu il primo ad avere l’idea di accostare gli accordi del jazz ai ritmi della tradizione gitana. Il solo europeo che seppe affermarsi tra tanti americani, da Duke Ellington (che lo volle alla Carnegie Hall di New York) a Louis Armstrong. Il suo “french jazz” o “jazz manouche” ha prodotto brani classici come Nuages, Manoir de mes reves, Nuits de Saint-Germain-des-Pres. E soprattutto Minor Swing, che è stata inclusa nel film Chocolat di Lasse Hallsrtrom con Juliette Binoche e Johnny Depp. Proprio a quest’ultimo, nel ruolo di un gitano, è affidata l’intrepretazione del pezzo. Ma anche Woody Allen, nel suo film Accordi e disaccordi, fece volutamente un ritratto del protagonista in perfetto accordo con la biografia di Reinhardt, inventandone la vita e dicendo che era secondo solo a Django.
Quando morì nel 1953 Jean Cocteau disse di lui: «Django morto è come una di quelle fiere che muoiono in gabbia. Visse come sogniamo tutti di vivere: in una roulotte». Infatti, anche quando divenne una star del jazz, all’apice della sua gloria, Django continuò a snobbare i comfort e a rientrare tutte le sere nella sua casa mobile. La Francia lo ha ricordato all'inizio del 2010 con tante iniziative anche grazie a una vera e propria scuola di giovani chitarristi manouche di cui fanno parte il nipote David Reinhardt e il pronipote Levis Adel-Reinghardt. In Italia è invece arrivata la traduzione della biografia su Django Il gigante del jazz tzigano di Alain Antonietto e François Billard, pubblicata dalle edizioni Arcana. Mentre per quanto riguarda i cd, segnaliamo l'omaggio della Dreyfus Jazz Generation Django (distribuito da Egea) dove sono racchiuse tutte le passioni e le varianti che questo genere ha suscitato nelle generazioni successive oltre alla ristampa (Essential Jazz, sempre distribuita da Egea) delle interpretazioni di brani di Cole Porter, Jerom Kern e Irving Berlin da parte dello stesso Reinhardt. di Michele Manzotti

Torino, per un giorno cittadini come gli altri

Ieri davanti alla Sindone, in Duomo, sono sfilati un centinaio di cittadini rom e sinti. Accompagnati dalla presidente Carla Osella dell’AIZO, sono arrivati, sotto un violento scroscio di pioggia, nel primo pomeriggio, ragazzi, famiglie, un folto gruppo di sinti piemontesi da Cuneo e giostrai di Torino. «A chiederci di organizzare questo pellegrinaggio - ha spiegato Carla Osella - sono state le donne musulmane. Con noi oggi ci sono anche persone che vivono in campi abusivi come lungo Stura Lazio».
Durante il percorso di avvicinamento al Duomo alcuni partecipanti alla visita hanno parlato del loro desiderio di essere considerati - com’è avvenuto ieri - cittadini come tutti gli altri. Valentino, 22 anni, ortodosso, abitante di strada dell’Aeroporto, aveva già visto la Sindone nel 2000: «Ero venuto qui con la scuola. Ho la terza media e so fare tante cose: riesco a lavorare un po’ in nero come muratore, giardiniere, elettricista. In nero perché non ho i documenti. Sono nato a Torino, mio padre era già nato a Torino, e mio figlio tra poco deve nascere in questa città. Ma nessuno ha documenti italiani. Ho solo la tessera dell’Aizo. Quando ho compiuto 18 anni ho fatto domanda di cittadinanza ma non ho ricevuto risposta». Ancora: «Oggi che siamo qui per l’uomo della Sindone, che ha tanto sofferto, mi chiedo perché siamo costretti a una vita di degrado, isolati in un campo, guardati male da tutti».
Anche Lorenzo, figlio del celebre partigiano sinto Amilcare «Taro» De Bar, residente di Cuneo, ha parlato delle sofferenze che la discriminazione spesso provoca. Fedora, sua sorella, impiegata come altre donne sinte cuneesi in una impresa di pulizie, ha raccontato con orgoglio della figlia che farà la maturità quest’anno e vuole iscriversi ad Economia. di Maria Teresa Martinengo

Mantova, Nicola Sodano è il nuovo Sindaco

Nicola Sodano è stato proclamato sindaco di Mantova; oggi il primo cittadino ha fatto il suo ingresso nel palazzo municipale di via Roma. Sempre oggi l'ufficio centrale elettorale dovrebbe certificare l'elezione dei quaranta consiglieri comunali: avrebbe dovuto farlo ieri ma l'esame di 55 schede contestate ha richiesto un supplemento di lavoro. Intanto, Sodano parla della sua giunta: «Non ci saranno solo gli assessori ad occuparsi dell'amministrazione della città; sono intenzionato, infatti, a delegare molti consiglieri comunali»; e annuncia una verifica di tutti gli enti partecipati dal Comune. La sua prima giornata è stata scandita da alcune interviste, da una rilassante seduta dalla parrucchiera e dalla cerimonia a Palazzo Soardi per ricevere la fascia di primo cittadino. Il primo a congratularsi con lui è stato Zaniboni.
Venerdì, dalle 10 alle 12, il nuovo sindaco sarà ospite della Gazzetta per rispondere alle domande dei cittadini e dei lettori. Basta telefonare allo 0376-303228, oppure inviate sin da ora una domanda via e-mail: interviste@gazzettadimantova.it
LA CRONACA DEL BALLOTTAGGIO. Campane a martello per il centrosinistra. Dopo 65 anni Mantova ha un sindaco di centrodestra. Nicola Sodano, esponente del Pdl, al ballottaggio ha battuto il primo cittadino uscente Fiorenza Brioni del Pd. Il neo eletto si appresta, quindi, a guidare il Comune per i prossimi cinque anni alla testa di una giunta che vedrà l’a ppoggio anche di Lega Nord, Repubblicani e della lista civica Benedini. Un risultato a sorpresa è scaturito dalle urne del secondo turno. Sodano ha vinto con il 52,19% dei consensi, quasi 5 punti in più rispetto alla rivale che si è fermata al 47,81%.

In termini assoluti, il candidato del centrodestra ha raccolto 11.821 voti contro i 10.830 della Brioni. Rispetto all’esito del primo turno un sorpasso che vale il ribaltone amministrativo. Appena due settimane fa la Brioni aveva, infatti, totalizzato 10.262 voti, pari al 40,41% del totale, mentre Sodano si era fermato a quota 9.045 suffragi (35,62%). Un vantaggio che gli apparentamenti, e le lotte nemmeno tanto sotterranee all’interno del centrosinistra, hanno annullato, capovolgendo il risultato al ballottaggio.
La Brioni ha messo insieme appena 568 voti in più (l’Udc, con cui si era alleata al primo turno, portava in dote 551 voti) segno che ha attinto pochi consensi tra le altre liste vicine al centrosinistra, Sinistra Popolare e Forum in particolare. Politicamente parlando, Mantova come «laboratorio » dell’alleanza tra il centrosinistra e i centristi dell’Udc si è rivelato un fallimento. Sull’altro fronte, Sodano ha guadagnato 2.776 voti in più rispetto al primo turno, ben oltre i 1.647 che portava in dote la lista Benedini.
Ciò significa che anche una parte degli zaniboniani del Patto nuovo, lista con l’anima di centrosinistra, ha votato per la «svolta». Il suo leader Antonino Zaniboni, del resto, in campagna elettorale, era stato chiaro invitando i suoi elettori a non votare per la Brioni. Il centrosinistra non è nemmeno riuscito a recuperare l’astensionismo del primo turno; la campagna elettorale tra il primo turno e il ballottagio era stata incentrata su una vera e propria «chiamata alle armi» del popolo di centrosinistra, soprattutto nei quartieri tradizionalmente rossi come Lunetta.
Alla fine, alle urne è andato solo il 59,93% degli aventi diritto, l’8% in meno rispetto al primo turno. E così, il nuovo sindaco di centrodestra potrà contare, in consglio comunale, su una maggioranza compatta, composta da Pdl (14 gli eletti), Lega Nord (sei) e Benedini (quattro). In via Roma, dunque, arriva il vento nuovo da destra che costringe chi ha amministrato per decenni la città a ripiegare le bandiere. In casa del Pd, il maggiore partito della coalizione, si è già aperta la resa dei conti. Non si escludono sorprese. da Gazzetta di Mantova

domenica 11 aprile 2010

Gambolò (PV), i Sinti e il Naga vincono al Tar

Per una volta affermato il principio di non discriminazione. I cittadini Sinti italiani di Gambolò possono rimanere. Il TAR di Milano ha annullato, ieri pomeriggio, con sentenza, l’ordinanza di sgombero del Comune della Lomellina. Il TAR di Milano accoglie il ricorso presentato per conto dei cittadini sinti con il patrocinio del Naga riconoscendo che:
“Non sussiste la situazione contingente di emergenza sanitaria prevista […] in quanto la comunità Sinti risiede nell’area in oggetto dal molti decenni. […] Inoltre, la situazione esistente sarebbe stata causata dallo stesso Comune di Gambolò che avrebbe omesso di realizzare il campo nomadi avvalendosi del disposto della legge regionale 77 del 1989. Il reale scopo dell’ordinanza impugnata sarebbe quello di allontanare i cittadini di etnia Sinti dal Comune di Gambolò per motivazioni politiche e razziali in violazione del disposto della legge regionale n. 77 del 1989 laddove prevede la tutela del patrimonio culturale delle etnie tradizionali nomadi e semi nomadi, nonché la partecipazione delle popolazioni nomadi alla predisposizione degli interventi che li riguardano.”
“Siamo molti soddisfatti” dichiara l’avvocato Pietro Massarotto, presidente del Naga e, estensore del ricorso, “perché in controtendenza rispetto al clima dominante è stata, per una volta, riaffermata la prevalenza della tutela delle minoranze a scapito di presunti motivi di ordine pubblico, dichiarati, di fatto, dal TAR del tutto strumentali”. da Confini On Line

venerdì 9 aprile 2010

Hillary Clinton: gli U.S.A. si impegnano a combattere le discriminazioni subite da Rom e Sinti in Europa

Per il secondo anno consecutivo è arrivato dagli Stati Uniti il messaggio di Hillary Rodham Clinton, Segretario di Stato americano per la Giornata Internazionale dei Rom e dei Sinti. Il messaggio della Clinton, a nome del Presidente Obama, impegna gli Stati Uniti a lavorare per aiutare i Rom e i Sinti a combattere le discriminazioni e ad essere protagonisti del proprio futuro.
La Clinton a nome di tutto il popolo americano saluta calorosamente tutti i Rom e Sinti e afferma che l’otto aprile è la giornata per celebrare i molti contributi dati dai Sinti e dai Rom alla cultura europea nella musica, teatro, letteratura e danza. Inoltre la Clinton afferma che è necessario ricordare ed onorare gli atti coraggiosi di resistenza messi in atto dalle donne e dagli uomini sinti e rom, durante il nazismo.
La Clinton ha affermato che proteggere e promuovere i diritti dei Rom e dei Sinti è un impegno personale suo e del presidente Obama, con l’obiettivo che in Europa queste popolazioni possano avere la possibilità di essere libere dalle discriminazioni.
Già oggi gli Stati Uniti d’America stanno lavorando ad una serie di iniziative con i Governi europei per rendere concreto il rispetto dei diritti dei Rom e dei Sinti.

Amnesty International: stop agli sgomberi forzati

"Azioni concrete contro la discriminazione, la povertà, e l’esclusione dei Rom in Europa". Le chiede all’Unione europea Amnesty International, durante il secondo summit Ue sui Rom e sui Sinti che si sta concludendo a Cordoba.
"Nonostante la massiccia discriminazione nei confronti di milioni di rom in tutto il continente, l’Ue non sta chiamando gli Stati membri a rispondere delle loro azioni quando questi vengono meno alle loro responsabilità" denuncia Claudio Cordone (in foto), segretario generale ad interim di Amnesty International.
"I leader europei – aggiunge - devono adottare un piano d’azione concreto per affrontare le violazioni dei diritti umani che colpiscono le comunità rom. Devono prendere posizione contro gli attacchi razzisti e le espressioni di odio e assumere iniziative efficaci per porre fine alla discriminazione nell’accesso agli alloggi, all’educazione, ai servizi sanitari e all’impiego”.
Insieme ad altre associazioni di rom e sinti e organizzazioni non governative, Amnesty ha documentato come in diversi Paesi europei le autorità non proteggano le comunità rom dalla discriminazione da parte di soggetti pubblici e privati.
Il rapporto “Stop forced evictions of Roma in Europe”, pubblicato ieri, evidenzia come le comunità rom e sinte siano oggetto di sgomberi forzati.
Il rapporto parla anche dell’Italia, e in particolare del “Piano Nomadi” avviato lo scorso luglio a Roma, che prevede la distruzione più di cento accampamenti rom nella Capitale. Si stima, spiega l’associazione, che seimila persone saranno spostate, senza un’adeguata consultazione, in solo tredici campi, nuovi o ampliati, in periferia. Il Piano Nomadi, denuncia Amnesty, lascerà senza casa più di mille rom. da Stranieri in Italia

Roma, il Pd chiede ad Almanno di seguire la strada tracciata dal Sindaco Veltroni

"Risalgono a maggio e a novembre del 2009 le richieste formalizzazione dal Pd di un Consiglio straordinario sui contenuti del Piano nomadi. Al di là della disponibilità verbale del sindaco, apprese a mezzo stampa nei giorni immediatamente successivi alla formalizzazione, ad oggi continua la supponenza e l'arroganza di chi si sottrae al confronto disattendendo quanto previsto dallo stesso Statuto del Comune di Roma". Lo afferma in una nota il consigliere Pd del comune di Roma, Daniele Ozzimo (in foto).
"Al di là dei facili proclami elettorali del sindaco Alemanno, se la Giunta avesse realizzato in questi due anni almeno uno dei sei nuovi campi attrezzati, che da circa un anno e mezzo dice di voler realizzare, oggi sarebbe praticabile la delocalizzazione del campo nomadi di Tor de Cenci. In realtà - continua Ozzimo - vista l'assenza di nuovi spazi di accoglienza, riteniamo inopportuno tale intervento che andrebbe a gravare, come è avvenuto fino ad oggi, sui campi regolari attrezzati, già esistenti, creando problemi alle popolazioni rom e ai cittadini romani che abitando nelle zone limitrofe, subiscono la crescita esponenziale delle presenze all'interno dei campi".
"Nel mese di febbraio abbiamo presentato una mozione nella quale indicavamo come prioritario l'intervento sul campo di via La Martora - conclude - viste le inesistenti condizioni strutturali e igienico sanitarie. Si istituisca subito un presidio sociale e un servizio di vigilanza a Tor De Cenci in modo da rispondere al tema sicurezza sollevato anche dal Prefetto e si intervenga al ripristino delle condizioni minime igienico sanitarie del campo di La Martora".

giovedì 8 aprile 2010

Giornata Internazionale dei Sinti e dei Rom

Noi romá, romá senza paura,
non sappiamo se qui staremo bene
o male, ma ci restiamo.
Andiamo dappertutto, ma un posto non troviamo
per passarci la vita.

Perché dappertutto giriamo?
Ai nostri figli, agli anziani,
lasciare una terra non possiamo.

Ma siamo davvero così poveri
da non aver neppure una casa?
Di città in città camminiamo,
non sappiamo dove
sarà meglio per noi.

Noi non conosciamo il nostro
il nostro padre romanó,
la nostra madre romaní,
dove sia nato il cuore romanó.

I primi raggi del sole anche per noi erano nati,
ma non hanno lasciato segno;
per questo stanchi camminiamo
e troviamo il rom dappertutto.

Siamo sempre sotto la paura,
noi che dappertutto giriamo.
Oggi o forse domani,
non sappiamo dove moriremo.


“Siamo sempre sotto la paura”
di Demir Mustafa, rom džambasa
da Poesie e racconti, CISU, Roma, 2002

mercoledì 7 aprile 2010

Rom e Sinti, la Commissione europea interviene

Le comunità rom e sinte, la più consistente minoranza etnica dell'Unione europea, continuano a trovarsi confrontate a una discriminazione e a una segregazione persistenti. In una relazione pubblicata oggi la Commissione europea sollecita gli Stati membri a usare i fondi dell'UE ai fini dell'integrazione socioeconomica dei Rom e dei Sinti.
Assicurare a queste comunità l'accesso a posti di lavoro e a un'istruzione non segregati, ad alloggi e a servizi sanitari è essenziale per la loro inclusione, segnala la relazione. L'integrazione dei 10-12 milioni di Rom e Sinti - una popolazione grande come quella del Belgio o della Grecia – costituisce una responsabilità comune degli Stati membri e delle istituzioni UE. Una relazione a parte ha valutato i progressi realizzati nell'ultimo biennio ai fini dell'integrazione. I partecipanti al vertice europeo sui Rom che si tiene a Cordova, Spagna, l'8-9 aprile, vaglieranno queste relazioni.
"La nostra è un'Unione fondata su valori forti, ragion per cui dobbiamo assicurare il rispetto dei diritti fondamentali dei Rom. La discriminazione contro questa minoranza etnica è inaccettabile" ha affermato Viviane Reding, Vicepresidente della Commissione e Commissario responsabile per la giustizia, i diritti fondamentali e la cittadinanza. “Trovare soluzione ai loro problemi va a tutto vantaggio delle nostre società ed economie. Soltanto con un'azione sostenuta e coordinata riusciremo a fare la differenza nell'interesse dei Rom in tutta Europa."
László Andor, Commissario UE responsabile per l'occupazione, gli affari sociali e l'inclusione, ha ribadito: "Gli sforzi per l'integrazione dei Rom devono riguardare l'intero ciclo di vita, dalla scuola per l'infanzia al sistema scolastico generale per i bambini, dai posti di lavoro per gli adulti all'assistenza per gli anziani. Le comunità Rom sono parte integrante della nostra lotta contro la povertà e la disoccupazione." Ha quindi aggiunto: "I Rom non hanno bisogno di un mercato del lavoro a parte né di scuole che perpetuino la segregazione dei loro bambini e non vogliono nuovi ghetti. Il nostro obiettivo è che siano accettati su un piano di parità e integrati nella società. Il Fondo sociale europeo è un importante strumento a sostegno di questo approccio trasversale."

Nella sua comunicazione strategica adottata oggi la Commissione ribadisce un ambizioso programma nel medio termine volto a rispondere alle più importanti sfide che si frappongono all'inclusione dei Rom, che comprende i seguenti punti:
1) Mobilitare i fondi strutturali, compreso il Fondo sociale europeo – che assieme rappresentano quasi la metà del bilancio dell'UE – per sostenere l'inclusione dei Rom e dei Sinti.
2) Tener conto delle problematiche relative ai Rom e ai Sinti in tutti gli ambiti politici pertinenti a livello nazionale e UE, dall'occupazione allo sviluppo urbano e dalla sanità pubblica all'allargamento dell'UE.
3) Valorizzare il potenziale delle comunità rom e sinte per sostenere una crescita inclusiva nel contesto della strategia "Europa 2020".
Sebbene la situazione di molti dei Rom e Sinti presenti in Europa rimanga difficile, si sono registrati importanti progressi a livello UE e nazionale. Nell'ultimo biennio l'UE e gli Stati membri si sono adoperati per rendere la normativa anti discriminazione e i finanziamenti UE più efficaci ai fini di promuovere l'inclusione dei Rom e Sinti. In tali iniziative rientra la lotta contro la discriminazione, la segregazione e la violenza razzista, nonché il sostegno a programmi volti a spezzare il circolo vizioso di povertà, emarginazione sociale, risultati scolastici insoddisfacenti e una situazione sanitaria e alloggiativa carente.
La Commissione ha avviato ad esempio azioni giudiziarie contro 24 Stati membri al fine di assicurare che la normativa UE contro la discriminazione a motivo della razza sia recepita correttamente nella legislazione nazionale. Dodici di questi casi sono ancora aperti mentre altri dodici si sono conclusi positivamente. Per incoraggiare gli Stati membri a far uso efficace dei Fondi strutturali la Commissione conduce due studi che identificheranno i progetti, i programmi e le politiche efficaci per l'inclusione – uno studio riguarderà i fondi nel loro insieme e il secondo sarà consacrato al sostengo del Fondo sociale europeo per i Rom e Sinti.
La Comunicazione e la relazione sugli sviluppi della situazione verranno discusse in occasione del secondo vertice europeo organizzato dalla presidenza spagnola dell'UE. L'evento riunisce rappresentanti ad alto livello delle istituzioni UE, degli Stati membri e della società civile che passeranno in rassegna i progressi realizzati a partire dal primo vertice tenutosi nel 2008.
Contesto
Le comunità rom e sinte si trovano spesso ad affrontare una discriminazione economica, sociale e politica. Il contributo che queste comunità potrebbero recare alla società europea è spesso trascurato anche a causa di stereotipi e pregiudizi.
In seguito a una richiesta avanzata dai leader dell'UE la Commissione ha pubblicato un'ampia rassegna sugli strumenti dell'UE, sulle politiche e sui progressi realizzati in vista dell'inclusione dei Rom e dei Sinti, che è stata presentata al primo vertice europeo sui Rom tenutosi nel settembre 2008. I leader dell'UE hanno confermato nel dicembre 2008 l'impegno dei loro governi a far uso degli strumenti disponibili per sostenere l'inclusione dei Rom. Nel 2009 la Commissione ha inaugurato una piattaforma europea per l'inclusione destinata a riunire esperti e decisori politici. La piattaforma ha sviluppato dieci principi di base comuni per l'inclusione dei Rom e dei Sinti che servono di orientamento ai decisori all'atto di concepire e attuare azioni efficaci.
L'UE dispone di un saldo quadro giuridico per lottare contro la discriminazione. Essa si avvale dei fondi strutturali europei e affronta la questione della discriminazione dei Rom e dei Sinti nelle sue iniziative di sensibilizzazione. Essa coordina inoltre diversi ambiti politici chiave che rivestono una particolare importanza per l'inclusione, come quelli dell'istruzione, dell'occupazione e dell'inclusione sociale.