venerdì 28 maggio 2010

Rom e Sinti, siamo indignati!

Il prossimo 9 giugno, in occasione dell’esame periodico (universal periodical review) a Ginevra, il Governo italiano dovrà rispondere alle raccomandazioni poste al nostro Paese dal Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite.
Lo scorso 9 febbraio 2010 il Consiglio Onu ha rivolto ben 92 raccomandazioni al Governo italiano, tra queste vi è la richiesta per il riconoscimento di status di minoranza linguistica per i Rom e Sinti.
Ieri la stampa ha dato notizia che il Viceministro agli Affari Esteri Vincenzo Scotti in sede di audizione presso la Commissione Straordinaria per i Diritti Umani del Senato, su sollecitazione del Presidente Pietro Marcenaro, ha affermato che il Governo Italiano è orientato a respingere la raccomandazione del Consiglio per i Diritti Umani che chiedeva il riconoscimento dello status di minoranza linguistica ai Sinti e ai Rom.
Il Governo Italiano sembra quindi deciso a respingere la raccomandazione del Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU e non si impegnerà per portare in Parlamento una proposta di legge per il riconoscimento giuridico dei Sinti e dei Rom come minoranza linguistica.
L’orientamento del Governo italiano ci rammarica e ci preoccupa. Di fatto se sarà confermato l’orientamento espresso ieri in Commissione, l’Italia rimarrà uno dei pochi Paesi europei che nega la nostra esistenza di Sinti e di Rom, una delle minoranze più antiche presenti in Italia e la più numerosa d’Europa: 12 milioni di persone. Ma al di là del rammarico vogliamo esprimere la nostra indignazione perché troviamo grave questo atteggiamento che sembra negare la nostra storia in questo Paese e lasciarci soli di fronte a una pesante discriminazione che fa di noi una minoranza respinta ai margini della società cancellando le nostre culture, i nostri valori, i nostri diritti.
Vogliamo ricordare ai rappresentanti governativi lo sterminio su base razziale subito dai Rom e dai Sinti nell’ultimo conflitto mondiale, uno sterminio che ha visto il regime fascista protagonista prima con le aberranti teorie sulla razza poi con l’internamento di noi “zingari” nei campi di concentramento italiani tra i quali quello di Gries a Bolzano, anticamera di Auschwitz.
Vogliamo ricordare ai Rappresentanti governativi la partecipazione dei Rom e dei Sinti alla guerra di Liberazione, una scelta di grande valore per una minoranza che non ha mai, nella sua storia, impugnato le armi, che non ha mai avuto rivendicazioni territoriali ma che la nostra presenza è quasi millenaria in Europa .
Vogliamo ricordare ai Rappresentati governativi che siamo presenti sul territorio italiano dal 1400 e che per oltre la metà siamo Cittadini italiani, le altre comunità provengono prevalentemente dalle regioni balcaniche.
Vogliamo ricordare che respingendo questa raccomandazione il Governo italiano dichiara ancora una volta di non volerci riconoscere e quindi tutelare, negando in questo modo non solo la nostra ma anche una parte della Storia di questo Paese.
Per queste ragioni noi chiediamo al Governo italiano di spiegare se ci sono ragioni fondate per negare la nostra identità e i nostri diritti, una scelta che consideriamo incomprensibile e destinata a consegnarci ad un silenzioso genocidio.
Per queste ragioni respingiamo questo orientamento e chiediamo formalmente al Presidente della Commissione straordinaria per i diritti umani, Pietro Marcenaro, e al Viceministro agli Affari Esteri Vincenzo Scotti un incontro urgente nel quale spiegare le nostre ragioni e l’importanza di un riconoscimento che porrebbe termine a secoli di discriminazione e persecuzione.
Per la Federazione Rom Sinti Insieme: Radames Gabrielli (Presidente), Dijana Pavlovic (Vicepresidente), Davide Casadio (Vicepresidente) e Yuri Del Bar (Segretario)

giovedì 27 maggio 2010

Il Governo italiano dice no al riconoscimento dei Sinti e dei Rom

No all’introduzione del crimine di tortura nel codice penale. No al riconoscimento dello status di minoranza linguistica alle comunità rom e sinte presenti in Italia. Sì alla costituzione di una istituzione nazionale indipendente per la promozione e protezione dei diritti umani. Sono queste alcune delle risposte che il Governo italiano darà a Ginevra al Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite, il prossimo 9 giugno, in occasione dell’esame periodico universale (Universal periodical review) dell’Italia.
Lo scorso 9 febbraio 2010 il Consiglio Onu ha rivolto ben 92 raccomandazioni al Governo italiano sui temi più disparati: dalla giustizia all’infanzia, dalle discriminazioni di genere a quelle razziali, dalla libertà di espressione a quella di informazione. La Gran Bretagna ne ha ricevute 30, l’Olanda 40, la Germania 45, il Canada 71. Il rapporto all’Italia è stato stilato da tre Stati estratti a sorte: Argentina, Ghana e Slovacchia. Su ciascuna di queste raccomandazioni il Governo dovrà rispondere, ossia decidere se accogliere o rigettare i suggerimenti Onu.
L’orientamento definitivo del Governo è stato reso pubblico dal Viceministro agli Affari Esteri Vincenzo Scotti in sede di audizione presso la Commissione Straordinaria per i Diritti Umani del Senato su sollecitazione del Presidente Pietro Mercenaro. Il Governo italiano è orientato ad accettare 75 raccomandazioni, ad accoglierne parzialmente 2 e a respingerne 15. Una percentuale di raccomandazioni non accolte che è circa del 17%.
In materia di immigrazione l’Italia conferma il proprio rifiuto a ratificare la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dei migranti in quanto essa non distinguerebbe fra immigrati regolari ed irregolari. Verrebbero invece accolte tutte le raccomandazioni dirette a rendere più rapidamente esigibile il diritto all’asilo. Non è stata accolta la richiesta di elaborare un piano nazionale contro il razzismo.

In materia di infanzia e adolescenza sono state elaborate otto raccomandazioni che coprono questioni come l'accesso all'istruzione, il ricovero negli istituti per minori, l'adozione del piano nazionale per l'infanzia e l'adolescenza. Il Governo le ha accolte tutte.
Allo stesso modo ha fatto in materia di tratta di esseri umani specificando che è intenzione governativa promuovere azioni dirette a proteggere le vittime e punire i trafficanti. In materia di tortura il Governo si impegnerebbe a presentare un disegno di legge diretto alla ratifica del Protocollo opzionale alla Convenzione sulla tortura il quale prevede, tra le tante norme, la nascita di un organismo nazionale di controllo di tutti i luoghi di detenzione. Per quanto riguarda la costituzione di una più generica – e forse meno incisiva - istituzione nazionale indipendente per la promozione e protezione dei diritti umani il Governo intende accogliere tutte le raccomandazioni Onu salvo quelle che imporrebbero una scadenza temporale di fine anno per l'effettiva creazione dell'organismo. Il problema attuale ha ricordato il viceministro è quello dei costi.
Il no, invece, al crimine di tortura nel codice penale, viene giustificato affermando che la legislazione già prevederebbe varie norme incriminatrici sufficienti a coprirne l’ambito di applicazione. A tale affermazione, i sostenitori della fattispecie autonoma di reato obiettano che resterebbero invece impuniti gli atti di violenza psicologica né si riuscirebbe a dare peso specifico al dolo intenzionale che nel caso della tortura consiste nella volontà di umiliare la persona sottoposta a custodia. di Patrizio Gonnella

lunedì 24 maggio 2010

Ascoli Piceno, l'identità sommersa

Sabato 29 maggio sarà presentato ad Ascoli Piceno il libro “l’identità sommersa” a cura di Francesca Innocenzi, edito da Edizioni Progetto Cultura. L’evento inizierà alle ore 18.00 nella Sala Conferenze della Libreria Rinascita in piazza Roma n. 7.
L’idea di un’antologia di poeti rom, sinti e jenische nasce da un autentico interesse per la cultura di questo popolo e, nel contempo, da una passione letteraria vissuta in maniera spregiudicata, come occasione di disvelamento di realtà altre, senza schematismi né chiusure preventive.
La tradizione millenaria di queste minoranze è stata, nel corso dei secoli, costantemente misconosciuta; nonostante gli indubbi progressi compiuti negli ultimi decenni, il patrimonio culturale rom e sinto rimane per lo più circoscritto in un ambito ristretto, mentre manca un’informazione seria e approfondita in circuiti più ampi.
L’augurio è che la pregnanza archetipica della poesia, la sua intrinseca capacità evocativa, costituiscano il primo passo per sconfiggere stereotipi e resistenze e creino le premesse per un incontro tra culture.
L’antologia comprende settanta liriche composte a partire dalla seconda metà del ventesimo secolo. I trentasei autori sono italiani e stranieri: i primi appartengono per lo più al gruppo dei Sinti, presente nell’Italia centro-settentrionale, o a quello dei Rom abruzzesi. Gli altri Rom provengono dalla regione balcanica, o comunque dall’Est europeo; fanno eccezione Nicolàs Jimènez Gonzàles, dalla penisola iberica e Mariella Mehr jenische di origine svizzera.Nel selezionare i testi si è cercato di tenere conto della varietà dei temi, così da offrire una panoramica il più possibile ampia del mondo rom e sinto, in conformità con l’obiettivo di questi scrittori; questa raccolta vuole essere un incentivo ad accostarsi ad una cultura ancora troppo poco conosciuta, e a seguirne con interesse gli sviluppi futuri.

L'occhio della Ardant sui Rom

"I Rom, è una fortuna averli. Noi vogliamo mettere il mondo in una scatola, loro ci offrono la fantasia e la liberta'". Risplende Fanny Ardant (in foto), dal tavolino appartato incorniciata dal decor art nouveau del bar dell'Hotel Locarno, mentre presenta il suo ultimo lavoro: un cortometraggio che ha appena finito di girare vicino a Roma che narra le vicende di una bambina Rom. Bellissima e chic, vestita di nero, una gonna di tafta', una camicia sobria, una cascata di capelli castani e gli occhi sfavillanti. Ma soprattutto è appassionata, questa famosa interprete che si ripropone come regista dopo aver esordito due anni fa con "Cenere e Sangue", presentato fuori concorso al Festival di Cannes.
Nato da un progetto delle Nazioni Unite per promuovere i diritti umani attraverso l'arte, "Chimere assenti", un film di 6 minuti che denuncia l'intolleranza e l'esclusione scolastica dei bambini Rom, è stato commissionato dal Consiglio d'Europa in collaborazione con l'ONG Art for the World. Il film verrà presentato oggi in anteprima al Cinesesc di San Paolo in Brazile per poi partecipare il 27, assieme ad altri 14 cortometraggi realizzati da registi internazionali, al Forum delle Nazioni Unite sull'Alleanza delle Civiltà a Rio de Janeiro.
"E' un vero mistero perché lo abbiano chiesto a me", si schernisce l'icona del cinema francese. In realtà la Ardant ha recentemente accettato di patrocinare la campagna Dosta! (Basta! In lingua romanesque) promossa dal Consiglio d'Europa per combattere i pregiudizi e gli stereotipi nei confronti delle comunità Rom e Sinte. "Sono sempre stata molto interessata al problema dei Rom e Sinti che vivono nell'Europa occidentale. Io amo profondamente i Rom da sempre e l'ingiustizia mi ha sempre scandalizzato soprattutto quando è istituzionalizzata", spiega la Ardant che si è recata a più riprese nel campo Rom di Via della Cesarina, alla periferia della capitale, per scegliere i protagonisti del film. "Non frequento Rom, né mi sono formata una conoscenza tramite documentari o film, ma mi affascinano" e aggiunge, "è un grande onore per me rappresentare i Rom, ed è anche la prova che si può avere delle radici diverse."

Il cortometraggio è stato girato nella zona di Formello, a nord di Roma, con attori professionisti tra i quali Francesco Montanari e Paolo Triestino e attori Rom. "Le nostre comunità occidentali, in Italia e in Francia, ma in generale tutta l'Europa sono conformiste e parlano di tolleranza". precisa la Ardant. "Io detesto il termine "tolleranza", in fondo è un termine dispregiativo se ci pensa: 'ci sta bene che tu stia qua a condizione però che stai zitto'. Questo termine non ha lo stesso significato per tutti", s'infervora l'artista. "Ecco questo mio film cerca di descrivere questi due mondi paralleli che potrebbero incontrarsi. E' la storia di una bambina rom alla quale viene negata la mensa perché è troppo povera. Queste cose sono successe davvero e non solo in Italia". Il mio non è un discorso strutturato, faccio parlare la mia immaginazione...".
La Ardant interpreta Malvina, un'insegnante di musica che tiene una lezione ad una scolaresca svogliata mentre, nel suo ufficio, il preside rimprovera un'anziana rom che non è in grado di pagare la mensa alla sua nipotina, Sonietchka. Finita la scuola, sulla via di casa, l'insegnante viene attratta dal suono della musica zigana proveniente dal campo Rom. Il giorno successivo, la bambina, esclusa dalla scuola, ascolta a sua volta le melodie che escono dalla classe. Ad un tratto, si presenta nella scuola un Rom infuriato che prende a sassate le finestre della classe. Il preside chiama la polizia e i Rom fuggono. Ma fugge anche l'insegnante. La ritroveremo circondata da bambini Rom seduti intorno ad un fuoco che studiano Eschilo mentre le musiche di Gluck si mischiano a motivi zigani.
"Le nostre civiltà sono ricche di certezze, di dogmi, sono appiattite, politicamente corrette. Questo modo di vedere le cose crea molti danni perché eliminano le differenze, i punti di vista diversi, sull'arte, sulla scuola, l'educazione", commenta con passione la Ardant. "In tutte le forme di razzismo sono la stupidità e la paura che dettano i comportamenti e questo non vale solo per la nostra generazione ma è vero anche del passato. La paura comunque è la cosa peggiore".
Magdalena, una Rom rumena del campo di via della Cesarina ha fatto la comparsa nel film. "Avevano ricostruito un campo Rom in un bosco", racconta, "era bellissimo, proprio come era una volta, c'era tutto, le roulotte, i tappeti, le pentole, i vestiti appesi ad asciugare. Dovevamo dare l'impressione di essere poveri ma felici". Per Magdalena tuttavia il film dà "un'immagine un po' fantasiosa dei Rom". "Io comunque, preferirei vivere in un appartamento".
Diva anticonformista, la Ardant due anni fa venne duramente criticata per aver dichiarato al settimanale 'A' di ritenere Renato Curcio "un eroe" e di "aver sempre considerato il fenomeno delle Brigate Rosse come appassionante e accattivante". Dovette poi scusarsi pubblicamente con le vittime del terrorismo. "I guai non mi fanno paura, ai giornalisti piace fare andare i loro tamburi" spiega sorridendo la diva: "Ho sempre detto quello che pensavo a mio rischio. Io non cerco niente, non ho degli interessi nascosti, interessi politici, elettorali, nulla di tutto questo". di Gabriella Bianchi

Milano, basta strumentalizzare i Rom!

Gli scontri di giovedì a Milano sono un fatto grave, frutto dell’incapacità del Comune di Milano di costruire un dialogo con i Rom. L’Amministrazione comunale ha abdicato al suo ruolo istituzionale e ha lasciato un vuoto che è stato occupato da persone che stanno usando i Rom per creare una loro intifada nel cuore di Milano. Tutto il contrario di quello che sta succedendo a Roma, dove con tante ombre almeno il Sindaco Alemanno ha costruito un dialogo con i Rom capitolini.
Gli scontri violentissimi con la polizia che carica una folla composta da tante donne e bambini farà il giro del mondo e non sarà certo un buon biglietto da visita per la Milano che si sta preparando all’EXPO 2015.
Ma ciò che ci indigna è l’uso strumentale che viene fatta della situazione di questi Rom disperati. Un gruppuscolo di antagonisti sono le uniche persone che hanno costruito un dialogo con queste famiglie e il risultato è il disastro totale. Dall’altra parte c’è quel falco di De Corato, Vice Sindaco di Milano, che per superare Matteo Salvini (Lega Nord) nell’uso strumentale e politico dei Rom, sta compiendo le più gravi aberrazioni dal dopo guerra ad oggi. Ci chiediamo se questa non sia una strategia studiata a tavolino per arrivare all’obiettivo di zero Rom e Sinti a Milano, dichiarato pochi mesi fa dai vertici di Palazzo Marino.
A Milano regna la violenza e i Rom sono le uniche persone che pagheranno in questa situazione che è oramai degenerata. Nemmeno l’intervento, pochi mesi fa, del Cardinale Tettamanzi ha risvegliato le coscienze di una Città che ambisce ad essere la “Capitale d’Europa”.
E’ necessario uno sforzo da parte di tutte le associazioni sinte e rom per costruire un percorso diverso. Bisogna mettere all’angolo chi fomenta la violenza e gli scontri e bisogna mettere all’angolo la violenza istituzionale del Vice Sindaco De Corato. In questa situazione le tante associazioni pro rom e sinti devono convincersi che un passo indietro è il solo modo per non cancellare la presenza di Sinti e Rom a Milano. di Sucar Drom

sabato 22 maggio 2010

Milano, tensione altissima in via Triboniano dopo gli scontri

Dopo la sassaiola, gli scontri con la polizia e i disordini di giovedì sera (guarda il video...) la tensione rimane alta nel campo rom di via Triboniano a Milano, presidiato dalle forze di polizia. A farne le spese, denuncia don Virginio Colmegna, sono stati gli operatori della Casa della Carità, che da anni operavano tra i nomadi del campo assicurando, oltre alla solidarietà, anche un tenue filo di dialogo con le istituzioni. Ora hanno dovuto andarsene. «Hanno individuato anche noi come i nemici, stanno circolando volantini nel campo nei quali anche noi veniamo descritti come una controparte», riferisce don Virgilio Colmegna, direttore della Casa della Carità. «Purtroppo questo clima di tensione non giova a nessuno, né ai rom né tantomeno alle istituzioni, magari solo a qualche "falco" che vede nello sgombero entro giugno la soluzione a tutti i problemi. Ma guai a pensare in questo modo. Ma sta di fatto che da oggi i nostri volontari non sono più presenti in via Triboniano, anche se assicuriamo a chi ce lo chiede un pasto o una doccia calda».
«RISCHIO ANTAGONISMO SOCIALE» - Don Colmegna dice di essere «non certo rassegnato» ma «sinceramente preoccupato». A suo giudizio, questo clima giova soltanto «a chi generalizza, a chi pensa che tutti i rom sono non-integrabili, a quelli che sostengono che vanno allontanati, a chi vuol creare un antagonismo sociale anche con il problema rom, un antagonismo che non ha alcuno sbocco: il risultato, grave, è che da ieri si è individuato anche in chi ha fatto e fa mediazione sociale un nemico». Don Colmegna passa quindi alla parte propositiva: «Se ci sono proposte per borse lavoro, se ci sono effettive opportunità di un alloggio messe a disposizione dal Comune, si passi dalle promesse ai fatti: ci sono famiglie rom, anche in altri campi, che sarebbero disposte a lasciare la precarietà. A nessuno piace vivere in quelle condizioni: appena qualche giorno fa in via Triboniano sono saltate le fogne. Lo sgombero non deve e non può essere la soluzione».
ASSEMBLEA DOMENICA - Intanto il Comitato antirazzista di Milano, che ha indetto un'assemblea cittadina nel campo di via Tiboniano domenica 23 maggio, fornisce la sua versione dei fatti di giovedì. Il presidio in piazza della Scala «era autorizzato», sostiene il comitato (in realtà c'era stato uno scambio di telefonate e fax), e i rom non erano in corteo, ma stavano solo andando a prendere il tram 14, l'unico mezzo pubblico in zona, per recarsi al presidio stesso. Il campo rom di via Triboniano, nel quale vivono circa 600 rom, è un campo autorizzato, che il Comune di Milano intende chiudere perché sull'area dovrà passare un'arteria di collegamento con i padiglioni di Expo 2015. I rom intendevano manifestare contro la mancanza di alternative dopo lo sgombero. «Il presidio, deciso nell'assemblea pubblica tenutasi domenica 16 maggio, era stato comunicato alle autorità competenti già lunedì mattina - si legge in un comunicato del Comitato antirazzista -, prima per via telefonica e, avendo avuto un riscontro positivo, di seguito anche via fax». «I rom sono usciti dal campo poco dopo le 16 per raggiungere i mezzi pubblici e andare al presidio di piazza della Scala, quando uno sbarramento di polizia e carabinieri gli ha fattivamente impedito di andare a prendere il tram 14, unico mezzo di comunicazione per raggiungere il centro città», prosegue il comunicato.

I LACRIMOGENI - «Per ben tre volte la polizia ha dovuto arretrare scomposta e solo dopo aver lanciato decine di lacrimogeni e aver scagliato un blindato contro i rom, è riuscita a sfondare e a farsi largo nel campo», riferisce il comunicato. «Le forze dell'ordine hanno sparato i lacrimogeni dentro il campo - afferma Stoican Petre, uno degli anziani che ha trattato ieri pomeriggio con la polizia prima dei tafferugli -. C'erano donne e bambini che piangevano, non si respirava. Ho chiesto al responsabile della Polizia di non caricarci, ma non c'è stato nulla da fare. Di fronte alla sede della Protezione civile (a circa 300 metri dal campo, ndr) siamo stati fermati. Abbiamo deciso di tornare al campo e da lì abbiamo chiesto che venisse qualcuno del Comune per parlare con noi, visto che ci veniva impedito di arrivare a Palazzo Marino. Il responsabile della Polizia presente ci ha detto che se non ci fossimo dispersi ci avrebbero caricati e così hanno fatto, anche se noi eravamo dentro il campo».
ARRESTO - Il pm di Milano Luca Poniz ha chiesto la convalida dell'arresto di un nomade arrestato ieri, con l'accusa di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni. Secondo l'accusa, avrebbe aggredito e ferito due carabinieri. Il pm ha trasmesso la richiesta di convalida al gip. Proprio per paura dell'arresto, i rom feriti durante gli scontri non si sono fatti medicare negli ospedali. «Saranno una trentina - racconta un giovane rom che vuole mantenere l'anonimato -. Alcuni forse questa notte sono andati in qualche pronto soccorso, ma non hanno detto che si erano feriti negli scontri, hanno magari detto che sono caduti, perché avevano paura di essere arrestati».
DIJANA PAVLOVIC - L'attrice e mediatrice culturale rom Dijana Pavlovic dà questa interpretazione dei fatti: «Le istituzioni non dialogano con i rom, c'è solo il comitato antirazzista che parla con loro e porta avanti assemblee». Da settimane gli esponenti del comitato si riuniscono in assemblea con i rom, e ieri avevano detto loro di aver organizzato una manifestazione per portare un documento a Palazzo Marino, anche questo scritto da loro e firmato dai rom. La manifestazione non è stata autorizzata ma, secondo quanto riferiscono i nomadi, a loro è stato detto il contrario dagli antirazzisti. Da qui, la rabbia dopo il rifiuto degli agenti a farli muovere in gruppo. Nel documento che i rom volevano consegnare si chiedono soluzioni abitative alternative ai campi, salvaguardia della continuità scolastica per i loro figli, fondi per eventuali lavori di ristrutturazione e soprattutto l'estromissione della Casa della Carità dalle trattative con il Comune. «Riconosciamo - scrivono - il consiglio di via Triboniano come unico organismo deputato a sviluppare trattative con le istituzioni». Una estromissione che arriva dopo un tavolo avviato fra Comune e Casa della Carità per discutere dell'inserimento dei rom. «Due settimane fa la Casa della Carità - spiega la Pavlovic - ha ricevuto una proposta da Palazzo Marino per inserire i rom in appartamenti e dare loro un lavoro, poi dopo due giorni è arrivata una lettera con l'ordine di lasciare il campo. Che razza di modo di fare è? Come si può completare un piano di inserimento in poche settimane?». da Corriere della Sera

venerdì 21 maggio 2010

Gallarate (VA), i Sinti si oppongono allo sfratto

Il campo in via Lazzaretto sta per essere smantellato. Pare proprio che per fine giugno gli occupanti saranno sfrattati dal suolo comunale. La zona, visibile dall'alto percorrendo il tratto autostradale Gallarate-Varese, conta 16 nuclei familiari, circa 50 tra bambini e ragazzini, dai 3 mesi ai 16 anni, e 5 o 6 anziani.
Ogni famiglia è più o meno composta da circa 6 persone; in totale si contano 15 case mobili e 1 roulotte. Per circa 20 anni i Sinti italiani di Gallarate erano dislocati a Madonna di Campagna, poi sono stati trasferiti in via De Magri, e da 3 anni si trovano al numero 50 di via Lazaretto.
L'area a loro adibita oggi appariva ordinata e pulita. Diversi bambini giocavano con la sabbia o si dondolavano sopra altalene in plastica. Le donne stavano cucinando e gli uomini chiacchieravano sul percorso asfaltato che mette in comunicazione le varie abitazioni. Alcuni di loro si sono costruiti verande, altri piccoli cortiletti in erba. I presenti sono educati e cordiali e dicono no allo sfratto ordinato dal Comune.
"Siamo sinti italiani, a Gallarate da sempre". Questo è ciò che ribadiscono, presentando la signora più anziana del campo che ha 72 anni e un volto particolarmente segnato dal proprio vissuto. "C'è gente che ha realmente bisogno di una casa – rispondono all'alternativa, proposta dall'amministrazione comunale, relativa all'assegnazione di case popolari -. Noi le nostre case mobili le abbiamo, sono dei mini appartamenti. Paghiamo l'affitto di un euro al mese per metro quadro e vogliamo poter conservare le nostre tradizioni e la nostra cultura".

Pare che la proposta di una soluzione abitativa fissa e in cemento non sia condivisa dalla comunità. "Siamo stati a casa di amici, non cambieremmo mai la nostra dimora". E di fronte all`ipotesi di spostarsi in un altro comune, loro rispondono: "Non e` questa la soluzione. I sinti sono in tutta Italia, solo qui a Gallarate ci sono problemi. Mandarci in un`altro comune significa scaricare la problematica a carico di un`altro sindaco".
I disagi che sottolineano, relativi al trasloco, sono soprattutto legati ai più piccoli: "Spostandoci di nuovo, i bambini non potrebbero più frequentare le loro scuole. Se al comune serve l'area che ce ne dia, però, un'altra, sempre pagando l'affitto". L'appello che fanno è rivolto al sindaco:"Che si metta una mano sul cuore. I sinti ci sono in tutta Italia, solo a Gallarate ci contestano. Paghiamo anche l'acqua e il gas, non diamo fastidio a nessuno. Lavoriamo in nero, raccogliendo il ferro, e ci automanteniamo".
La comunità racconta di avere un avvocato di fiducia che ha aperto una causa contro la decisione di sfratto dell'amministrazione Mucci. "Lo sfratto di un campo nomadi non si è mai visto. Non sappiamo come andrà a finire. Non sappiamo ancora nulla da parte del nostro avvocato, al momento tutto è in mano al giudice. Abbiamo l'appoggio anche di qualche associazione locale: speriamo in bene". di Valeria Deste

Milano, i video degli scontri in via Triboniano

Scene di guerriglia urbana in via Barzaghi a Milano, vicino al campo rom di via Triboniano. Giovedì pomeriggio i Rom si sono scontrati con le forze di polizia in assetto anti-sommossa e hanno lanciato sassi e bastoni contro gli agenti. Le violenze sono cominciate intorno alle 16.30, quando è partita una cosiddetta «azione di contenimento» contro 150 rom che volevano improvvisare un corteo e un presidio in piazza Scala, davanti a Palazzo Marino. Alle 18 era infatti in programma una riunione per discutere dello sgombero del campo, previsto entro il 30 giugno. La manifestazione era stata indetta dall'assemblea di via Triboniano e sostenuta dal Comitato antirazzista. (video 1..., video 2...)
LO SCONTRO - Gli agenti hanno spiegato ai Rom che la manifestazione non era autorizzata, e che comunque una loro delegazione avrebbe potuto raggiungere la sede del Comune. A quel punto circa 150 persone sono uscite dal campo e gli agenti in via Barzaghi hanno iniziato l'operazione di contenimento. E' cominciato un lancio di sassi e altri oggetti, mentre alcuni rom hanno messo in strada le proprie masserizie. Sono state appiccate le fiamme a un furgone e un'auto portate dagli stessi manifestanti. In serata la situazione è tornata alla normalità. Nel campo vivono circa cento nuclei familiari.
FERITI - Ci sono stati alcuni contusi: 25 tra poliziotti e carabinieri, secondo l'ufficio di gabinetto della questura. Il vicesindaco De Corato afferma: «La sommossa organizzata da un centinaio di rom di Triboniano, che hanno lanciato pietre contro le forze dell'ordine ferendo una quindicina di agenti, tra cui anche un vigile, dimostra che gli occupanti sono ancora lontani da una reale volontà di integrazione». Tra i rom ci sarebbero vari feriti, forse una trentina, ma non sono andati in ospedale. Uno di loro, un bambino, compare in un video girato da testimoni mentre viene portato via in braccio. I Rom riferiscono che il bambino aveva il volto irritato dal gas lacrimogeno. Un'altra è una bambina di 7 anni che ha una fasciatura al braccio destro: sarebbe stata colpita con una manganellata. Nel video si vede anche un uomo che perde sangue dalla testa, raggiunto anche lui da una manganellata.
Dijana Pavlovic, vicepresidente della federazione Rom Sinti Insieme e testimone diretta degli scontri, ha affermato che «una bimba è rimasta ferita e probabilmente ha un braccio rotto per una manganellata. Il campo è stato chiuso e circondato dalla polizia: nessuno può entrare, nessuno può uscire».
Dopo le azioni di alleggerimento per impedire ai rom di via Triboniano di raggiungere piazza Scala, le forze dell'ordine avrebbero spinto i Rom a rientrare nel campo, chiudendone poi tutti gli accessi. Anche agli operatori della Casa della Carità, che svolgono un quotidiano servizio di assistenza in via Triboniano, è stato impedito di entrare nell'accampamento. da Corriere della Sera

Milano, scontri e feriti in via Triboniano

Lancio di sassi, manganellate e auto in fiamme. Gli scontri fra alcune decine di Rom del campo regolare di via Triboniano e le forze dell'ordine sono scattati alle quattro del pomeriggio. I Rom volevano raggiungere Palazzo Marino, sede del Comune, per protestare contro l'annunciato sfratto delle 700 persone che abitano il campo. Polizia e carabinieri hanno impedito il corteo, non autorizzato, ed è nata la tensione: bombole del gas scagliate contro gli agenti e lancio di bottiglie, a cui le forze dell'ordine hanno risposto con lacrimogeni e cariche "di alleggerimento". Il Comune aveva accettato di ricevere una delegazione di sette rom.
Dopo due ore di incidenti, fra i 90 agenti si contano 20 contusi e quattro feriti medicati in ospedale. Le associazioni, che hanno sostenuto la protesta dei rom, riferiscono di un uomo colpito alla testa, di una bambina con un braccio ferito da una manganellata e di un altro bimbo con il volto urticato dai lacrimogeni. Un rom è stato arrestato per resistenza a pubblico ufficiale. "Ci hanno picchiati - dice Maria, 32 anni, bosniaca - noi abbiamo difeso il campo" (guarda il video...). Il timore è che le violenze possano bloccare l'accordo fra Comune, prefettura e privato sociale che prevede lo svuotamento dei campi, con aiuti alle famiglie rom per trovare casa.
"Il campo va sgombrato subito", dice il leghista Davide Boni, presidente del consiglio regionale. E se il vicesindaco Riccardo De Corato punta il dito contro i centri sociali, "che fomentano la rivolta", don Virginio Colmegna, capo dell'associazione che gestisce il campo, parla di "tensioni che rendono ancora più difficile l'integrazione, in una situazione di vuoto politico che ha trasformato la gestione dei rom in problema di ordine pubblico". di Davide Carlucci e Franco Vanni

Milano, scontri in via Triboniano

Circa 150 persone, tra Rom e attivisti dei centri sociali, si sono scontrati, nel pomeriggio di giovedì, a Milano con le forze dell'ordine fuori dal campo rom di via Triboniano. I Rom volevano raggiungere Palazzo Marino, per manifestare contro lo sgombero del campo previsto entro il 30 giugno. Le forze dell'ordine hanno impedito il corteo, scatenando la protesta: i sassi e le bottiglie lanciate dai rom hanno ferito 25 agenti.
I Rom hanno messo in strada alcune masserizie a cui poi hanno dato fuoco, incendiando anche un furgone ed un'auto portate dagli stessi manifestati sul posto. Gli scontri sono continuati anche all'interno del campo per cui un cordone di poliziotti ha impedito a chiunque di uscire o entrare. I contusi sono anche tra i manifestanti a cui si erano aggiunti i ragazzi dei centri sociali.
Secondo Dijana Pavlovic, vicepresidente della Federazione Rom Sinti Insieme "una bimba è rimasta ferita e probabilmente ha un braccio rotto per una manganellata. Il campo è stato chiuso e circondato dalla polizia: nessuno può entrare, nessuno può uscire". Le forze dell'ordine, dopo gli scontri, hanno infatti "ricacciato" nel campo i manifestanti. Anche agli operatori della Casa della Carità, che svolgono un quotidiano servizio di assistenza in via Triboniano, dopo i disordini è stato impedito di entrare nel campo.
Il leghista Davide Boni, presidente del Consiglio regionale della Lombardia, ha intanto chiesto l'immediato e definitivo sgombero del campo. Uno dei manifestanti è stato arrestato dai carabinieri per resistenza a pubblico ufficiale. da TGcom, guarda le foto...

martedì 11 maggio 2010

Roma, le FS prendono provvedimenti disciplinari ma i razzisti sono sempre in agguato

Ferrovie dello Stato rende noto che si sono conclusi i lavori della Commissione interna d'inchiesta, riunitasi il 7 e 8 maggio scorsi, "in relazione all'indebita produzione e distribuzione di un modulo per la segnalazione di passeggeri di etnia Rom sui treni della linea FR2".
L'inchiesta ha rilevato che tale modulo "è stato effettivamente utilizzato dal 12 al 21 aprile. La predisposizione del modulo e l'azione di monitoraggio sono state intraprese in assenza di disposizioni da parte della dirigenza e all'insaputa di questa. L'iniziativa, che Ferrovie dello Stato condanna e stigmatizza, è stata assunta, senza alcuna specifica indicazione da parte della dirigenza, in seguito alla pubblicazione sulla stampa locale di alcuni articoli sul tema della sicurezza nella stazione di Salone".
In merito a tali fatti, precisano le Fs, "sono stati individuati i responsabili, tra i quali non vi sono dirigenti, nei cui confronti sono stati avviati i procedimenti disciplinari del caso, anche alla luce di quanto prescritto dal Codice Etico del Gruppo FS".
Noi di U Velto ringraziamo Ferrovie della Stato per la solerte decisione ma ringraziamo soprattutto il sindacato autonomo Fast Ferrovie che ha sollevato il caso di discriminazione. Sono casi come questi che ci fanno dire che in Italia esistono tante persone che non girano la testa quando avviene una discriminazione. Ma si indignano! Troppo spesso infatti si fa finta di nulla o peggio si pensa che il tema dell’antidiscriminazione possa essere relegato solo alle manifestazioni del sabato pomeriggio. L’antidiscriminazione deve essere un comportamento quotidiano a partire dai luoghi dove si lavora e si vive.

C’è anche chi non è contento. In un articolo pubblicato su Il Tempo si afferma che i Rom con il provvedimento delle Ferrovie dello Stato sarebbero intoccabili. Le motivazioni? Perché “probabilmente quei nomadi viaggiavano gratis sui vagoni” o “forse quei nomadi schedati erano anche gli stessi che scippano i turisti. O sfilano il portafogli ai pendolari”. Una collezione di stereotipi supportati dai “probabilmente” e dai “forse”.
Insomma, secondo Il Tempo non bastano i censimenti fatti da: Anagrafe Comunale (come qualsiasi altro Cittadino), Ufficio Stranieri della Questura di Roma (per chi è extracomunitario), Uffici comunali per la gestione del Campo di via del Salone. A cui si assommano negli ultimi due anni le "schedature" fatte ripetutamente e in diversi momenti dalla Prefettura di Roma con: Croce Rossa Italiana, Polizia Municipale di Roma, Questura di Roma, Carabinieri, Guardia di Finanza ed Esercito Italiano.
A noi rimane il dubbio che gli intoccabili siano i razzisti che continuano impunemente a diffamare Rom e Sinti a mezzo stampa.



giovedì 6 maggio 2010

Roma, Trenitalia vuole schedare i passeggeri se sono Rom

Segnalare e contare "eventuali passeggeri di etnia rom" che salgono e scendono dal treno alla fermata di Salone, tra Roma Tiburtina e Avezzano. La "selezione" è affidata a controllori e capotreni alle prese con un modulo prestampato di Trenitalia (in foto), secondo l'azienda però mai in pratica utilizzato, che non menziona passeggeri senza biglietto o molesti, ma semplicemente gli appartenenti all'etnia rom.
Un asterisco tra voci burocratiche, proprio sopra la casella "annotazioni", che ha scatenato la denuncia dei ferrovieri del sindacato autonomo Fast Ferrovie, che conta 3mila iscritti soprattutto tra i macchinisti. Con un piccolo giallo: Ferrovie dello Stato sostiene che il modulo non è mai stato impiegato, ma evidentemente ha circolato abbastanza per provocare la reazione di capotreni e addetti, scandalizzati dalla prospettiva di dover compilare quelle caselle.
Con una lettera indirizzata al ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna chiedono di correggere il modulo "dall'evidente intento discriminatorio". "La richiesta ai capotreni di indicare viaggiatori di etnia rom, meramente in quanto tali e senza alcun'altra motivazione, non può avere altra lettura che la discriminazione - scrive al ministro il segretario di Fast, Piero Serbassi - Noi crediamo che tutto ciò non possa essere tollerato. Per questo siamo a chiederle un intervento". Intervento che però, secondo Ferrovie dello Stato non è necessario, perché il modulo non è stato poi "attivato".

"E comunque tutto quello che facciamo è per la sicurezza dei viaggiatori - spiegano dall'azienda - la fermata di Salone è nei pressi di un enorme campo nomadi, è stata chiusa nel 2002 per ragioni di sicurezza e riaperta solo dal primo aprile. La questione è molto seria, in passato ci sono state minacce ai viaggiatori, nessuno voleva più prendere il treno in quella stazione. La riapertura è stata concessa solo a patto di controlli molto rigidi sulla sicurezza, con tanto di telecamere. La questione di quell'area è nota a tutte le amministrazioni".
Gli addetti si pongono però anche problemi pratici. "Come fa il personale a stabilire che il cliente in questione sia inequivocabilmente di etnia rom? - chiede Serbassi nella lettera - il viaggiatore di etnia rom va segnalato anche se regolarmente in possesso di biglietto?". La questione finisce su un blog di ferrovieri che citano Bertolt Brecht: "Vennero a prendere gli zingari, e fui contento perché rubacchiavano. Quando presero me non c'era rimasto nessuno a protestare". di Eleonora Capelli

mercoledì 5 maggio 2010

Ciao Charly, una pioggia di fiori per salutare un leader sinto

Ora riposa nella cappella di famiglia al cimitero di Rivalta, Luciano Truzzi, da tutti conosciuto come «il Charly». Riposa e veglia sulla sua comunità sinti del campo di Roncina dopo l'intensa giornata di lacrime, abbracci e applausi che ieri lo ha accompagnato per l'ultimo saluto, amara conseguenza dell'infarto che nelle notte tra sabato e domenica ha stroncato i suoi 59 anni di vita nel sonno.
Sono stati centinaia tra uomini, donne e bambini di ogni età, i Sinti accorsi da tutta Italia per stringersi intorno alla moglie Anna e ai sei figli in una toccante cerimonia iniziata proprio a pochi passi da casa di Charly, nella camera ardente allestita sotto a un bianco tendone al campo di Roncina e visitata da innumerevoli amici e parenti, dove poco prima che l'orologio battesse i due colpi pomeridiani, una Bmw grigio metallizzata ha diffuso le note di alcune canzoni a lui care come «Io vagabondo» dei Nomadi e «Tutto il resto è noia» di Califano.
Da lì il corteo si è spostato alla chiesa di Rivalta dove ad attendere Charly c'era un anfiteatro di corone fiorite, circa una cinquantina, le stesse che poi lo hanno preceduto lungo il viale del cimitero secondo l'usanza sinti che prevede che i fiori delle corone vengano sparsi a terra andando a creare un nobile tappeto di colori, giallo, rosso, arancione, verde e rosa, per il passaggio del defunto.
E' stata la banda di Noceto ad accogliere la bara innalzata al cielo dagli uomini della famiglia Truzzi sulle note dell'«Ave Maria» di Schubert, la stessa banda che all'ingresso del cimitero ha suonato l'«Inno di Italia», quell'Italia a cui Charly si sentiva così legato.

«Proprio ieri sera al campo abbiamo ricordato come Charly fosse una persona aperta verso tutti, capace di passare sopra a tante cose - ha detto don Daniele Simonazzi durante l'omelia, affiancato dal parroco don Luigi Giansoldati - queste sono solo alcune cose che lo accomunano al quel Cristo capace di passare sopra a molte cose perdonando i nostri peccati. Il Vangelo di Giovanni ci racconta di come Gesù prima di morire fosse preoccupato del destino dei suoi, proprio come succede a tutti quelli che sanno volere bene, soprattutto i papà e le mamme: così Charly mi confidava spesso di essere in pena per il destino dei suoi figli. Quello che possiamo fare noi ora è ricordarci del bene che ci ha voluto e portarlo agli altri, continuando la sua opera senza paura, stringerci intorno alla sua famiglia e ringranziandola per tutto quello che ha fatto per la comunità sinti in questi anni, a partire dalla moglie, perchè se il Charly era il Charly è perchè l'Anna era l'Anna, sempre al suo fianco».
Tra i tanti occhi lucidi immersi nei ricordi di vita legati a Charly, c'erano anche quelli di Giuliano Rovacchi, della segreteria di Rifondazione Comunista. «Ricordo che proprio nel settembre scorso ci ha invitato nella sua casa con la scusa di un piatto di spaghetti trasformato in un vero banchetto di nozze _ ha raccontato Rovacchi _ non era semplicemente un nomade o uno zingaro, come troppo spesso vengono qualificati spregevolmente i Sinti o i Rom, era un cittadino reggiano, un uomo che con fierezza e dignità difendeva l'appartenenza al popolo degli uomini liberi. Pensava che la sua vita appartenesse alla comunità e finchè fosse vissuto riteneva un privilegio fare per essa tutto ciò che poteva, come un granitico monumento di orgoglio e di amore. Ora che ha lasciato la vita terrena per lui non ci sarà più lotta per la sopravvivenza nei campi o meglio ghetti costruiti dai “gagi” dove dimorava con il popolo dei Sinti reggiani, ma lo ricorderemo sempre con riverente rispetto e infinita gratitudine». di Francesca Manini

martedì 4 maggio 2010

Via Rubattino n. zero, vite in sospeso: cronache da uno sgombero nella città di Milano

Sarà inaugurata a Milano la mostra “Via Rubattino n. zero, vite in sospeso: cronache da uno sgombero nella città di Milano”. L’evento è il 10 maggio, alle ore 15.30, presso l’Università degli studi di Milano Bicocca, Edificio U6 piano –1. La mostra è realizzata dalla Cattedra di Pedagogia interculturale del Professore Raffaele Mantegazza, con il patrocinio del Dipartimento di Scienze umane per la formazione.
La mostra racconta l’esperienza di un gruppo di rom romeni prima e dopo lo sgombero del 19 Novembre 2009, avvenuto nell’insediamento di Via Rubattino. E’ un omaggio a tutte le famiglie rom, gli insegnanti, gli operatori sociali, i compagni di classe, i genitori e tutti i cittadini che hanno saputo costruire relazioni positive. La mostra vuole essere un’occasione per pensare la città, le sue contraddizioni e possibilità, le politiche in essa attuate rispetto alla questione rom.
Qualora non vi fosse possibile essere presenti il giorno 10 Maggio alle ore 15,30 per la performance teatrale e l’inaugurazione, vi invitiamo a visitare la mostra che resterà allestita fino al 20 Maggio e a intervenire al Seminario “Non si può discernere se non distinguendo” che si terrà sempre giovedì 20 maggio h 15.30 / Edificio U6 aula 2.

lunedì 3 maggio 2010

Roma, la Provincia ha formato quindici mediatori culturali

“L'unico modo di concepire la sicurezza per le nostre comunità è investire nell'integrazione”, partendo da questa considerazione, l'assessore provinciale al Lavoro, Massimiliano Smeriglio (in foto), ha spiegato il progetto 'Percorso di formazione ed orientamento per l'inclusione socio-lavorativa', un corso di formazione di 160 ore, da settembre a febbraio, che ha riguardato quindici cittadini rom, di nazionalità romena e bosniaca, provenienti dai “campi” di via Candoni e di Castel Romano.
Lo scopo del corso, finanziato dalla Provincia di Roma, è stato spiegato durante una conferenza stampa che si è svolta a palazzo Valentini: fornire competenze trasversali, di comunicazione e relazione, in grado di formare professionisti capaci di lavorare come mediatori culturali nelle scuole, in ambito sociale, in interventi educativi di inserimento ed integrazione a favore di immigrati ed adulti.
Il percorso formativo ha permesso inoltre l'acquisizione di conoscenze specifiche sulla dispersione scolastica e il disagio, tecniche di gestione dei conflitti e lavoro con i gruppi, nozioni di legislazione sociale e dell'immigrazione, metodologie dell'animazione e della gestione della relazione educativa e organizzazione dei servizi. Ai corsisti è stato riconosciuto un piccolo sostegno economico pari un rimborso di tre euro per ogni ora frequentata.
"E' importante avere formato queste persone non in quelli che sono i mestieri tradizionali dei rom, ma nell'attività di mediazione culturale, così come avviene in tutta Europa", è il commento di Smeriglio, secondo il quale "la mediazione culturale è indispensabile per costruire un dialogo fatto di diritti e doveri. La Provincia di Roma quest'anno ha fatto un bando da venti milioni di euro, dieci dei quali dedicati alle fasce sociali più fragili. Purtroppo siamo uno dei pochi enti che continua a investire in questa direzione".
Infine, un commento su uno dei “campi nomadi” finito ultimamente al centro di un contenzioso: "Abbiamo visitato venti giorni fa il campo di Tor de' Cenci, a quanto ci risulta non è illegale, ma è un campo municipale: vorremmo capire, insieme agli investimenti che noi facciamo in formazione, che fine faranno tutte queste persone. Per ora- conclude- non siamo riusciti a capirlo". da C6 TV