giovedì 29 luglio 2010

Roma, Associazione 21 luglio: a rischio la salute di 400 bambini rom nel villaggio attrezzato di Via di Salone

Il 2 luglio 2010 la Provincia di Roma, dopo un lungo e controverso iter, ha concesso l’Autorizzazione Integrata Ambientale all’inceneritore di rifiuti tossici e nocivi della Basf di Roma di via di Salone, 245.
L’inceneritore non si trova all’interno di una zona industriale, dove persone presumibilmente in buona salute trascorrono una parte limitata della giornata per non tutti i giorni dell’anno, ma ad alcune centinaia di metri dal villaggio attrezzato di via di Salone in cui vivono stabilmente all’aria aperta circa trecento minori di etnia rom.
Secondo le testimonianze raccolte dall’associazione “21 luglio” già da anni gli abitanti del villaggio hanno avvertito cattivi odori e lamentato problemi alle vie respiratorie per i fumi emessi dalla ciminiera dell’inceneritore.
L’impianto ha subito tra il 1999 ed il 2004 una serie di guasti: la rottura di un serbatoio di acido cloridrico, lo scoppio di un forno, un principio di incendio.
Nel settembre 2003 l’Istituto epidemiologico (Asl RME) ha presentato i dati analitici secondo cui la mortalità per tumore negli uomini dal 1987 al 2001 nel territorio circostante è del 30% superiore rispetto alla media di Roma
Il 3 novembre 2006 la Asl RMB ha pubblicato i risultati di alcune indagini.
Le indagini epidemiologiche hanno confermato, tra i dati del 2003, 8 su 9 decessi per Linfomi non Hodgkin (+156% rispetto all’atteso), ed evidenziato un maggior numero di tumori al cervello tra gli abitanti della zona.
Le indagini ambientali, hanno evidenziato concentrazioni di diossina da 5 a 20 volte superiori a quelle medie di altre zone italiane nella centralina posta a 300 metri dall’inceneritore. Le concentrazioni di palladio inoltre sono risultate doppie.
Alla luce di tali ricerche è ragionevole dedurre che il villaggio attrezzato di via di Salone sia situato in una zona di elevata ricaduta delle emissioni tossiche e nocive.

Il 26 marzo 2009, secondo la relazione fatta dalla’ASL RM B “si ritiene che le abitazioni e le diverse attività poste entro una distanza prudenzialmente stimabile in 500 mt. dal perimetro dello stabilimento si trovino, già in condizioni di normale esercizio degli impianti, nell’area di massima ricaduta di inquinanti pericolosi per la salute umana”.
Sempre la ASL RMB, in una nota inviata anche al dott. Angelo Scozzafava, attuale soggetto attuatore del Piano Nomadi della capitale, aveva già espresso la propria “contrarietà al rilascio dell’Autorizzazione Integrata Ambientale per l’impianto di trattamento termico dei catalizzatori esausti, a causa del rischio per la salute pubblica che esso viene a determinare nel contesto urbanistico realizzatosi”. “Dovrebbe in ogni caso essere predisposto – continua la nota - un adeguato piano di informazione della popolazione sui rischi associati alle attività della BASF”.
Alla luce di quanto avvenuto l’associazione “21 luglio” manifesta profonda preoccupazione per l’impatto che le emissioni prodotte dall’ all’inceneritore di rifiuti tossici e nocivi della Basf ha avuto e continua ad avere sulla salute dei circa trecento minori residenti nel campo di via di Salone ed esprime una forte perplessità sulla reale attuazione di un piano informativo tra i residenti del villaggio attrezzato così come raccomandato dalle autorità sanitarie.
E’ opportuno ricordare che l’art. 24 par. 1 della Convenzione Internazionale di New York sui diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza stabilisce che “gli Stati parti riconoscono il diritto del minore di godere del migliore stato di salute” mentre la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea ribadisce il diritto di ogni minore “alla protezione” (art. 24).
L’associazione “21 luglio” sollecita:
- il Commissario straordinario per l’emergenza nomadi a Roma dott. Giuseppe Pecoraro a fornire le legittime risposte sugli eventuali rischi alla salute dei minori rom del villaggio attrezzato di via di Salone determinati dalle esalazioni tossiche dell’inceneritore della BASF;
- le istituzioni preposte all’attuazione del Piano Nomadi della capitale a non far venire meno l’obbligo di ispirare la scelta di collocazione di ogni insediamento abitativo attrezzato al Principio di Precauzione sancito già dal Trattato di Maastricht del 1992 e ribadito nei successivi documenti di politica ambientale – sanitaria della Comunità Europea al fine di assicurare ad ogni minore rom “le migliori condizioni di salute fisica e mentale che gli Stati siano in grado di garantire” (art. 12 par. 1 del Patto Internazionale sui diritti economici, sociali e culturali). di Associazione “21 luglio”

mercoledì 28 luglio 2010

Roma, Najo Adzovic è il delegato del Sindaco di Roma

Ieri 27 luglio 2010 è una data da ricordare, affermerei senza paura di essere smentito: una data storica. Il Sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha un nominato Najo Adzovic (in foto) quale suo delegato per i rapporti con le comunità rom capitoline. La nomina è stata ufficializzata ieri mattina nella sede del coordinamento "Rom a Roma", che riunisce i rappresentanti dei “campi nomadi”. "Per la prima volta - ha sottolineato il sindaco - l'incarico di delegato ai rapporti con la comunità rom viene affidato ad un membro della stessa comunità. Non si tratta di un capo dei nomadi, ma di una persona di mia fiducia che possa segnalarmi e spiegarmi, dall'interno, quali sono i problemi che di volta in volta si creano all'interno dei campi".
Najo Adzovic avrà un incarico gratuito della durata di un anno, finalizzato ad elaborare studi, ricerche e progetti per l'inserimento socio-culturale dei nomadi, con particolare riferimento ad alfabetizzazione e scolarizzazione, avviamento al lavoro, integrazione e mediazione.
Najo Adzovic è un leader rom che si è imposto a Roma anche grazie al lavoro svolto dall’associazione Nova Vita da lui fondata. Najo Adzovic ha di fatto promosso la nascita in Campidoglio del coordinamento “Rom a Roma” e ne ha fatto da portavoce in questi mesi, rendendo protagoniste le comunità rom capitoline. Ma è a Casilino 900, dove ha vissuto e operato per anni, che ha promosso e supportato innumerevoli iniziative culturali e di conoscenza, fino ad arrivare a guidare la definitiva chiusura del “campo nomadi” più grande d’Europa, insieme al Sindaco Gianni Alemanno.
Qualcuno storcerà il naso, affermando che l’operazione del Sindaco è solo strumentale e che di fatto Najo Adzovic non riuscirà ad incidere nella complessa realtà capitolina. Io non lo credo. Najo è una persona intelligente e preparata che in questi anni si è impegnato a fondo a favore dei rom capitolini, senza cadere alle lusinghe delle varie organizzazioni pro rom che in questi anni hanno gestito i servizi per conto del Comune di Roma. Ha sempre tenuto un alto profilo che è stato apprezzato da tanti e naturalmente ha creato invidie in alcuni.
Spero che tutti (ma proprio tutti) ripensino a quanto è stato fatto in questi anni a Roma e sostengano Najo Adzovic in questo delicato e importante compito. di Carlo Berini

giovedì 22 luglio 2010

Nasce il registro delle persone senza fissa dimora

Nasce il registro delle persone senza fissa dimora. Un decreto previsto dalla legge sulla sicurezza pubblica ne affida la tenuta e conservazione al Dipartimento per gli affari interni e territoriali - Direzione centrale per i servizi demografici.
Pubblicato nella Gazzetta ufficiale il decreto del ministero dell'Interno 6 luglio 2010 che individua le modalità di funzionamento del registro delle persone senza fissa dimora, in attuazione della legge sulla sicurezza pubblica del 15 luglio 2009, n. 94.
Titolare del registro nazionale è il Dipartimento per gli affari interni e territoriali - Direzione centrale per i servizi demografici, che vi accede esclusivamente, mediante apposita funzione di ricerca, per le finalità di tenuta e di conservazione del registro.
I comuni, iscritta una persona nell'anagrafe della popolazione residente, evidenziano la posizione anagrafica di senza fissa dimora nell'Indice nazionale delle anagrafi (Ina).
Le modalità tecniche di costituzione e funzionamento del registro, formato dai campi valorizzati relativi alle posizioni anagrafiche di senza fissa dimora, sono fissate nell'allegato tecnico del provvedimento.

venerdì 16 luglio 2010

Storie di Fisarmoniche

Storie di Fisarmoniche 1 “Il Maestro Jovica Jovic”. Rho (Milano), Campo Comunale di Via Sesia.
Il Maestro Jovica Jovic, Rom di origine Serba, vanta importanti collaborazioni artistiche avendo suonato, tra gli altri, con Piero Pelù, Goran Bregovic, Vinicio Capossela, Dario Fo, Moni Ovadia, Dijana Pavolvic, ed è il leader, indiscusso, dei Muzikanti, una piccola orchestra multietnica. A marzo, raccontano le cronache, è stato ricevuto dal Ministro dell’Interno (il bieco Bobo Maroni), ricevendo dalle sue mani un “permesso di soggiorno provvisorio”, con la promessa di una rapida regolarizzazione della sua condizione di Wop (With Out Passaport: così come venivano chiamati i migranti Italiani nell’America degli anni ‘50). “Per meriti artistici” disse il Ministro, intrattenendosi cordialmente con Jovica, al quale raccontò dei suoi trascorsi musicali. Oggi il campo di Via Sesia, nonostante la piccola Chiesa costruita dallo stesso Jovica, consacrata e benedetta da Sacerdoti cattolici ed ortodossi, rischia di sparire per sempre. Al suo posto una discarica e l’incertezza che accompagna il futuro delle Famiglie che lì vivevano e pregavano.
Storie di Fisarmoniche 2 “Aurel torna a suonare”. Napoli, dormitorio pubblico di Via Duomo.
Ad Aurel Serban, Rom di origine Rumena, da cinque anni a Napoli, la settimana passata avevano rubato la fisarmonica. Avevano rubato la sua vita e adesso si vergognava a chiedere la carità. La Società San Vincenzo dei Paoli, si è fatta carico del problema acquistando per lui una bellissima “Paolo Soprani”, una delle migliori fisarmoniche presenti sul mercato. Lucia Maradei sulle pagine de "Il Mattino": il sorriso è tornato sul faccione buono di Aurel che ha subito imbracciato la fisarmonica, accarezzandola come si fa con una fidanzata ritrovata, ed intonando un splendido valzer. Poche note per riappacificarsi con il Mondo e riacquistare la sua dignità di vecchio orchestrale per le vie di Napoli, indossando sempre gli stessi pantaloni da palcoscenico dell’Orchestra Rumena di cui faceva parte, suonando e regalando sorrisi ai passanti.
Storie di Fisarmoniche 3 “Petru e la fisarmonica rinchiusa”. Paradiso dei Musicisti Rom.
Petru Birladeanu, Rom di origine Rumena, non riesce a trovare pace. Non si da pace per Mirela, Petronela e Ricardo che ha dovuto lasciare su questa terra e che oggi vivono nell’incertezza del proprio futuro. Si rattrista anche nel vedere la sua fisarmonica rinchiusa in una teca di cristallo, nella stazione di Montesanto a Napoli, dove due anni addietro perse la vita, vittima di camorra. Ucciso da un commando di otto aggressori, in sella a quattro scooter: “skizzati”, imbottiti di cocaina, dirà un collaboratore di giustizia. L’arresto di Enrico Ricci (suo figlio Marco è stato rinviato a giudizio per aver preso parte all’omicidio di Petru) sulla stampa venne salutato come un colpo eccellente: secondo il Dda di Napoli avevano “preso” la testa di ponte del Clan dei Sarno tra i vicoli della collina napoletana. Non è passato neanche un anno ed oggi viene scarcerato “per decorrenza dei termini”, libero per un difetto di forma, un banale cavillo: gli avvisi di conclusione delle indagini ai due difensori non vennero notificati correttamente, quanto basta a far decorrere i tempi fino alla scarcerazione.
… e tutti noi non riusciamo a darci pace. di Giancarlo Ranaldi

martedì 13 luglio 2010

Schio (VI), il Sindaco Dalla Via replica: «Episodi terribili e preoccupanti»

Dopo le proteste contro i sinti. Il sindaco Luigi Dalla Via ha esordito ieri sera in consiglio comunale esortando la cittadinanza ad essere unità e a non seminare odio.
«Le frasi apparse sul blog sabato contro la nostra decisione di dare una casa ad una famiglia sinti sono terribili. Il rispetto delle persone va salvaguardato. Non so se le molotov lanciate contro il giardino vicino a casa mia siano collegate o meno a Facebook ma sono fatti che ci devono preoccupare».
Solidarietà al sindaco è stata espressa dal presidente del consiglio comunale Dario Tomasi a nome di tutti i gruppi consiliari: «Se qualcuno pensa di intimidirci, ha sbagliato posto e città».
Poi l'assessore Antonietta Martino ha risposto alla domanda di attualità del capogruppo leghista Valter Orsi sul futuro insediamento della famiglia sinti al rustico Pettinà: «Assicuro tutti che la nostra battaglia sarà dura ma democratica», ha esordito Orsi chiedendo lumi sul progetto.
«Troppi pregiudizi e intolleranze - ha affermato l'assessore Martino. - La famiglia che seguiamo da 20 anni è stanziale e non è più nomade, seppure di cultura diversa. Sono i primi nella graduatoria Ater e a loro spetta un alloggio. Spenderemo 20 mila euro per sistemare l'edificio, interventi che andavano comunque fatti. Non è compito nostro informare su eventuali precedenti con la Giustizia di qualche elemento della famiglia. Il progetto verrà illustrato ai residenti di Poleo in un'assemblea aperta». di Mauro Sartori

Schio (VI), "messaggio" al Sindaco con quattro molotov nel parco

Quattro, forse cinque molotov hanno distrutto panchine, recinzioni, alberi e cespugli di una grande aiuola di via Dei Boldù, proprio davanti all'abitazione del sindaco Luigi Dalla Via.
È accaduto l'altra notte. L'allarme è stato dato da una figlia del primo cittadino poco dopo le 2. Anche i vicini hanno sentito lo scoppio e visto le fiamme levarsi, domate in pochi minuti dai vigili del fuoco di Schio. I danni non si sono limitati alle attrezzature comunali ma hanno intaccato gli impianti sportivi della parrocchia di Ss. Trinità.
Sul posto sono stati trovati cinque colli di bottiglia. Un gesto inconsulto e non rivendicato, almeno sino a ieri sera, ma che è seguito ad un episodio su cui i carabinieri della stazione di Schio stanno già indagando e su cui pende una denuncia per istigazione all'odio razziale.
Un esponente del consiglio di quartiere Poleo - Stadio, Stefano Ave, ha nel fine settimana aperto un profilo su Facebook dal titolo "Noi di Poleo gli zingari non li vogliamo", cui si sono iscritti una sessantina di internauti, lasciando commenti di vario genere, tutti contro il futuro insediamento al rustico Pettinà di una famiglia sinti, nel contesto di un progetto comunale di integrazione sociale.
In verità Aver, che abita al Caile, vicino al rustico Pettinà e nelle recenti elezioni di quartiere ha raccolto 145 voti, al terzo posto dopo il presidente Alcide Pettinà la vicepresidente Augusta Golo, nelle premesse non è andato oltre la dialettica di chi si schiera pro o contro, come nel suo caso, ad una questione sociale.

A spingere sull'acceleratore sono stati altri visitatori, uno dei quali ha inserito la foto di un'accetta lorda di sangue, fra cui un certo "Dado Lieno" che, dopo aver invitato a vendere ai cinesi gli organi dei minorenni (intendendo gli zingari), segnala alcune cose da "non fare", fra cui un metodo efficace per costruire una bottiglia incendiaria: «Ricordetevi inoltre di non mettere mai del polistirolo all'interno delle bottiglie molotov riempite di benzina; il polistirolo farebbe della benzina un amalgama molto difficile da spegnere».
Un invito a non realizzare una molotov, legato alla protesta contro i sinti al Caile, che è stato tolto dalla discussione su Internet già nella prima mattinata di ieri. Poi, verso le 11, è sparito tutto il profilo di Aver. Però non era sfuggito a molti scledensi, fra cui alcuni rappresentanti del Pd locale che hanno provveduto a salvare la parte incriminata e ad inoltre, nel pomeriggio di ieri, una denuncia per istigazione all'odio razziale, firmata dal neosegretario Alessandro Pozzan. Intanto i carabinieri stanno seguendo anche questa pista per scovare gli autori dell'attentato a Ss. Trinità. di Mauro Sartori

giovedì 8 luglio 2010

Bruxelles, + Respect: seminario sui media per la partecipazione dei Sinti e dei Rom

Si è tenuto il 5 luglio a Bruxelles, presso la sede di rappresentanza della Regione Puglia, il primo seminario tecnico per sensibilizzare Media e opinione pubblica sul tema della partecipazione e diritti delle popolazioni rom e sinte. L’incontro è stato organizzato da Cittalia (centro studi dell’Associazione nazionale comuni italiani) e Regione Puglia nell’ambito del progetto “+ Respect”, di cui Cittalia è capofila. All’incontro sono intervenuti rappresentanti della Commissione europea e della Presidenza spagnola dell’Ue che si è appena conclusa, oltre ad esponenti qualificati del mondo del giornalismo.
Durante l’evento sono state messe in luce alcune esperienze positive di ethical journalism e di campagne informative realizzate sul tema in alcuni Stati membri ed è stato fatto il punto su politiche, iniziative e strumenti messi in campo dall’Unione europea e a livello locale per favorire l’inclusione e la partecipazione attiva dei Rom e dei Sinti nella vita democratica dei paesi membri.
L’incontro, durante il quale non si è mancato di rimarcare la scarsa attenzione e la superficialità dei Media europei rispetto al tema dei rom e dei sinti, è servito per riaffermare la necessità di un impegno più forte, da parte del mondo della comunicazione ma anche da parte delle istituzioni, per combattere gli stereotipi attraverso un’informazione corretta sulle problematiche vissute da queste popolazioni, sulla loro cultura e sulla loro storia.
Dopo i corrispondenti presso l’Ue, le prossime edizioni del seminario si svolgeranno in Puglia e in Estremadura ed interesseranno i rappresentanti dei Media italiani e spagnoli.“+ Respect” è un progetto europeo coordinato da Cittalia e cofinanziato dal Programma “Diritti Fondamentali e Cittadinanza” dell’Unione europea che vede la partecipazione di undici partner internazionali, tra cui per l’Italia – oltre a Cittalia – le regioni Veneto e Puglia, il Coses (Consorzio per la ricerca e la formazione), le associazioni Sucar Drom e RomSinti@Politica.

giovedì 1 luglio 2010

Roma, il progetto di Alemanno inizia a mostrare tutti i suoi limiti

Mentre a Milano la situazione è drammatica a Roma si iniziano ad intravedere i problemi che saranno sempre più evidenti nei prossimi mesi. Alemanno ha seguito con due varianti positive la strada indicata da Rutelli e Veltroni. In sintesi si vogliono istituire alcuni grandi insediamenti (campi nomadi) fuori dal Raccordo anulare, dove concentrare tutti i Rom e forse anche i Sinti capitolini. L’obiettivo che ci si pone è quello di rieducare i Rom e i Sinti per poi inserirli nella società. Di fatto un progetto di assimilazione.
Le varianti positive introdotte da Alemanno, rispetto a quanto fatto da Rutelli e da Veltroni, sono due: incontrare e dialogare direttamente con i Rom e i Sinti e iniziare un percorso di regolarizzazione dello status di tanti Rom immigrati, in particolare per quelli della ex Yugoslavia.
Questa politica di assimilazione forzata non ha precedenti nell’Europa del dopo guerra anche se molti dei progetti europei di inclusione sociale sono riconducibili a questa logica di assimilazione. Questi progetti sono tutti falliti, in Europa qualcuno inizia a capirlo e sono sempre più evidenti i segnali che si sta cambiando rotta. I progetti funzionano quando si valorizzano le ricchezze di cui sono portatori i Sinti e Rom nel lavoro e nell’abitare. E contemporaneamente si fanno conoscere e si promuovono le ricchezze culturali dei Sinti e dei Rom. Senza dimenticare le politiche di partecipazione diretta, scolastiche, sanitarie e di contrasto alle discriminazioni.
I problemi che incominciano ad evidenziarsi a Roma sono ben sintetizzati nell’articolo pubblicato oggi da Il Tempo:

“nei campi l'atmosfera è esplosiva. Risse e accoltellamenti sono - quasi - all'ordine del giorno in via di Salone. Ed è scattato l'allarme. Tra i primi provvedimenti c'è un rafforzamento del presidio della polizia municipale che sorveglia l'insediamento, invocato anche dagli stessi abitanti del campo. Solo ieri sera un bosniaco e un romeno sono stati accoltellati nel campo dopo una lite con quattro o cinque abitanti romeni, tuttora ricercati. Le vittime non sono gravi. A puntare il dito contro un gruppo di romeni sono i «coinquilini» bosniaci. «I romeni si ubriacano, creano problemi e picchiano gli altri», denunciano alcuni rom dell'insediamento. «Da stasera (ieri sera, ndr) aumentano gli agenti della polizia municipale che presidiano l'area, per garantire una maggiore sicurezza all'interno dell'insediamento e nelle zone circostanti», ha spiegato il delegato capitolino del sindaco alla Sicurezza Giorgio Ciardi, commentando gli ultimi episodi di violenza avvenuti nel campo in questi giorni.”
Non è facile vivere in un “campo nomadi” come quello di via del Salone che insieme a quello di Castel Romano sono i primi due esperimenti di questo progetto. Prima di tutto non esiste privacy e questo comporta il dover rinegoziare ogni giorno con i “vicini” di casa ogni passo quotidiano. In secondo luogo le condizioni di vita non sono ottimali, certo meglio che vivere in baracca, ma gli spazi sono così stretti che “i conflitti da condominio” si amplificano a dismisura. In terzo luogo nulla di quello che sei e di quello che vorresti fare è preso in considerazione dagli operatori sociali che però non offrono nessuna alternativa credibile. Questa situazione si aggrava dal fatto che le persone hanno la chiara sensazione che la situazione non cambierà molto presto. Si aggiunga che tutte le forme di ghettizzazione portano le persone a sentirsi escluse e in alcuni casi recluse (vedi il caso di Soweto in Sud Africa) alimentando frustrazione e rabbia che porta inevitabilmente alla violenza.
La stragrande maggioranza dei romani leggendo l’articolo de Il Tempo, affermeranno: noi gli diamo un aiuto ma loro non lo meritano, sono dei violenti che dobbiamo tenere lontani dalle nostre case. E questo complicherà sempre di più il progetto portato avanti da Alemanno, perché nessuno vorrà avere come vicini di casa i Rom. Il risultato sarà sempre lo stesso: il progetto dell’Amministrazione comunale perderà sempre più la sua forza propulsiva e si arriverà a dire “è colpa loro, noi ci abbiamo provato ma non c’è niente da fare”. Speriamo che Alemanno si accorga quanto prima che il progetto iniziato da Rutelli e Veltroni è sbagliato.

MIlano, Opera Nomadi: chiudere il Tavolo Rom

Ci sono delle buone ragioni, a parere degli scriventi, per concludere un’esperienza nata inizialmente dall’esigenza di trovare uno spazio di confronto tra le associazioni e gli enti che si occupano a Milano della cosiddetta “Questione Rom”.
In breve, se il pluralismo può essere sinonimo di ricchezza d’idee, è pur necessario che il piano d’intesa tra chi unisce le proprie forze in un percorso comune si fondi su principi e metodi non solo condivisi, ma anche condivisibili dai più e, innanzitutto, dai destinatari del nostro comune operare, cioè le comunità rom e sinte.
Per la seconda volta consecutiva nel giro di poche settimane, alcune persone rom che si erano rivolte al “Tavolo”, senza “appuntamento”, per manifestare tutta la loro preoccupazione circa il futuro degli insediamenti in cui abitano (che poi in gran parte sono gli stessi campi comunali in cui operano alcune delle Associazioni di cui sopra), sono stati invitati a ritornare in un altro momento, per non disturbare i lavori in corso.
Ma i problemi reali non consentono di posticipare le azioni da intraprendere, mentre il buonsenso e il rispetto verso chi poi subisce concretamente le scelte di politiche pubbliche così apertamente inefficaci e discriminatorie che fissano in tempi ravvicinati la soluzione di problemi complessi, dovrebbero suggerire una maggiore responsabilità in chi decide di sedere poi ai Tavoli Istituzionali, confermando o partecipando alle decisioni che ricadono come macigni sulle comunità rom e sinte.
Che l’operato dell’associazionismo “cattolico” (Casa della Carità, Caritas, Sant’Egidio, Padri Somaschi) e delle Cooperative di servizio dietro cui si celano legami “riconducibili” alla Compagnia delle Opere, nella gestione dei campi nomadi comunali, sia del tutto subalterno alle politiche imposte dall’Amministrazione milanese è ormai chiaro a tutti.

Attraverso lo scambio di servizi e convenzioni, spesso in deroga alla formula della “gara pubblica”, si destinano infatti le risorse che sulla carta dovrebbero favorire l’integrazione delle famiglie rom, verso azioni per lo più secondarie e prive di effetti concreti, mentre all’orizzonte si avvicina il momento in cui centinaia di famiglie rom rimarranno a Milano senza un’abitazione in cui vivere, magari con pochi agi, ma con una concreta “sicurezza”.
Se da una parte assistiamo impotenti alla “distrazione di risorse pubbliche” dalle finalità originariamente previste (dei 14 milioni di euro destinati a Milano solo 2 verranno investiti in “azioni” di superamento della condizione abitativa svantaggiata, mentre il resto del finanziamento si disperderà in azioni di propaganda preelettorale e intensificazione di improduttivi sgomberi), dall’altra parte le medesime Associazioni del Terzo Settore prima chiedono l’istituzione di un’Agenzia Pubblica della Casa, per poi sottoscrivere col Comune un contratto che le impegna in azioni di dismissione dei campi nomadi comunali, in assenza di una politica di accesso alla casa!
Tutto ciò non solo è inaccettabile sul piano etico e politico, ma contribuisce a rendere ancora più difficile la ricerca di politiche pubbliche efficaci, giuste e che diano una prospettiva di buongoverno alla città.
Di fronte alle “critiche” che in queste settimane sono andate crescendo dentro e fuori da tutti gli insediamenti, abbiamo spesso sentito controbattere: “se non ci vogliono più” (i Rom..), ce ne possiamo anche andare (le Associazioni…). Per quanto ci riguarda, “noi”, rispetteremo la libertà di scelta di ognuno… di Maurizio Pagani e Giorgio Bezzecchi, Opera Nomadi Milano