mercoledì 27 ottobre 2010

Milano, per risolvere i problemi occorre la forza della ragione non la propaganda

PRESIDIO giovedì 28 ottobre 2010, ore 17, davanti a Palazzo Marino in piazza della Scala
Da settimane stiamo assistendo a Milano a uno spettacolo poco edificante sulla vicenda del campo rom di via Triboniano, campo regolare che in passato era stato indicato spesso come “modello”.
Ora si dice che quel campo va abbattuto per un problema di viabilità dell’Expo. Si è così aperto un confronto che ha definito una varietà di strumenti per dare un’alternativa agli sfollati, tra i quali l’assegnazione di alcuni alloggi pubblici non abitabili e da ristrutturare con i soldi del “fondo Maroni”, da affidarsi al privato sociale che li assegnerà alle famiglie interessate.
Una soluzione, pur parziale, di buon senso si era dunque profilata. Se non fosse che la Lega, con una posizione ideologica e propagandistica, ha bloccato l’Amministrazione Comunale, la quale invece si era già impegnata con le famiglie rom e le organizzazioni del terzo settore , firmando accordi per l’assegnazione degli alloggi.
Questa situazione di blocco − a nostro avviso irresponsabile − sta però generando un clima di insicurezza sul futuro di molte famiglie, che a oggi non hanno nessuna prospettiva al di fuori del più volte annunciato sgombero del campo di Triboniano. La situazione è senz’altro aggravata dal fatto che sono diversi i campi regolari che l’amministrazione ha dichiarato di voler chiudere in tempi brevi.
Crediamo che questi prossimi giorni debbano vedere l’Amministrazione Comunale produrre proposte alternative al campo per tutte le famiglie regolarmente residenti, e chiediamo che si eviti in tutti i modi il ricorso alla forza, che sarebbe ingiustificato e intollerabile.
Con questo presidio chiediamo a tutti i cittadini, oltre che alle forze politiche e sociali, di mandare un segnale chiaro all’Amministrazione Comunale: si usi la ragione per risolvere i problemi e si abbandoni la disumana politica degli sgomberi senza soluzioni alternative. Non può passare sotto silenzio l’importante risoluzione che il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa ha preso il 21 ottobre 2010 (CM/ResChS(2010)8) all’unanimità contro l’Italia, richiamando con forza lo stato italiano, a tutti i livelli, a garantire anche per i rom i diritti all’abitazione sanciti nella Carta Sociale Europea.
La Camera del Lavoro di Milano, Arci Milano, Gruppo Abele Milano, Federazione Rom e Sinti Insieme, Aven Amentza, UPRE Roma

Caritas, presentato il XX rapporto sull’immigrazione

La Caritas Migrantes diffonde il XX rapporto sull’immigrazione. Cinque milioni di stranieri incidono per l’11,1 per cento sul Pil italiano. Peccato che per i Paesi industrializzati «siano visti ancora come problema».
Cinque milioni di stranieri in Italia incidono per l’11,1 per cento sul nostro Pil. E costano poco. La fondazione Migrantes della Caritas, nel periodico rapporto presentato ieri a Roma, rafforza la propria vocazione statistica e va dritto al sodo, senza paternalismi. «Il rapporto tra spese pubbliche sostenute per gli immigrati e le tasse da loro pagate è tutto a vantaggio del sistema Italia», afferma in una solitaria operazione verità. Ieri, infatti, di fronte a un auditorium gremito, la politica ha fatto sentire la propria assenza. Alla ventesima edizione del dossier Immigrazione, per la prima volta, i suoi organizzatori non hanno potuto nascondere il “disappunto”.
«Lo scorso anno intervenne il presidente della Camera, Gianfranco Fini, e due anni fa il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi; partecipò anche Romano Prodi quando era premier», ha ricordato il coordinatore del dossier Franco Pittau. Quest’anno a declinare l’invito, nell’ordine, il ministro degli Interni Maroni, quello dell’Economia Tremonti; la presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, annunciata nel programma, ha dato forfait all’ultimo minuto e ha inviato il suo assessore. «Il clima positivo non c’è più», hanno ammesso i relatori. E non si partiva certo da posizioni di grande apertura verso quella «cultura dell’altro» che dà il titolo all’edizione 2010 del rapporto.
«La metà dei nordamericani e degli europei, vede l’immigrazione come un problema», riconosce la Caritas-migrantes motivando il consistente - ancora misconosciuto - contributo che la componente immigrata della popolazione continua a offrire allo sviluppo dei Paesi industrializzati. Cresciuta a ritmo accelerato negli ultimi vent’anni, è infatti arrivata non solo a coprire il deficit demografico del nostro Paese, con gli oltre 77mila nuovi nati nel 2009 (il 13 per cento del totale), ma anche ad arginare gli effetti della crisi economica degli ultimi anni. Gli immigrati residenti in Italia, rivela la Caritas, sono ancora più numerosi delle ultime stime rese note dall’Istat (che ha parlato di 4milioni e 235mila presenze): si contano 5 milioni di stranieri, uno ogni 12 residenti, in prevalenza d’origine romena, albanese e marocchina. Ma anche cinese e ucraina.

«Nell’insieme queste cinque collettività coprono più della metà della presenza immigrata», continua il dossier. Contro di esse, spesso, si sprecano discriminazioni e luoghi comuni. Un’apposita indagine della Fondazione Migrantes, per esempio, ha smentito con la prova dei fatti l’accusa di rapire i bambini spesso rivolta ai rom. Ma anche il connubio tra origine straniera e fattore criminalità: «il ritmo d’aumento delle denunce contro cittadini stranieri è molto ridotto rispetto alla loro presenza»; non solo, ma anche «il tasso di criminalità addebitabile agli immigrati venuti ex novo nel nostro Paese, quelli su cui si concentrano maggiormente le paure, è risultato più basso a quello riferito alla popolazione già residente». Dunque il timore verso l’altro pare ingiustificato, «deriva dalla volontà di trovare un capro espiatorio», ha dichiarato il presidente della Cei del Lazio, monsignor Guerino Di Tora.
«Non c’è alcun fondamento alla sindrome da invasione. Ciò che conta - ha aggiunto il coordinatore del dossier Franco Pittau - è insistere sull’integrazione senza negare i problemi». Dunque si rilancino le politiche sociali, sostengono dalla Caritas. Magari prendendo ad esempio «la Germania che investe enormemente sul fenomeno e che, appena uno entra nel Paese, fornisce 900 ore gratuite di lingua tedesca». Nel 2009, invece, il Fondo nazionale per l’inclusione sociale è rimasto sprovvisto di copertura. Le coppie straniere sono state escluse dal bonus bebè così come i loro capofamiglia hanno trovato più difficile accedere ai benefici erogati dagli enti locali.
Appena il 68 per cento dei regolari risulta iscritto al Servizio sanitario nazionale. E capita, ad esempio, che un cittadino rom possa affittare un appartamento soltanto congiuntamente a un italiano. Mentre, a parità di mansioni, la retribuzione continua a essere sperequata: nel 2009 si è guadagnato 971 euro al mese contro i 1.258 euro di un italiano. Senza discriminazioni di effetti della crisi economica: nel 2010 ogni dieci nuovi disoccupati, tre sono stranieri. «Siamo stati toccati per primi», ha commentato l’imprenditore di origine siriana Khawtami Radwan, che ha avuto «la fortuna di farcela», «e grazie alle misure insensate di questo governo, se una persona perde il lavoro anche se vive qui anche da vent’anni deve andare via». di Dina Galano

Milano, parla l'avvocato dei Rom che hanno denunciato il Sindaco, il Prefetto e il Ministro Maroni

Dieci rom del campo di Triboniano citano in giudizio il sindaco di Milano, il ministro dell'Interno e il Prefetto della città. Inseriti in 'progetti di autonomia abitativa' istituzionali che avrebbero dovuto garantire a loro e ad altre 15 famiglie un alloggio di edilizia popolare prima dello sgombero del campo (previsto entro fine ottobre 2010), i rom hanno deciso di rivolgersi a due avvocati per presentare un ricorso in sede civile un mese dopo la decisione del ministro Maroni di bloccare l'assegnazione degli alloggi e, di conseguenza il piano per il superamento dei campi nomadi che egli stesso aveva messo a punto con un esborso statale di 13 milioni di euro.
Vita ha raggiunto Alberto Guariso, uno dei due avvocati (l'altro è Livio Neri) che segue, a titolo gratuito, i rom. Di seguito un estratto dell'intervista, la cui versione integrale è scaricabile cliccando qui.
Cosa chiedono i rom?
Che vengano rispettati gli accordi presi con Comune e Prefetto. Il percorso in atto prevedeva che le persone che risiedono regolarmente in Triboniano potessero uscire dal campo in modo che potesse essere liberata l'area. Per loro era stato stabilito di reperire alloggi dell'Aler da ristrutturare e poi assegnare, con fondi del piano Maroni sull'emergenza nomadi. Così le cose sono andate: c'è stato lo stanziamento la firma del contratto di locazione da parte di Aler alle associazioni di riferimento (Casa della Carità, Centro ambrosiano di solidarietà e Consorzio Farsi prossimo, ndr) e poi da queste ultime alle famiglie. Ma poi tutto si è interrotto quando il ministro Maroni, lo scorso 27 settembre, è venuto a Milano e ha detto: “ai rom non si danno case popolari”. Una decisione senza fondamenti giuridici ne logici. Si trattava di case da ristrutturare, non 'sottratte' alle famiglie italiane.
Dopo il blocco delle case Aler, sono stati reperiti altri alloggi?
In un mese non è successo nulla. Le autorità si stanno palleggiando le responsabilità. Ma ci sono dei veri e propri contratti che danno a un privato un alloggio. Su questi noi ci basiamo, se arriveranno altre proposte le prenderemo in considerazione.
Triboniano è in via di sgombero. Cosa succederà ora?

Il programma di sgombero è entro fine ottobre. Speriamo che non avendo adempiuto a i propri obblighi, coloro che devono sgomberare sostengano queste famiglie, che sono molto preoccupate, perché negli accordi dovevano lasciare il campo per entrare nelle case il 15 ottobre a fronte di impegni della controparte. Impegni che non sono stati rispettati.
Perché ha scelto di appoggiare le istanze dei dieci rom?
Io come tanti altri avvocati mi occupo di questioni che hanno a che vedere con il divieto di discriminazione e con le fasce deboli della popolazione, che sono portatori di diritti che non sempre riescono a rivendicare. Quindi il nostro compito è di sostenere chi ha difficoltà di accesso alla giustizia, assieme alle associazioni che li seguono.
Presenterà una parcella ai suoi clienti?
No. Rientra nell'impegno volontario che ognuno di noi si sente di dare alla società in relazione ai propri convincimenti. Non per questo, comunque, il mio lavoro sarà meno professionale, piuttosto sarà il più diligente e competente possibile.
La notizia del ricorso ha scatenato aspre critiche: per esempio Romano La Russa, assessore lombardo alla sicurezza ha bocciato la vostr a azione tacciando di 'predicozze finto-moraliste' le dichiarazioni a difesa dei rom di don Virginio Colmegna, responsabile della Fondazione Casa della Carità. Perché il tema rom scatena spesso reazioni molto forti?
Come dicono molti sociologi e più relazioni dell'Unione europea, la minoranza rom è oggetto di una situazione delicata perché è la più esposta a discriminazione, in questo senso i percorsi di integrazione sono oggettivamente più difficili e le 'corde' sono sempre molto tese e la discussione è sempre accesa. Poi purtroppo, di fronte a problemi seri, spesso le reazioni dei politici attingono al campo delle battute di pessimo gusto, della pretesa di essere superiori a queste cose. di Daniele Biella

martedì 26 ottobre 2010

Pisa, il Comandante della Polizia Municipale minaccia e ingiuria i Rom

La scorsa settimana, al campo rom di Cisanello sotto sgombero, è avvenuto un fatto straordinariamente grave. Il Comandante della Polizia Municipale, dott. Massimo Bortoluzzi (in foto), la mattina del 13 Ottobre si è recato di persona al campo, ha rivolto parole ingiuriose e offensive agli attoniti capifamiglia rom, minacciandoli di rivolgersi alla Procura dei minori per sottrarre loro i bambini.
L'Associazione Africa Insieme dispone di una breve registrazione del colloquio intercorso tra i rom e il dott. Bortoluzzi. Le parole di quest'ultimo lasciano poco spazio all'immaginazione: «a me di venì qui [...] mi girano le palle, è chiaro?», «andate dove cazzo volete, ma ve ne dovete andare». Frasi ingiuriose e offensive, rivolte a persone che si rivolgevano al Comandante con cortesia e deferenza: un comportamento inqualificabile, da parte di un funzionario preposto alla tutela dell'ordine.
Non basta. Il Comandante ha invitato i rom a trasferirsi in altri Comuni (nella registrazione si sente dire distintamente «andate in un altro Comune e mi va benissimo... perché non andate a Cascina? Andate a S. Giuliano...»; e ancora: «andate... a Livorno... dove volete...»).
Poi, ha annunciato la “linea dura” sui bambini: «perché qui adotteremo la linea dura... ma dura... e l'adotterò attraverso la Procura dei minori nei confronti dei bambini, eh? Ve lo dico subito...».
Il Comandante dovrebbe sapere che sottrarre i bambini alle loro famiglie è un atto estremo, che nel nostro ordinamento è consentito solo in casi molto gravi (quando, cioè, è chiaramente impossibile una loro permanenza nelle famiglie di origine). Oltretutto, la procedura richiede l'intervento di assistenti sociali qualificati e competenti, che assistano i bambini e le famiglie. Il Comandante, però, usa questo argomento come minaccia per far paura: si può immaginare cosa significhi, per una mamma, vedersi portar via il proprio bambino.

La cosa è tanto più grave, perché il Comandante è intervenuto proprio quando era in corso una difficile trattativa tra la nostra associazione e il Comune: pochi giorni prima, si era tenuta una riunione alla Società della Salute per discutere delle politiche in materia di rom e sinti. Il giorno prima dell'intervento del Comandante, personale dei Servizi Sociali aveva visitato il campo per valutare eventuali iniziative di inserimento sociale o abitativo in favore di alcune famiglie. Lo sgombero era stato sospeso, in attesa di ulteriori decisioni da parte della Giunta. Non c'era dunque alcun motivo per un intervento del Comandante della Polizia Municipale, né tantomeno per un intervento così pesante e aggressivo.
L'Associazione Africa Insieme ha scritto al Sindaco per chiedere spiegazioni su questo comportamento. Ci auguriamo che l'iniziativa del dott. Bortoluzzi non sia stata concordata con la Giunta, e che le autorità politiche di questa città prendano gli opportuni provvedimenti. di Africa Insieme

Ulteriori materiali sulla vicenda sono disponibili all'apposita pagina: http://www.denuncia.africainsieme.net/

Milano, quando le Istituzioni non ci sono...

Gentile Isabella Bossi Fedrigotti, da pochi giorni è iniziato il corso di lingua italiana organizzato da mamme e papà di una scuola del quartiere intorno a Rubattino e da un'idea nata dopo l'ultimo sgombero.
Un corso di lingua multietnico e gratuito, con alunni di tantissime nazionalità, che si tiene proprio nella parrocchia di San Crisostomo, in via Padova. Insieme a cinesi, peruviani, pakistani sono venuti a scuola anche undici tra donne e uomini rom dell'ex campo di Rubattino; tra loro ci sono Marius di 15 anni e la sua mamma Vasilika. Sono arrivati timidi e un po' timorosi di riuscire a leggere e a scrivere.
Loro vivevano al campo di Rubattino e dal giorno dello sgombero, il 7 settembre, sono di nuovo alla ricerca di un posto dove poter vivere e poter far frequentare la scuola alla figlia di 8 anni, Alexandra. Fin dai primi giorni in cui ci siamo conosciuti la loro discrezione e dolcezza mi avevano colpito, la mamma sorride sempre e la piccola Alexandra cerca gli altri con i suoi occhioni che parlano; i primi giorni non diceva una parola in italiano, ora sì.
Vivono nascosti in baracche esposte a questi primi freddi e alle piogge che hanno bagnato tutte le loro cose; non mi hanno mai fatto richieste, quando posso porto loro vestiti, scarpe e la tenda in cui dormono gli è stata donata dai volontari della comunità di Sant'Egidio.
Come loro ci sono molte famiglie rom che stanno continuando a vivere nascosti dopo lo sgombero, continuano a portare i loro figli nelle scuole della nostra zona, continuano a sperare che il loro futuro migliori e che i cittadini come noi non li abbandonino.
Ci insegnano ogni giorno che nonostante il totale abbandono delle nostre istituzioni, loro ci rispettano. Dopo la lezione di italiano Vasilika mi ha fatto vedere con orgoglio i lavori di lettura e scrittura fatti per la prima volta in lingua italiana, poi li ho guardati andare via: baciava e abbracciava i suoi figli, Marius e Alexandra, felice per aver ricevuto da noi rispetto e finalmente speranzosa di poter imparare la nostra lingua. Il dono più grande che ci fanno è la loro gioia nel sentirsi parte del nostro paese. di Assunta Vincenti

Che dirle? Grazie per esserci, voi, papà e mamme del Rubattino, grazie per fare ciò che fate, colmando, per quel che consentono le vostre forze, un grande vuoto istituzionale. Non c'è dubbio che siete voi la Milano migliore, nel solco di una tradizione che non si è mai davvero interrotta. So bene che per ogni lettera come questa ne arrivano poi due che narrano l'altra faccia della realtà, che pure esiste, ma intanto, grazie alle sue righe, ci è concesso di nutrire qualche speranza in giorni migliori. di Isabella Bossi Fedrigotti

Milano, la storia di Dorina: dallo sgombero al dormitorio

Un’insegnante racconta la vicenda della bambina rom: dalle baracche di via Rubattino a viale Ortles E oggi è tornata con la famiglia sulla strada.
Dorina ha 11 anni, è una bella bambina, gentile e generosa. Dopo essere stata sgomberata dal campo irregolare di Rubattino, con eroica fatica, il 13 settembre ha ripreso a frequentare la scuola e ogni matti­na, senza cartella, senza quaderni e mate­riale didattico «senza il quale ai nostri figli non ci sogneremmo mai di far varcare la porta di un’aula scolastica» racconta Laura Terni, insegnante laica, dal dormitorio di viale Ortles (dove è stata accolta con la madre subito dopo lo sgombero), prendeva l’autobus, naturalmente, senza biglietto.
Dorina, insieme ad altri bambini ospitati «nel sottoscala del dormitorio» partecipava al doposcuola, organizzato dall’insegnante volontaria che, insieme ad altre operatrici si erano prese a cuore la vicenda dei piccoli studenti sgomberati e dedicavano loro due pomeriggi la settimana in viale Ortles.
«L’ultima volta che ho visto Dorina è stato mercoledì scorso – prosegue nel suo racconto l’insegnante – sabato le avevo comprato un piccolo ombrello per andare a scuola perchè il lunedì precedente, con la pioggia e il freddo, l’avevo trovata nella branda con la febbre alta. Oggi è mercoledì ma in viale Ortles non c’è più Dorina ad attendermi. I rom sono sta­ti costretti ad andarsene a piccoli gruppi e per non essere separati e restare uniti hanno deciso di spostarsi in una situazione ancora più precaria». La mamma di Dorina aveva infatti deciso di non abbandonare la sorella, che con un bimbo di otto mesi aveva scelto di ricongiungersi con il marito, lasciando il dormitorio (gli uomini non vengono accolti nella struttura comunale).
La storia di Dorina e della sua insegnante del doposcuola è una storia nuova, nata da un incontro: «Ci sono insegnanti ma anche studenti universitari volontari che, insieme a noi, hanno conosciuto questi bambini nei corsi doposcuola e ancora adesso continuano a seguirli – racconta Stefano Pasta, volontario della Comunità di Sant’Egidio che da anni opera con i nomadi – malgrado le mille difficoltà, per tutti. Si è formato un gruppo di cittadini che, coordinati da noi, si mettono insieme e decidono di fare qualcosa. Noi 'promuoviamo l’incontro' tra i rom e i cittadini. E da questo incontro nasce sempre un’amicizia» conclude Stefano Pasta. di Avvenire

sabato 23 ottobre 2010

La Dichiarazione di Strasburgo, i Governi europei si mobilitano per aiutare Rom e Sinti

I rappresentanti dei 47 Stati membri del Consiglio d’Europa, dell’Unione europea e delle comunità rom e sinte riuniti il 20 ottobre a Strasburgo, hanno condannato all’unanimità la diffusa discriminazione nei confronti dei rom, nonché le condizioni di emarginazione economica e sociale in cui riversano questi ultimi.
Il segretario generale del Consiglio d’Europa, Thorbjorn Jagland, su iniziativa del quale fu convocata la riunione dopo le inquietudini sui diritti dei rom emerse l’estate scorsa, ha dichiarato quanto segue: “È giunto il momento di agire. L’incontro di oggi rappresenta un nuovo inizio per offrire un aiuto concreto all’intera popolazione rom d’Europa. I rom sono cittadini europei”.
Gli Stati membri hanno convenuto di compiere uno sforzo comune al fine di apportare una risposta paneuropea alle necessità dei circa 12 milioni di rom che vivono sul nostro continente.
La “Dichiarazione di Strasburgo” ribadisce i seguenti principi guida e priorità:
a) Non discriminazione, cittadinanza, diritti di donne e bambini;
b) Inclusione sociale, segnatamente in materia di istruzione, alloggio e assistenza sanitaria;
c) Conferimento di responsabilità e miglior accesso alla giustizia.
La “Dichiarazione di Strasburgo” prevede inoltre un nuovo programma di formazione europea per oltre un migliaio di mediatori rom, che forniranno consulenza legale e amministrativa alle comunità. Nel 2011, verranno formati circa 440 mediatori, un numero che, a seconda delle risorse disponibili, potrebbe raggiungere le mille unità negli anni successivi.
Il Consiglio d’Europa intende inoltre procedere alla formazione di un centinaio di avvocati nel 2011. I mediatori e gli avvocati rom lavoreranno per migliorare l’accesso all’alloggio, all’assistenza sanitaria e all’occupazione, nonché per mettere in relazione le comunità rom con la società civile.
Tali azioni si baseranno sulle competenze specifiche del Consiglio d’Europa al fine di sviluppare una cooperazione fruttuosa con le autorità locali, regionali e nazionali e con le organizzazioni internazionali. Per approfondire...

Milano, arriva il Festival Dosta!

Piacere di conoscervi!
Siamo i Rom e i Sinti, ma molti per ignoranza o cattiveria ci chiamano “zingari” o “nomadi”. Viviamo in mezzo a voi da circa seicento anni ma ancora in pochi ci conoscono veramente.
Probabilmente avete letto sui giornali che siamo sporchi, ladri, accattoni… ma non è così. Certo alcuni di noi sono molto poveri e alcuni hanno commesso degli sbagli. Ma non siamo tutti uguali anche se siamo tutti presi di mira da discriminazioni e in alcuni casi da razzismo vero e proprio.
Noi siamo i Rom e Sinti e come ogni altra minoranza abbiamo una lunga memoria storica, valori, costumi, tradizioni, arti, talenti, musica e bellezza. Abbiamo i colori di una civiltà millenaria che non hai mai preso parte ad una guerra. Tutto questo tuttavia resta confinato troppe volte negli angusti spazi dove siamo costretti a vivere, in ghetti che chiamano “campi nomadi”.
La campagna DOSTA può rappresentare la possibilità di superare quel muro del pregiudizio che circonda la nostra gente.
Venite a conoscerci. Vi aspettiamo a Milano:

29 ottobre - ore 11.30 – sala Marra di palazzo Marino
Conferenza stampa di presentazione della campagna DOSTA!

8 novembre - ore 21 Auditorium San Fedele, via Hoepli 3/b
"Le danze di Billy e Dijana" di Daniele Lamuraglia, con Dijana Pavlovic e Diego Conti
Saluti: Giacomo Costa, fondazione culturale San Fedele. Presentazione: un esponente dell'UNAR; Fabrizio Casavola, Upre Roma
Nell'occasione verrà esposta la mostra sul Porrajmos (lo sterminio dei rom e dei sinti)

12 novembre - ore 18-20.30 Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, via Romagnosi 3
"Rom: a Milano si può? Politiche abitative (e altro): soluzioni possibili"
Saluti: Carlo Feltrinelli presidente della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli. Introduzione: un esponente dell'UNAR; Alfredo Alietti, Upre Roma, docente di sociologia università degli studi di Ferrara. Testimonianze: don Massimo Mapelli, Casa della Carità; abitanti dei campi. Interventi: Laura Balbo, docente di sociologia università degli studi di Padova; Antonio Tosi, docente di sociologia urbana al Politecnico di Milano; Tommaso Vitale, Scientific Director of the Master "Governing the Large Metropolis" CEE, Sciences Po Paris. E' stata invitata Mariolina Moioli, assessore alle politiche sociali Comune di Milano.

18 novembre – ore 20.30-23 - Casa della Cultura, via Borgogna 3
"La rappresentazione mediatica dei rom e dei sinti: tra dovere di informare e violazione dei diritti."
Presenzia: Ferruccio Capelli, presidente della Casa della Cultura. Introduzione: un esponente dell'UNAR; Paolo Cagna Ninchi, presidente Upre Roma. Interventi: Michael Guet, Capo della Divisione dei Rom e dei viaggianti del Consiglio d'Europa; Eva Rizzin e Angelica Bertellini, Articolo 3 - Osservatorio sulle discriminazioni di Mantova; Ferruccio de Bortoli, direttore del Corriere della Sera; Roberto Escobar, docente di filosofia della politica alla Statale di Milano; David Parenzo, conduttore e autore televisivo. E' prevista la presenza del ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna

1 dicembre – ore 21 – Casa della Cultura, via Borgogna 3
"Sebben che siamo donne… rom - La via dei campi e la via dell'arte"
Presenzia: Ferruccio Capelli, presidente Casa della Cultura. Introduce: un esponente dell'UNAR.Interventi: Rebecca Covaciu, rom rumena, premio UNICEF per i disegni; Laura Halilovic, rom bosniaca, autrice di "Io, la mia famiglia rom e Woody Allen"; Dijana Pavlovic, rom serba, attrice. Nel corso dell'incontro saranno proiettati frammenti delle realizzazioni artistiche

9 dicembre - ore 21 - Auditorium San Fedele, via Hoepli 3/b
Concerto conclusivo con artisti rom e italiani organizzato con la Fondazione De André (programma in via di definizione)

Tutti gli eventi sono a ingresso libero

La Campagna “DOSTA!” (basta in lingua romanes) è coordinata e finanziata dall’UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali ed Etniche) in collaborazione con il Consiglio d’Europa e con le principali federazioni rom e sinte per promuovere in Italia una maggiore conoscenza della cultura dei Rom e dei Sinti. Feste, concerti, dibattiti si svilupperanno nell’intera penisola per parlare di arte e cultura della più grande minoranza etnica d’Europa e per sconfiggere con la conoscenza gli stereotipi che hanno sempre accompagnato queste minoranze linguistiche.

venerdì 22 ottobre 2010

Mantova, Festival Dosta! è ripartito, grazie a tutti!

Il Festival Dosta! è ripartito, lasciando a Mantova emozioni, passioni e tanta conoscenza sui mondi sinti e rom. E’ nata U Velto Radio che offre ogni giorno musica sinta e rom in tutto il mondo. Il Django’s Clan ha eccitato le tantissime persone che sono venute al Teatro Bibiena con il jazz manouche e stiamo pensando di pubblicare un cd e un dvd per celebrare l’avvenimento. Antun Blazevic, in arte Tonizingaro, ha commosso e fatto pensare con il suo spettacolo teatrale studenti e le tante persone che hanno partecipato allo spettacolo serale. Lo storico Luca Bravi ci ha fatto riflette, nel dibattito del pomeriggio di sabato, sulle discriminazioni subite dai minori sinti e rom nella scuola dagli Anni Sessanta ad oggi. Grazie a tutti!
Un grazie speciale all’UNAR, l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazione Razziale ed Etnica, e al Ministero delle Pari Opportunità che hanno promosso la Campagna Dosta! (Basta!) in Italia. Un primo significativo passo per far conoscere l’apporto culturale e artistico dei Sinti e Rom alla cultura italiana ed europea.
Il Festival Dosta! si sta spostando in diverse città italiane. Oltre a Mantova è già stato a Rimini, Brescia e a Pavia, nelle prossime settimane si sposterà a Roma, Bari, Milano e Venezia. Il Festival che è un’articolazione della Campagna Dosta! continuerà il suo viaggio nelle città italiane anche il prossimo anno.
La Campagna Dosta! è stata ideata dal Consiglio d’Europa che dopo averla lanciata in alcuni Paesi dell’Est Europa, la sta promuovendo anche in Europa Occidentale. L’obiettivo è quello di combattere i pregiudizi e gli stereotipi che colpiscono i Sinti e Rom, facendo conoscere il patrimonio inestimabile di arte e cultura espressione delle minoranze linguistiche sinte e rom. Yuri Del Bar, Sucar Drom e Federazione Rom e Sinti Insieme

martedì 19 ottobre 2010

+RESPECT, il progetto

La lotta alla discriminazione delle popolazioni rom e sinte: il contesto europeo. Oggi, nel contesto della crisi economica globale, i sistemi regionali e locali faticano a trovare risorse da investire in politiche di inclusione, mentre la coesione sociale è sempre più minacciata dal razzismo. La discriminazione contro i Rom, in particolare, persiste in molti Stati membri, mentre le condizioni socio-economiche e di salute dei Rom sono generalmente peggiori di quelle di altri gruppi etnici.
Negli ultimi anni, l’inclusione e integrazione dei Rom e di altre minoranze nelle politiche locali, nazionali ed europee sono state oggetto di molti dibattiti e azioni. L’iniziativa della “Roma Decade 2005-2015” è uno degli esempi di come la questione dei diritti e della partecipazione siano sempre più centrali nel dibattito internazionale. Inoltre, il documento di lavoro della Commissione europea “Strumenti comunitari e politiche per l’inclusione dei Rom, Com (2008) 420” sottolinea l’impegno per combattere le discriminazioni contro i Rom e il razzismo e fornisce un quadro globale d’azione e dei potenziali strumenti, disponibili a livello comunitario e territoriale. Nonostante questi sforzi e alcuni miglioramenti nella vita delle minoranze, molti problemi persistono, il principale dei quali è rappresentato dal fatto che i popoli Rom sono vittime di razzismo e le loro prospettive e diritti non sono integrati nei processi decisionali locali.
In questo contesto, la capacità dei sistemi locali di ottenere più dati, di sensibilizzare i cittadini, di fornire servizi (come l’accesso all’alloggio, all’istruzione, ai servizi sanitari, al lavoro) e di attuare misure per affrontare la povertà, diventa fondamentale per la lotta contro il razzismo e per rafforzare la coesione economica e sociale, oltre che per valorizzare i diritti e la cultura dei Rom come una risorsa per la società.

Utilizzando il metodo di coordinamento aperto e un approccio transnazionale, +RESPECT si concentra sulla priorità europea della lotta contro il razzismo e la xenofobia, con azioni specifiche che si riferiscono anche ad un’altra priorità europea: sviluppare e rafforzare la partecipazione attiva alla vita democratica dell’Unione. La lotta contro la discriminazione dei Rom parte dal livello territoriale e anche la partecipazione alla vita democratica deve necessariamente partire dai livelli locali-regionali. La natura innovativa di +RESPECT consiste nel suo approccio concreto e sinergico orientato alla governance multilivello, dove ogni cittadino diventa l’agente del cambiamento, partecipando attivamente allo svolgimento delle azioni. Combattere il razzismo e la discriminazione verso i Rom, favorendo l’accesso ai diritti e alla cittadinanza, è una responsabilità che spetta agli attori locali. +RESPECT mira a rafforzare la conoscenza, il dialogo interculturale e la sensibilizzazione della società civile e degli esperti che si occupano del tema a livello locale, ma anche a fornire un contributo importante alle politiche e ai dibattiti nazionali ed europei sul tema.
Il progetto e le sfide da affrontare. Le parti interessate che operano nel settore, e le popolazioni Rom che vivono nelle città e nelle regioni interessate dal progetto, sono fortemente colpite da una serie di problemi e difficoltà che +RESPECT mira ad affrontare, e cioè:
- Una conoscenza di base insufficiente e una scarsità di dati attendibili sulle popolazioni Rom che non consentono azioni più efficaci contro la discriminazione e, in generale, l’elaborazione di politiche di inclusione efficaci. Mentre il legame tra la discriminazione, cifre e statistiche è stato utilizzato con successo per combattere le discriminazioni basate sul genere, l’insufficienza di indicatori comuni e di strumenti di monitoraggio per i Rom e la scarsa conoscenza delle buone pratiche fra gli enti locali (ma anche a livello UE) continuano ad ostacolare la possibilità di utilizzare dati di monitoraggio affidabili per la lotta contro la discriminazione dei Rom, e ciò è tanto più grave oggi, alla luce della recessione economica.
- Inadeguatezza dei servizi e della comunicazione da parte dei pubblici ufficiali, scarsa partecipazione delle popolazioni Rom ai processi democratici e la mancanza di coordinamento. Spesso gli ufficiali/dipendenti pubblici non hanno le qualifiche / competenze necessarie per gestire i problemi dei Rom e vi è una bassa (o addirittura nulla) rappresentazione dei Rom e uno scarso coordinamento tra i soggetti interessati soprattutto a livello locale, dove i servizi e l’interazione hanno luogo.
- Una persistente percezione negativa generale (stereotipi) e una comunicazione distorta da parte dei media sui Rom, causata da un’insufficiente interazione con i Rom, che risulta in una scarsa concezione comune dei diritti universali (soprattutto verso i gruppi più vulnerabili, come donne e bambini), causata anche dall’inclinazione dei media a concentrarsi solo sul sensazionalismo (problema etico) e non su fatti o informazioni complete per quanto riguarda i Rom (questione deontologica/professionale).
- La scarsità di iniziative che riguardano l’istruzione e di azioni informative che incoraggino il dialogo interculturale ed indirizzate a target specifici di cittadini come gli studenti, a causa della carenza di efficaci programmi multiculturali di studio nelle scuole.
Alla base del progetto +RESPECT vi è l’idea che l’efficacia delle politiche contro la discriminazione dipenda soprattutto dalla capacità di promuovere azioni integrate e decise insieme da un insieme eterogeneo di soggetti interessati e di cittadini che agiscono a diversi livelli, con ruoli diversi e in sistemi diversi.
Obiettivi. La strategia di +RESPECT consiste nell’affrontare la questione del razzismo anti-Rom attraverso un approccio integrato, olistico e multilivello al problema, nella sua dimensione locale e regionale, ponendosi i seguenti obiettivi:
- Migliorare e condividere la conoscenza di dati qualitativi relativi alla realtà Rom per favorire la lotta contro la discriminazione per mezzo di politiche efficaci
- Migliorare la capacità delle autorità locali di relazionarsi con le realtà Rom e di fornir loro servizi, coordinare gli attori locali e aumentare la partecipazione dei Rom ai processi democratici
- Diminuire la percezione pubblica negativa e contribuire a migliorare la qualità della comunicazione sui Rom aumentando le opportunità di interazione e di reciproca comprensione
- Progettare e realizzare programmi educativi e azioni di informazione per promuovere gli scambi interculturali e creare occasioni pubbliche per migliorare la conoscenza reciproca, compresa la conoscenza della cultura Rom in quanto parte del patrimonio locale.
- I destinatari del progetto sono i comuni e altri funzionari civili locali, le ONG che lavorano con i Rom, rappresentanze/associazioni di Rom, studenti ed educatori, giornalisti e professionisti dei media. I beneficiari diretti sono i Rom che vivono nei territori coinvolti (circa 80.000) e i beneficiari indiretti sono i cittadini che vivono nei territori coinvolti e in altri territori.
Attività. Il progetto si sviluppa attraverso azioni sinergiche, alcune collegate fra loro in termini di alimentazione, coordinamento e confronto dei contenuti, ed altre che procedono in modo parallelo verso i diversi target delle azioni e delle attività di sensibilizzazione. Nel complesso, il progetto si articola in tre fasi principali:
1) una fase iniziale in cui sono state preparate tutte le valutazioni, lo sviluppo congiunto degli strumenti e delle attività per la fase principale;
2) fase principale in cui tutti i lavori preparatori sono testati, utilizzati e diffusi;
3) fase finale in vista della chiusura del progetto che consisterà principalmente di attività e strategie di sostenibilità.
Le principali attività sono classificate e portate avanti nell’ambito dei seguenti filoni:
- Osservatorio delle popolazioni Rom – conoscenza di base di qualità per sviluppare politiche e azioni contro la discriminazione dei Rom (analisi di dati e indicatori qualitativi, analisi e raccolta di buone pratiche)
- Partecipazione dei Rom nei processi democratici pubblici (gruppi di lavoro partecipativo nei Comuni, sessioni di formazione per funzionari e professionisti, sessioni informative “conosci la tua legge e i tuoi diritti” rivolte a gruppi Rom)
- Comunicazione e diffusione, campagna di informazione e sensibilizzazione contro la discriminazione dei Rom (campagna di informazione e di sensibilizzazione nelle scuole, lotta alla discriminazione da parte dei media, tour europeo dell’installazione multimediale “a-Roma”)
Maggiori dettagli riguardanti le attività in corso del progetto si possono trovare nel sito: http://www.morespect.eu/

Per Maricica

Io non conosco il rumeno. Conosco però la lingua delle donne. Ed è attraverso questa lingua che ci fa sorelle che ti parlo.
Ho mille cose da dirti e in effetti non so da dove cominciare. Potrei iniziare dal fatto che quando tu sei finita in coma in ospedale, su internet ho letto commenti che ti hanno insultata in tutti i modi. E sai perché? Perché davanti a un estraneo dal quale ti eri sentita offesa tu non eri stata zitta, passiva a occhi bassi ma hai risposto, l’hai guardato dritto negli occhi e sei stata punita per questo.
Sono convinta che deve essere stato quello sguardo fiero che il tuo aggressore non ha sopportato. Ci sono pochi uomini che tollerano una donna che li guarda dritto negli occhi mentre gli dice quello che pensa.
C’è perfino chi ha messo insieme parole a caso per farci sapere come si deve comportare una signora. Chè non deve affrontare un bulletto che la insulta ma deve trattarlo come si conviene. Come nel 1800 quando ad una battuta irrispettosa al massimo le donne rispondevano con un lieve rossore sul viso.
Infine ci sono i bravi italiani che non ti hanno soccorsa immediatamente e quelle “brave persone” che riportano le parole del tuo aggressore dato che le tue non potremo mai sentirle.
Povero figlio, andava per i fatti suoi, e ha creduto che tu avessi qualcosa nella borsa. E può giocare con questo trucco facendo leva su mille pregiudizi perché tu sei rumena e lui romano, perché tu sei una di quelle che a roma non le possono sopportare e lui invece è uno di quelli che fa numero allo stadio e che gli danno la bandiera per rappresentare la patria. La loro patria. Non la mia. Perché la mia patria è dove stai tu. In quel posto a metà tra cielo e terra. Con la convinzione di meritare rispetto e la consapevolezza che per guadagnarmelo devo rischiare la vita.

Ti potrei dire che in Italia si sta combattendo una guerra. Se leggessi quello che certa gente scrive ti stupiresti di quanto possono essere orribili certi esseri umani. Chè sono sicura che da qualche parte c’è stato chi ha sperato che tu sopravvivessi perché la tua morte sarebbe stata una “sfortuna” per quel “povero ragazzo”, mica per te che te ne andavi o per la tua famiglia che t’ha perduto e non potrà mai più riaverti indietro.
Chi glielo spiega a tuo marito che la giustizia in questo paese ha due pesi e due misure e che se il tuo aggressore fosse stato rumeno l’avrebbero già condannato. Invece è un italiano, un cocco di mamma, un figlio della lupa e perciò bisogna dire che è stato sfortunato “povero fijo mio“. Come se tu fossi morta per fargli un dispetto. Un dispetto a lui, capisci? Per prenderti una rivincita su un tale che non t’ha lasciato difendere i tuoi diritti perché quando t’ha sentita parlare t’ha accoppata con un pugno. di Femminismo a Sud, continua a leggere...

lunedì 18 ottobre 2010

Alunni Rom a Scuola, il Ministero esclude le associazioni sinte e rom

Prende avvio oggi il seminario “Alunni Rom a Scuola”, organizzato dal Ministero della Pubblica Istruzione (Dipartimento per l’Istruzione, Direzione Generale per lo Studente, l’Integrazione, la Partecipazione, la Comunicazione - Ufficio VI) a Gardone Riviera. Al seminario non sono state invitate le associazioni rom e sinte italiane. Una scelta di esclusione che Sucar Drom non condivide e condanna.
Il Ministero mesi fa ha chiesto alla Federazione Rom e Sinti Insieme e alla Federazione Romanì di inviare dei contributi scritti sulla scolarizzazione dei minori rom e sinti. Le federazioni hanno inviato dei documenti e hanno chiesto di poter essere ascoltate e di potersi confrontare sui temi della scolarizzazione ma dal Ministero non è arrivata nessuna risposta. Un comportamento, quello del Ministero, certamente poco serio e costruttivo che disattende tutte le raccomandazioni europee ed internazionali. Raccomandazioni che chiedono all’Italia di coinvolgere direttamente le organizzazioni rom e sinte e che ad esempio il Ministero per le Pari Opportunità sta ottemperando.
Il seminario, nelle intenzioni del ministero, dovrebbe essere finalizzato alla definizione di:
- metodologie didattiche e strumenti finalizzati ad un miglior inserimento di tali alunni,
- un più efficace coinvolgimento delle famiglie nella progettazione formativa,
- una migliore conoscenza della loro lingua e della loro cultura.

Ad oggi non siamo riusciti a venire in possesso del programma dei tre giorni di seminario ma è certo che escludere le circa quaranta associazioni sinte e rom, presenti in Italia non aiuterà certo a raggiungere gli obiettivi prefissati. Ma questa è una costante della scolarizzazione in Italia e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. La mortalità scolastica è ancora altissima in alcune aree del Paese e i risultati più significativi (accesso sistematico dei minori alla scuola superiore) si hanno solo in quei territori dove le associazioni sinte e rom sono coinvolte direttamente con progetti di mediazione culturale ma anche di diritto allo studio.
La scolarizzazione di minori appartenenti ad una cultura orale è molto complessa e a ciò si aggiunga la situazione abitativa disastrosa per molte famiglie e la sistematica stigmatizzazione politica e mediatica che certo non aiuta a mettere in campo politiche efficaci. Tant’è che pure le indicazioni date dallo stesso Ministero sono pressoché disattese. Non è un mistero per nessuno che quanto affermato nel documento “La via italiana all’intercultura”, ovvero inserire la storia rom e sinta per contrastare il razzismo, sia completamente disatteso da tutta la scuola italiana.
Infine una domanda: se il Ministero si dimostra incapace nel coinvolgere i Rom e i Sinti, come potrà mai chiedere alle scuole di farlo? di Carlo Berini

Rom e Sinti cittadini di serie b senza patria e diritto di asilo

Cari sindaci, cari carabinieri e vigili della polizia municipale, che cosa sta succedendo? Far rispettare la legge può significare violare i diritti fondamentali delle persone? E' possibile che un cittadino italiano non possa materialmente esistere, perché non può disporre di nessun metro quadro di territorio? A questo siamo arrivati di fatto oggi. Con le ultime leggi sulla sicurezza i sindaci possono emanare ordinanze che precludono a chicchessia la possibilità di stazionare sul proprio territorio. Ci sono in Italia persone che vivono in roulotte o in camper. Generalmente sono sinti o rom. Esco dal generico: vado al fatto, l'ultimo. Vengo chiamato d'urgenza. "Padre, ci sono carabinieri e vigili che ci vogliono cacciare e non intendono ragioni. Venga, faccia presto". Vado. E' vero: obbligo di sgombero. Per andare dove? Non interessa. "Devono andare via di qua", dice un vigile. Ma per quale reato e dove? "Siamo subissati dalle telefonate dei cittadini... Stamattina uno di quelli delle roulotte ha fatto la pipì all'aperto. E' stato anche fotografato". So, interrompo, che in questi giorni siete stati allertati per movimenti sospetti attorno ad alcune case, ma vi garantisco che non si tratta di queste persone.
Risposta di uno dei carabinieri: "Ma questi sono di quella gente, zingari". Sarebbe come dire che anch'io sono ladro, visto che molti italiani cercano di frodare con il "fai da te", dalle cricche politiche fino all'ultimo evasore. Così si spara sul mucchio, invece di perseguire chi veramente delinque. "Ma che vadano in zone attrezzate!". Appunto: tutti le reclamano ma nessuno si azzarda a realizzarle nel proprio Comune. "Ma noi che possiamo fare? Dobbiamo eseguire gli ordini". Certo. Ma chi coordina e dà gli ordini? Un panorama complesso, con personalismi e varie fonti di potere. "Che si mettano d'accordo!". Mi offro di andare dal sindaco immediatamente. Vado. Ho trovato comprensione e impegno. Accetta di dilazionare l'intervento. Ma tutte le contraddizioni rimangono, con rischio di spaccatura nella stessa coalizione di maggioranza. Ritorno al luogo delle roulottes. Vedo la gazzella dei carabinieri e dietro il furgone della polizia municipale. Cerco di raggiungerli per portare il messaggio del sindaco, facendo i fari a intermittenza... Accelerano e se ne vanno. Le roulottes non ci sono più ed è stata installata una sbarra con lucchetto per impedire l'entrata nella zona libera. Neanche la pazienza di una verifica! Anche la beffa! Ritelefono ai miei amici e li faccio comunque ritornare nella stessa zona, assumendomi la responsabilità di una disobbedienza civile di fronte a questa ingiustizia continua, nei confronti di 9 persone esasperate e perseguitate quotidianamente nella loro patria con un perenne foglio di via: ma verso dove? E molte volte trattate con aggressività e arroganza, non secondo legge! Stranieri in patria!

Conosco tutta la loro Via Crucis senza fine da un luogo a un altro, un numero interminabile di posti. Di mezzo c'è anche la perdita di una creatura per lo stress che procura questo tipo di vita. Nessuno che si avvicini, né un'assistente sociale, né qualche persona che si impegni a conoscere la situazione e prendersela a cuore.
Ci sono 3 bambini ma che importa? Nei momenti di tregua cercano di racimolare qualche soldo con la raccolta del ferro vecchio, ma con gli spostamenti continui non ce la fanno. E' vero. Nella nostra società oggi c'è più attenzione e sono più curati e protetti i cani e i gatti che questo tipo di persone. Eppure questi miei amici, come tanti altri sinti e rom, sono dispostissimi a rinunciare alle loro roulotte immediatamente, anche solo per un rudere di casa. Ma non possono partecipare a nessun concorso di assegnazione di case, perché non hanno i requisiti necessari, in particolare il reddito minimo e la residenza. Impossibile trovare un imprenditore disposto a provare a impiegarli in un lavoro. Tutti pretendiamo che si integrino nella società, ma non offriamo nessuna possibilità se non quella di essere mandati via. Sono tanti i sinti e rom analfabeti che desiderano un futuro migliore per i loro bambini e desiderano mandarli a scuola. Ma non si parte dai bambini per affrontare la situazione sociale. Ho raccolto le lacrime di qualcuna di queste mamme che non ce la fanno più. Sono lacrime proprio come quelle delle altre mamme, con qualche peso in più.
Eppure le leggi ci sono perché possano trovare un po' di pace: art 16 della Costituzione, Legge 328 - 2000, (Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali) Legge 1228 del '54 sull'iscrizione anagrafica. Ma è meglio ignorarle e stare alle ultime ordinanze. Spero vengano presto dichiarate illegittime, perché non possono prevalere sui diritti fondamentali della persona.
Mi premono due considerazioni:
1) Il fulcro del problema sta in noi. Parlo prima di tutto per me; anch'io, figlio di contadini, sono cresciuto con il pregiudizio e la paura degli "zingari". Sono cambiato quando ho accettato di conoscere le persone con i loro problemi. Il pregiudizio e la paura regola ancora i nostri "non rapporti" con i sinti e i rom, percepiti come più pericolosi degli immigrati. Le pressioni più forti sui sindaci e sulle forze dell'ordine vengono dalla popolazione stessa, che pretende sicurezza non affrontando i problemi, ma rifiutando in blocco questa categoria di persone. Non si fanno né distinzioni, né differenze e quindi non si accettano posizioni problematiche. I tentativi di soluzione vengono visti come una ingiustizia: "Vengono aiutati i delinquenti e non noi che fatichiamo tanto e siamo onesti". Anche le comunità ecclesiali sono in difficoltà, si delega qualche persona di buona volontà della Caritas, ma le comunità non vogliono saperne. Così anche i preti si rassegnano e si comportano come i sindaci. Se la gente si ribella che cosa possono farci? Se qualche prete si espone e richiama a un atteggiamento più umano, si ritrova con una parte dei fedeli che abbandona la messa. Quello dei più poveri e maltrattati pone un serio problema di fede.
2) E qui avviene il corto circuito della politica. Molti politici hanno ottenuto il consenso elettorale puntando sulla paura e andando a gara con la promessa della sicurezza. Più gli amministratori si mostrano intransigenti, più ottengono consenso. Ma la sicurezza delegata alle sole forze dell'ordine e alle case chiuse a chiave come casseforti non costruisce né fiducia né convivenza. I problemi vengono semplicemente rimossi e i pregiudizi e la paura rimangono e vengono scaricati sui più deboli socialmente, trattati come capri espiatori. Una riprova del disagio della nostra società si riscontra nelle esplosioni di violenza che avvengono con sempre più frequenza nelle nostre case. Oggi prevale la politica che cura soprattutto i serbatoi di voti. Sarà fatica, ma amministrare e governare significa anche oggi curare il bene di tutta la comunità, non solo la maggioranza, puntando alla convivenza con tutte le persone esistenti in un territorio, senza selezionare o scartare settori di società. A nessuno piacciono i problemi gravi in casa, ma quando ci sono bisogna affrontarli. E nella famiglia la sicurezza non si realizza con i controlli e gli interventi della polizia, ma con i rapporti di fiducia tra le varie persone, anche e soprattutto nei momenti più difficili. Questo come regola vale anche per la costruzione di qualsiasi altra forma di convivenza comunitaria. Proviamoci! di Don Albino Bizzotto

venerdì 15 ottobre 2010

Roma, il 1° meeting della cultura romanì “Molti giudicano, pochi conoscono”

Il 25 e 26 Ottobre a Roma in Via Cavriglia n. 8 presso la sala convegno della Parrocchia S. Flumenzio dalle ore 10.00 alle ore 19.00 la Federazione Romanì e le associazioni aderenti con la collaborazione della Fondazione Migrantes promuovono il 1° meeting della cultura romanì “Molti giudicano, pochi conoscono”, spazi di conoscenza e confronto con la cultura romanì.
Il programma delle due giornate è in corso di definizione e comprende:
- Saluto delle autorità
- Spazio mostre – presentazione ed esposizione di alcune mostre
- Spazio editoria – presentazione di libri: Presentazione del libro “O romanò gi – L'anima rom” Saggi di letteratura romanì
- Spazio romanì chib – corso di lingua romanì
- Spazio istruzione – Convegno “ I bambini rom e sinti e l'istituzione scuola”
- Concerto di musica rom con Alexian ta li chavé
- Spazio partecipazione – Workshop “Rom e Sinti, le associazioni e le politiche locali”: Incontro/confronto tra associazioni di diverse regioni italiane.
Si invitano le associazioni non aderenti alla Federazione Romanì a comunicare la propria partecipazione al Workshop
Chi vuole presentare un libro è invitato a contattare il presidente della Federazione Romanì. Il libro “O romanò gi – L'anima rom” si può acquistare dal sito http://coopofficina.splinder.com/
Per informazioni: federazioneromani@libero.it - telefono 3277393570

martedì 12 ottobre 2010

Pavia, arriva il Festival Dosta!

Piacere di conoscervi!
Siamo i Rom e i Sinti, ma molti per ignoranza o cattiveria ci chiamano “zingari” o “nomadi”. Viviamo in mezzo a voi da circa seicento anni ma ancora in pochi ci conoscono veramente.
Probabilmente avete letto sui giornali che siamo sporchi, ladri, accattoni… ma non è così. Certo alcuni di noi sono molto poveri e alcuni hanno commesso degli sbagli. Ma non siamo tutti uguali anche se siamo tutti presi di mira da discriminazioni e in alcuni casi da razzismo vero e proprio.
In Europa siamo in dodici milioni, in Italia molto meno, circa 100.000. In maggioranza siamo Cittadini italiani dal 1871 ma alcuni di noi vengono dalla ex Yugoslavia e dalla Romania: scappati dalla guerra o dalla miseria.
Provate ad immaginare di non poter avere documenti (anche se i vostri e genitori sono nati in Italia), di non poter chiedere lavoro o continuare a studiare per questo motivo, di dover aspirare al massimo a vivere in un container o in una roulotte… di essere allontanati se entrate in un bar, di essere oggetto di battute e scherno… che vita sarebbe? La vita di molti di noi al momento.
Noi siamo i Rom e Sinti e come ogni altra minoranza abbiamo una lunga memoria storica, valori, costumi, tradizioni, arti, talenti, musica e bellezza. Abbiamo i colori di una civiltà millenaria che non hai mai preso parte ad una guerra. Tutto questo tuttavia resta confinato troppe volte negli angusti spazi che occupiamo alle periferie delle città, in ghetti che chiamano “campi nomadi”.
La campagna DOSTA (“Basta” nella lingua romanes), promossa dall’UNAR, può rappresentare la possibilità di superare quel muro del pregiudizio che circonda la nostra gente.
Noi vi tendiamo una mano, metteremo in piazza frammenti della nostra cultura, vi sorprenderemo con il calore della nostra musica, le emozioni delle nostre danze e lo faremo in una serie di eventi che si snoderanno per tutta Italia, accompagnati da seminari e conferenze, mostre fotografiche e proiezioni video, momenti di riflessione in cui ci racconteremo a voi.
Venite a conoscerci. Vi aspettiamo a Pavia:

Venerdì 15 ottobre, ore 21.00, Aula del 400 - Università di Pavia
ROM CABARET
Spettacolo teatrale interpretato da Dijana Pavlovic (attrice e attivista rom). Al termine dello spettacolo l’attrice dialoga con il pubblico sulla campagna “Dosta!”. INGRESSO GRATUITO

Venerdì 15 e sabato 16 ottobre, ore 10 - 17.30, Cortile delle Magnolie - Università di Pavia
STAND ESPOSITIVO dedicato alla lingua e alla cultura dei Sinti e dei Rom e alla campagna “Dosta!”: esposizione di materiale didattico, libri, DVD, CD musicali, prodotti artigianali e mostra fotografica sul “Porrajmos” (lo sterminino di oltre 500,000 Sinti e Rom nei campi di concentramento). Proiezione di video non-stop su progetti culturali con i Sinti di Pavia.

Per informazioni: Erasmo Formica, telefono 338 5204437

Il Festival “Dosta!”, sostento dal Consiglio d’Europa e promosso in Italia dall’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR), è presentato a Pavia dall’associazione Sinti Italiani e dalla Federazione Rom e Sinti Insieme in occasione del “Festival delle Lingue e dei Linguaggi”, organizzato dal Comune di Pavia e da altri partner locali e internazionali, nell’ambito del progetto europeo “Kaleco”. Sito web: www.blogpavia.wordpress.com


LA CAMPAGNA DOSTA!
L’UNAR, Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, nell’ambito delle sue attività istituzionali ed in collaborazione con le principali associazioni rom e sinte, ha lanciato per l’anno 2010 la Campagna DOSTA, una grande iniziativa di sensibilizzazione dell’opinione pubblica sulle comunità rom in Italia.
La Campagna DOSTA (“Basta” in lingua Romanì) è stata già promossa dal Consiglio d’Europa e dalla Commissione Europea nell’ambito del terzo programma congiunto “Equal Rights and Treatment for Roma”. La campagna DOSTA è stata già realizzata con successo in cinque paesi dell’Europa dell’Est: Albania, Bosnia e Herzegovina, Montenegro, Serbia, Slovenia ed Ex Repubblica Iugoslava di Macedonia, mentre è di prossima presentazione la campagna in Francia e Bulgaria. La Campagna non è mai stata diffusa in Italia e intento dell’UNAR sarà quello di studiare strumenti, metodologia e messaggi costruiti dalla campagna, per un loro adattamento in lingua italiana contestualizzato all’ambito storico e culturale italiano, oltre alla promozione e valorizzazione di eventi e prodotti realizzati da associazioni rom e sinte rivolte alla sensibilizzazione sulle difficoltà di inclusione sociale, abitativa, educativa e lavorativa delle comunità Rom.
La Campagna è stata pensata e condivisa con le principali reti di associazioni rom e sinte in Italia: la Federazione Rom e Sinti Insieme, la Federazione Romanì, UNIRSI. Le associazioni operano all’interno di un Tavolo di coordinamento ROM istituito e coordinato dall’UNAR e collaborano alla pianificazione della campagna e alla progettazione e realizzazione degli eventi previsti, in collaborazione con le istituzioni locali coinvolte dalle iniziative.
Obiettivo generale della Campagna è quello di favorire la rimozione degli stereotipi e pregiudizi nei confronti delle comunità rom e sinte attraverso una strategia globale di confronto e conoscenza reciproca.
Obiettivi specifici della Campagna saranno quelli di:
- favorire una migliore conoscenza della cultura Rom e del suo contributo nella storia europea attraverso mostre e spettacoli, premi, seminari e conferenze, eventi pubblici e campagne sui media;
- promuovere un confronto diretto con la realtà rom ed i rischi di discriminazione ed esclusione sociale attraverso percorsi formativi per il mondo del giornalismo e gli enti locali, tavoli di lavoro e occasioni pubbliche di dibattito

giovedì 7 ottobre 2010

Vias U Velto Radio!

E’ arrivata U Velto Radio! Il Mondo Radio è la scommessa dell’Istituto di Cultura Sinta per portare alla ribalta la musica sinta, rom, manouche, kalè e romanichals. Una scommessa condivisa con il Consiglio direttivo di Sucar Drom che ha messo a disposizione le risorse e tutto il suo patrimonio musicale.
Il lancio di U Velto Radio è considerato strategico per offrire ad ogni persona collegata in rete la possibilità di ascoltare un pezzo importante delle culture sinte, rom, manouche, kalè e romanichals.
La musica è scelta e privilegiata da altre forme d’espressione perché quest’arte offre un’intensità emozionale e una libertà uniche. Ed è per questo che fin dai primi documenti attestanti la presenza di sinti, rom, manouche, kalè e romanichals si sottolinea sempre le loro qualità di musicisti.
La musica trasmessa oralmente di generazione in generazione, contaminandosi con il patrimonio musicale con cui si veniva in contatto. La musica elemento culturale in cui si trasmette il senso di appartenenza ad una comunità sia suonando all’interno che all’esterno. Si suona per la propria famiglia allargata, per la propria comunità in occasioni di feste che sono importanti momenti di coesione sociale. Si suona per gli appartenenti alla cultura maggioritaria, un lavoro svolto da molte famiglie allargate che produce un reddito. E questo continuo uscire ed entrare permette una continua contaminazione reciproca.
La musica come linguaggio internazionale, la musica come strumento di conoscenza, la musica come interazione capace di generare un nuovo modo di stare insieme.
Proprio grazie all’interazione tra musica sinta, musica jazz ed in parte musica colta europea è nato il jazz europeo. Django Reinhardt è stato, insieme a Stéphane Grappelli, l’artefice di questa magia. Ed è per questo che U Velto Radio inizia le sue trasmissioni sperimentali con un omaggio a questa grande musica, nel centenario dalla nascita del suo alchimista.
Le trasmissioni sperimentali di U Velto Radio si possono ascoltare in tutto il mondo, basta collegarsi ad internet, venire sulla pagina di U Velto e cliccare sul logo che vedete sulla parte destra dello schermo. Vi si aprirà una finestra dove potrete scegliere il programma di riproduzione musicale che preferite. A questo punto... buon ascolto!

Mantova - festival dosta!, dibattito pubblico: sunas, pitàras, i tà vas

Ascoltare, scoprire, partecipare. Questo è lo slogan del festival dosta! che sbarcherà a Mantova venerdì prossimo, 8 ottobre 2010. Per promuovere il festival, a partire da giovedì 7 ottobre sarà presente nel centro di Mantova una campina (roulotte). Ma non solo perché sempre il 7 ottobre, dalle ore 15.00, inizieranno le trasmissioni sperimentali di U Velto Radio, una web radio che trasmetterà musica sinta, rom, manouche, kalè e romanichals.
Oggi presentiamo il dibattito pubblico che si terrà sabato 9 ottobre, dalle ore 17.30, al Teatreno in piazza don Leoni. Al termine del dibattito sarà offerto a tutti un aperitivo a buffet, seguirà lo spettacolo teatrale “la lettera” di Antun Blazevic del Theatre Rom.
La Campagna Dosta! ha come obiettivo il contrasto dei pregiudizi e degli stereotipi che colpiscono le minoranze sinte e rom in Italia. Tale obiettivo può essere raggiunto con un costante lavoro di promozione culturale e discussione su quanto succede in Italia e nella nostra Città. Per questa ragione affianchiamo a momenti di promozione culturale come la musica e il teatro, un momento di riflessione e dibattito a cui sono invitate le forze politiche mantovane e tutti i mantovani.
Abbiamo invitato a Mantova il prof. Alessandro Simoni, docente di sistemi giuridici comparati dell’Università di Firenze e il prof Luca Bravi, storico dell’Università di Chieti. Insieme con loro discuteremo della situazione dei Rom e dei Sinti sia in una prospettiva giuridica che in una prospettiva storica. Sarà analizzata l’attuale situazione ma anche le possibilità di sviluppo giuridico, in particolare sul riconoscimento ai Sinti e ai Rom dello status di minoranze linguistiche.

La situazione delle persone che in Italia si riconoscono, dal punto di vista linguistico o culturale, come rom o sinti appare precaria sotto molti punti di vista. La loro condizione giuridica è assai eterogenea (cittadini italiani, cittadini di altri Stati membri dell’Unione europea, cittadini di Paesi extracomunitari, rifugiati, apolidi) e le loro pratiche ed esperienze di vita sono molto varie. Ai gruppi rom e sinti di antico radicamento in Italia si sono affiancati gruppi giunti in differenti momenti dall’Europa centro-orientale, spesso a seguito discriminazioni, persecuzioni, apolidia sopravvenuta, espulsioni di fatto, creando un insieme altamente variegato quanto a retroterra sociale, pratiche di mobilità territoriale, inserimento economico e sociale. Il confronto con i gruppi rom e sinti e con la loro storia di ricorrente discriminazione, di fatto o di diritto, costituisce una sfida per l’ordinamento giuridico italiano che, secondo le norme costituzionali, comunitarie ed internazionali in vigore, deve prevedere apposite misure di tutela e deve promuovere in modo attivo politiche e azioni di inserimento sociale e di non discriminazione di tali gruppi.
Il prof. Simoni è stato l’organizzatore del convegno internazionale “la situazione giuridica dei Rom e dei Sinti in Italia” che si è tenuto a Milano il giugno scorso. Inoltre, ha pubblicato il libro “Stato di diritto e identità rom” che offre per la prima volta in Italia una traccia utile ad approfondire i problemi incontrati dal diritto quando si confronta con la situazione dei Sinti e Rom in Italia.
Il prof. Luca Bravi è autore di numerose pubblicazioni relative alla storia dei Sinti e dei Rom in Italia e ha dedicato particolare attenzione nei suoi studi alla persecuzione razziale subita dai Sinti e dai Rom nell’Italia fascista.

mercoledì 6 ottobre 2010

Mantova - festival dosta!, concerto del Django’s Clan di Carmelo Tartamella: sunas, pitàras, i tà vas

Ascoltare, scoprire, partecipare. Questo è lo slogan del festival dosta! che sbarcherà a Mantova venerdì prossimo, 8 ottobre 2010. Per promuovere il festival, a partire da giovedì 7 ottobre sarà presente nel centro di Mantova una campina (roulotte). Ma non solo perché sempre il 7 ottobre, dalle ore 15.00, inizieranno le trasmissioni sperimentali di U Velto Radio, una web radio che trasmetterà musica sinta, rom, manouche, kalè e romanichals.
Oggi presentiamo il concerto che aprirà ufficialmente il Festival Dosta! a Mantova. Sul palco Teatro Bibiena, venerdì 8 ottobre 2010, dalle ore 21.00 (ingresso gratuito) si esibirà il Django’s Clan di Carmelo Tartamella.
Parlare di jazz sinto manouche in Italia significa parlare di Carmelo Tartamella (in foto). Prima ancora di essere un jazzista di levatura internazionale, infatti, il chitarrista di Cremona è il faro dello swing gitano nel nostro Paese. Venerdì sera Tartamella arriva con quel quintetto che, per gli appassionati di Django Reinhardt, rappresenta la formazione ideale. E così alla ormai consolidata struttura del trio con il contrabbassista Enzo Frassi ed il chitarrista ritmico Jacopo Delfini, si sono aggiunti l'altro chitarrista ritmico Enrico Comaschi e, ciliegina sulla torta, il grande violinista jazz Luca Campioni.
Organizzato dall’associazione Sucar Drom e la Federazione Rom Sinti Insieme, in collaborazione con: l'UNAR, l'Assessorato alle politiche Sociali della Provincia di Mantova, il Comune di Mantova
e l'Istituto di Cultura Sinta nell'ambito del festival Dosta! contro gli stereotipi e i pregiudizi che colpiscono i Sinti e i Rom, il concerto rappresenta un'opportunità per fare la conoscenza, o , nel caso, di approfondirla, con il jazz europeo.

Jazz europeo, sì, perché la musica cosiddetta manouche ha radici profonde. Alla base di tutto ci sono le canzoni della tradizione gitana con le loro influenze orientali. Poi c'è la valse musette, la musica da ballo che furoreggiava soprattutto in Francia all'inizio del secolo scorso.
Poi, ancora, è arrivata una schiera di musicisti, Django Reinhardt in testa, ma anche la grande dinastia dei fratelli Ferrè, e fisarmonicisti come Tony Murena, Jo Privat e Ghusti Mala, che sono stati folgorati dallo swing americano. Da un intruglio di questa potenza è nato il jazz europeo, una musica in grado di coniugare ritmiche trascinanti e poesia gitana, in un'atmosfera da festa d'altri tempi. Quello del Bibiena, a cent’anni dalla nascita di Django Reinhardt, è un appuntamento da non perdere!!

martedì 5 ottobre 2010

Vias U VELTO RADIO!


ARRIVA U VELTO RADIO!

Il Mondo Radio è la scommessa dell’Istituto di Cultura Sinta per portare alla ribalta la musica sinta, rom, manouche, kalè e romanichals.

Le trasmissioni sperimentali di U Velto Radio si possono ascoltare in tutto il mondo, basta venire sulla pagina di U VELTO il 7 OTTOBRE DALLE ORE 15.00

http://sucardrom.blogspot.com/

NON MANCARE!!

Mantova - festival dosta!, “la lettera” del Theatre Rom: sunas, pitàras, i tà vas

Ascoltare, scoprire, partecipare. Questo è lo slogan del festival dosta! che sbarcherà a Mantova venerdì prossimo, 8 ottobre 2010. Per promuovere il festival, a partire da giovedì 7 ottobre sarà presente nel centro di Mantova una campina (roulotte). Ma non solo perché sempre il 7 ottobre, dalle ore 15.00, inizieranno le trasmissioni sperimentali di U Velto Radio, una web radio che trasmetterà musica sinta, rom, manouche, kalè e romanichals.
Oggi presentiamo lo spettacolo teatrale “la lettera” di Antun Blazevic del Theatre Rom. Due gli appuntamenti al Teatreno in piazza don Leoni, sabato 9 ottobre: al mattino, dalle ore 11.00, con gli studenti delle scuole superiori di Mantova a cui seguirà un breve dibattito; alla sera, dalle ore 21.15, per tutti con ingresso gratuito.
La lettera” è uno spettacolo teatrale ideato e diretto da Antun Blazevic, in arte Tonizingaro. Antun Blažević è nato nel 1961 a Sremska Mitrovica nella ex-Jugoslavia. Vive in Italia dal 1981, dove lavora, come mediatore culturale Rom, nelle scuole della capitale e presso l’Associazione Arci Solidarietà. Appassionato di teatro e di musica, cerca di svegliare le anime perdute, parlando, nei suoi spettacoli, dei diritti e dei doveri del popolo Rom.
Lo spettacolo teatrale “la lettera” è diviso in due parti. Nella prima parte l’autore, rom, scrive “la lettera” al fratello che vive in ex Jugoslavia, dove in modo autoironico cerca di tranquillizzare il proprio fratello descrivendo l’Italia come paese di sette meraviglie. Nella seconda parte dello spettacolo, il fratello risponde a “la lettera”… Il racconto e alternato con i spazi musicali e racconti divertenti e le poesie.

I parte, la lettera. Caro mio fratello, dopo tutti questi anni che sono passati e che non ci siamo visti, ho deciso di scriverti questa lettera per dirti come sto io e chiedere a te come va la giù da noi. Come sta la tua famiglia moglie e figli? Stai lavorando? Mi piacerebbe sapere tutte le novità, ma prima ti voglio dire e descrivere come noi Rom (per gli italiani zingari) viviamo qui in Italia. Questa lettera ti scrivo con le mie mani e tu per questo sicuramente sarai sorpreso perché quando sono andato via da casa, non sapevo ne leggere ne scrivere, ma ringraziando alla scolarizzazione che qui funziona alla meraviglia, sono riuscito frequentare corsi serali della lingua italiana e adesso eco me qui che scrivo e leggo, è bellissimo…
II parte, la risposta alla lettera. Ciao, fratellino! Ho ricevuto la tua lettera e, come sempre da quando sei nato, racconti bugie e le cazzate . Tu credi che noi qui non sappiamo tutto quello che succede in Italia, ma perché racconti le cazzate? Quale casa ai Parioli? Ma quale rispetto? Sai che l’altro giorno è tornato a casa Semso, dice che gli hanno dato l’espulsione perché non aveva il permesso di soggiorno. Dice che in Italia vi trattano come animali e che ancora vivete dentro le baracche in mezzo ai campi, senza acqua e senza luce. Dice che vi ricordano solo quando qualche bambino muore di freddo o bruciato dentro la baracca, e che la polizia fa tutto quello che vuole, che e diventato il reato chiedere la elemosina…