martedì 23 novembre 2010

MedFilm Festival, trionfo di Tony Gatlif con Korkoro (libertà)

Al MedFilm Festival 2010 Tony Gatlif vince uno dei due premi più importanti, ovvero Amore e Psiche “Menzione speciale” con la pellicola di produzione francese 'Korkoro' (Freedom), sulla tragedia di cui furono vittime le popolazioni sinte e rom durante il nazismo e il fascismo.
Il film racconta le vicende di una famiglia probabilmente sinta manouche che vaga in Francia nel 1940. Sono gli anni dell’inizio del Porrajmos. Dal 1940 al 1945, infatti, almeno 500.000 rom e sinti furono internati e sterminati nei campi di concentramento e nei campi di sterminio, insieme a ebrei, handicappati e omosessuali.
Il film di Gatlif ci mostra nella sua crudezza la storia di alcuni di loro. Si potevano salvare i nostri protagonisti, grazie ad un francese che lottava contro il nazismo. Ma loro scelgono la libertà e quindi andranno verso morte sicura.
Il regista ci porta in un mondo dove sinti e non sinti possono vivere insieme e lottare per gli stessi ideali di libertà. Il tutto è visto con gli occhi innocenti del piccolo Claude, orfano francese, che trova tra i sinti una nuova famiglia e soprattutto uno zio pazzo di nome Taloche. È un film assolutamente attuale che speriamo arrivi presto nelle sale italiane con una distribuzione all’altezza dell’importanza della pellicola.

sabato 20 novembre 2010

Milano, lettera di una mamma

Buongiorno, sono una mamma milanese, abito al quartiere Feltre, ho tre figli, una libera professione che mi impegna molto, un marito, una casa; la mia vita insomma, come tante altre donne milanesi, sempre un po’ trafelata e con l’impressione di aver poco tempo per tutto.
Sabato 20 novembre, insieme ad altre mamme e maestre del mio quartiere, festeggerò in maniera speciale questa data, da tutti conosciuta come la giornata dei diritti dei bambini, perché è l’inizio della storia che qui racconto.
ANTEFATTO. Tutto nasce due anni fa nel campo rom di via Rubattino, una vera e propria favela cresciuta ed autorganizzatasi in un ex centrale Enel abbandonata, nella nostra zona. Le famiglie di rom romeni sono molte, moltissimi i bambini in età scolare che a scuola non vanno.
Vista la stabilità del campo la Comunità di Sant’Egidio, che da anni segue la comunità rom, prende l’iniziativa ed iscrive una decina di bambini nelle tre scuole della zona: le scuole primarie Toti, Morante e Munari.
Per i bambini è la prima volta nelle scuole dei “gagè”, sconosciuti e temuti. Per le famiglie italiane del quartiere è il primo incontro con i bimbi rom e con le loro famiglie, altrettanto sconosciute e temute.
Questa semplice esperienza da subito sovverte i pregiudizi. Ci aspettiamo bambini particolarmente problematici, arrivano invece bambini preoccupati e timorosi ma che in breve tempo vengono a scuola con contentezza. I bambini rom hanno nomi, storie, sorrisi e dopo qualche mese si sentono parte dell’esperienza scolastica legandosi alle classi e alle maestre.
In seconda con mia figlia arrivano due gemelline, Cristina e Florina. Il primo giorno di scuola piangono spaventate. Viene inviato un bambino romeno a dir loro che non devono aver paura, la scuola è un bel posto.
Alla recita di Natale di quel primo anno scolastico le vedo felici ed emozionate sul palco che richiamano l’attenzione dei loro genitori mentre cantano.
L’anno scolastico si conclude, i bambini sono ben inseriti. I genitori rom arrivano a prendere le pagelle a scuola eleganti e rispettosi. Sono contenti di poter mandare a scuola i loro figli.
Molti di loro non sanno né scrivere né leggere e si sentono ciechi, come ci raccontano.
L’anno scolastico successivo inizia con molti altri bambini rom che vengono a scuola: nelle tre scuole ce ne sono una trentina. Sono arrivati fratellini e cugini. La scuola è un bel posto.
LO SGOMBERO DEL 19 NOVEMBRE SCORSO. Ma nel novembre scorso arriva lo sgombero della favela dove ormai vivono quasi trecento persone. E’ pieno inverno, manca un mese a Natale e sono le giornate in cui in Comune si celebra con gran enfasi la dichiarazione dei diritti dell’infanzia. Lo sgombero viene effettuato senza nessun ragionamento né percorso previsto a tutela dell’esperienza scolastica dei minori del campo.

Quel mattino sono in studio, so dello sgombero. Apro le pagine on line dei quotidiani milanesi ed iniziano a scorrere sotto i miei occhi le foto. Vedo Cristina e Florina, gli occhi coperti dalla striscetta nera, piangenti accanto alla loro mamma, con gli zainetti di scuola in spalla.
In quel momento mi rendo conto che quei bambini non potranno più venire a scuola.
Per un mese settanta bambini, alcuni piccolissimi, e le loro famiglie vivono dormendo per strada, ovunque, qui in zona, senza neanche più il tetto di una baracchina sulla testa. Molti spariscono per mesi. A scuola non viene più nessuno di loro per settimane.
Un gruppo di genitori italiani e di maestre rimangono sconvolti davanti ad una così plateale violenza. Questi bambini sono naturalmente bambini come i nostri, ma di fatto non possono più venire a scuola perché poveri e figli di senza tetto.
Molte famiglie vengono ospitate nei giorni più freddi dai compagni di classe italiani e dalle maestre. Le associazioni umanitarie fanno appelli ad una moratoria degli sgomberi per soccorrere le famiglie più provate. Le istituzioni cittadine tacciono o addirittura rispondono sprezzanti.
NASCE IL VINO R.O.M. Nei mesi successivi abbiamo lavorato per ricucire il più possibile di questa esperienza frantumata e per sostenere le famiglie dei bambini che a fatica e con tenacia sono tornati a frequentare le nostre scuole nonostante una vera e propria persecuzione li cacciasse ogni poche settimane da un rifugio ad un altro. Sempre le stesse famiglie, sempre gli stessi angoli abbandonati di città dove si nascondevano. Sgomberi costosissimi senza nessun risultato. Cosa si sperava di ottenere, che sparissero? Per sottrarre queste famiglie alla indicibile povertà in cui vivono bisogna tendere loro una mano per trarli dal fango. Non continuare a spezzare i legami che possono aiutarli ad iniziare un percorso di integrazione.
Con l’appoggio del Gas Feltre, un gruppo di acquisto di zona, e di Intergas, genitori e maestre hanno ideato un’ iniziativa di raccolta fondi per sostenere con borse di studio e lavoro le famiglie di questi bambini: la vendita del vino R.O.M. (Rosso di Origine Migrante) messo a disposizione da un viticoltore toscano la cui cooperativa aveva in comune con i rom una storia di sgomberi.
Il vino R.O.M. ha incontrato tantissima solidarietà e le sottoscrizioni hanno consentito di approntare le prime borse lavoro e borse di studio. La Comunità di Sant’Egidio ci ha seguito in ogni passaggio e ci ha supportato con la sua esperienza nell’intraprendere percorsi di integrazione e di autonomia per le persone rom che vivono senza tetto in Italia.
BORSE LAVORO, BORSE DI STUDIO, INSERIMENTI ABITATIVI ED AMICIZIE. Durante l’anno che si conclude domani, con le nostre poche forze di semplici cittadini, il nostro poco tempo, ed i pochi soldi raccolti abbiamo coinvolto circa dieci famiglie rom di bimbi che vengono nelle nostre scuole in percorsi di reinserimento lavorativo (tre papà ed una mamma), ripresa di percorsi scolastici (tre fratelli adolescenti frequentano “scuole bottega” dove imparano un lavoro), uscita dal campo di quattro famiglie che sono riuscite ad andare a vivere in casa. E poi le merende fuori da scuola, le feste di compleanno insieme, l’affetto ed il sostegno nei momenti più duri, che lo scorso inverno sono stati tantissimi. Quanto freddo nelle tende sotto la neve o cercando vestiti asciutti nel campo allagato per mandare i bambini a scuola.
CONCLUSIONE. Sono una mamma milanese come tante altre, che un anno fa, insieme ad un manipolo di genitori e maestre di buona volontà, nell’affanno delle nostre vite quotidiane, si è detta intimamente “io no” davanti all’espulsione di bambini poveri da scuola, l’unica possibilità per loro di un futuro diverso.
Mi guardo indietro e quasi incredula vedo quanta strada abbiamo fatto tutti insieme quest’anno.
Credo che un giorno gli amministratori cittadini saranno chiamati a rispondere dell’aver scientemente e deliberatamente tanto distrutto (con centinaia di migliaia di euro dei cittadini spesi inutilmente negli sgomberi) quando, con pochi soldi e la sola volontà di farlo, si è potuto e si può costruire tanto nella direzione della giustizia e di un migliore futuro per tutti. di Bianca Zirulia

venerdì 19 novembre 2010

OSCE, Roma and Sinti: “in Italia, Spagna, Francia persistono politiche di confinamento”

“In Italia, Spagna, Francia e in altri Paesi dell’Ue, nei confronti della minoranza di etnia Rom persistono politiche di confinamento”. Ad affermarlo è Andzrej Mirga (in foto), a capo della divisione “Roma and Sinti” dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (Osce), intervenuto ieri al Senato in un workshop organizzato dalla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani.
“Nel 2008, in una relazione, l’Osce si disse preoccupata della situazione dei diritti umani dei Rom e dei Sinti. A due anni di distanza non sono stati fatti progressi rilevanti e ciò vale anche per i nuovi Paesi membri dell’Ue”, ha spiegato Mirga.
Mirga ha poi illustrato che in alcuni Stati, Italia inclusa, i Rom “sono collocati in campi di confinamento” mentre in Gran Bretagna o Germania questo non esiste.
Il rappresentante Osce ha poi ricordato come “in Italia non esista una situazione giuridica ad hoc per Sinti e Rom che, per esempio, potrebbe essere riconosciuta come minoranza linguistica”.
Mirga ha poi precisato che “i Rom hanno una propria identità e sono cittadini di un determinato Paese, quello di origine. Inoltre, il numero di immigrati extraeuropei di etnia Rom sta diminuendo: ora gli spostamenti sono soprattutto all’interno dell’Ue tra cittadini europei”.
Costel Bercus, direttore del “Roma Education Fund”, ha invece ricordato l’inefficacia dei programmi di scolarizzazione per “i 10 milioni di Rom e Sinti presenti in Europa”.
Il pastore Davide Casadio a nome della Federazione Rom e Sinti Insieme, oltre a ribadire la richiesta del riconoscimento per Sinti e Rom dello status di minoranze linguistiche, ha illustrato la situazione drammatica vissuta dai Sinti e dai Rom in molte parte d’Italia e ha denunciato l’inesistenza di un qualsiasi programma statale di integrazione abitativa e lavorativa.

martedì 16 novembre 2010

Pisa, la voce dei rom sulla "sposa bambina"

Pubblichiamo il comunicato delle famiglie rom, coinvolte nel fatto di cronaca della “sposa bambina”, letto durante la conferenza stampa che si è tenuta ieri a Pisa.
Noi come rom, nella nostra tradizione, noi da 2000 anni sposiamo i nostri figli da giovani, di 14, 15, 16, 17 e 18 anni. Per prima cosa noi conosciamo i genitori della ragazza e dopo, se i ragazzi sono d'accordo, cominciano a vedersi oppure (se sono lontani) a conoscersi attraverso il computer, e dopo alcuni mesi facciamo il fidanzamento. Se i ragazzi non sono d'accordo, non è mai successo tra i nomadi che si sono fatti sposare con la forza. I ragazzi si sposano se si piacciono, se non si piacciono non succede nulla e le famiglie cercano un altro sposo e un'altra sposa.
Non siamo gente che prendiamo ragazze con la forza, perché come famiglia vogliamo che i ragazzi si vogliano bene e vogliamo rimanere in buoni rapporti con l'altra famiglia.
Quando una ragazza si sposa, la madre della ragazza sceglie una donna di sua fiducia, spesso la moglie del sacerdote musulmano, che deve rimanere accanto alla futura sposa, per stare con lei, prepararla al matrimonio, rassicurarla e assisterla, e anche testimoniare della sua verginità per i suoi genitori. Questa è nostra tradizione di matrimonio: è una tradizione di cui tutti i rom sono consapevoli, e che ogni persona rom accetta liberamente. La nuora entra nella nuova famiglia, e diventa una nuova figlia, da lei si avranno nipoti e pronipoti, le si vuole bene come una figlia. Le due famiglie diventano come parenti perché nascono i bambini e il sangue si mischia.
Le cose che abbiamo letto sui giornali non sono vere e ci hanno colpito. Non sappiamo perché la ragazza ha detto queste cose. Noi vogliamo bene a questa ragazza, abbiamo fiducia in lei e nella sua famiglia che siamo parenti da trenta anni, non crediamo a quello che abbiamo letto sui giornali, vogliamo che la ragazza possa dire la verità. Lo stesso giorno che è successa questa cosa è stata presa un'altra ragazza minorenne, sposata con un ragazzo del campo, e ora non sappiamo dove sia finita neppure lei.
Ora con queste cose che si sono lette sui giornali per noi è diventata una vergogna andare a giro, tutte le genti pensano male di noi rom. Già prima tante persone ci giudicavano male, adesso per noi è diventato difficile andare a scuola, andare a lavorare, andare a fare la spesa perché la gente ci giudica e ci guarda male. Questo succede perché la gente legge le cose che si dicono ma non conosce le nostre tradizioni. Proviamo vergogna anche rispetto ad altri rom.
Chiediamo all'Italia di avere coscienza che le nostre usanze non sono solo nostre. Se provano a ricordare, anni fa anche nelle famiglie di italiani c'erano queste usanze, cioè matrimoni tra persone giovani, matrimoni combinati tra famiglie, si considerava importante la verginità e tante altre cose simili. dai Rom del villaggio di Coltano

Milano, il ruolo della comunicazione nella formazione del pregiudizio antizigano

La Federazione Rom e Sinti Insieme e l’associazione Upre Roma, nell’ambito della Campagna “Dosta!”, invitano a un dibattito pubblico con il ministro per le Pari Opportunità e il direttore del Corriere della Sera, giovedì 18 novembre alla Casa della Cultura di Milano, in via Borgogna 3.
Il dibattito, condotto da Ferruccio Capelli, presidente della Casa della Cultura e Paolo Cagna Ninchi, presidente dell’associazione Upre Roma, verrà introdotto da una comunicazione sulla campagna “Dosta!” di Renato Henich della Federazione Rom e Sinti Insieme, di Pietro Volpiani dell’UNAR e di Michael Guet Capo della Divisione dei Rom e dei viaggianti del Consiglio d’Europa.
Eva Rizzin e Angelica Bertellini, di Articolo 3 - Osservatorio sulle discriminazioni di Mantova, forniranno un rapporto sul ruolo della comunicazione nella formazione dei luoghi comuni e dei pregiudizi contro la minoranza rom e sinta.
Il dibattito vedrà impegnati Ferruccio de Bortoli, direttore del Corriere della Sera; Roberto Escobar, docente di filosofia della politica alla Statale di Milano; David Parenzo, conduttore e autore televisivo.
Il ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna, ha espresso la volontà di partecipare all’incontro con un proprio contributo personale per il ruolo attivo che il suo ministero ha assunto nel sostegno alla campagna “Dosta!”.
La campagna “DOSTA!” (“basta” in lingua romanes) promossa dalla Comunità europea è coordinata e finanziata dall’UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali) in collaborazione con il Consiglio d’Europa e con le principali federazioni rom e sinte per promuovere in Italia una maggiore conoscenza della cultura dei Rom e dei Sinti, la più grande minoranza etnica d’Europa, e per sconfiggere con la conoscenza gli stereotipi che hanno sempre accompagnato questo popolo.
Per informazioni: 3391170311 - 339760872

lunedì 15 novembre 2010

Milano, seminario sull'inserimento lavorativo di rom e sinti in Lombardia

Seminario “Approcci ed esperienze per l’integrazione e l’inserimento lavorativo dei rom e sinti”, martedì 23 novembre 2010, ore 9.00 - 13.00, Sala Convegni, Via Pola 12/14, Milano, Sede Regione Lombardia.
Il seminario intende approfondire le questioni relative ai percorsi virtuosi di integrazione di queste persone sul territorio lombardo, partendo dalla dimensione lavorativa. Tale incontro si inserisce nell’ambito del progetto Valore Lavoro. Percorsi di inserimento lavorativo per rom e sinti, finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociale, promosso da Regione Lombardia e coordinato dalla Fondazione Ismu. Il progetto, realizzato con enti del privato sociale con una solida esperienza e uno specifico know how sulle tematiche affrontate (Caritas, Casa della Carità, Comunità di Sant’Egidio, Opera Nomadi e Sucar Drom), ha portato alla formazione professionale e all’inserimento lavorativo di circa settanta rom e sinti presenti sul territorio lombardo. Alla luce delle esperienze realizzate, obiettivo principale del seminario è di discuterne con tutti gli stakeholders le principali acquisizioni in chiave di proposte e di raccomandazioni.
Nel corso del seminario sarà distribuito il volume “Valore Lavoro: integrazione e inserimento lavorativo di rom e sinti”, a cura di Francesco Marcaletti. Inoltre, sarà presentata la documentazione fotografica che illustra in 35 immagini le persone coinvolte nelle attività progettuali durante alcuni momenti significativi della giornata lavorativa, luoghi e fasi di lavoro, apprendimenti, materiali, utensili e strumenti utilizzati.
Il seminario è un'iniziativa di aggiornamento autorizzata con esonero per docenti e dirigenti scolastici in quanto ISMU è accreditato presso il MIUR come soggetto qualificato per iniziative di formazione per il personale della scuola ai sensi del D.M. n. 177 del 10 luglio 2002 e della direttiva n. 90 del 1 dicembre 2003. ISMU ringrazia l’IIS "Paolo Frisi" di Milano per il servizio di catering e hostess.
Per informazioni e iscrizioni: Fondazione Ismu, telefono 02 6787791, e- mail ismu@ismu.org

giovedì 11 novembre 2010

Milano, il Gruppo Sostegno Forlanini e i genitori di Rubattino rispondono al Vice Sindaco De Corato

Dopo la nostra conferenza stampa, abbiamo letto i commenti che il vicesindaco De Corato (in foto) ha dedicato alla denuncia che in quell’occasione abbiamo presentato.
Notiamo per prima cosa che non c’è un punto, nelle sue dichiarazioni, che smentisca le fattispecie sollevate nella denuncia, ossia – lo ripetiamo – l’abuso d’ufficio (anche con l’utilizzo di ingenti soldi pubblici solo per gli sgomberi senza progetti di accompagnamento ed integrazione), i danneggiamenti a beni di proprietà (con l’intervento delle ruspe e la distruzione di ogni bene), l’interruzione di pubblico servizio (nello specifico, l’interruzione della frequenza scolastica).
Il vicesindaco dichiara che è sempre stata osservata la correttezza delle procedure; lo smentiamo, sulla scorta anche dei più recenti sgomberi. Lo dimostrano:
- le procedure ultimative, ovvero sgombero intimato solo a voce con rudezza e intimidazione all’alba o a tardo pomeriggio, nell’incombere dell’imbrunire, senza preavviso, in presenza di maltempo con pioggia o neve;
- l’assenza dei funzionari dei servizi sociali, negli ultimi episodi, malgrado il fatto che appunto i ripetuti censimenti e controlli effettuati sul microcampo Cavriana-Forlanini avessero rilevato la presenza di minori anche di pochi mesi;
- continuiamo a pensare che quella della frattura del nucleo familiare (madri e bambini da una parte e padri per strada) non sia la soluzione; in una Milano che celebra in questi giorni, in un apposito evento, la sacralità della famiglia, suonano stonati questi interventi che dal legame familiare prescindono.

Rifiutiamo con forza la designazione del nostro gruppo come facente parte di “associazioni pseudobuoniste” che “non hanno di meglio da fare” che indulgere al “can can mediatico”.
Noi qualcosa di meglio lo abbiamo da fare, e sta nel nostro impegno quotidiano di cittadini e cittadine, nell’affiancamento a queste storie difficili ma ricche, nel tentativo arduo di forzare gli ostacoli che si oppongono a una piena socializzazione di questi soggetti, nell’esigere diritti e prestazioni pari a ogni altro cittadino di questa città (scuola, servizi, salute, casa), nella ricostituzione paziente di un ambiente vitale dopo che ogni effetto personale è stato regolarmente degradato a “spazzatura”. Non c’è nulla di spettacolare in tutto ciò; si tratta invece di un laboratorio di cittadinanza sociale, che dovrebbe stare a cuore alle autorità.
Il “can can mediatico”, invece, imperversa ai danni di queste fasce di popolazione come su altre (i migranti, ma non solo), identificate come “capri espiatori” di una crisi e di una sua gestione politica in senso autoritario.
Non siamo affezionati al fatto che, come afferma il vicesindaco, chi vive in questo come in altri campi scorrazzi “tra amianto, topi e quintali di rifiuti”; a parte il fatto che questo richiama lo stato di tante aree dimesse, lasciate a marcire in attesa d’interventi speculativi, non possiamo accettare che le autorità pensino che chi ci vive abbia piacere di condurre la sua esistenza in questi ambienti
Il vicesindaco sa bene - avendolo ascoltato di persona dalla viva voce di due donne abitanti di questo campo, in un’assemblea in piazza Ovidio, dell’aprile del 2009, che hanno preso la parola e non sono rimaste nascoste - quanto sia avvilente per un essere umano e il suo ambito di affetti vivere in non-luoghi degradati; quelle due donne ebbero il coraggio di venirlo a dire davanti a una platea che le ascoltò muta e attenta, e che si sentì dire che la “sicurezza” di cui tanto si ciancia parte per prima cosa dalla dignità del proprio vivere e lavorare in una società e in un ambiente non ostile, se non solidale.
Insostenibile è poi l’affermazione secondo cui agli insediamenti di nomadi si correlino immediatamente e immancabilmente “la criminalità predatoria e il degrado”; in due anni di affiancamento continuo non abbiamo mai avuto segnali anche lontani di criminalità, né sono dimostrabili in nessun modo. In queste affermazioni categoriche risuona un pregiudizio razzista che è quello che abbiamo ravvisato in molti comportamenti posti in essere dai decisori politici di questa città e che abbiamo esposto nella nostra denuncia. di Gruppo Sostegno Forlanini e genitori di Rubattino firmatari della denuncia (scendiamoincampo@gmail.com)

Il puro e l'impuro

Più volte mi hanno chiesto se avessi un dio in cui credere. So bene quanto sia importante per certe persone riconoscersi in una fede, in una religione, ma so anche che le religioni e le fedi possono portare all’intolleranza, al settarismo finanche a quelle persecuzioni delle quali il mio popolo è sempre stato vittima sin da quando secoli fa, partendo da un punto imprecisato nel nord dell’India, si e’ messo in cammino. E da allora non si è mai fermato.
Noi zingari non abbiamo una religione nostra, non riconosciamo un nostro dio, non possediamo un culto d’origine e neppure i sacerdoti. Pare singolare che un popolo che ha attraversato tutto il mondo non abbia coltivato, nel corso dei secoli, credenze proprie in merito ad una specifica divinità, neanche in una forma primitiva di tipo antropomorfico o totemico, ma è così. Per questo motivo la religione di noi zingari, per chi vuol averne una e desidera credere in un’entita’ superiore, e’ quella che si professa nel luogo in cui abbiamo scelto di fermarci.
Cristiani, musulmani, ebrei, buddisti; da questo punto di vista saremmo davvero l’unico popolo al mondo in grado di annullare le distanze che esistono tra le diverse fedi, ma in ogni caso c’e’ qualcosa di spirituale che ci portiamo dentro, qualcosa di nostro che ci accomuna e che ci e’ stato tramandato dai nostri nonni e dai nostri genitori e che noi, in modo inevitabile tramanderemo ai nostri figli. E’ quel mondo del soprannaturale che i gage’, i non Rom, ci attribuiscono e che da sempre ci contraddistingue. Un mondo che talvolta ci ha aiutato a sopravvivere, dando di noi l’idea d’essere in grado di dominare la magia, prevedere il futuro, il destino, la fortuna, ma che ha anche reso diffidenti le persone che, in questo nostro potere hanno interpretato qualcosa di malefico del quale diffidare, creando quei pregiudizi contro i quali ancor oggi persino chi è più emancipato, indipendentemente da quante lauree possegga, deve far conto.
Nessuno sa, comunque, come siano nati questi pregiudizi. Di certo però hanno contribuito alcune leggende legate alla religione. Noi zingari siamo sempre stati visti come popolo maledetto e per questo condannato alla fuga costante, ciò che fino al secolo scorso veniva attribuito anche agli ebrei. Secondo alcune leggende, infatti, sarebbero stati gli zingari gli unici disposti a fabbricare chiodi per la crocifissione di Gesu’ e questo ci avrebbe condannati ad una vita di stenti e sacrifici, e secondo altri racconti sarebbero stati degli zingari a negare ospitalita’ alla famiglia di Gesu’ in fuga dall’Egitto. Che perfidi che siamo! Pare che proprio che per Gesu' i miei antenati non provassero una grande simpatia, anche se chi non ci conosce bene non sa che l’ospitalità è una delle azioni a cui non veniamo mai meno, seppur raramente ci troviamo a manifestarla verso i gage’. di Chiara di Notte, continua a leggere…

venerdì 5 novembre 2010

Milano, denunciati il Sindaco Moratti e il Vice Sindaco De Corato

In data 29 ottobre 2010 su iniziativa dei volontari del Gruppo di Sostegno Forlanini è stata presentata alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano una denuncia nei confronti del Sindaco di Milano Letizia Moratti e del Vice Sindaco di Milano Riccardo De Corato.

- Oltre 360 sgomberi di campi Rom senza alcuna alternativa abitativa attuati dal Comune di Milano negli ultimi tre anni.
- 14 sgomberi solo del campo Rom Forlanini / Cavriana.
- 12 sgomberi nella sola settimana centrale del mese di ottobre ultimo scorso
- Cinque milioni di euro spesi per la “sicurezza” e gli sgomberi, in assenza totale di progetti di accompagnamento ed integrazione.
- Interruzione dei progetti di accompagnamento avviati da cittadini e volontari ed in particolare interruzione dei percorsi scolastici dei minori Rom.

Con la suddetta denuncia 39 cittadini assistiti dagli avv.ti Gilberto Pagani ed Anna Brambilla hanno chiesto all’autorità Giudiziaria di procedere nei confronti del Sindaco e del ViceSindaco di Milano per i reati di abuso di ufficio, interruzione di servizio pubblico (in particolare relativamente all’obbligo scolastico di minori) e danneggiamento, con l’aggravante di averli commessi per finalità di discriminazione e di odio etnico e razziale o per gli altri reati che verranno ravvisati commessi nel corso dei ripetuti sgomberi dei campi rom attuati a Milano negli ultimi due anni.

La denuncia è stata sottoscritta dai volontari del Gruppo di Sostegno Forlanini e da alcuni genitori che seguono le famiglie Rom di Rubattino, oltre che da alcuni rappresentati del mondo politico e culturale milanese attivi sotto diversi aspetti per la difesa dei diritti umani e delle minoranze.

Il contenuto e i motivi della denuncia verranno presentati nel corso della

CONFERENZA STAMPA
MARTEDI’ 9 NOVEMBRE 2010 ALLE ORE 11,00
SALA STAMPA DEL TRIBUNALE DI MILANO
(atrio centrale piano 3°)

Interverranno alcuni sottoscrittori della denuncia ed i legali che li hanno assistiti, oltre ad alcuni Rom che abitavano i campi ripetutamente sgomberati .
Per contatti: scendiamoincampo@gmail.com

giovedì 4 novembre 2010

Slovacchia, Rom: quale futuro senza istruzione?

Amnesty International lancia un appello alle autorità affinché ogni bambino abbia un'istruzione senza discriminazione.
Migliaia bambine e bambini rom in Slovacchia non ricevono la stessa istruzione dei loro coetanei non rom, perché vengono inseriti in classi e scuole per alunni con "lievi disabilità mentali", anche se non hanno bisogno di un'assistenza o di un sostegno speciale, o perché vengono segregati per ragioni etniche all'interno di scuole e classi ordinarie.
I numeri di questa segregazione sono allarmanti. Pur rappresentando il 10 per cento della popolazione slovacca, i rom sono oltre il 60 per cento degli alunni delle scuole speciali. Questa percentuale sale al 75 per cento nelle regioni con un elevato numero di persone rom. Nelle classi speciali i rom sono l'85 per cento degli alunni.
Le cause di questa ingiustizia sono diverse: dalla discriminazione di genitori che non vogliono rom nelle stesse classi dei loro figli, all'incapacità degli insegnanti di comprendere i bisogni di bambini che provengono da un ambiente sociale ed etnico diverso, fino alle criticità della legislazione slovacca che, per determinare eventuali difficoltà di apprendimento, mette in un'unica categoria svantaggio sociale e disabilità mentale.
Questo comporta che i bambini rom siano classificati come aventi "difficoltà di apprendimento" e assegnati a scuole o classi speciali dove ricevono un'istruzione di qualità inferiore. Separati dagli altri alunni, penalizzati dalla carenza di strutture e di materiali didattici, sempre discriminati, questi bambini rischiano di non avere un futuro. Privati delle stesse opportunità dei loro coetanei, non parteciperanno alla vita sociale e non potranno uscire dl circolo vizioso di povertà ed emarginazione in cui sono intrappolati.
Nonostante alcune misure adottate, il governo slovacco deve fare ancora molto per combattere la segregazione nell'istruzione. Amnesty International ha lanciato un appello alle autorità affinché ogni bambino abbia un'istruzione senza discriminazione. E per liberare il futuro dei loro coetanei in Slovacchia, si stanno attivando anche bambini dai 9 ai 13 anni.
Le firme raccolte saranno consegnate alle autorità slovacche, in occasione della Giornata mondiale dei diritti dei minori, che celebra il 21° anniversario della Convenzione internazionale sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza. Firma anche tu...

Bisogna avere il coraggio di dire: basta!

Silvio Berlusconi: "E' meglio essere appassionato di belle ragazze che gay", questa è l’ultima volgarità che infiamma il dibattito in Italia. Alcune settimane fa Bossi ha chiamato “porci” i romani, il Senatore Ciarrapico si è chiesto se Fini abbia già ordinato la kippah (il copricapo ebraico), mentre il Ministro Maroni ha affermato “niente casa ai Rom” e mi fermo perché devo dire che non è certo facile star dietro al dibattito culturale nel centrodestra italiano.
L’uscita del Presidente del Consiglio colpisce in volgarità sia le donne che i gay. Le donne perché un uomo può essere appassionato di orologi o di musica ma non certo di una parte di umanità, come se questa fosse un oggetto da collezione. I gay perchè si stigmatizza e si equipara l’omosessualità al negativo: è male esserlo.
Il messaggio del Presidente Berlusconi al Paese è devastante e rischia di svilire il lavoro svolto in questi due anni dalla Ministra Carfagna che con convinzione si è spesa per combattere l’omofobia ma anche le violenze e le discriminazioni che colpiscono, guarda caso, sempre di più le donne.
Confesso che tutto questo scempio non lo trovo ne divertente e neppure un innocuo esercizio di folklore. Qualcuno dirà che certa gente ha sempre pensato queste cose ma non ha mai trovato il coraggio di dirle. Ed è per questo domando: chi gliel’ha dato questo coraggio? Noi! Troppe volte in questi anni abbiamo girato la testa di fronte a tale scempio dei valori con i quali siamo cresciuti. Vi prego di riflettere se non sia giunto il momento di smetterla di girare la testa e avere il coraggio di dire: basta! di Carlo Berini, Articolo 3 Osservatorio sulle Discriminazioni

lunedì 1 novembre 2010

Padova, XXVII Assemblea Nazionale dell'ANCI: "Le autorità locali e i Rom"

Oggi, nel contesto della crisi economica globale, i sistemi regionali e locali faticano a trovare risorse da investire in politiche di inclusione, mentre la coesione sociale è sempre più minacciata dal fenomeno del razzismo. La discriminazione contro le popolazioni rom e sinte, in particolare, persiste in molti Stati membri, mentre le loro condizioni socio-economiche sono generalmente peggiori di quelle di altri gruppi etnici.
In occasione della XXVII Assemblea Nazionale dell'ANCI a Padova, Cittalia - Fondazione di Ricerche dell’ANCI, in qualità di capofila del progetto “+RESPECT” co-finanziato dal Programma Diritti Fondamentali e Cittadinanza della Commissione Europea, organizza in collaborazione con il COSES - Consorzio per la Ricerca e la Formazione del Comune e della Provincia di Venezia un seminario sul tema della partecipazione e della non discriminazione dei rom e dei sinti, dal titolo "Le autorità locali e i Rom: rispetto, partecipazione e promozione dei diritti civili delle minoranze".
Il seminario si terrà il 10 novembre 2010 alle ore 13.45 alla Fiera di Padova, in via Niccolò Tommaseo, 59.
Durante il seminario, indirizzato principalmente agli amministratori locali. responsabili delle politiche sociali e ai giornalisti, verranno illustrate delle buone pratiche locali per l’inserimento sociale ed economico dei Rom raccolte durante il progetto “+RESPECT” e si parlerà di come combattere gli stereotipi attraverso un’informazione corretta sulle condizioni di vita delle comunità nomadi.
Programma provvisorio

Le autorità locali e i Rom: rispetto, partecipazione e promozione dei diritti civili delle minoranze.
Modera: Gabriele Guazzo, Cittalia Fondazione di Ricerche dell’ANCI, Project Manager “+RESPECT”.
13.40 – 14.00 Fabio Verlato – Comune di Padova, Assessore ai Servizi Sociali: “dal campo nomadi alla città”.
14.00 – 14.15 Sandra Rainero, Veneto Lavoro, Coordinatrice ENSA Inclusion: “la lotta alla discriminazione dei Rom in Europa: una sfida di civiltà. Presentazione del progetto europeo +RESPECT”.
14.15 – 14.35 Stefania Bragato, COSES Consorzio per la Ricerca e la Formazione del Comune e della Provincia di Venezia: “le buone pratiche locali per favorire la partecipazione e l’inclusione sociale dei Rom: presentazione del rapporto Combating Anti-Roma Discrimination: Knowledge and Policies”.
14.35 – 14.50 Enrico Serpieri, Provincia di Roma: “politiche sociali e percorsi di integrazione: un’analisi delle principali criticità”.
14.50 – 15.10 Sandro Simionato *, Vice Sindaco di Venezia, Assessore alle Politiche Sociali: “il Comune di Venezia e l’inclusione sociale di Rom e Sinti: esercizi di partecipazione”.
15.10 – 15.30 Alvaro Ancisi, Vice Presidente ANCI, Membro della commissione Politica Economica e Sociale del Comitato delle Regioni: l’Unione europea e la valorizzazione del ruolo delle autorità locali nel promuovere l'integrazione sociale ed economica dei Rom”.
15.30 – 15.45 Salvatore Petronella *, Regione Puglia, END Commissione Europea – DG Giustizia: “combattere la discriminazione attraverso la comunicazione: l’importanza del ruolo dei Media per favorire la partecipazione e l’inclusione dei Rom”
*in attesa di conferma