giovedì 30 giugno 2011

Milano, nasce la Consulta Rom e Sinti

Dopo l’incontro di martedì scorso con il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, e l’assessore alla sicurezza, Marco Granelli, sabato 2 luglio alle ore 11.30 nella sala stampa di palazzo Marino la CONSULTA ROM E SINTI DI MILANO si presenta alla Città.
Per la prima volta da decenni rappresentanti rom e sinti dei campi regolari e irregolari di Milano si sono riuniti intorno a un tavolo per propria iniziativa con le proprie differenze e hanno costituito un proprio organismo di coordinamento per affrontare i problemi delle comunità presenti sul territorio milanese. Un segnale straordinario che si accompagna alla certezza che con la nuova amministrazione e l’uscita di scena di De Corato, che aveva fatto dei suoi 540 sgomberi un trofeo personale, si è conclusa una politica che non aveva sortito nessun risultato se non costi sociali altissimi e un grande dispendio di denaro pubblico.
La nuova giunta è stata eletta anche con il voto di rom e sinti che con questa scelta hanno espresso la certezza che solo il riconoscimento della loro dignità di cittadini e il diritto di non essere esclusi dalle scelte che li riguardano porrà termine alla cosiddetta “emergenza rom”.
I rom e i sinti di Milano hanno accolto con grande soddisfazione la disponibilità del sindaco e dell’assessore alla sicurezza e altrettanta soddisfazione esprimono per la disponibilità dell’assessore alle politiche sociali, Pierfrancesco Majorino, che incontreranno lunedì prossimo. Queste disponibilità e la volontà di rom e sinti di essere interlocutori e protagonisti del proprio destino con le proprie facce e le proprie voci, alla stregua di qualunque altra comunità, aprono la strada alla soluzione dei problemi che in questi ultimi 5 anni non si sono voluti affrontare preferendo fomentare la caccia allo “zingaro” per raccogliere i voti della paura nei confronti di una popolazione pacifica e numericamente irrilevante (sono circa 2000, di cui 800 irregolari, i rom e i sinti nel Comune secondo il censimento del prefetto) facendo crescere pregiudizi, discriminazione e sentimenti razzisti.
Come interlocutori dell’amministrazione e delle associazioni i rom e sinti della Consulta indicano tre problemi dai quali partire per una costruttiva collaborazione:
1. la sospensione degli sgomberi senza soluzioni e senza assistenza che hanno tormentato decine di famiglie, costrette a spostarsi da un posto all’altro in condizioni di sempre ulteriore degrado;
2. la ridiscussione del piano Maroni e la revisione dell’utilizzo dei 13 milioni di euro, parte del Fondo sociale europeo per politiche di tutela e inclusione delle comunità rom e che quindi sono da finalizzare a reali politiche di convivenza, in armonia con le direttive comunitarie;
3. la valorizzazione delle risorse umane delle comunità rom e sinte, sia nella gestione organizzativa ed economica delle realtà presenti sul territorio comunale, sia sulla costruzione di un rapporto di scambio sociale e culturale con le istituzioni e la cittadinanza.
Per contatti: Dijana Pavlovic 339 7608728, Giorgio Bezzecchi 338 4380338 

Django's Clan in The Bibiena Concert

L'Istituto di Cultura Sinta è lieta di annunciare l'uscita del disco “The Bibiena Concert” del Django's Clan. Al decimo anno di attività del Django's Clan questo disco rappresenta ad un tempo una svolta e un grande racconto.

La svolta del Django's Clan è il passaggio dalla storica formazione in trio ad un quintetto che comprende anche il violino. La sezione ritmica è ora composta da contrabbasso e due chitarre, ricalcando così l'originale formazione dell'Hot Club de France di Django Reinhardt. Una svolta è anche il nuovo ruolo della band, che è stata scelta dalla Federazione Rom e Sinti Insieme come testimonial della campagna europea DOSTA!, contro i pregiudizi e gli stereotipi che colpiscono le persone appartenenti alle minoranze linguistiche sinte e rom in Italia.

La Federazione, attraverso l'associazione Sucar Drom, ha fortemente voluto produrre questo disco live. Un live suonato lo scorso ottobre in uno dei teatri più belli d'Italia, il Teatro Accademico Bibiena di Mantova, per l'occasione gremito e festante. Nel giro di poco tempo la registrazione ha oltrepassato i confini nazionali ed è arrivata alle orecchie del leggendario chitarrista sinto manouche Tchavolo Schmitt, che dopo aver ascoltato l'anteprima del disco ha esclamato: “Superbo!” e ha scelto il Django's Clan come band per i suoi tour italiani.

Il grande racconto è la storia di Carmelo Tartamella, la cui nonna è una sinta. Tartamella fin da ragazzino, innamorato di Django Reinhardt, ha suonato il jazz sinto manouche e nel tempo è stato capace di conquistarsi una credibilità di livello internazionale. Il Django's Clan esprime le radici della musica sinta, senza dimenticare il grande jazz successivo all'Hot Club de France di Reinhardt e Grappelli. E Tartamella, in questo live album, ci fa scoprire quanto profonda sia la sua poetica e come la sua padronanza dello strumento sia totale. Teh Bibiena Concert ci racconta tutta la strada percorsa dal Django's Clan ed è, al tempo stesso, l'annuncio di nuova nuova avventura.

L'Istituto ha accolto con entusiasmo l'idea della Sucar Drom di pubblicare la registrazione del concerto del Django's Clan perchè la musica e la poetica di Django Reinhardt sono una delle espressioni più evidenti del contributo dato dai sinti alla cultura europea ed occidentale. Questa musica presenta il più importante apporto europeo alla musica jazz e offre a noi tutti un insegnamento. Quando si spezzano i pregiudizi e si prova interagire in maniera patritaria i risultati sono entusiasmanti. Django Reinardt (sinto) e Stephan Grappelli (non sinto) l'hanno fatto nell'Hot Club de France. E' compito di ognuno di noi riproporlo oggi nel nostro quotidiano.

Il disco è prodotto dall'Istituto di Cultura Sinta su mandato dell'associazione Sucar Drom (+ RESPECT con il supporto finanziario del Programma europeo dei fondamentali diritti di cittadinanza).

mercoledì 29 giugno 2011

UE, strategie nazionali di integrazione dei rom e dei sinti fino al 2020

Un mese fa, il 13 maggio 2011, l'Unione Europea ha adottato le conclusioni sul "Quadro dell'UE per le strategie nazionali di integrazione dei Rom fino al 2020", in cui si invitano gli Stati membri a perseguire obiettivi in materia di istruzione, occupazione, assistenza sanitaria e alloggi, al fine di colmare i divari tra comunità rom e sinte emarginate e popolazione generale. Un percorso iniziato il 9 marzo 2011 con la votazione del Parlamento Europeo.
Entro la fine del 2011, gli Stati membri, compresa l'Italia, dovranno elaborare strategie nazionali o insiemi integrati di misure di intervento. Gli Stati membri sono altresì invitati a tenere conto dell'esigenza di promuovere l'inclusione socioeconomica dei rom e dei sinti al momento di elaborare, attuare e controllare i programmi nazionali di riforma nell'ambito della strategia Europa 2020.
Più in particolare, gli Stati membri dovrebbero migliorare l'accesso a servizi di qualità nel settore dell'istruzione e dell'assistenza sanitaria, nonché agli alloggi e all'occupazione. È necessaria un'azione integrata estesa a tutti e quattro i settori prioritari; inoltre gli Stati membri dovrebbero prestare particolare attenzione alla dimensione di genere e promuovere la desegregazione.
Per migliorare la situazione, gli Stati membri sono invitati a stabilire obiettivi nazionali raggiungibili, individuare le microregioni più svantaggiate o le comunità più isolate, stanziare finanziamenti sufficienti a carico dei bilanci nazionali, cooperare strettamente con la società civile rom / sinta e con le autorità regionali e locali e nominare punti di contatto nazionali.
Sono inoltre invitati, unitamente alla Commissione, ad ottimizzare l'uso dei fondi UE disponibili per progetti di integrazione dei sinti e dei rom.
L'inclusione dei sinti e dei rom è una priorità sociale urgente, in quanto quasi 8 milioni di cittadini dell'UE sono rom o sinti. Molti di essi vivono in condizioni di emarginazione, esclusione sociale, discriminazione, segregazione e povertà estrema, che si traducono spesso in un accesso limitato all'istruzione e a posti di lavoro di qualità, bassi livelli di reddito, condizioni abitative non conformi, accesso insufficiente a servizi pubblici di qualità, condizioni sanitarie precarie e aspettativa di vita più breve.
(in foto la conferenza stampa del 19 maggio 2011)

martedì 28 giugno 2011

Mascarimirì in Gitanistan

Parlare di rom di questi tempi non è semplice. Specie se si vuol indagare approfonditamente il ruolo, imprescindibile e vitale, che hanno svolto nella rielaborazione e reinterpretazione delle tradizioni popolari dei luoghi d'Italia dove si sono stabiliti a partire dal 1400.
Non è facile nemmeno affermare pubblicamente la propria origine rom. Lo hanno fatto i fratelli Claudio e Cosimo Giagnotti che con il loro gruppo Mascarimirì, "rivoltano" da più di dieci anni e sei album la tradizione musicale salentina, riattualizzandola e ricordandole la sua storia mediterranea. Il gruppo ha lavorato per due anni a il suo nuovo lavoro "Gitanistan", presentato nel marzo scorso. Un album ma anche un documentario che dovrebbe illuminare sulla cultura rom salentina.
Claudio “Cavallo” Giagnotti presenta così Gitanistan:
Dopo un lungo periodo in cui abbiamo “festeggiato” il decimo anno di attività con la realizzazione del film documentario “Mascarimirì 10 anni la Storia”, da sempre impegnati nel riscrivere la tradizione musicale locale, torniamo con “Gitanistan”.
Un lavoro -questo- che parte da una ricerca personale (considerando le origini ROM mie e di mio fratello Cosimo) ma anche culturale e artistica, votata a scoprire le famiglie ROM salentine, i loro usi, costumi, linguaggi e modi di vita. Alla base di tutto questo, come collante ed elemento vivo e determinato, c’è la musica, da sempre caratteristica fondante dei fratelli Giagnotti.
Nello specifico, il progetto “Gitanistan” nasce nel Maggio 2009 quando, sotto la spinta dell’amico Antonio De Marco, si dà inizio a una serie di attività di ricerca sul campo per capire come siano cambiati gli usi e i costumi di queste famiglie. Attraverso interviste audio, filmati girati tra fiere e mercati, racconti intimi, si traccia quello che poi diventerà Gitanistan, un film/documentario volto ad indagare l’aspetto storico, antropologico e musicale delle famiglie ROM salentine.
I suoni mediterranei nel percorso musicale dei Mascarimirì diventano “TRADINNOVAZIONE”: la musica da ballo salentina “Pizzica Pizzica” incontra le virtuose melodie elettrificate e i ritmi contemporanei. I lavori musicali di questi dieci anni sono portatori sani di questo percorso e Gitanistan ne è la conferma.
Il disco permette una riflessione sull’influenza che i rom hanno dato alle musiche da ballo nel Mediterraneo e che, a loro volta, hanno ricevuto dalle stesse.
Pizziche Pizziche dal sapore arabo andaluso, bourreè e farandole occitane si mescolano alle tammurriate campane, echi flamenchi si sposano con le fanfare Balcaniche.
Un grande bacino sonoro contraddistinto dal suono ormai rappresentativo ed identificato dei Mascarimirì: il nostro “Punk-Dub Tarantolato”, un crogiuolo di effetti che unisce il vecchio al nuovo, il passato con il presente e il futuro.
I loop elettronici giocano con le voci tradizionali dei fratelli Giagnotti, i vent’anni di età di Alessio Amato s’incrociano con la datata esperienza musicale di Vito Giannone: ingredienti che promettono un risultato forte e nuovo.
Alcuni testi dei sedici brani che compongono il disco sono stati scelti tra i documenti che l’antropologia ci ha regalato, da Alan Lomax a Ernesto De Martino, da Luigi Chiriatti alle innumerevoli pubblicazioni che vedono come primo attore il Salento.
Ad arricchire il suono del gruppo, per la prima volta, la collaborazione di tanti amici musicisti: le voci storiche ed uniche del canto Provenzale, Sam Karpienia, che troviamo in GITANISTAN e Manù Theron de “Lo Cor de la Plana” in A UCE; Jérémy Couraut, virtuoso di Espina (strumento a corde unico e raro recuperato tramite una lunga ricerca e ricostruito dopo 80 anni) che suona in FARANDOLA DE MURO LECCESE insieme alle rime di Louis Pastorelli, Vincent Galassi e Jerome Fantino dei “Nux Vomica”, in una versione “targata” Mascarimirì di “Calan de Villafranca”, farandola nizzarda; la voce e il clarinetto di Arnoud Fromont dei “D’Aqui Dub” in BOURRE’ DE LU ‘NTUNUCCIO, brano impreziosito dallo stile unico raggamuffin di Jagdish Kinnoo, voce ed animatore dei sound system marsigliesi, già collaboratore per quattro anni della famiglia dei Massilia Sound System e che compare anche in GITANISTAN.
Ad arricchire ancora di più il lavoro, una serie di musicisti di Muro Leccese collaboratori di Dilinò, “Centro di Musiche Alternative e del Mediterraneo”, struttura che cura la produzione artistica dei Mascarimirì: Dario Stefanizzi dei “Nudo Al Cubo”, clarinetto in BOURRE’ DE LU ‘NTUNUCCIO; Simone Stefanizzi dei “Nudo Al Cubo”, tromba in BALKANICA PIZZICATA; Giuseppe Turco dei “Salento Son”, chitarra in GITANISTAN; Luigi De Pauli dei “Crifiu”, chitarra acustica e bouzouki irlandese in CECILIA. Ovviamente la “Uce de fimmina” in NNU VENIA è di Anna Cinzia Villani.
“Gitanistan” è un disco “tradizionale”, capace, cioè, di parlare con gli strumenti tradizionali di oggi, come il computer, i distorsori e le effettistiche, perché qui la Tradizione è viva e ci permette ogni giorno di assaporare i suoni e i colori di una terra forte ed unica come il Salento.
Gitanistan è uno spettacolo musicale, un CD, una mostra di fotografie, un libro di fotografie, un film/documentario... Gitanistan sarà Un Cammino

lunedì 27 giugno 2011

Meeting Internazionale Antirazzista, i sinti e i rom sono esclusi

L'ARCI ha dato il via sabato scorso al Meeting Internazionale Antirazzista e come è di consuetudine nel programma non è previsto nessun intervento di sinti e rom o di organizzazioni sinte e rom. Ma naturalmente si parlerà di sinti e rom.
L'appuntamento, per chi vuole sentire il punto di vista dei non sinti e rom, è fissato per giovedì 30 giugno, alle ore 10.00. Parteciperanno: Nicola Solimano (Fondazione Michelucci), Lorenzo Romito (Stalker), Gianluca Staderini (Popica), Claudio Graziano (ARCI), Fabio Losito (Assessore Comune di Bari – da confermare), Daniela Di Capua (Direttore Servizio Centrale – da confermare). Titolo dell'incontro le “Città accoglienti: le politiche per la casa, il superamento dei ghetti e la riqualificazione degli spazi urbani”.
Che dire... l'ARCI, come tante altre organizzazioni, ha paura ad affrontare il tema del razzismo che colpisce i sinti e rom per alcune ragioni che sono endemiche in Italia. In primo luogo ha difficoltà nel rapportarsi con le associazioni sinte e rom perchè non vuole riconoscere che le stesse associazioni possano esprimere punti di vista diversi da quelli espressi dall'ARCI. Sappiamo tutti che in Italia il confronto paritario è sempre difficile ma è certo che ci si aspetterebbe di più da chi organizza un Meeting Internazionale Antirazzista. In questo caso c'è poco anche di nazionale.
In secondo luogo, parlare e confrontarsi sul razzismo che colpisce i sinti e rom porta inevitabilmente a discutere sul ruolo della politica, come ha fatto il Parlamento europeo ma anche come hanno fatto tutte le organizzazioni internazionali. Ma in Italia non c'è proprio nessuna formazione politica (nemmeno quella di Beppe Grillo) che può presentarsi con le carte in regola. Di conseguenza diventa tutto più difficile per l'ARCI.
Infine, parlare di razzismo che colpisce i sinti e rom ha poco appeal e quindi perchè parlarne, quando si parla di sinti e rom partecipano i soliti noti, tra l'altro poco “controllabili”.
Insomma ci sono ragioni per cui è meglio che di sinti e rom se ne parli sommessamente, senza nemmeno nominarli nel titolo dell'evento a loro dedicato. Una questione di buon senso si saranno detti all'ARCI.
Ad andare avanti con il buon senso si sono costruiti i “campi nomadi”, si è negato a sinti e rom lo status di appartenenti a minoranze linguistiche, si attuano sgomberi senza soluzioni alternative, si schedano le persone, si chiamano “nomadi” e si firmano ordinanze di divieto di sosta, gli osservatori (da qualche anno incominciano ad esserci - Testo Unico 286/1998, art. 44, comma 12 -) non intentano cause contro chi discrimina i sinti e i rom...

'Quel rom va schedato'

Schedature dei cittadini in base al gruppo etnico. I moduli dati a vigili e agenti per indicare il gruppo etnico delle persone identificate. Un censimento occulto. E vietato.
A Milano non se ne aveva notizia dalla caduta del fascismo. Basta invece sfogliare alcune schede personali, compilate dai vigili urbani durante l'era del sindaco Letizia Moratti, per scoprire che la pratica è stata adottata per anni. E probabilmente è ancora in corso. Il gruppo etnico di appartenenza è uno dei campi da riempire nel modulo di identificazione. Per gli italiani, viene scritta la formula generica: "Europeo mediterraneo". Soltanto per i rom, nomadi o stanziali che siano, italiani o stranieri, viene precisata l'appartenenza. Sulle schede appare appunto la scritta "rom". Fatta così è sicuramente una discriminazione: i rom non sono cittadini europei? Ovviamente sì. Allora perché rimarcare l'etnia di appartenenza soltanto per loro?
Ma c'è di più. Gli uffici della vigilanza urbana, ora promossa al rango di polizia locale, avrebbero sbagliato numerose schede. I funzionari milanesi, comprensibilmente confusi su geografia e antropologia, avrebbero schedato come rom numerosi cittadini romeni che rom non sono. Il risultato è prima di tutto statistico. Si tratta di solito delle schede sulle persone indagate o arrestate con l'accusa di avere commesso reati. Così la minoranza rom si ritrova ingiustamente accusata di crimini che non ha mai compiuto. Non solo a Milano, ma a livello nazionale. Le schede vengono infatti consegnate al gabinetto di Polizia scientifica della questura. E da lì, i dati sono inseriti nel casellario centrale d'identità, potente archivio del dipartimento di Pubblica sicurezza del ministero dell'Interno. Nessuno è in grado di calcolare quante siano le persone coinvolte nell'errore. La responsabilità della schedatura non è soltanto dei vigili urbani di Milano. Le voci che appaiono sul modulo prestampato sarebbero state decise dal ministero dell'Interno e sono identiche per tutte le questure d'Italia. Gli stessi moduli vengono distribuiti anche ai comandi della polizia locale che hanno allestito un laboratorio per il fotosegnalamento. E' l'operazione in cui alla persona da arrestare o semplicemente da identificare viene scattata la fotografia di fronte e di lato. E vengono prese le impronte digitali e i dati personali. La voce "gruppo etnico" compare almeno dal 2008. "I moduli distribuiti alle questure e alla polizia locale sono gli stessi", spiega un funzionario del ministero, "il campo "gruppo etnico" è compreso tra le caratteristiche antropologiche. Ma la sua compilazione non è obbligatoria, né consente la ricerca automatica nel databe del casellario. Non posso cioè digitare al terminale un gruppo etnico e avere l'elenco di tutti gli appartenenti. Gli uffici di fotosegnalamento della polizia di Stato lasciano di solito il campo libero: il gruppo etnico viene specificato soltanto se si è di fronte a una persona senza documenti, che non è in grado di dare notizie sulla propria identità o nazionalità. Ma non sappiamo quali disposizioni siano state date dai Comandi di Polizia locale.
Le polizie locali insomma decidono da sé. E' l'effetto della secessione della sicurezza, tanto cara all'attuale ministro dell'Interno, Roberto Maroni, e alla Lega Nord. Ecco alcuni casi, tra quelli scoperti da "l'Espresso". Vasile C., 25 anni, e Ioan N., 49, vengono arrestati per ricettazione. E registrati nel casellario dalla polizia locale di Milano secondo i normali criteri: cognome, nome, padre, madre, sesso, data di nascita, stato civile, luogo di nascita, provincia, Stato di nascita, residenza, comune, provincia, cittadinanza, professione, motivo del segnalamento, impronte digitali, impronte palmari e fotografie del volto. Non basta questo alla precisione dell'identificazione? No, i vigili compilano anche il campo "gruppo etnico": rom.
"L'Espresso" ha rintracciato gli agenti che hanno fatto le indagini, ma non il fotosegnalamento: "Erano romeni, non rom", spiegano. Tre mesi dopo vengono arrestati i presunti capi della banda, cinque italiani. Uno è nato a Como, due a Gravedona e Valsolda in provincia di Como, due a Melito Porto Salvo, Reggio Calabria. E quale può essere il gruppo etnico dei cinque? Lombardo insubrico per i comaschi? Grecanico-ionico per gli altri due? I vigili scrivono semplicemente: "Europeo mediterraneo", una classificazione generica che comprende milioni di cittadini da Gibilterra a Istanbul. di Fabrizio Gatti

Roma, Alemanno e la solidarietà razzista

E' iniziato e terminato giovedì 22 giugno lo sgombero delle famiglie rom, profughe dalla ex Yugoslavia, che da alcuni anni abitavano in in parcheggio in via Marchetti, alla Muratella. Durante le operazioni di sgombero erano presenti anche il Sindaco Alemanno, l'Assessore comunale alle Politiche sociali Sveva Belviso, il presidente della Commissione capitolina Sicurezza Fabrizio Santori e un gruppo di cittadini.
Alemanno ha affermato: «Con questo siamo arrivati al 164esimo sgombero in due mesi. Si tratta di un grande sforzo dell'amministrazione, ancora una volta abbiamo usato la logica della fermezza e della solidarietà. Questo era uno dei micro campi più grandi, abbiamo demolito le baracche e portato i servizi sociali. Ora ci sarà un presidio di Polizia per evitare che si ricrei un insediamento».
Ma solo alcune famiglie hanno ricevuto un trattamento rispettoso delle leggi italiane ed internazionali. Si tratta della famiglia allargata Sulejmanovic / Sultanovic / Sejdovic che ha vinto nel 2002 una causa contro il Comune di Roma, presso la Corte europea dei diritti dell'uomo. Per questa ragione le famiglie, per un totale di circa 35 persone, sono state accolte in una struttura di prima accoglienza del Comune, in attesa di una sistemazione definitiva. Si spera non in un campo attrezzato ma nelle case come prescritto dalla Corte europea dei diritti dell'uomo.
Per tutte le altre famiglie, per una totale di circa sessanta persone, è stata offerta una soluzione solo per le donne e i bambini. Nessuna soluzione per i figli preadolescenti e adolescenti, contravvenendo a quanto disposto dalla legge. E nessuna soluzione per gli uomini e gli anziani.
Ma alla proposta comunale di dividere le famiglie c'è una novità aberrante. I servizi sociali hanno obbligato le donne a sottoscrivere un documento con il quale si impegnano a far vivere i figli in luogo sicuro accettando, in caso di un nuovo controllo che ne accertasse la situazione di indigenza, a far andare i bimbi in protezione ai servizi sociali comunali.
Ricapitolando l'Amministrazione capitolina ha chiesto alle donne di abbandonare i propri figli preadolescenti e adolescenti, lasciandoli in strada con i padri e gli anziani. L'Amministrazione ha poi obbligato le mamme a firmare un documento in cui avrebbero volontariamente dato in affidamento al Comune di Roma i figli piccoli, nel caso non fossero riuscite ad affittare una casa nel mercato privato di Roma. Una vergogna!!

Milano, il vento non è cambiato per i sinti e i rom

La Federazione Rom e Sinti Insieme e la Consulta Rom di Milano denunciano che il nuovo assessore alla sicurezza del Comune di Milano, Marco Granelli (in foto), come primo atto del suo mandato ha proceduto a far eseguire lo sgombero di 6 insediamenti abusivi di rom rumeni e sinti italiani.
174 persone, la metà minori, costrette a spostarsi da un punto all’altro della città in un assurdo e crudele carosello, una pratica che si pensava conclusa con l’uscita di scena di De Corato che aveva fatto dei suoi 540 sgomberi un trofeo personale. Una pratica che non aveva sortito allora e non sortisce ora nessun risultato se non costi sociali altissimi e un grande dispendio di denaro pubblico, utile soltanto a fomentare discriminazione e persecuzione.
Ci preoccupa che il nuovo assessore sappia fare solo quello che ha fatto il suo predecessore, sbandierando il “fermo rispetto delle regole” e dimenticando, nonostante la sua esperienza di volontario Caritas, non solo il principio di solidarietà ma le infinite raccomandazione delle autorità internazionali a tutela della minoranza rom e sinta, tra le quali, a proposito di regole, il divieto di eseguire sgomberi senza alternative sociali, in primo luogo senza tutela dei minori.
Ci sorprende la scelta del nuovo assessore che non si rende conto che sul tema dei rom l’unica vera emergenza è la condizione di fragilità di queste piccole comunità (sono circa 800 i rom irregolari nel territorio del Comune secondo il censimento del prefetto) che nella città occupata nei piani alti dalle drine calabresi e dalla corruzione amministrativa occupano spazi abbandonati, discariche, sottoponti per cercare una via d’uscita dalla loro miseria. Ci domandiamo se questa è la politica della nuova giunta che è stata eletta anche grazie al voto dei rom italiani e rumeni che con la loro partecipazione hanno espresso la speranza che cessasse il clima di pregiudizio, di discriminazione e di caccia al rom per scopi elettorali.
Per tutto questo la Federazione Rom e Sinti Insieme e la Consulta Rom di Milano rivolgono al nuovo sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, un appello pressante
- perché il problema delle comunità rom e sinte presenti sul territorio milanese venga affrontato nel rispetto dei diritti umani e del principio di uguaglianza che riguarda ciascun cittadino;
- perché si sospenda la politica degli sgomberi senza senso che tanti danni hanno provocato a comunità già fragili e inutili costi alla collettività;
- perché si avvii da subito un confronto con le comunità rom e sinte per elaborare un progetto che ridiscuta il piano Maroni e l’utilizzo dei relativi fondi, in modo da stabilire un clima di convivenza serena nella città delle mille comunità e delle mille risorse culturali e umane delle quali la comunità rom e sinta è parte integrante.

giovedì 23 giugno 2011

WikiLeaks, Ambasciata Usa preoccupata per l'offensiva contro i sinti e i rom

L'Espresso ha pubblicato alcuni stralci di un documento dell'ambasciatore Usa Ronald Spogli in cui si esprime preoccupazione per l'offensiva contro i sinti e i rom del Governo italiano nel 2008, l'anno delle impronte digitali.
"La maggioranza di centrodestra considera la sicurezza un tema ghiotto (letteralmente "bread and butter" ossia "pane e burro") per la sua base", scrive l'ambasciatore Usa. La campagna del governo Berlusconi contro i rom e sinti nasce così: una mossa facile per cercare il consenso dell'elettorato.
Secondo il dossier "la popolazione rom in Italia è relativamente piccola, stimata in 150 mila abitanti". Ma il governo "come risposta alla percezione di illegalità che viene dai campi, ha dichiarato lo stato di emergenza per affrontare quella che la stampa ha chiamato 'la crisi dei nomadi'. Vengono concessi poteri speciali ai prefetti di Roma, Napoli e Milano e li si autorizza a censire i campi. Mentre le disposizioni parlano di 'accampamenti' in realtà il provvedimento è destinato a tutta la popolazione rom d'Italia".
Ma è "la raccolta di dati biometrici, incluse le impronte digitali di tutti i rom compresi i bambini" che fa scattare il massimo allarme: "Nei moduli usati dalla polizia a Napoli è prevista la schedatura di gruppo etnico e religione, cosa proibita dalle leggi italiane ed europee". Certo, l'operazione procede "nella disorganizzazione", con i singoli prefetti che interpretano a modo loro le regole.
A Napoli vengono prese le impronte solo ai ragazzi con più di 14 anni, a Milano - segnala Sant'Egidio - niente impronte ma si "fotografano i documenti persino ai rom con cittadinanza italiana".
L'ambasciata chiede lumi al Viminale e Marco Villani, consigliere diplomatico di Roberto Maroni, spiega che "il censimento permetterà al governo di ristabilire legalità e protezione per i residenti che vivono ai margini della società e assicurare loro condizioni di vita migliori".
Una spiegazione che non convince l'ambasciatore Spogli, che conclude: "Continueremo a monitorare con attenzione i prossimi passi del governo Berlusconi per capire in che direzione siano concentrati".

Napoli, newsrom: informare senza pregiudizi

Oltre 100 giornalisti, studenti, operatori dell’informazione per l’ultimo appuntamento di Newsrom, informare senza pregiudizi. Un grande successo per l’iniziativa di sensibilizzazione sulle tematiche relative alle minoranze rom e sinte.
“Zingari: di regola passano per una razza spregevole” alla lettera Z dell’Enciclopedia italiana, la Treccani, nel 1949, un anno dopo la dichiarazione universale dei diritti dell’uomo i rom e sinti non sono ancora considerati esseri umani.
E oggi, chi ha paura dei rom e dei sinti? Per un italiano su due la loro presenza diventa emergenza. Un antinomadismo alimentato anche dalla disinformazione. Per informare senza pregiudizi si è svolto a Napoli il terzo appuntamento di “Newsrom”, iniziativa organizzata dall’Associazione giornalisti scuola di Perugia nell’ambito della campagna Dosta promossa dal Consiglio europeo, coordinata e finanziata dall’Ufficio nazionale anti discriminazioni razziali del Ministero delle Pari Opportunita’, che conclude a Napoli un percorso partito a Roma lo scorso 23 marzo con tappa a Milano il 12 maggio.
Ad aprire l’evento, moderato da Dario Moricone, giornalista di Televideo, le parole del Ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna (in foto), che ha espresso la propria vicinanza e apprezzamento per l’iniziativa che Ministero e Unar hanno scelto di sostenere e promuovere.
“Sono convinta che un’efficace lotta alle discriminazioni ed una vera integrazione passino anche attraverso una informazione giusta, di qualità e senza pregiudizi, in una parola sola: 'corretta'. Occorre stare molto attenti a come vengono raccontate le vicende, le storie, solitamente di cronaca nera, che riguardano persone, generalmente e sbrigativamente chiamate 'zingari', ma che, innanzitutto, sono uomini e donne che appartengono ad una realtà culturale complessa, diversa dalla nostra, che merita di essere approfondita e compresa”.

lunedì 20 giugno 2011

Sant'Egidio: «Quella dei campi è una vergogna tutta italiana»

I campi sosta sono amati dai rom e dai sinti come, nel dopoguerra, le baracche di periferia dai calabresi o dagli abruzzesi, partiti a cercare fortuna nelle metropoli italiane. I pochi gruppi che qualche decennio fa ancora viaggiavano si sono sedentarizzati da tempo. Per l'opinione pubblica, però, sono sempre “nomadi”, condannati a vivere ai margini. Con pochissime possibilità di inserimento sociale. «Quella dei campi è una vergogna tutta italiana», dice Andrea Riccardi (in foto). «Serve uno sforzo comune per superarla, come fu fatto negli anni '60 e '70 per le borgate romane». Per il fondatore della Comunità di Sant'Egidio occorre una svolta: «Una nuova politica abitativa, l'istruzione e la ricerca attiva del lavoro devono essere i capisaldi su cui tentare di risolvere il problema dei rom. Come ha detto recentemente il Papa, bisogna avere la volontà di scrivere una nuova pagina di storia».
L'appello del professor Riccardi arriva alla presentazione del Rapporto conclusivo dell'indagine sulla condizione di rom e sinti in Italia, preparato dalla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato. Un dossier di 109 pagine di cui va fiero il presidente della Commissione, Pietro Marcenaro: «In una politica italiana caratterizzata da una rissosità quotidiana — dice il senatore del Pd — questo rapporto, approvato all'unanimità da tutti i gruppi può costruire la base per un confronto più costruttivo», perché «strappa il velo di ignoranza diffusa sul problema: io stesso condividevo luoghi comuni e stereotipi».
In Italia quella delle minoranze rom e sinte è una presenza ridotta, tra le 130 e le 170mila persone. Oltre la metà sono nati e cresciuti in Italia. E il ministero dell'Interno a certificare che le famiglie che viaggiano ancora in carovana sono il 2 o il 3%. Circensi e giostrai sono una sparuta minoranza. Ma per tutti — opinione pubblica, amministrazioni locali, giornali che hanno adottato il termine più "politicamente corretto" rispetto a “zingari” — sono «nomadi». Ma ancora 40mila vivono in campi fatiscenti e ghettizzanti.
«Se la politica smettesse di agitare il drappo rosso dei rom per ottenere consensi, sarebbe gia un buon risultato: le comunali milanesi hanno dimostrato l'inefficacia dei messaggi che giocano sulla paura», ragiona Marcenaro che cita le parole del presidente Napolitano: «Bisogna dare ai rom abitazioni accettabili e accettate».
Sintomo significativo della rimozione dei rom dalla cultura sta nell'oblìo che circonda il porrajmos, letteralmente il «divoramento», la strage nazista di 500mila rom. Il Rapporto indica due segnali simbolici ma significativi: l'inserimento del genocidio degli zingara, oggi dimenticato, tra quelli ricordati il 27 gennaio, Giorno della Memoria. E l'inserimento dei rom e dei sinti e delle lingue romanès e sinta nella legge 482 del 1999 sulle minoranze linguistiche italiane.
Poi servono atti concreti per rompere il circolo vizioso dell'emarginazione. La Commissione diritti umani propone la creazione di una banca dati nazionale che raccolga ed elabori sistematicamente le informazioni. Chiede una strategia nazionale, oggi inesistente, per usare le risorse europee a disposizione per l'integrazione. E l'istituzione di una task force nazionale al servizio delle istituzioni locali, per passare dalle idee ai progetti. C'è poi il nodo dei minori nati e cresciuti in Italia cui va riconosciuta la cittadinanza. Ed ecco il problema dei campi, un unicum in Europa, «da superare con politiche abitative accettabili e accettate, cioè discusse e confrontate». da Avvenire

giovedì 16 giugno 2011

Cronaca di ordinario razzismo

In questi giorni nel mio consueto lavoro di rassegna stampa per l'Istituto di Cultura Sinta mi sono imbattuto in una notizia da Milano e ho provato a confrontarla con altre due notizie simili che ho rintracciato, al contrario della prima, non senza difficoltà. I quotidiani sono: CronacaQui, la Gazzetta di Reggio e il Corriere del Veneto.
A Milano CronacaQui pubblica l'articoloMilano, a 28 anni ucciso dai rom in fuga su un'auto rubata: il quartiere ora cova vendetta”. Il titolo è eloquente, quattro persone (presunti rom nell'articolo cartaceo) hanno tentato un furto e nella fuga hanno provocato un incidente in cui un giovane è morto. Scioccante l'affermazione “il quartiere ora cova vendetta” che i giornalisti di CornacaQui scrivono. Naturalmente la vendetta è contro il vicino campo comunale e infatti la famiglie rom su Repubblica affermano: “Non siamo delinquenti, ora ci manderanno via tutti”. CronacaQui non si ferma e anche nei giorni seguenti continua a pubblicare articoli sul caso, ecco alcuni titoli: “E gli zingari proteggono i due fuggiaschi”, “I rom coprono la fuga degli assassini di Pietro”, “La civiltà negata ai bimbi nomadi”, “Morte assurda, si cercano all'estero i killer di Pietro”. Penso che sia evidente a tutti l'accanimento mediatico di fronte a questa tragedia che subito travalica con generalizzazioni che arrivano a stigmatizzare etnicamente dei Cittadini italiani che negherebbero la civiltà ai loro figli. Tra l'altro negli articoli si indica esplicitamente dove abiterebbero i presunti “killer”. E sappiamo che in altre occasioni alcuni “bravi” cittadini hanno dato alle fiamme le case di intere famiglie rom.
Ma vediamo cosa succede se il “killer” non è rom...
A Reggio Emilia la Gazzetta di Reggio pubblica l'articoloMorto a Cadelbosco, Ora l’investitore può andare al lavoro”. In questo caso faccio notare che già nel titolo il “killer” diventa l'investitore. Certo c'è un po' di sorpresa nel giornalista per il fatto che l'investitore torni al lavoro dopo pochi giorni dall'omicidio e non è andato neppure in carcere anche se, in evidente stato di ebrezza, ha provocato la morte di una persona. Nessun accenno a vendette o ad altre violenze e il commento della famiglia della vittima è esemplare: “Mio padre era buono, ci capiva – dice la figlia Nora Namiri – si era integrato in Italia. Ma ora non c’è più...”. Al contrario la famiglia della vittima di Milano chiedeva a gran voce giustizia e tanti anni di carcere per i rom. Un ultima osservazione, la vittima è un immigrato.
A Vicenza il Corriere del Veneto pubblica l'articoloSchianto in tangenziale, l'autista in contromano positivo ad alcol e droga”. Anche in questo caso faccio notare che già nel titolo il “killer” non esiste ma diventa magicamente “l'autista”. Non va in carcere, è solo indagato anche se era ubriaco e drogato. Nessuna vendetta, nessuna analisi sociologica strampalata ma tanto, tanto, tanto dolore. E questo dolore porta al suicidio della mamma del ragazzo ucciso, una tragedia. Gli articoli del quotidiano sono diversi ma non sono mai in prima pagina, a Milano i rom sono sempre in prima pagina.
Una riflessione. La morte di una persona è sempre una tragedia e a Vicenza si è sommata tragedia su tragedia. Chi guida ubriaco (Cadelbosco e Vicenza), chi guida drogato (Vicenza), chi guida pericolosamente (Milano) e provoca un incidente mortale deve pagare severamente sempre.
Ma è evidente che se sei un rom paghi tu, la tua famiglia e pure tutti gli altri rom (anche i sinti perchè tanto sono tutti “nomadi”).
Se la contrario non sei rom è tutto meno grave: non finisci in carcere, non subisci lo stigma mediatico come “killer”, non ci sono vendette, non ci sono quartieri in rivolta. E naturalmente sui giornali c'è pure la voce del tuo avvocato (Cadelbosco) che usa parole di comprensione verso il tuo stato psicologico. Penso che i giornalisti ma anche noi tutti dobbiamo riflettere... di Carlo Berini

I rom e il diritto d’asilo

Secondo l'UNHCR, le domande di asilo presentate in Italia nel 2008 sono state 30.324, e i principali paesi di origine dei richiedenti asilo sono stati, nell'ordine, la Nigeria con 5.333 domande, la Somalia con 4.473 domande, l'Eritrea con 2.739 domande, l'Afghanistan con 2.500 domande e la Costa d'Avorio con 1.844 domande.
Il numero complessivo dei rifugiati riconosciuti residenti in Italia è indicato dall'UNHCR come pari, a giugno 2009, a circa 47.000 persone.
A titolo di confronto, può evidenziarsi che i rifugiati accolti in Germania sono circa 580.000, quelli accolti nel Regno Unito 290.000, mentre quelli ospitati nei Paesi Bassi ed in Francia sono, rispettivamente, 80.000 e 16.000.
A fronte dei numeri dobbiamo certo interrogarci su quanto la nostra legislazione riesca a recepire in maniera adeguata le richieste d’asilo ma anche le richieste per lo status di rifugiato. Ma in questo breve intervento vorrei sollevare una questione poco affrontata in Italia, ovvero il diritto d’asilo per quei Cittadini di Paesi terzi che appartengono alla minoranza linguistica rom.
In Italia sono presenti dal 1400 sinti e rom italiani, a cui per altro lo Stato italiano non ha ancora riconosciuto lo status di appartenenti ad una minoranza storica linguistica (articolo 6 della Costituzione e Legge 482/99), ma sono anche presenti rom immigrati dalla ex Yugoslavia e rom immigrati dalla Romania. Sui numeri delle presenze effettive c’è molta confusione ma incrociando le stime dell’Istituto di Cultura Sinta e i dati del Ministero dell’Interno, la presenza di queste minoranze è molto esigua. Unendo i dati riferiti sia ai sinti e rom italiani che ai rom immigrati non superiamo le centomila persone. L’immigrazione più consistente di rom in Italia si è vista negli Anni Novanta ed è essenzialmente dovuta a due fattori: la dissoluzione della ex Yugoslavia e la caduta del comunismo in Romania.
La dissoluzione della ex Yugoslavia (compresa la guerra in Kossovo nei due momenti: 1996 e 1999) è presente in tutti noi per gli orrori che ha provocato e per il diretto coinvolgimento dell’Italia. In quegli anni i rom vengono risucchiati nella voragine della guerra e della violenza ma non avendo ne ambizioni nazionalistiche ne rivendicazioni territoriali, sono stati schiacciati tra le diverse fazioni in guerra. Il risultato evidente anche per chi è stato poco attento a quanto è avvenuto è che oggi non esiste uno Stato nazionale rom.
Per queste ragioni le famiglie rom che sono scappate, principalmente dai territori della Bosnia-Erzegovina e dai territori del Kosovo, lo hanno fatto perché le loro case sono state distrutte o occupate da famiglie appartenenti ad altre minoranze, perché erano perseguitate, perché rischiavano di essere sterminati.
In Italia, al contrario degli altri Paesi europei dove si è previsto un sistema di accoglienza con il riconoscimento del diritto d’asilo, ciò non è successo. Ad un primo rilascio dei permessi di soggiorno umanitari non è seguito nessuna altra azione, tant’è che oggi ci sono intere famiglie che non hanno nessun documento. Inoltre, al contrario di quanto fatto per gli altri profughi, queste famiglie sono state costrette a vivere nei cosiddetti “campi nomadi” (sia regolari che irregolari, come ad esempio il Casilino 900 di Roma chiuso un anno fa), un’invenzione legislativa tutta italiana che non ha eguali in Europa (per la Lombardia si veda la Legge 77/89).
I pochi rom profughi dalla ex Yugoslavia che hanno ottenuto il diritto d’asilo lo hanno ottenuto dopo aver intrapreso un percorso giudiziario come è successo a R. A., nata a Sarajevo, che nel 2005 ottiene dal tribunale di Roma il riconoscimento del diritto d’asilo.
Per quanto riguarda in particolare i rom profughi dal Kosovo, il Ministero dell'Interno nel 1999/2000 stimava l'arrivo di circa 5.000 persone, la maggior parte ricevettero la protezione umanitaria temporanea, pochissimi hanno avuto il riconoscimento del diritto d’asilo e quasi nessuno lo status di rifugiato, secondo quanto stabilito dalla Convenzione di Ginevra.
Nel tempo molte famiglie provenienti dalla ex Yugoslavia, soprattutto in Toscana e in Piemonte, sono riuscite ad ottenere permessi di soggiorno permanenti ma in alcune Regioni, come la Lombardia e il Lazio, la situazione è ancora irrisolta con conseguenze prevedibili. E’ però da segnalare l’iniziativa del Comune di Roma che negli ultimi mesi ha iniziato, a partire dagli ex abitanti di Casilino 900, un processo di regolarizzazione per molte famiglie. Diversa è la situazione a Milano, dove la passata Amministrazione comunale aveva di fatto dichiarato guerra ai rom. Il Vice Sindaco di Milano, Roberto De Corato, aveva dichiarato: “Queste sono persone di pelle scura, non europee come voi e me”, ha poi aggiunto: “Il nostro obiettivo finale è quello di avere zero campi nomadi a Milano”.
La situazione milanese vede per altro coinvolti soprattutto i rom immigrati dalla Romania. La migrazione più consistente si ha nel periodo compreso tra il 1990 e il 1997 e nel 2002. Le due immigrazioni hanno avuto motivazioni diverse. La prima per sfuggire ai pogrom la seconda per motivi economici, facilitata dalla possibilità di entrare in Italia senza il bisogno del visto. Nel 2007 con l’entrata della Romania nell’Unione europea gli arrivi in Italia sono insignificanti.
Se prendiamo il periodo compreso tra il 1990 e il 2002 non troviamo nessuna persona appartenente alla minoranza rom, di fatto profughi dalla Romania, che abbiano ricevuto una qualsiasi protezione da parte dell’Italia. Eppure sono documentate da diversi organismi internazionali le esplosioni di violenza razzista nei confronti delle comunità rom. Esemplare in questo senso, e ormai tristemente famosa, è la sommossa di Hadareni, avvenuta nel 1993, durante la quale tre rom furono uccisi, 19 case bruciate e 5 distrutte.
La situazione che ho illustrato è stata fotografata alcune settimane fa anche dal Rapporto della Commissione per i diritti umani del Senato.
Questa breve riflessione vuole porre un problema che è ben presente sul nostro Paese ma che quasi nessuno sta affrontando con conseguenze drammatiche per famiglie intere che dopo essere sfuggite dai loro Paesi si ritrovano in un Paese, l’Italia, che ancora oggi non applica le convenzione internazionali che ha sottoscritto. di Carlo Berini

Festival Khamoro, l'Alexian Group conquista Praga

L'Alexian group ha rappresentato l'Italia nella 13° edizione del Festival Internazionale Khamoro che si è svolto a Praga dal 22 al 28 maggio scorso, ottenendo un grande successo di critica e di pubblico sia durante la sfilata inaugurale per il centro della capitale Ceca sia durante gli applauditissimi concerti al Teatro Roxi e al Teatro Sasazu dove si è svolto il Gran Gala Finale aperto proprio dall'Alexian Group e ripreso in esclusiva dalla televisione nazionale Ceca.
Il Concerto è una delle tappe del tour internazionale che l'8 aprile scorso ha visto l'Alexian Group tra i protagonisti delle solenni celebrazioni della Giornata Internazionale della Popolazione Romanì a Belgrado dove Alexian Santino Spinelli ha tenuto un discorso in Parlmento e un concerto serale presso il Sava Center, in cartellone con lui la soprano di fama internazionale Jadranca Jovanovic.
Il 16 Aprile scorso il gruppo è stato ospite del Festival Internazionale di Giornalismo di Perugia. Di Ritorno da Praga uno degli appuntamenti più significativi della fitta agenda di Alexian è stato il concerto con l'orchestra Europea per la Pace a Vicenza in Piazza dei Signori il 29 maggio scorso.
L'Alexian group è formato da: Alexian Santino Spinelli (fisarmonica e voce), Gennaro Spinelli (percussioni), Luciano Pannese (contrabbasso), Manuel Virtù (chitarra e buzuki) e Silvia Fauno (canto e danza).

Video della parata inaugurale
http://www.youtube.com/watch?v=Loxg9ng2nFc&feature=related

Video del concerto al teatro Roxi
http://www.youtube.com/watch?v=PogyJDdB1YY

Album fotografico del festival
http://www.alexian.it/albumkhamoro.htm

martedì 14 giugno 2011

Sinti e Rom in Udienza da Papa Benedetto XVI

Domenica undici giugno il Papa Benedetto XVI ha ricevuto in udienza 2000 sinti, rom, manouche, kalè e jenisch provenienti da tutta l'Europa. Per tutti hanno parlato tre persone: Pamela Suffer, Ceija Stojka (in foto) e Carlo Mikic. Queste le loro testimonianze

La testimonianza di Pamela Suffer
E’ una donna cattolica italiana appartenente alla minoranza dei sinti italiani. Giovane mamma, testimonia l’attaccamento ai piccoli e alla fede del suo popolo
Beatissimo Padre, La ringrazio per questo invito eccezionale!
Mi chiamo Pamela, ho 28 anni sono italiana e appartengo alla comunità dei Sinti. La mia famiglia è in Italia da molti secoli. Oggi ho anch’io una mia famiglia, un marito e due bellissimi bimbi.
E’ sempre a loro che penso, al loro futuro, a come cresceranno e a come vivranno.
I bambini sono la speranza delle nostre famiglie e del nostro popolo, ma sono anche molto fragili.
Vorrei per i miei figli e per tutti i bambini rom e sinti un futuro di pace e serenità, in cui possano crescere e vivere insieme agli altri bambini d’Europa e del mondo senza essere esclusi e discriminati. Anche se ho sempre vissuto in un campo, mi ritengo fortunata, ho potuto studiare e sono cittadina, quindi ho documenti e diritti. Quando sono in città nessuno si accorge che sono sinta. E succede anche che qualcuno mi parla male de “gli zingari”!
Santo Padre, sono stata educata alla fede dai miei genitori e ho fatto il catechismo e la comunione con i miei amici della Comunità di Sant’Egidio. Sinceramente davanti al Signore Gesù non mi sono mai sentita diversa, estranea. Io so che l’uomo guarda l’apparenza, ma il Signore guarda il cuore e Lei oggi ce lo dimostra.
So che il beato Zeffirino, un gitano come noi, è riuscito a vivere una vita buona, pur essendo un uomo semplice e mite: credo che dobbiamo ancora imparare tanto da lui.
Padre Santo, voglio ringraziarla per questa occasione con un nostro antico augurio: “Kon lacipè kerel, arakhel les o Del” (Colui che fa del bene, è protetto da Dio) Grazie

La testimonianza di Ceija Stojka
La Sig.ra Stojka appartiene ad una famiglia di rom austriaci. E’ superstite dei campi di concentramento di Auschwitz-Birkenau e Bergen-Belsen.

Santo Padre! Mi chiamo Ceija Stojka.
Quando sono nata in Austria la mia famiglia contava più di 200 persone. Solo sei di noi sono sopravissuti alla guerra e allo sterminio. Quando avevo 9 anni fui deportata con la mia famiglia prima ad Auschwitz, poi a Ravensbrück ed a Bergen-Belsen.
Ero bambina e dovevo vedere morire altri bambini, anziani, donne, uomini; e vivevo fra i morti e i quasi morti nei campi. E mi chiedevo: perché? Che cosa abbiamo fatto di male? Sento gli strilli delle SS, vedo le donne bionde, le „Aufseherinnen“ (guardie/sorveglianti) con i loro cani grandi che ci calpestavano, sento ancora l´odore dei corpi bruciati.
Come posso vivere con questi ricordi?! Come posso dimenticare quello che abbiamo vissuto?!
Non è possibile dimenticarlo! E l’Europa non deve dimenticarlo!
Oggi Auschwitz e i campi di concentramento si sono addormentati, e non si dovranno mai più svegliare. Ho paura però, che Auschwitz stia solo dormendo
Per dire la verità: non vedo un futuro per i Rom. L’antigitanismo e le minacce in Ungheria, ma anche in Italia ed in tanti altri posti mi preoccupano molto e mi rendono triste triste!
Ma vorrei dire che i Rom sono i fiori in questo mondo grigio. Hanno bisogno di spazio e di aria per respirare.
Se il mondo non cambia adesso, se il mondo non apre porte e finestre, se non costruisce la pace – la pace vera! – affinché i miei pronipoti (il quarto nascerà fra alcuni mesi) abbiano una chance a vivere in questo mondo, allora non so spiegarmi il perché sono sopravissuta ad Auschwitz, Bergen-Belsen e Ravensbrück.
Oggi vedo qui riuniti tante sorelle e fratelli rom e sinti da tutta Europa insieme al Papa: questa è un’immagine di gioia e di speranza per il futuro! Grazie Santità!

La testimonianza di Carlo Mikic
Giovane appartenente alla minoranza dei rom rudari. Pur essendo cresciuto in un campo nomadi, ha studiato e testimonia la voglia di un futuro bello che hanno i giovani

Santo Padre, sono molto contento ed emozionato di essere qui oggi con Lei e di prendere la parola!
Mi chiamo Carlo, ho 18 anni e sono un rom e un cittadino pienamente europeo: ho genitori venuti dalla Jugoslavia e sono nato e ho sempre vissuto a Roma.
Sono cresciuto in quelli che chiamano campi nomadi e non e’ stato semplice.
Quando sei un bambino che vive in un campo, a scuola non sei considerato come tutti gli altri. Quando cresci e cerchi un lavoro e nei documenti vedono nell’indirizzo “campo nomadi”, ti dicono no grazie.
Lo so ci sono dei rom che sbagliano, che si comportano male, ma la responsabilità e’ sempre personale e la colpa non e’ mai di un’etnia o di un popolo.
Noi rom, soprattutto giovani, pensiamo al futuro e sogniamo di poter studiare, lavorare, abitare in una casa, di avere dei documenti.
Sembrano cose banali e scontate, ma per troppi zingari non lo sono ancora.
Io sono nato a Roma, anche se purtroppo non sono ancora cittadino italiano, qui ho studiato, ho tanti amici, e qui sto cercando un lavoro, vorrei mettere su famiglia e vivere la mia vita.
Quando penso al futuro, penso a città e paesi dove ci sia posto anche per noi, a pieno titolo, come cittadini come tutti gli altri, non come un popolo da isolare e di cui avere paura.
Credo che tutti abbiamo la responsabilità di costruire questo futuro nuovo: rom e gage’ insieme!
Ringrazio la Chiesa che insegna a tutti a essere fratelli e sorelle e il Papa che oggi ci ha voluto qui con lui a San Pietro!

lunedì 13 giugno 2011

Benedetto XVI: la Chiesa cammina con voi

Venerati Fratelli, cari fratelli e sorelle!
o Del si tumentsa! [il Signore sia con voi!]
È per me una grande gioia incontrarvi e darvi un cordiale benvenuto, in occasione del vostro pellegrinaggio alla tomba dell’Apostolo Pietro. Ringrazio l’Arcivescovo Mons. Antonio Maria Vegliò, Presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, per le parole che mi ha rivolto anche a nome vostro e per aver organizzato l’evento. Estendo l’espressione della mia gratitudine anche alla Fondazione “Migrantes” della Conferenza Episcopale Italiana, alla Diocesi di Roma e alla Comunità di Sant’Egidio, per aver collaborato a realizzare questo pellegrinaggio e per quanto fanno quotidianamente per la vostra accoglienza e integrazione. Un “grazie” particolare a voi, che avete offerto le vostre testimonianze, davvero significative.
Siete giunti a Roma da ogni parte d’Europa per manifestare la vostra fede e il vostro amore per Cristo, per la Chiesa - che è una casa per tutti voi - e per il Papa. Il Servo di Dio Paolo VI rivolse agli Zingari, nel 1965, queste indimenticabili parole: “Voi nella Chiesa non siete ai margini, ma, sotto certi aspetti, voi siete al centro, voi siete nel cuore. Voi siete nel cuore della Chiesa”. Anch’io ripeto oggi con affetto: voi siete nella Chiesa! Siete un’amata porzione del Popolo di Dio pellegrinante e ci ricordate che “non abbiamo quaggiù una città stabile, ma andiamo in cerca di quella futura” (Eb 13,14). Anche a voi è giunto il messaggio di salvezza, a cui avete risposto con fede e speranza, arricchendo la comunità ecclesiale di credenti laici, sacerdoti, diaconi, religiose e religiosi zingari. Il vostro popolo ha dato alla Chiesa il beato Zefirino Giménez Malla, di cui celebriamo il centocinquantesimo anniversario della nascita e il settantacinquesimo del martirio. L’amicizia con il Signore ha reso questo Martire testimone autentico della fede e della carità. Con l’intensità con cui egli adorava Dio e scopriva la sua presenza in ogni persona e in ogni avvenimento, il beato Zefirino amava la Chiesa e i suoi Pastori. Terziario francescano, rimase fedele al suo essere zingaro, alla storia e all’identità della propria etnia. Sposato secondo la tradizione dei gitani, assieme alla consorte decise di convalidare il legame nella Chiesa con il sacramento del Matrimonio.
La sua profonda religiosità trovava espressione nella partecipazione quotidiana alla Santa Messa e nella recita del Rosario. Proprio la corona, che teneva sempre in tasca, divenne causa del suo arresto e fece del beato Zefirino un autentico “martire del Rosario”, poiché non lasciò che gliela togliessero di mano nemmeno in punto di morte. Oggi, il beato Zefirino vi invita a seguire il suo esempio e vi indica la via: la dedizione alla preghiera e in particolare al Rosario, l’amore per l’Eucaristia e per gli altri Sacramenti, l’osservanza dei comandamenti, l’onestà, la carità e la generosità verso il prossimo, specialmente verso i poveri; ciò vi renderà forti di fronte al rischio che le sette o altri gruppi mettano in pericolo la vostra comunione con la Chiesa.
La vostra storia è complessa e, in alcuni periodi, dolorosa. Siete un popolo che nei secoli passati non ha vissuto ideologie nazionaliste, non ha aspirato a possedere una terra o a dominare altre genti.
Siete rimasti senza patria e avete considerato idealmente l’intero Continente come la vostra casa.
Tuttavia, persistono problemi gravi e preoccupanti, come i rapporti spesso difficili con le società nelle quali vivete. Purtroppo lungo i secoli avete conosciuto il sapore amaro della non accoglienza e, talvolta, della persecuzione, come è avvenuto nella II Guerra Mondiale: migliaia di donne, uomini e bambini sono stati barbaramente uccisi nei campi di sterminio. È stato - come voi dite - il Porrájmos, il “Grande Divoramento”, un dramma ancora poco riconosciuto e di cui si misurano a fatica le proporzioni, ma che le vostre famiglie portano impresso nel cuore. Durante la mia visita al campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, il 28 maggio 2006, ho pregato per le vittime della persecuzione e mi sono inchinato di fronte alla lapide in lingua romanes, che ricorda i vostri caduti.
La coscienza europea non può dimenticare tanto dolore! Mai più il vostro popolo sia oggetto di vessazioni, di rifiuto e di disprezzo! Da parte vostra, ricercate sempre la giustizia, la legalità, la riconciliazione e sforzatevi di non essere mai causa della sofferenza altrui!
Oggi, grazie a Dio, la situazione sta cambiando: nuove opportunità si aprono davanti a voi, mentre state acquistando nuova consapevolezza. Nel tempo avete creato una cultura dalle espressioni significative, come la musica e il canto, che hanno arricchito l’Europa. Molte etnie non sono più nomadi, ma cercano stabilità con nuove aspettative di fronte alla vita. La Chiesa cammina con voi e vi invita a vivere secondo le impegnative esigenze del Vangelo confidando nella forza di Cristo, verso un futuro migliore. Anche l’Europa, che riduce le frontiere e considera ricchezza la diversità dei popoli e delle culture, vi offre nuove possibilità. Vi invito, cari amici, a scrivere insieme una nuova pagina di storia per il vostro popolo e per l’Europa! La ricerca di alloggi e lavoro dignitosi e di istruzione per i figli sono le basi su cui costruire quell’integrazione da cui trarrete beneficio voi e l’intera società. Date anche voi la vostra fattiva e leale collaborazione, affinché le vostre famiglie si collochino degnamente nel tessuto civile europeo! Numerosi tra voi sono i bambini e i giovani che desiderano istruirsi e vivere con gli altri e come gli altri. A loro guardo con particolare affetto, convinto che i vostri figli hanno diritto a una vita migliore. Sia il loro bene la vostra più grande aspirazione! Custodite la dignità e il valore delle vostre famiglie, piccole Chiese domestiche, perché siano vere scuole di umanità (cfr Gaudium et spes, 52). Le istituzioni, da parte loro, si adoperino per accompagnare adeguatamente questo cammino. Infine, anche voi siete chiamati a partecipare attivamente alla missione evangelizzatrice della Chiesa, promuovendo l’attività pastorale nelle vostre comunità. La presenza tra di voi di sacerdoti, diaconi e persone consacrate, che appartengono alle vostre etnie, è dono di Dio e segno positivo del dialogo delle Chiese locali con il vostro popolo, che occorre sostenere e sviluppare. Date fiducia e ascolto a questi vostri fratelli e sorelle, e offrite insieme a loro il coerente e gioioso annuncio dell’amore di Dio per il popolo zingaro, come per tutti i popoli! La Chiesa desidera che tutti gli uomini si riconoscano figli dello stesso Padre e membri della stessa famiglia umana. Siamo alla Vigilia di Pentecoste, quando il Signore effuse il suo Spirito sugli Apostoli che cominciarono ad annunciare il Vangelo nelle lingue di tutti i popoli. Lo Spirito Santo elargisca i suoi doni in abbondanza su tutti voi, sulle vostre famiglie e comunità sparse nel mondo e vi renda testimoni generosi di Cristo Risorto. Maria Santissima, tanto cara al vostro popolo e che voi invocate come “Amari Devleskeridej”, “Nostra Madre di Dio”, vi accompagni per le vie del mondo e il beato Zefirino vi sostenga con la sua intercessione.

Naisìv tumenge savorenge katar o ilò kaj avilèn katè ande o kher le Petrosko te sikavèn tumarò
pačamòs aj tumarò kamimòs pe e khangherì taj vi pe o Papa. O Blago Zefirino si tumende iek
sičarimòs katar ek trajo traimè e Kristòske taj vi pe e khangerì, ke dikàve o sičarimòs aj o kamimòs
pe sa le manušà. O Papa si pašè po svako iek anda tumende, taj isarèl tumen ande pesko rugimòs.
O Del del tumèn blàgosto, tumarè ženè, tumarè familje, aj tumarò trajo ke avela maj anglè. O Del
del tumén sastimós te baxht acén e Devlesa.

Papa Benedetto XVI

[Ringrazio di cuore tutti voi giunti qui alla sede di Pietro per manifestare la vostra fede e il vostro amore per la Chiesa e per il Papa. Il Beato Zefirino sia per tutti voi esempio di una vita vissuta per Cristo e per la Chiesa, nell’osservare i comandamenti e nell’amore verso il prossimo.
Il Papa è vicino a ognuno di voi e vi ricorda nelle sue preghiere. Il Signore benedica voi, le vostre comunità, le vostre famiglie e il vostro futuro. Il Signore vi doni salute e fortuna. Rimanete con
Dio!]

Seguire la strada indicata da Benedetto XVI

Ieri 11 giugno 2011 papa Benedetto XVI ha ricevuto la delegazione europea delle comunità rom, sinti, manuches, kale, jenish e travellers, in tutto circa 2 mila persone - in occasione di un pellegrinaggio di due giorni a Roma organizzato dal Pontificio consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti, dalla Fondazione Migrantes della Cei, in collaborazione con la diocesi di Roma e la Comunità di Sant'Egidio - si è trattato di una piccola-grande svolta della storia della Chiesa.
Paolo VI li aveva incontrati a Pomezia, in occasione del loro raduno internazionale. Giovanni Paolo II aveva beatificato Zefirino, il primo beato del popolo più europeo d'Europa. I miei amici che facevano scuola ai bambini nel campo, erano a Torbellamonaca quando, sorprendendo la sicurezza, Papa Wojtyla aveva voluto abbracciare i bambini rom. Ma in Vaticano, dal Papa, non erano mai stati ospitati.
Quattro testimoni hanno potuto raccontare che cosa vuole dire essere rom oggi in Europa. Tra questi, Ceija Stojka, deportata ad Auschwitz, memoria vivente delle centinaia di migliaia di rom e sinti che non possono raccontare l'orrore dei campi di sterminio. Mi raccontava Stojka che per i rom, ad Auschwitz non si usava nemmeno il gas zyclon B, perché costava troppo e i bambini rom e sinti non lo valevano.
Diritti umani: lavoro, scuola, cure mediche, alloggio dignitoso. Ruota tutto attorno a queste semplici domande, non fatte al Papa, ma fatte a ciascuno di noi. Perché si accorcino le distanze, si riduca la paura, l'intolleranza, e si cominci a pensare che anche per loro dovrebbero valere le stesse cose che valgono per tutti.
Il Papa non ha paura e indica una strada. Se li riceve a casa lui, forse, possiamo parlarci anche noi, fare un po' di spazio. di Mario Marazziti

Papa Benedetto XVI: mai più vessazioni contro i rom e i sinti

Il Papa nel discorso pronunciato di fronte ai circa 2mila sinti, kale, manouche, rom, jenisch ricevuti nell'aula Paolo VI in Vaticano: ''Mai più il vostro popolo sia oggetto di vessazioni, di rifiuto e di disprezzo''. In udienza la testimonianza di Ceija Stojka scampata ai lager: ''Sento ancora l'odore dei corpi bruciati, come posso dimenticare?''
''La coscienza europea non può dimenticare il dolore inflitto ai rom e sinti con il barbaro sterminio nei campi di concentramento''. E' questo uno dei passaggi centrali del discorso del Papa pronunciato ieri mattina nell'aula Paolo VI in Vaticano. E' la prima volta che accade. L'incontro è stato organizzato dal Pontificio consiglio per i migranti e gli itineranti, dalla Comunità di Sant'Egidio e dalla fondazione Migrantes della Cei.
''Purtroppo - ha aggiunto il Papa - lungo i secoli avete conosciuto il sapore amaro della non accoglienza e, talvolta, della persecuzione, come è avvenuto nella Seconda Guerra Mondiale: migliaia di donne, uomini e bambini sono stati barbaramente uccisi nei campi di sterminio''.
Lo sterminio da parte dei nazisti, ha detto il Papa, ''è stato - come voi dite - il Porrajmos, il 'Divoramento', un dramma ancora poco riconosciuto e di cui si misurano a fatica le proporzioni, ma che le vostre famiglie portano impresso nel cuore. Durante la mia visita al campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, il 28 maggio 2006, ho pregato per le vittime della persecuzione e mi sono inchinato di fronte alla lapide in lingua romanes, che ricorda i vostri caduti''.
''La coscienza europea - ha proseguito il Pontefice - non può dimenticare tanto dolore! Mai più il vostro popolo sia oggetto di vessazioni, di rifiuto e di disprezzo! Da parte vostra, ricercate sempre la giustizia, la legalità, la riconciliazione e sforzatevi di non essere mai causa della sofferenza altrui!''.
Quindi l'invito ''a scrivere insieme una nuova pagina di storia per il vostro popolo e per l'Europa'' e a dare ''fattiva e leale collaborazione, affinché le vostre famiglie si collochino degnamente nel tessuto civile europeo''. I sinti, kale, manouche, rom, jenisch sono giunti a Roma in pellegrinaggio nella ricorrenza del 75° anniversario del martirio e del 150° della nascita del Beato Zefirino Gimenez Malla (1861-1936), kale di origine spagnola. ''Numerosi tra voi - sono state le parole di Benedetto XVI - sono i bambini e i giovani che desiderano istruirsi e vivere con gli altri e come gli altri. A loro guardo con particolare affetto, convinto che i vostri figli hanno diritto a una vita migliore''. ''Sia il loro bene - ha detto ancora il Papa - la vostra più grande aspirazione! Custodite la dignità e il valore delle vostre famiglie, piccole Chiese domestiche, perché siano vere scuole di umanità. Le istituzioni, da parte loro, si adoperino per accompagnare adeguatamente questo cammino''.
All'udienza anche la testimonianza di chi è scampato ai lager. ''Mi chiamo Ceija Stojka. Quando sono nata in Austria la mia famiglia contava più di 200 persone - racconta una superstite - Solo sei di noi sono sopravvissuti alla guerra e allo sterminio. Quando avevo 9 anni fui deportata con la mia famiglia prima ad Auschwitz, poi a Ravensbruk e a Bergen-Belsen''.
''Ero bambina - prosegue il racconto - e dovevo vedere morire altri bambini, anziani, donne, uomini; e vivevo fra i morti e i quasi morti nei campi. E mi chiedevo perché? Che cosa abbiamo fatto di male? Sento gli strilli delle SS, vedo le donne bionde le 'Aufseherinnen' (sorveglianti) con i loro cani grandi che ci calpestavano, sento ancora l'odore dei corpi bruciati. Come posso vivere con questi ricordi? Come posso dimenticare quello che abbiamo vissuto?''.
''Non è possibile dimenticarlo - dice ancora Ceija Stojka - e l'Europa non deve dimenticarlo. Oggi Auschwitz e i campi di concentramento si sono addormentati, e non si dovranno mai più svegliare. Ho paura però, che Auschwitz stia solo dormendo''. ''Per dire la verità - aggiunge - non vedo un futuro per i rom. L'antigitanesimo e le minacce in Ungheria, ma anche in Italia e in tanti altri posti mi preoccupano molto e mi rendono triste. Ma vorrei dire che i rom sono i fiori di questo mondo grigio. Hanno bisogno di spazio e di aria per respirare''.
''Se il mondo non cambia adesso - spiega Ceija Stojka - se il mondo non apre porte e finestre, se non costruisce la pace - la pace vera! - affinché i miei pronipoti (il quarto nascerà fra alcuni mesi) abbiano una chance per vivere in questo mondo, allora non so spiegarmi il perché sono sopravvissuta ad Auschwitz, Bergen-Belsen e Ravensbruk''.
Tra le testimonianze anche quella di Carlo Mikic, uno studente romano di 18 anni di etnia rom rudara nato e cresciuto in un campo a Roma. ''Quando sei un bambino che vive in un campo - ha detto - a scuola non sei considerato come tutti gli altri. Quando cresci e cerchi un lavoro e nei documenti vedono nell'indirizzo 'campo nomadi', ti dicono no grazie''.
''Lo so - ha aggiunto - che ci sono dei rom che sbagliano, che si comportano male, ma la responsabilità è sempre personale e la colpa non è mai di un'etnia o di un popolo. Quando penso al futuro, penso a città e paesi dove ci sia posto anche per noi, a pieno titolo, come cittadini come tutti gli altri, non come un popolo da isolare e di cui avere paura''.

venerdì 3 giugno 2011

Roma, il Papa riceve in udienza rom, sinti, manuches, kale, yenish e travellers d’Europa e d’Italia

Sabato prossimo, 11 giugno, alle 12 il Papa riceverà in udienza privata in Vaticano una delegazione di rom, sinti, manuches, kale, yenish e travellers europei. Lo rende noto il Pontificio consiglio per la pastorale dei migranti e degli itineranti. All’incontro parteciperanno 1.400 tra rom, sinti, manuches, kale, yenish e travellers d’Europa e d’Italia.
L’occasione è il 150esimo anniversario della nascita del loro patrono, il beato Ceferino Gimenez Malla (1861-1936), catechista kalè di origine spagnola, martire della fede negli anni della Rivoluzione spagnola, elevato all’onore degli altari da Giovanni Paolo II nel 1997.
L’arcivescovo Antonio Maria Vegliò, presidente del dicastero, presenterà la rappresentanza degli zingari a Benedetto XVI “descrivendo il loro crescente impegno nella Chiesa, dove possono trovare forza spirituale e aiuto per la loro vita spesso segnata da emarginazione e diffidenza”. Quindi sarà il Papa a rivolgere loro la sua parola e a impartire la benedizione.
Nel corso dell’udienza, la realtà rom e sinta sarà illustrata con quattro brevi testimonianze, compresa quella di Ceija Stojka, superstite dei campi di concentramento di Auschwitz-Birkenau e Bergen-Belsen.
In passato – informa la nota del dicastero - le comunità rom, sinte, manuches, kale, yenish e travellers sono state accolte dai Pontefici. Paolo VI li aveva incontrati a Pomezia nel 1965 (in foto), Giovanni Paolo II durante il Grande Giubileo del 2000 chiese perdono ai om, sinti, manuches, kale, yenish e travellers per “i peccati commessi nei loro confronti dai figli della Chiesa”.
Dopo l’udienza, il programma del pellegrinaggio prevede una celebrazione della Parola, presieduta da monsignor Vegliò, nella Chiesa di San Bartolomeo all’Isola Tiberina, alle 18.30.
Per l’occasione, nell’altare dei testimoni della fede di Spagna, sarà posta una reliquia del beato Ceferino, uno dei rosari che egli stesso aveva donato alla figlia di un amico avvocato.
Domenica 12 giugno, seconda giornata del pellegrinaggio, i rom, sinti, manuches, kale, yenish e travellers si riuniranno al santuario del Divino amore per la Messa, nella “cappella a cielo aperto” dedicata al beato Ceferino. La celebrazione, che avrà inizio alle 11, sarà trasmessa in diretta su Rai1 e sarà presieduta da monsignor Pietro Santoro, vescovo di Avezzano.

Napoli, la Cassazione censura il Tribunale dei Minorenni per discriminazione etnica

Resa nota la decisione della Cassazione n. 17696/2010 in merito alla nota vicenda della minore Rom accusata di aver sottratto una neonata a Ponticelli (Na).
Per ragioni di opportunità, il collegio di difesa ha reso noto soltanto oggi la decisione della Corte di Cassazione, V. sez. penale, n. 17696/2010 depositata il 7 maggio 2010, con la quale era stata annullata la decisione del Tribunale per i Minorenni di Napoli di respingere l'istanza di scarcerazione di A.V., la quindicenne Rom accusata di avere rapito una neonata a Ponticelli (NA) nel maggio 2008, avvenimento che scatenò la devastazione dei campi rom di Ponticelli. La minorenne Rom era stata condannata in primo grado alla pena detentiva di anni 3 e 8 mesi, sentenza poi confermata in appello. E' tuttora pendente il ricorso in Cassazione.
La decisione del Tribunale per i Minorenni di Napoli aveva suscitato perplessità e sconcerto presso il collegio di difesa dell'accusata, nonché presso organizzazioni di tutela dei diritti dei Rom, per il ricorso da parte del collegio giudicante ad affermazioni che rimandavano - piuttosto che a valutazioni sulla pericolosità sociale della singola imputata - a pregiudizi e stereotipi di matrice etnico- razziali nei confronti della popolazione Rom in generale. Nel rigettare l'istanza di scarcerazione, infatti, il collegio giudicante aveva ritenuto che continuavano a sussistere i presupposti per la custodia cautelare derivanti dal pericolo di fuga e di recidiva in conseguenza del fatto che "l'appellante (sarebbe) pienamente inserita negli schemi tipici della cultura rom" per cui "sia il collocamento in comunità che la permanenza in casa risultano, infatti, misure inadeguate anche in considerazione della citata adesione agli schemi di vita Rom, che per comune esperienza determinano nei loro aderenti il mancato rispetto delle regole". L'esame della situazione personale dell'interessata viene così filtrata attraverso la sua adesione a schemi di vita tipicizzati del popolo cui essa appartiene, che sarebbero caratterizzati in generale e tout court dal mancato rispetto delle regole.
A detta del collegio di difesa, sembrava dunque configurarsi nel giudizio della Corte un pericoloso principio per cui la mera appartenenza al gruppo etnico rom renderebbe di per sé inconciliabile l'applicazione delle misure cautelari a prescindere da una seria valutazione su basi personali ed individuali, mediante invece l'utilizzo di una "categorizzazione" o "profilo etnico".
La Corte di Cassazione ha accolto i rilievi della difesa sostenendo che "non è legittimo, in quanto riconducibile ad una visione per stereotipi (mal celatasi dietro ad un generico richiamo alla "comune esperienza") marcata da pregiudizi di tipo razziale, il riferimento agli schemi culturali dell'etnia di appartenenza".
La vicenda presa in esame dalla Cassazione richiama una recente giurisprudenza maturata in seno alla Corte europea dei diritti dell'uomo, nel caso Paraskeva Todorova c. Bulgaria (CEDU, sentenza dd. 25 marzo 2010, caso n. 37193/07). Qui, una corte bulgara, nel condannare l'imputata di origine etniche Rom, aveva espressamente respinto la raccomandazione del pubblico ministero per l'applicazione della pena condizionale, dichiarando che una cultura di impunità era imperante entro la minoranza etnica Rom, così sottintendendo che la sentenza doveva fungere da esempio per l'intera medesima comunità. La Corte di Strasburgo ha quindi concluso che le autorità giudiziarie bulgare avevano violato il principio del processo giusto (art. 6 CEDU), in relazione a quello di non discriminazione (art. 14 CEDU). da ASGI