sabato 24 marzo 2012

Mantova, teatro e musica contro il razzismo

Chitarra manouche, poesia e un buon bicchiere di vino rosso: l'atmosfera giusta per musica e teatro, in occasione della European Action Week Against Racism, la settimana europea contro il razzismo. L'Associazione Sucar Drom in collaborazione con Arci Tom, presenta lunedì 26 marzo alle ore 21 una serata di musica e teatro contro ogni forma di razzismo e discriminazione. E per farlo sceglie gli strumenti dei musicisti del Django's Clan e la forza interpretativa di Dijana Pavlovic, attrice rom.

Per il Django's Clan tutto inizia dalla figura del chitarrista sinto Django Reinhardt, che appare nell’immaginario dei più quasi come una leggenda, più che come una realtà musicale. I sinti lo adorano come un eroe e si raccontano di lui gli aneddoti più curiosi. Quello che ci rimane di tangibile di questo protagonista della musica del ‘900 è innanzitutto un’eredità profonda, riscontrabile in innumerabili musicisti, chitarristi ma non solo, da Django influenzati. Nel 2003, a 50 esatti dalla scomparsa di Django Reinhardt nasce a Cremona trio “Django’s Clan”, da un’idea di Carmelo Tartamella, già rinomato chitarrista jazz sul piano internazionale. Carmelo riscopre così un percorso musicale già maturato nell’infanzia, e poi interrotto fra le vicissitudini della sua carriera. Gli si affiancano da subito Jacopo Delfini, allievo di lunga data di Carmelo, anch’egli apprezzato chitarrista professionista di Cremona, e, dopo qualche mese, Enzo Frassi, uno degli esponenti del contrabbasso jazz più in vista nel panorama musicale italiano. Nel 2010 il trio comincia a collaborare con Enrico Comaschi alla chitarra ritmica e con Luca Campioni al violino, diventando quindi un quintetto, che ricalca la formazione originale dell' Hot club de France di Django Reinhardt. Il 2011 vede l’uscita del quarto album con questa nuova formazione, un live prodotto dall'istituto di Cultura Sinta che riporta la registrazione del concerto tenuto al teatro Bibiena di Mantova nell’ottobre del 2010.All’interno dello stesso festival il gruppo collabora con gli artisti manouche Mandino Reinhardt e Boulou Ferrè.

Dijana Pavlovic lavora in Italia dal 1999, ha una laurea all’Accademia di spettacolo di Belgrado, è mediatrice culturale e vicepresidente della Federazione “Rom e Sinti Insieme”. La sua attività artistica è fortemente legata al teatro anche se Dijana ha partecipato a produzioni tv (la serie La squadra) e cinematografiche (Provincia meccanica con Stefano Accorsi). Nel 2008 si è candidata alla Camera con la Sinistra arcobaleno, senza essere eletta. Da qualche anno collabora con L’Unità, sulle cui pagine ha raccontato la sua odissea per diventare cittadina del nostro Paese, cominciata nel ’97 davanti all’ambasciata italiana a Belgrado.

Ingresso gratuito con tessera Arci

giovedì 22 marzo 2012

ONU: i sinti e rom sono discriminati in Italia

Sono state rese pubbliche pochi giorni fa le Osservazioni conclusive sull'Italia del Comitato per l'Eliminazione della Discriminazione Razziale sull'Italia (Ottantesimo della sessione 13 febbraio - 9 marzo 2012, Esame dei rapporti presentati dagli Stati Parte ai sensi dell'articolo 9 della Convenzione). Il Comitato ha rilevato che permangono serie preoccupazioni per quanto accade in Italia, in particolare per quanto riguarda le discriminazioni istituzionali subite dalle persone appartenenti alle minoranze sinte e rom. Il Comitato ha rilevato i miglioramenti ma ha stilato delle raccomandazioni a cui l'Italia deve attenersi.

Il Comitato rileva l'impegno a migliorare l’indipendenza funzionale, amministrativa e di gestione dell’UNAR, ma raccomanda che l'Italia adotti le misure necessarie per garantire l’indipendenza dell'Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali ed Etniche in modo che possa implementare le sue attività in maniera più efficiente. Tale richiesta è supportata dalla Direttiva europea che chiede espressamente per il contrasto delle discriminazioni etniche / razziali un ente indipendente. Il suggerimento di Sucar Drom al Governo è quello di trasformare l'UNAR in un'Authority.

Il Comitato ha notato con particolare interesse le informazioni fornite dall'Italia sulla creazione di un nuovo Ministero per Cooperazione e integrazione, responsabile, tra l'altro, delle relazioni interetniche, ma il Comitato è seriamente preoccupato che non sia stata ancora istituita una Commissione nazionale per i diritti umani. In base alle informazioni ricevute dal Comitato il Parlamento italiano non ha consultato le ONG e il Privato sociale interessato.

Seria preoccupazione e rammarico è stata espressa dal Comitato per le discriminazioni istituzionali subite dalle persone appartenenti alle minoranze sinte e rom, in merito a: censimenti su base etnica, sgomberi forzati, controlli indiscriminati delle Forze dell'Ordine, segregazione abitativa.

Il Comitato è estremamente preoccupato per la prevalenza di discorsi razzisti, la stigmatizzazione e gli stereotipi nei confronti di rom, sinti, camminanti e immigrati. Il Comitato è preoccupato che nei pochi casi in cui i politici sono stati perseguiti per affermazioni discriminatorie, le sospensioni dell’esecuzione hanno permesso ai perseguiti di proseguire le loro attività politiche e di eleggibilità alle elezioni. Il Comitato rileva che il diritto fondamentale alla libertà di espressione non protegge la diffusione di idee di superiorità razziale o di incitamento all'odio razziale. Il Comitato è anche preoccupato del fatto che la discriminazione razziale sia in aumento nei media e su Internet, in particolare sui social network.

Il problema dei discorsi razzisti, della stigmatizzazione e degli stereotipi che colpiscono sinti, rom e immigrati è così evidente che il Comitato raccomanda all'Italia di:
- adottare misure appropriate per perseguire gli individui, compresi i politici; rafforzare il mandato dell'Autorità che controlla i media per assicurare che le affermazioni razziste siano perseguite e alle vittime concesse le riparazioni;
- assicurarsi che i media non stigmatizzino, stereotipino o bersaglino in maniera negativa gli immigrati e gli appartenenti alle minoranze;
- invitare i media a rispettare rigorosamente la Carta di Roma, al fine di evitare un linguaggio razzista, discriminatorio o preconcetto; sensibilizzare i giornalisti e operatori dei media sulla loro responsabilità a non diffondere pregiudizi (vedi l'etnicizzazione del presunto reato).

Il Comitato sottolinea che il fondamentale diritto alla libertà di espressione non deve sottrarsi ai principi di uguaglianza e di non discriminazione in quanto l'esercizio del diritto della libertà di espressione porta con sé responsabilità speciali, tra cui l'obbligo di non diffondere idee sulla superiorità razziale o di odio.

In questa breve presentazione ho descritto alcune delle diverse considerazioni, raccomandazioni e preoccupazioni espresse dal Comitato per l'Eliminazione della Discriminazione Razziale (CERD – ONU) sull'Italia, ma le osservazioni come potrete leggere sono molte e abbracciano diverse discriminazioni vissute in Italia, in particolare dalle persone appartenenti alle minoranze sinte e rom. L'auspicio è che il Governo italiano, il Parlamento e le Regioni italiane sappiano far tesoro delle raccomandazione del Comitato e implementare azioni serie e rigorose per il contrasto alle discriminazioni etniche/razziali. di Carlo Berini

mercoledì 21 marzo 2012

Giornata Mondiale contro il Razzismo

Oggi 21 marzo è la Giornata Mondiale contro il Razzismo e sono molteplici le iniziative svolte in tutta l'Italia e tutta l'Europa. La giornata è istituita in ricordo della strage di Sharpeville in Sud Africa, dove il 21 marzo 1960 la polizia sparò sui manifestanti uccidendo 69 cittadini neri in protesta contro il regime dell’apartheid.

L'Italia e l'Europa sono scosse da continue violenze di matrice razzista, l'ultima in ordine di tempo a Tolosa in Francia, ma pochi sono ancora gli strumenti per contrastare l'humus diffuso, dove crescono pregiudizi, stereotipi e xenofobia che portano poi a gesti eclatanti che tutti condannano.

Non basta dire no al razzismo è necessario che ogni persona si interroghi e si chieda, almeno in questa giornata, cosa posso fare per abbattere pregiudizi e stereotipi che colpiscono tantissime persone in Europa, ed è indubbio che le più colpite da forme di razzismo e discriminazione sono oggi in Europa le persone appartenenti alle minoranze sinte e rom.

Uccisioni, pogrom e violenze di ogni tipo germogliano in Europa come un cancro per cui purtroppo non è stata inventata una cura efficace. Per questo è indispensabile fermarsi questo giorno e riflettere. Sono importanti le manifestazioni, i concerti, le iniziative culturali per sensibilizzare i giovani su questo tema ma sono altrettanto importanti strumenti efficaci di contrasto al razzismo che ad oggi sono deficitari.

Pochi giorni fa la Prefettura di Rimini ha permesso lo svolgersi a Riccione di una manifestazione neo-fascista con tanto di cori, fumogeni e bandiere nere contro alcune famiglie italiane che hanno un contenzioso con l'Amministrazione comunale per un abuso edilizio. Forza Nuova non organizza manifestazioni contro ogni italiano che ha commesso un abuso edilizio, ma questo caso è "particolare" perchè quegli italiani appartengono alla minoranza sinta. E il Prefetto ha dato l'autorizzazione.

Quando succederà l'inevitabile, come pochi mesi fa in Ungheria, saranno tutti pronti a condannare la violenza. Ma parafrasando Fabrizio De André: per quanto voi vi crediate assolti, siete per sempre coinvolti.

giovedì 15 marzo 2012

L'ipocrisia di Maroni su razzismo e xenofobia

Roberto Maroni fa un passo avanti e due indietro sul razzismo e sulla xenofobia. L'ex Ministro dell'Interno, promotore di disposizioni che hanno fatto inorridire l'Europa e che hanno fatto fioccare sull'Italia condanne a raffica, ad una domanda esplicita sul tema del razzismo e sulla xenofobia nella Lega Nord, prima ammette e poi su facebook retifica.

Roberto Maroni ieri è salito in cattedra all'Università dell'Insubria, a Varese, per una lezione di comunicazione politica agli studenti del Corso di laurea in Scienze della Comunicazione. Uno studente ha posto una domanda esplicita sulla Lega Nord razzista e xenofoba. Maroni nella risposta ha ammesso che agli inizi, parliamo del periodo 1995/2000, la Lega abbia “marciato” sul razzismo e sulla xenofobia perchè si erano accorti che "aumentavano i consensi".

La Lega, ha spiegato Maroni agli studenti, all'inizio era percepita come un movimento prima "contro i meridionali, poi contro gli extracomunitari". Quando si è capito che un certo atteggiamento garantiva consenso" la Lega ha continuato ad usare certi termini e "qualcuno ha esagerato". Maroni si è dimenticato (ma glielo ricordiamo) del razzismo contro i sinti e i rom che hanno “fruttato” alla Lega Nord la condanna penale di due esponenti di primo piano, ovvero Flavio Tosi (Sindaco di Verona) e Giancarlo Gentilini (proSindaco di Treviso).


Maroni ha spiegato agli studenti dell'Università di Varese che la Lega Nord "è partita con un federalismo etnico. Ma non esiste un legame linguistico nel nord e tanto meno etnico. Questa è stata un'ambiguità degli inizi che ci siamo trascinati dietro. E ogni tanto c'è qualcuno che esagera: ci sono i cosiddetti 'baluba' nella Lega, quelli con la barba verde e con le corna - ha detto Maroni - Io non sono un 'baluba', ma difendo i 'baluba' della Lega: fanno parte della pancia della movimento. C'è il cervello, c'è il cuore e c'è la pancia. Dobbiamo tenere insieme tutto. E' molto faticoso. Io mi sono spesso dissociato da affermazioni che non condividevo".

Molti media si sono lanciati subito sulla notizia: Bobo Maroni: "su xenofobia e razzismo ci abbiamo marciato. ora basta"; La confessione di Maroni: “Macché xenofoba La Lega ci ha solo marciato per avere voti”; La Lega e il grande imbroglio; Lega: Maroni, noi fraintesi su razzismo, ma ci abbiamo marciato; Maroni: "Noi leghisti, razzisti perché conviene"...

Ma a stretto giro di posta arriva la smentita su facebook che viene rilanciata da tutti i leghisti:
“Ho letto sui giornali di oggi qualche ricostruzione fantasiosa di quello che ho detto ieri all'Università di Varese. I giornali sono spesso maliziosi e dicono mezze verità. Così é successo ieri circa la mia affermazione che LA LEGA NON E' RAZZISTA. Ieri ho doverosamente difeso la Lega dalle continue accuse di razzismo e xenofobia, spiegando agli studenti universitari la differenza tra IDENTITA' (patrimonio dellaLega) e XENOFOBIA (accusa strumentale rivolta alla Lega). Non c'é nulla nella storia della Lega che io rinnego, anzi, soprattutto la Lega degli inizi che ho contribuito a fondare. Ma é ora di finirla di considerare i leghisti come dei baluba senza cuore né cervello.”

Come dire il lupo perde il pelo ma non il vizio...

giovedì 8 marzo 2012

Vita Mia, Parla

Oggi, 8 marzo 2012, promuoviamo la lettura - spettacolo “Vita Mia, Parla” curato da Dijana Pavlovic e Giuseppe Di Leva sulla storia della poetessa jenisch Mariella Mehr. La lettura-spettacolo è interpretata da Dijana Pavlovic e George Moldoveanu. La lettura-spettacolo è già stata presentata in diversi teatri italiani e chiediamo a tutte le nostre lettrici ma sopratutto a tutti i nostri lettori di promuoverlo nella propria Città. Per contatti: ics@sucardrom.eu.

Quanto dolore può sopportare un essere umano? C’è una dose per ciascuno? Una quantità per la vita? Oltre quale soglia la persona si spezza? E come mai qualcuno si spezza producendo grande letteratura? Mariella Mehr, nata nel 1947, ha subito nei primi anni di vita terribili abusi che l’hanno ferita per sempre nel corpo e nell’anima.

La persecuzione dei sinti e degli jenische, in Svizzera, che proietta l’ombra di Porrajmos (l’olocausto rom e sinto) fin quasi all’inizio degli anni ottanta, la investe in pieno. Sua madre, lei e suo figlio ne saranno vittime. Mariella si “salva” grazie all’attività politica e giornalistica e più tardi a quella letteraria. E tuttavia la “salvezza” non è guarigione, le ferite interne vengono continuamente riaperte, quelle “esterne” pesano sulla vita di ogni giorno.

Questo spettacolo è fatto di scrittura poetica che è insieme memoria e sofferenza.

In una vecchia valigia piena di polvere ci sono tutti i ricordi di una famiglia distrutta. Nelle cartelle gialle, messi ben in fila gli atti della Pro Juventute che riguardano Maria Emma Mehr e Mariella, sua figlia. Ci sono le lettere che madre e figlia si sono scritte senza averle mai ricevute. Ci sono i diari di Mariella che contengono tutte le sue sofferenze.

Mariella in uno struggente monologo affronta la sua storia e quella di sua madre, che sono anche la storia di un popolo intero. Dopo essere diventata una grande scrittrice e paladina dei diritti del popolo Jenische, cerca di fare i conti con se stessa, con la rabbia e con il dolore che non la abbandonano mai.

mercoledì 7 marzo 2012

Lucca, l'inchiesta giornalistica della vergogna

L'inchiesta giornalistica “Così lontano, così vicino. Un viaggio nel campo nomadi di Lucca” a firma di Brunella Menchini alimenta stereotipi e pregiudizi e dovrebbe essere segnalata all'ordine dei giornalisti per istigazione alla discriminazione, in particolare per questo passaggio:

"Concludendo, sappiamo bene che stiamo parlando di gente che vive di espedienti sempre ai confini della legge, ma siamo anche convinti che, se l’amministrazione per prima non si prende cura delle strutture che pone in essere, anche approfittando di finanziamenti regionali o di progetti europei, non possiamo aspettarci che lo facciano persone che non hanno, per cultura, il rispetto della cosa pubblica."

Poniamo una domanda
Se in un condominio con venti appartamenti ci fosse un solo bagno in comune, come sarebbe ridotto quel servizio igienico nel giro di pochi giorni?

Facciamo anche una considerazione
A Lucca per un Cittadino italiano in condizione di povertà lo Stato italiano mette a disposizione un alloggio che ai contribuenti è costato dai 100/120mila euro per la realizzazione e una struttura di gestione e manutenzione che ha un costo non indifferente. Ma se questo Cittadino italiano in condizione di povertà è sinto o rom lo Stato Italiano spende per l'alloggio se va bene un decimo di quello che spende per qualsiasi altro Cittadino nelle stesse condizioni (un piazzale di ghiaia e un bagno da cantiere che qualsiasi persona di buon senso sa essere molto deperibile).

Per cultura i sinti e rom hanno il rispetto della cosa pubblica, al contrario di quello che scrive Brunella Menechini, ma il pubblico (Amministrazione comunale, provinciale, regionale...) ha rispetto per i sinti e per i rom?

La risposta a quest'ultima domanda la potete trovare negli innumerevoli rapporti ed indagini delle Istituzioni europee e internazionali che condannano l'Italia. Sono da leggere con attenzione!

Appello: Il diritto all'alloggio non si sgombera!

"Quel giorno me lo ricordo. E' come se mi avessero tolto una parte della mia vita. Ed è davvero quello che hanno fatto!" (Florin, 24 anni)

Ogni anno nella città di Roma centinaia di bambini rom sono sgomberati con le loro famiglie dagli insediamenti informali della Capitale senza una soluzione alternativa adeguata, dimenticando che, secondo le norme e le convenzioni internazionali, gli sgomberi forzati rappresentano una violazione del diritto a un alloggio adeguato. Sono stati più di 400 quelli realizzati dall'amministrazione locale negli ultimi 2 anni e nella maggior parte di essi ogni singola procedura di garanzia del diritto individuale è stata ignorata.

Riteniamo, pertanto, che gli sgomberi e i trasferimenti forzati, così come pianificati a attuati dalla autorità locali, siano chiaramente illegali. Le modalità con cui vengono svolti, inoltre, fanno temere che essi siano organizzati per portare all'esasperazione le famiglie rom coinvolte aumentando il loro disagio e la loro esclusione dal tessuto sociale.

Sulla base di queste premesse, con la presente petizione lanciata dall'Associazione 21 luglio, associazione per i diritti dell'infanzia, si chiede la sospensione immediata di ogni sgombero, che interessa le comunità rom e sinte all'interno del Comune di Roma, che non sia accompagnato da un serio e concreto sforzo di accoglienza alternativa per i gruppi familiari.

Firma anche tu...

Partecipa anche tu alla nostra indagine sulla conoscenza

Invitiamo tutte e tutti a partecipare alla nostra indagine sulla conoscenza, è un breve questionario anonimo con sei domande a risposta multipla e una domanda a risposta aperta sulla conoscenza su sinti e rom. Partecipa all'indagine...

Perchè un'indagine sulla conoscenza? Uno dei problemi più gravi con il quale si devono confrontare i sinti e rom in Italia è la scarsa informazione che esiste sulla loro condizione. Per questa ragione abbiamo bisogno di capire dopo alcuni anni di lavoro sull'informazione su quali temi dobbiamo insistere con approfondimenti e campagne informative.

L'indagine è stata testata per alcune settimane su Facebook, su Twitter e anche su questa pagina web. Ringraziamo le tantissime persone (789) che hanno partecipato a questa prima sperimentazione.

Oggi dopo una valutazione fatta dal gruppo di ricerca dell'Istituto di Cultura Sinta presentiamo l'indagine sulla conoscenza, con alcune modifiche, in versione definitiva. Abbiamo aggiunto una domanda e abbiamo rielaborato alcune delle domande. L'indagine nella sua stesura definitiva è on line da oggi, 5 marzo 2012. Chiediamo il favore di ripetere l'indagine a chi l'abbia già fatta.

Rispondere ti impiegherà per soli tre minuti ma offrirà a noi dell'Istituto di Cultura Sinta un'importante strumento per modulare con maggiore efficacia i nostri interventi.

Clicca quì per partecipare all'indagine sulla conoscenza...

Ti ringraziamo anticipatamente per la collaborazione!

L'Italia sono anch'io: obiettivo raggiunto!

Una valanga di firme! L’obiettivo delle 50.000 firme necessarie per presentare le due proposte di legge di iniziativa popolare promosse dalla Campagna L’Italia sono anch’io è stato raggiunto e largamente superato. Lo annunciano le organizzazioni promotrici che ieri, 6 marzo 2012, alle 11.30 hanno consegnato le firme alla Camera dei Deputati.

Decine di migliaia di cittadine e cittadini hanno voluto, con la loro firma, condividere le ragioni della Campagna: una riforma della legge che attualmente regolamenta l’accesso alla cittadinanza per le persone di origine straniera e l’introduzione del diritto di voto alle elezioni amministrative per gli stranieri residenti.

Un successo straordinario, possibile solo grazie ai tanti comitati locali che si sono costituiti in tutta la penisola per sostenere la Campagna. Centinaia di volontari hanno organizzato in questi sei mesi una miriade di iniziative di informazione e confronto, avvicinando migliaia di cittadini che spesso hanno dimostrato una grande sensibilità alle tematiche proposte.

Ma la consegna delle firme rappresenta solo la prima tappa di un percorso che sarà ancora lungo e impegnativo. Si tratterà di fare in modo che il Parlamento calendarizzi la discussione sulle due proposte di legge per arrivare in tempi rapidi alla loro – speriamo – approvazione. I promotori de L’Italia sono anch’io hanno deciso quindi di non fermarsi qui.

Nel corso della conferenza stampa, oltre a fornire tutti i numeri della Campagna, è stata presentata una nuova campagna di comunicazione, che partirà immediatamente, per tener viva l’attenzione dell’opinione pubblica sui temi sollevati e premere sui parlamentari perché si avvii la discussione sulle proposte di legge.

Alla conferenza stampa erano presenti il presidente del comitato promotore de L’Italia sono anch’io Graziano Delrio, sindaco di Reggio Emilia e presidente dell’Anci, esponenti delle organizzazioni promotrici e alcuni dei testimonial che, per la nuova campagna di comunicazione, hanno accettato di ‘metterci la faccia’. Fra questi il giocatore dell’Ascoli Piceno di origine senegalese Papa Waigo e l’attrice di origine rom Dijana Pavlovic, Vice Presidente della Federazione Rom e Sinti Insieme.

L’Italia sono anch’io è stata promossa, nel 150° anniversario dell’Unità d’Italia, da 19 organizzazioni della società civile (Acli, Arci, Asgi-Associazione studi giuridici sull’immigrazione, Caritas Italiana, Centro Astalli, Cgil, Cnca-Coordinamento nazionale delle comunità d’accoglienza, Comitato 1° Marzo, Coordinamento nazionale degli enti locali per la pace e i diritti umani, Emmaus Italia, Fcei – Federazione Chiese Evangeliche In Italia, Fondazione Migrantes, Libera, Lunaria, Il Razzismo Brutta Storia, Rete G2 - Seconde Generazioni, Sei Ugl, Tavola della Pace, Terra del Fuoco) e dall’editore Carlo Feltrinelli. Presidente del comitato promotore è il sindaco Graziano Delrio.

giovedì 1 marzo 2012

Rom e Sinti, l'Italia volta pagina con la Strategia Nazionale

E' da poche ore disponibile nella pagina web del Punto di Contatto dell'UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazione Razziale ed Etnica) il documento “STRATEGIA NAZIONALE D’INCLUSIONE DEI ROM, DEI SINTI E DEI CAMINANTI ATTUAZIONE COMUNICAZIONE COMMISSIONE EUROPEA N.173/201”, deliberato dal Consiglio dei Ministri venerdì scorso. Il documento è corredato da 3 allegati: allegati e tavole, allegato buone prassi, schema governance.

Il documento è stato inviato in bozza alle associazioni sinte e rom il 17 febbraio e presentato il 22 febbraio. La Federazione Rom e Sinti Insieme ha presentato un documento in cui si sono chieste alcune modifiche alla bozza che l'UNAR ha recepito in parte visti i tempi strettissimi.

Il documento “Strategia nazionale d’inclusione dei rom sinti e camminanti”, voluto con determinazione dal Ministro Riccardi, punta l'attenzione su quattro ambiti di intervento (istruzione, lavoro, sanità e habitat) e ha un debito con il Rapporto conclusivo dell'indagine sulla condizione di rom, sinti e camminanti in Italia, redatto dalla Commissione Straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato italiano.

La Strategia Nazionale rimane un punto fermo importante per arrivare al pieno riconoscimento dei diritti di minoranze ai sinti e rom. Inoltre, il documento del Governo italiano offre una svolta importante dopo il periodo 2008/2011, in cui l'Italia aveva di fatto costruito un sistema di discriminazione istituzionale che è stato condannato da tutte le Istituzioni europee ed internazionali.

Luci e ombre per i sinti e i rom in Italia e in Lombardia

Il 30 gennaio scorso è stato presentato a Mantova il IV Rapporto di Articolo 3 Osservatorio sulle discriminazioni. Il Rapporto 2011 è costituito da un libro e un cd allegato in cui si offre uno spaccato sula situazione mantovana e lombarda sul tema dell'antidiscriminazione. Alla presentazione hanno partecipato tutti i rappresentanti delle Istituzioni mantovane e lombarde.
Il Rapporto è complesso e offre uno sguardo sulle persone appartenenti a minoranze, le persone disabili e le persone appartenenti alle comunità lgtb colpite da discriminazione. Il capitolo dedicato alle minoranze sinte e rom è stato scritto da Carlo Berini (cofondatore dell'osservatorio) e lo pubblichiamo integralmente. Il Rapporto 2011 sarà scaricabile nei prossimi giorni.


Luci e ombre per i sinti e i rom in Italia e in Lombardia


Il 2010 è stato un tunnel senza luce per le minoranze linguistiche sinte e rom in Italia e in Lombardia, tra decreti di emergenza, sgomberi, tragedie, discriminazioni e violenze. Nel 2011 il tunnel rimane ancora buio ma alcune luci in lontananza si sono accese, grazie ad una presa di coscienza dell'Unione europea e del Parlamento italiano.
Il 2011 si è aperto con una tragedia a Roma, che ha visto la morte di quattro bambini a causa di in un rogo; e si è concluso a Torino, con un vero e proprio pogrom contro un insediamento rom. Questi due accadimenti hanno scosso le coscienze e costretto le Istituzioni a confrontarsi con le problematiche vissute da migliaia di cittadini italiani ed europei.
L'anno appena trascorso si è caratterizzato da una nuova impostazione offerta dal Parlamento italiano e da quello europeo. Le due massime espressioni della nostra democrazia hanno licenziato due documenti che stanno imprimendo una svolta alle politiche nazionali ed europee. In particolare, l'attenzione è volta ai principi di parità di trattamento, alla lotta alle discriminazioni e alla partecipazione diretta dei sinti e dei rom.
In ultimo, sono da sottolineare tre pronunciamenti della magistratura, che hanno iniziato a sgretolare il sistema discriminatorio istituzionale che colpiva le minoranze sinte e rom.
In Lombardia le tre città simbolo della situazione dei sinti e dei rom sono Milano, Brescia e Mantova, a cui sono dedicati tre approfondimenti specifici.

Le tragedie e le violenze, le responsabilità della politica e dell'informazione
Sono sei le vittime di tragedie e violenze in questo 2011: cinque bambini sono morti a Roma e un ragazzo è stato ucciso a fucilate nel Bresciano. Due sono stati i raid: uno a Napoli e uno a Torino che si è trasformato in un vero e proprio pogrom.

Non si contano le dichiarazioni violente dei politici: sono troppe. Merita una segnalazione la campagna elettorale del centrodestra per l'elezione del Sindaco di Milano che ha scioccato la maggioranza dei milanesi e il commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Thomas Hammarberg. La campagna elettorale xenofoba e razzista era iniziata a Milano il 25 aprile scorso (Festa della Liberazione) con l'ex vice sindaco, di Milano, Riccardo De Corato, che ha diramato un comunicato stampa in cui annunciava ai milanesi di aver superato i 500 sgomberi di famiglie rom e sinte. È terminata con tutta Milano tappezzata di manifesti, in cui il centrodestra accusava il candidato di centrosinistra, Giuliano Pisapia, di voler trasformare la Città in “zingaropoli”. I milanesi hanno punito il centrodestra, che ha perso le elezioni. Il Commissario Hammarberg, alla presentazione del suo Rapporto conclusivo sull'Italia, pubblicato nel mese di settembre, ha dichiarato di essere preoccupato per la retorica razzista e xenofoba contro rom e sinti. Secondo Hammarberg, questo fenomeno deve essere contrastato con l’ausilio di misure efficaci, in particolare attraverso iniziative di autoregolamentazione da parte dei partiti politici, e tramite la vigorosa applicazione delle disposizioni penali contro i reati di matrice razzista. Il Commissario ha inoltre scritto: “Le misure adottate dalle autorità italiane nei confronti dei rom e dei sinti non sono in linea con gli standard internazionali ed europei in materia di diritti umani”.

I casi di etnicizzazione delle notizie di cronaca nera sono migliaia e non colpiscono solo i sinti e rom ma anche i cittadini immigrati. È una forma di criminalizzazione che colpisce migliaia di persone, difficile da sradicare anche perché mancano gli strumenti normativi.
Il meccanismo è semplice ma perfido. Tutte le volte che un cittadino, appartenente alle minoranze sinte o rom, viene accusato di aver commesso un reato, non ne risponde pubblicamente in maniera individuale; il presunto reato ricade inesorabilmente su tutti i cittadini che vengono riconosciuti come appartenenti alle minoranze sinte e rom; il che attribuisce ad un intera minoranza un comportamento criminoso in virtù di una sorta di “responsabilità penale collettiva” (1).
Il caso del pogrom di Torino è esemplare nella sua drammaticità. Ed è proprio in questo caso che per la prima volta un quotidiano, La Stampa, chiede pubblicamente scusa per un titolo (Mette in fuga i due rom che violentano la sorella, 10/12/2011), che ha innescato il meccanismo del razzismo. Scrive Guido Tiberga de La Stampa: “Probabilmente non avremmo mai scritto: mette in fuga due «torinesi», due «astigiani», due «romani», due «finlandesi». Ma sui «rom» siamo scivolati in un titolo razzista. Senza volerlo, certo, ma pur sempre razzista. Un titolo di cui oggi, a verità emersa, vogliamo chiedere scusa”.
Questo meccanismo di etnicizzazione delle notizie di cronaca nera è così rodato nella stampa lombarda e italiana che non è difficile imbattersi in notizie insinuanti nei lettori il sospetto che rom e sinti siano tutti dei criminali. Prendo ad esempio una notizia da Prato, che leggo mentre sto scrivendo queste pagine: Prato, rapina in villa in pieno giorno. Il giornalista, dopo una sommaria descrizione dell'accadimento, scrive: “Le indagini sono in corso; al momento c'è una sommaria descrizione dei due rapinatori, forse nomadi, tra i 25 e i 35 anni. Hanno agito a volto scoperto e indossavano abiti di colore scuro”. Come noterete, il giornalista insinua nella mente del lettore l'equazione nomade = rapinatore. Anche in questo caso, nessuna evidenza, ma la volontà del giornalista di trovare il capro espiatorio: tutti i sinti e rom in Italia. Ne troverete, molti esempi, anche nella rassegna stampa settimanale del nostro Osservatorio.


Verso la Strategia nazionale
Due sono i pronunciamenti parlamentari che porteranno l'Italia e l'Unione europea a delineare una strategia in cui affrontare con nuove modalità le problematiche vissute dalle minoranze rom e sinte.

Il primo pronunciamento è stato il Rapporto conclusivo dell'indagine sulla condizione dei rom, sinti e camminanti in Italia, votato all'unanimità il 9 febbraio 2011dalla Commissione Straordinaria per la Tutela e la Promozione dei Diritti Umani.

Il secondo pronunciamento è stato del Parlamento Ue nella Risoluzione del 9 marzo 2011 sulla strategia dell'UE per l'inclusione dei rom, che ha portato la Commissione europea il 13 maggio 2011 ad adottare le conclusioni sul Quadro dell'UE per le strategie nazionali di integrazione dei Rom fino al 2020, in cui si invitano gli Stati membri a perseguire obiettivi in materia di istruzione, occupazione, assistenza sanitaria e alloggi, al fine di colmare i divari tra comunità rom e sinte emarginate e popolazione generale. Entro la fine del 2011, gli Stati membri, compresa l'Italia, avevano il dovere di elaborare strategie nazionali o insiemi integrati di misure di intervento. Gli Stati membri erano altresì invitati a tenere conto dell'esigenza di promuovere l'inclusione socioeconomica dei rom e dei sinti al momento di pianificare, attuare e controllare i programmi nazionali di riforma nell'ambito della strategia Europa 2020.
I pronunciamenti hanno un valore diverso: sono vincolanti quelli dell'Unione europea, mentre è consultivo con carattere di indagine quello del Parlamento italiano. Possiamo però leggere alcune similitudini tra questi diversi pronunciamenti. Innanzitutto, sia il Parlamento italiano che il Parlamento europeo, che la Commissione europea puntano l'indice contro il fallimento delle politiche fino ad ora adottate a favore delle minoranze sinte e rom. I pronunciamenti evidenziano la mancata partecipazione diretta di sinti e di rom alla predisposizione degli interventi come il peccato originale di tutte le politiche e azioni fino ad ora attuate. Ciò ha portato a predisporre politiche inefficaci e in alcuni casi discriminatorie (vedi paragrafo successivo) che hanno acuito le problematiche già esistenti. In particolare, in tutti i pronunciamenti si evidenziano le necessità di adottare politiche per desegregare i sinti e i rom e in Italia, “il paese dei campi”, questo è un problema centrale.
Primaria attenzione è posta sulle politiche di antidiscriminazione, associate a quelle per l'accesso alla casa, al lavoro, alla sanità, alla scolarizzazione. Sono queste le direttrici fondamentali che devono essere supportate da politiche che portino a valorizzare gli apporti culturali offerti dai sinti e dai rom all'Europa.
In Italia, questi pronunciamenti sono rimasti lettera morta per alcuni mesi, ma oggi il nuovo Governo Monti (pressato dalla Commissione europea e dalle associazioni sinte e rom) ha impresso una svolta. Il 16 novembre scorso è stato istituito il Punto di Contatto Nazionale, presso l'UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazione Razziale ed Etnica). Si sono già tenuti due incontri nel mese di dicembre in cui il Governo ha iniziato a discutere con le associazioni sinte e rom la stesura della Strategia nazionale.


La magistratura smonta le discriminazioni
Tre pronunciamenti della magistratura nel 2011 sgretolano l'impianto di discriminazione istituzionale che, a partire dal 2008, ha colpito i cittadini italiani e i cittadini immigrati appartenenti alle minoranze sinte e rom.

Il Tribunale di Milano il 24 gennaio 2011 conferma l'ordinanza del giudice civile di Milano, che aveva accertato il comportamento discriminatorio del Comune di Milano a danno di famiglie rom.
Nel maggio 2010 il Comune del capoluogo lombardo e il Ministero dell'Interno, attraverso la Prefettura, avevano sottoscritto una convenzione con alcune associazioni per la riqualificazione di alloggi popolari, che sarebbero stati assegnati a 25 famiglie rom. Ma nel settembre 2010 l'ex ministro dell'Interno Roberto Maroni, al termine di un vertice in Prefettura, aveva dichiarato alla stampa che le case non sarebbero state assegnate alle famiglie rom, e che pur trattandosi di cittadini comunitari si sarebbe adoperato per la loro espulsione. Ne era scaturita una querelle giudiziaria che è terminata con la sentenza del 24 gennaio 2011, che ha costretto il Comune di Milano ad assegnare le case alle famiglie rom. Nel dispositivo, il Collegio giudicante del Tribunale di Milano ha rilevato la “connotazione evidentemente discriminatoria del comportamento del Comune di Milano e del Ministro dell'Interno, in quanto la volontà espressa di recedere dal progetto di riqualificazione degli alloggi finalizzata alla loro assegnazione finale alle famiglie rom si è fondata esclusivamente su ragioni etniche”.

La Corte Costituzionale, con sentenza del 4 aprile 2011, dichiara illegittima la norma del cosiddetto “pacchetto sicurezza”, che dava un potere illimitato ai Sindaci nell’emettere ordinanze (2). Finisce la stagione dei Sindaci “sceriffi” che con le loro ordinanze hanno violato gli articoli 3, 23 e 97 della Costituzione riguardanti il principio di eguaglianza dei cittadini, la riserva di legge, il principio di legalità sostanziale in materia di sanzioni amministrative. La norma era stata fortemente voluta dall'ex ministro dell'Interno Roberto Maroni, e ha portato centinaia di Sindaci (in particolare nel Nord Italia, Mantova compresa) ad emettere ordinanze contro le persone povere che sopravvivono mendicando e di divieto di sosta ai “nomadi”. Quest'ultimo tipo di ordinanze ha flagellato, negli anni Settanta e Ottanta, sopratutto le regioni del Nord Italia. Da anni Sucar Drom ha lanciato una campagna nazionale per la loro abrogazione. Con l'approvazione del decreto legge 23 maggio 2008, n. 92, questo tipo di ordinanze è tornato all'ordine del giorno. Ad oggi, sono ancora pochi i Sindaci che le hanno abrogate.

Il Consiglio di Stato, con la sentenza n. 6050 del 16 novembre 2011, ha dichiarato illegittimo lo stato di emergenza decretato nel territorio delle Regioni Lombardia, Lazio e Campania, in relazione agli insediamenti di comunità rom e sinte. Il Consiglio di stato ha respinto gli appelli principali presentati dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, dal Ministero dell'Interno, dalla Protezione civile e dalle Prefetture di Roma, Milano e Napoli contro la sentenza del 1 luglio 2009 del TAR del Lazio, che aveva in parte dichiarato illegittimi i decreti di emergenza emanati nel 2008. Ma la sentenza non si è limitata a respingere gli appelli principali, ha anche accolto l'appello incidentale presentato dall'ERRC (European Roma Rights Center) e da due rom romani e, per l’effetto, in parziale riforma della sentenza impugnata, accoglie il ricorso di primo grado. In sintesi, nel maggio 2008 l'ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, su indicazione dell'ex ministro dell'Interno Roberto Maroni, aveva decretato lo stato di emergenza in tre Regioni italiane (Lombardia, Lazio e Campania) per la presenza di rom e sinti (nel testo veniva utilizzato l’eteronimo discriminatorio “nomadi”). Nel novembre scorso, a distanza di tre anni, il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso presentato dall'ERRC e da due rom, abitanti nell'ex “campo” di Casilino 900 a Roma, affermando in maniera inequivocabile che non esistevano i presupposti per decretare lo stato di emergenza, e quindi facendo decadere tutte le decisioni e tutti gli atti presi dal 2008 ad oggi. Il Consiglio di Stato ha offerto comunque la possibilità di sanare alcuni interventi, nel rispetto della legislazione vigente.
La sentenza è caduta come una scure su una modalità di intervento istituzionale, che si era estesa dal maggio 2009 anche ad altre due Regioni (Piemonte e Veneto) e che in questi anni era stata criticata da tutte le organizzazioni sinte e rom, ma che era stata colta come occasione per interventi assistenziali da molte organizzazioni pro rom e sinti. A Milano il decreto aveva portato immediatamente alla schedatura dei sinti e dei rom (in seguito il Governo si era corretto), ma ricordo per esempio lo strumento discriminatorio del patto di socialità e legalità e i 500 e più sgomberi, nella maggior parte dei casi senza nessuna alternativa abitativa seria.
Ora la situazione è abbastanza confusa (nessuno si attendeva una sentenza così favorevole a rom e sinti), ma sembra che il nuovo Governo italiano sia intenzionato, attraverso la stesura della strategia nazionale, a rivedere tutti i suoi interventi alla luce delle richieste dell'Unione europea.


La Lombardia: Milano, Mantova e Brescia
A Milano, nel 2011, l'attenzione è stata catalizzata dalle elezioni comunali che hanno visto il centrodestra, guidato da Matteo Salvini (Lega Nord) e da Riccardo De Corato (Pdl), incentrare la propria campagna elettorale contro i sinti e rom. La sconfitta elettorale del centrodestra xenofobo milanese ha forse fatto capire ai politici italiani che strumentalizzare i sinti e rom non paga elettoralmente. Ma Futuro e Libertà, già prima delle elezioni, nel mese di febbraio aveva costretto Tiziana Maiolo a dimettersi da portavoce del partito per una dichiarazione resa durante un'intervista al programma radiofonico La Zanzara, su Radio 24. La Maiolo aveva dichiarato: “I rom? Meglio i cani”. Argomentando: “…quelli fanno la pipì sui muri: il mio cagnolino non fa la pipì sui muri”. Nell'intervista a Il Giornale, pubblicata dopo le dimissioni, ha dichiarato di avere detto una cosa sbagliata all’interno di un partito per cui l’integrazione è una bandiera: “Nella Lega avrei avuto meno problemi”.
L'elezione di Giuliano Pisapia ha offerto a tutti i sinti e rom milanesi la speranza che si potesse girare pagina, dopo tre anni di sgomberi e violenze. Non è stato così perché, fino al mese di novembre la politica comunale è continuata nel solco già tracciato dalla Giunta Moratti. Solo nelle ultime settimane di questo 2011 l'amministrazione Pisapia ha iniziato a cambiare registro. Gli elementi che hanno portato a questa svolta sono tre: la nascita del Governo Monti, la sentenza del Consiglio di Stato e la nascita della Consulta Rom e Sinti di Milano. Del Governo Monti e della sentenza del Consiglio di Stato potete leggere negli altri paragrafo, mi soffermo, invece, sulla nascita della Consulta, un organismo auto-costituito dai sinti e rom milanesi.
A Milano, diversamente da Mantova, le associazioni non riuscivano a rappresentare tutti i sinti e rom, perché in una metropoli è pressoché impossibile che una singola associazione possa rappresentare tutti. Per questa ragione, i due leader milanesi della Federazione Rom e Sinti Insieme, Dijana Pavlovic (Upre Roma) e Giorgio Bezzecchi (Romano Drom), hanno avuto l'idea di costituire una Consulta in cui fossero rappresentante tutte le diverse comunità rom e sinte milanesi. La Consulta si è presentata alla città nel luglio scorso ponendo tre questioni:
- la sospensione degli sgomberi senza soluzioni e senza assistenza che hanno tormentato decine di famiglie, costrette a spostarsi da un posto all’altro in condizioni di sempre maggiore degrado;
- la ridiscussione del piano Maroni e la revisione dell’utilizzo dei 13 milioni di euro, parte del Fondo sociale europeo per politiche di tutela e inclusione delle comunità rom, e quindi da utilizzarsi per reali politiche di convivenza, in armonia con le direttive comunitarie;
- la valorizzazione delle risorse umane delle comunità rom e sinte, sia nella gestione organizzativa ed economica delle realtà presenti sul territorio comunale, sia sulla costruzione di un rapporto di scambio sociale e culturale con le istituzioni e la cittadinanza.
Dopo alcuni mesi di significative iniziative, tra cui un incontro per costituire un Osservatorio sulle discriminazioni sul modello mantovano, la Consulta ha coinvolto il Consiglio d'Europa, costringendo la Giunta comunale a sedersi intorno ad un tavolo per ridefinire tutte le politiche a favore dei rom e sinti milanesi. Un successo importante, che dovrebbe essere d’ esempio anche per altre grandi città, come Roma.

Nella provincia di Mantova due criticità hanno contraddistinto il 2011: la votazione del Consiglio comunale di Mantova del nuovo regolamento per l'area residenziale per sinti italiani, e il contenzioso urbanistico tra il Comune di Marmirolo e tre famiglie sinte.
A Mantova, ogni dieci anni circa, l'amministrazione comunale decide di cambiare il regolamento del cosiddetto “campo nomadi”. Questa nuova riscrittura del regolamento si è inserita in un processo di chiusura definitiva dell'area, che ha portato negli ultimi cinque anni all'uscita di venticinque famiglie sinte. Il regolamento vigente funzionava e secondo l'associazione Sucar Drom era inutile lavorare per un atto che non avrebbe aiutato le famiglie sinte a costruirsi un percorso abitativo autonomo. Inoltre, alcune delle norme contenute nella proposta della Giunta comunale erano discriminatorie, come ad esempio la norma che dava facoltà all'amministrazione comunale di espellere dall'area le famiglie morose nel pagamento delle utenze.
La regolamentazione vigente, prevedeva che, in questi casi, venissero interrotte le forniture, come succede a qualsiasi altra famiglia. Per questa ragione, l'associazione Sucar Drom ha proposto che alle famiglie residenti nell'area fosse applicato il regolamento Aler (case popolari). L'amministrazione comunale ha risposto negativamente, e la polemica è sfociata sui quotidiani locali con decine di interventi dei sinti che vivono nell'area. Il Consiglio comunale ha rimandato la votazione e l'amministrazione comunale, insieme ai capi gruppo di maggioranza del Consiglio comunale, ha aperto un tavolo di confronto con Sucar Drom, che ha ridefinito le norme più controverse del regolamento. Prima della votazione in Consiglio comunale, alla presenza tra il pubblico di tutti i sinti, l'assessore al welfare Arnaldo De Pietri si è impegnato a improntare un progetto sui temi del lavoro e dell'abitare, che porti alla definitiva chiusura dell'area. Promessa mantenuta anche se i tempi concordati hanno subito un ritardo.
A Marmirolo, dal 2006, era in corso un contenzioso urbanistico tra l'amministrazione comunale e le famiglie sinte. Negli anni non si era raggiunta una soluzione concordata tra le parti, e il contenzioso era finito in tribunale. A maggio 2011 il Consiglio di stato ha chiesto all'amministrazione comunale di concordare una soluzione (con la mediazione di Sucar Drom) è stata individuata, nel mese di luglio, nell’assegnazione alle famiglie sinte di tre appartamenti di proprietà comunale.

La situazione nella provincia di Brescia è tra le peggiori in Italia. Nel comune di Brescia, da anni, le amministrazioni pubbliche negano un dialogo diretto alle famiglie sinte e rom. Dal 2008 l'amministrazione, di fatto guidata dal vice sindaco Fabio Rolfi, persegue una politica che mira all'allontanamento dei sinti italiani e dei rom immigrati. Una politica – è bene precisare – già iniziata contro i rom immigrati con la precedente amministrazione di centrosinistra, guidata dall'allora assessore Fabio Capra. Tant'è che il 24 settembre 2010 il Consiglio comunale, con insolita votazione bipartisan (il solo voto contrario della consigliera di Sinistra arcobaleno e l’astensione di un consigliere PD), delibera che l'area dove vivono i sinti italiani, in via Orzinuovi, venga chiusa entro l’agosto 2011. La delibera non contiene alcuna indicazione sul destino delle famiglie e lascia quindi carta bianca alla Giunta di centrodestra su come procedere (3). Nella serata di lunedì 14 febbraio 2011, l'amministrazione comunale decide di interrompere l'erogazione dell'energia elettrica a tutte le famiglie sinte che abitano in via Orzinuovi, per punire tre nuclei che non accettano di trasferirsi in un'altra area, dove potranno rimanere solo due anni. L'azione da far west dell'amministrazione mette a rischio la vita di due bambini che vivono grazie ad apparecchiature mediche che funzionano a elettricità, oltre a lasciare al buio e senza riscaldamento tutti (nell'area non esiste l'allaccio alla rete del gas metano). Scatta immediatamente una protesta durissima, che porta alla chiusura della strada provinciale che da Brescia porta a Milano. L’energia elettrica viene riallacciata dopo poche ore, grazie a una trattativa promossa da Sucar Drom e guidata dal pastore Renato Henich dell’associazione Sinti Italiani di Brescia. Il giorno successivo la notizia è su tutti i quotidiani nazionali e l'amministrazione comunale si vede costretta ad aprire un tavolo di trattative con la mediazione della CGIL. Oggi la chiusura definitiva dell'area è stata prorogata da agosto 2011 a febbraio 2012, ma soluzioni abitative alternative non sono state trovate, nonostante le famiglie sinte di via Orzinuovi, tramite l'associazione Sinti Italiani di Brescia, hanno esplicitato diverse proposte serie.
A Brescia la tensione è alta anche perché sui giornali si rincorrono le dichiarazioni tra il vice sindaco Fabio Rolfi e il consigliere comunale Fabio Capra (prima del 2008 le parti erano invertite), su chi meglio mostra alla città il pugno di ferro contro i rom e sinti. Il clima che si respira a Brescia, ma sul territorio provinciale non è diverso, ha inevitabilmente portato molti bresciani a pensare ai sinti e ai rom come al “nemico”. E il 26 ottobre scorso a Calcinatello di Calcinato (BS), Luciano Manca, 51enne, si è appostato nei pressi della proprietà privata di una famiglia rom e ha fatto fuoco con un fucile, uccidendo Ionut Yamantida, diciottenne, che era in casa a guardare la televisione.
Luciano Manca ha motivato l'omicidio perché riteneva colpevoli i rom di vendere droga alla figlia, morta pochi mesi di overdose. Ionut è morto tra l'Ospedale tra le braccia della giovane moglie, che da lì a pochi giorni dava alla luce un bambino orfano. Ionut e sua moglie si trovavano da pochi giorni a Calcinatello, ospiti della famiglia rom proprietaria della casa. Da rilevare che la famiglia rom aveva da poco acquistato la proprietà e non spaccia droga.
Pongo una domanda: se il presunto spacciatore non fosse stato rom, a Luciano Manca sarebbe mai venuto in mente di farsi giustizia imbracciando un fucile per ammazzare un ragazzo di 18 anni? Io penso di no, e ne sono convinto; anche perché dopo l'omicidio non vi è stata a Brescia nessuna reazione, come ad esempio c'è stata a Torino dopo il pogrom contro le famiglie rom. Il silenzio della Società civile e delle Istituzioni nel far west bresciano è una grave ferita nella nostra regione.


(1) Vedi A regola d’Art3, Menzogne e pregiudizio di Eva Rizzin, newsletter n°4/2011.

(2) “La Corte Costituzionale dichiara l'illegittimità costituzionale dell’art. 54, comma 4, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali), come sostituito dall’art. 6 del decreto-legge 23 maggio 2008, n. 92 (Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica), convertito, con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, della legge 24 luglio 2008, n. 125, nella parte in cui comprende la locuzione «anche» prima delle parole «contingibili e urgenti»”.

(3) Storia recente dei Sinti di Brescia, di Luigino Beltrami, newsletter n°10/2011.

Roma, appello nazionale: “Il diritto all'alloggio non si sgombera”

''Profonda preoccupazione per le azioni che l'amministrazione comunale sta attuando negli ultimi due anni allontanando, in più di 400 sgomberi forzati e con un altissimo costo economico (più di 6 milioni di euro), le comunità rom dagli insediamenti informali con il fine esclusivo di spostarle da una parte all'altra della città fino al successivo, inutile, inefficace e illegale sgombero.''

Ad esprimerla l'Associazione 21 luglio sottolineando che nei giorni scorsi il Comune di Roma ha ripreso il piano degli sgomberi che ha coinvolto le comunità rom e sinte della capitale. ''Si tratta - spiega l'Associazione - della prima importante azione successiva alla sentenza del Consiglio di Stato che aveva dichiarato la «illegittimità» dello stato di emergenza riferito alla presenza degli «insediamenti di comunità nomadi»''.

Secondo quanto precisano i rappresentanti dell'Associazione, il 24 febbraio le forze di polizia hanno proceduto allo sgombero di un insediamento informale in zona Laurentina - Acqua Acetosa Ostiense e alla distruzione di alcune abitazioni abitate da famiglie rom in zona Tor Sapienza.

Lunedì 27 febbraio, invece, sono state abbattute una dozzina di baracche vicino all'insediamento di via del Baiardo e circa 60 persone tra cui donne e bambini sono state allontanate. Il presidente della Commissione Sicurezza di Roma Capitale, Fabrizio Santori, le ha definite ''presenze invadenti e sgradevoli'' e prosegue anche ieri la distruzione delle abitazioni in prossimità di via del Baiardo.

''L'Associazione - sottolinea - ha piu' volte segnalato come le azioni di sgombero condotte dalle autorita' romane fossero svolte in maniera illegale e senza rispettare quanto stabilito da norme e convenzioni internazionali. Recentemente autorevoli voci hanno denunciato le gravi violazioni riscontrate in Italia''. Per questa ragione l'Associazione 21 luglio, domenica 4 marzo, presso il teatro Valle Occupato di Roma, lancerà un appello nazionale: ''Il diritto all'alloggio non si sgombera''.

All'appello, come primi firmatari, hanno già aderito intellettuali italiani, scienziati e artisti riconosciuti e apprezzati per il loro impegno sociale. L'appello promuove una mobilitazione della società civile italiana contro le azioni che il Comune di Roma, violando i più elementari diritti umani e incurante delle raccomandazioni europee, sta pianificando da tempo contro le comunità rom e sinte.

Roma, fermiamo le violenze contro i residenti della Monachina!

Sabato 25 febbraio alle ore 15.00 oltre 20 pattuglie di carabinieri hanno circondato da ogni lato il campo della Monachina, sull'Aurelia. Alcuni di essi, muniti di giubbotti antiproiettile, con le pistole sguainate e i mitra in pugno, hanno fatto irruzione nel campo, obbligando tutti i residenti a consegnare i documenti, uscire dalle case e riunirsi in uno spiazzo centrale. Lì la popolazione è stata divisa in tre gruppi: le donne con i bambini, i maschi adulti, i ragazzi e le ragazze tra i 10 e i 15 anni.

È quindi iniziata la procedura di accertamento dell’identità, durata un’ora e mezzo, nel corso della quale i maschi adulti sono stati fotografati. Sono state effettuate numerose riprese video ed effettuate perquisizioni intorno alle baracche, che non hanno dato alcun esito.

Per tutto questo tempo l’intera popolazione del campo, donne, uomini e bambini, è stata costretta ad attendere in piedi, al freddo, nello spiazzo in cui era stata concentrata, il termine dell’operazione (pur potendo recarsi sotto scorta alla toilette).

I bambini sono rimasti fortemente traumatizzati, anche per i ripetuti gesti intimidatori (perfino con i mitra) tenuti non solo nei confronti degli adulti ma anche nei confronti di alcuni di loro: il disprezzo dei diritti dei bambini rom in quanto bambini è stato del resto denunciato da varie associazioni e anche dall'Unicef.

Alla fine, alla Monachina, tre uomini sono stati portati in questura perché privi di documenti (non sono riconosciuti dallo Stato italiano, pur essendo nati qui e non avendone, quindi, altri): due sono stati poi rilasciati, uno trattenuto in stato di arresto per precedenti penali.

Quale è la ragione di tale spiegamento di forze, dell’ostilità feroce e ostentata, di un trattamento così disumano oltre che illegale, anche dopo che una Sentenza del Consiglio di Stato ha riconosciuto illegittime le procedure dell'"Emergenza nomadi"?

Questo è purtroppo è solo l’ennesimo episodio di violenza ai danni dei residenti della Monachina, una comunità pacifica da sempre oggetto di pressioni, prepotenze e intimidazioni, anche a mezzo stampa, da parte dei politici e delle forze di pubblica sicurezza.

A queste persone viene negato da anni, dalle amministrazioni di centrodestra e di centro sinistra, l’accesso all’energia elettrica. Un diniego illegale, motivato da pregiudizi razzisti e da calcolo politico. Essi inoltre, pur abitando un’area in cui si sono insediati su indicazione dell’autorità pubblica, sono costantemente minacciati di sgombero, senza che gli venga offerta una valida alternativa abitativa.

In questo quadro, la brutale irruzione del 25 febbraio potrebbe preannunciare lo sgombero del campo, recentemente annunciato da esponenti dell’amministrazione capitolina, e il trasferimento della popolazione nei disumani «campi autorizzati» previsti dal «piano nomadi».

Denunciamo con forza la persecuzione spietata di cui sono vittime i residenti del campo della Monachina, e in particolare i Rom, e invita tutte le associazioni di base e del volontariato a prendere posizione e a reagire insieme contro queste gravi e reiterate violenze. di Monteverde Antirazzista