lunedì 30 aprile 2012

Castiglione delle Stiviere (MN), i Sinti invitano i Candidati alle elezioni a Sindaco

L'associazione Sucar Drom (bella strada, in lingua sinta) negli ultimi vent'anni ha promosso la partecipazione politica dei Cittadini italiani, appartenenti alle minoranze storico - linguistiche sinte e rom.

Molte sono state le iniziative svolte per avvicinare i politici alle questioni e ai problemi vissuti dai sinti e rom mantovani, una di queste oramai istituzionalizzata nel mantovano è l'incontro diretto con i candidati, prima delle elezioni.

Un incontro conviviale in cui ci si conosce e si esprimono vicendevolmente progetti e sogni per il futuro della proprio essere cittadini e amministratori di un territorio.

Un'occasione importante per i politici per confrontarsi con propri elettori che vivono sul territorio e sono afflitti da problemi e ansie sia per la crisi economica che per forme di discriminazione e razzismo difficili da estirpare; come denunciato dal Rapporto del Senato italiano, votato all'unanimità da tutte le formazioni politiche presenti in Parlamento.

Un'occasione importante per i Cittadini italiani, appartenenti alla minoranza dei sinti lombardi, per conoscere programmi e idee dei propri concittadini che hanno deciso di spendersi con il loro impegno politico per risolvere i bisogni di tutti.

Per queste ragioni l'associazione Sucar Drom, congiuntamente alle famiglie sinte residenti a Castiglione delle Stiviere, invita pubblicamente i candidati Sindaco e le candidate e i candidati Consigliere alle elezioni amministrative a Castiglione delle Stiviere ad un incontro conviviale mercoledì 2 maggio 2012, alle ore 16.00, presso la proprietà della famiglia Argentini, in via Marcadora a Castiglione delle Stiviere.

Per conferme 345 6123932

lunedì 23 aprile 2012

I Sinti nella Guerra di Liberazione

I Sinti italiani durante il fascismo subirono una violenta persecuzione su base razziale, il Porrajmos. Vennero rinchiusi a partire dal settembre 1940, quindi ancor prima degli ebrei italiani, in appositi campi di concentramento. E' un pezzo di storia ancora poco conosciuta dagli italiani. Ma con l'8 settembre 1943 molti riuscirono a fuggire con lo sbandamento che porterà alla formazione della Repubblica di Salò.

Le famiglie sinte scampate dalla deportazione nei campi di sterminio ma braccate dai repubblichini e dai nazisti furono aiutate da molti italiani anche nella Provincia di Mantova, in particolare dai contadini che li nascondevano nei fienili.

I Sinti non solo si nascosero, per non subire la deportazione, ma parteciparono attivamente alla Guerra di Liberazione. Questo pezzo di storia italiana è misconosciuta anche per il disinteresse dimostrato in questi anni dall'ANPI.

Nel mantovano si formò il battaglione “I Leoni di Breda Solini” formato unicamente da sinti italiani, fuggiti dal campo di concentramento di Prignano sul Secchia (MO), dove erano stati rinchiusi nel settembre 1940.

Lo racconta Giacomo “Gnugo” De Bar (in foto) nel suo libro “Strada, Patria Sinta”, edito da Fatatrac:
“Molti sinti facevano i partigiani. Per esempio mio cugino Lucchesi Fioravante stava con la divisione Armando, ma anche molti di noi che facevano gli spettacoli durante il giorno, di notte andavano a portare via le armi ai tedeschi. Mio padre e lo zio Rus tornarono a casa nel 1945 e anche loro di notte si univano ad altri sinti per fare le azioni contro i tedeschi nella zona del mantovano fra Breda Salini e Rivarolo del Re (oggi Rivarolo Mantovano), dove giravamo con il postone che il nonno aveva attrezzato. Erano quasi una leggenda e la gente dei paesi li aveva soprannominati «I Leoni di Breda Solini», forse anche per quella volta che avevano disarmato una pattuglia dell'avanguardia tedesca.”

Racconta ancora Gnugo:
“Erano entrati nel cuore della gente come eroi, anche per il fatto che usavano la violenza il minimo necessario, perché fra noi sinti non è mai esistita la volontà della guerra, l'istinto di uccidere un uomo solo perché è un nemico. Questo lo sapeva anche un fascista di Breda Solini che durante la Liberazione si era barricato in casa con un arsenale di armi, minacciando di fare fuoco a chiunque si avvicinasse o di uccidersi a sua volta facendo saltare tutta la casa: «lo mi arrendo solo ai Leoni di Breda Salini». Così andarono i miei, ai quali si arrese, ma venne poi preso in consegna lo stesso da altri partigiani, che lo rinchiusero in una cantina e lo picchiarono.”

Quella di Gnugo De Bar è una testimonianza per stimolare le stesse Istituzioni ad attivarsi per far conoscere e offrire spazi ai sinti anche nelle cerimonie ufficiali, perchè troppo spesso viene oscurato più o meno volontariamente l'apporto dato dai sinti alla formazione dell'Italia.

In ultimo il mio pensiero va oggi a Walter “Vampa” Catter, Lino Ercole Festini, Silvio Paina e Renato Mastin. Sono i martiri partigiani sinti, trucidati a Vicenza l'11 novembre 1944. Per non dimenticare. di Carlo Berini

martedì 17 aprile 2012

Svizzera, la copertina razzista del Weltwoche

La foto pubblicata sulla copertina del Weltwoche non ha alcuna relazione con la Svizzera: venne scattata nel 2008 nella città di Đakovica (in albanese Gjakovë), in Kosovo, dal fotografo italiano Livio Mancini. È stata venduta a Weltwoche da un’agenzia che ha poi criticato l’uso fatto dal giornale, perché ne avrebbe ribaltato il significato originario. L’intenzione di Livio Mancini infatti era testimoniare le condizioni di povertà delle comunità rom a Đakovica, che sopravvive raccogliendo dalla spazzatura materiale riciclabile e poi rivendendolo.

Chuck Sudetic del sito dell’Open Society Foundations è andato a Đakovica, per raccontare chi è il bambino ritratto nella foto. Si chiama Mentor Malluta, ha otto anni e vive con i genitori e due sorelline. Nella foto scattata da Livio Mancini Mentor stava giocando con una pistola giocattolo. Dice che da grande vuole fare il poliziotto.

A Đakovica solo poche famiglie si considerano rom, ne parlano la lingua e ne seguono le tradizioni. Gran parte di loro appartiene alla minoranza degli ashkali e dei balcano-egiziani che parlano albanese, seguono i costumi albanesi e sono stati riconosciuti nella Costituzione del Kosovo del 1999. Mentor Malluta e la sua famiglia appartengono alla minoranza dei balcano-egiziani. Suo padre Regjep ha 32 anni è cresciuto a Đakovica in un magazzino abbandonato e occupato da venti famiglie, circa 150 persone. Quando non andava a scuola – ha frequentato fino alle elementari – accompagnava la madre a fare l’elemosina nelle strade della città. Contrariamente a molti altri non è fuggito durante la guerra con Serbia e i bombardamenti NATO. da Il Post, leggi tutto...

Vicini e Distanti, cronache da via Idro

Questa mattina è arrivato all'Istituto di Cultura Sinta il libro “Vicini e Distanti, cronache da via Idro” di Fabrizio Casavola, curatore di Mahalla. Il libro è una cronistoria lucida ma appassionata della “vita pubblica” di alcune famiglie italiane, appartenenti alla minoranza linguistica non riconosciuta dei rom harvati, che vivono a Milano in via Idro, in zona nord-est praticamente al termine di via Padova, non lontano dalla tangenziale est, al confine con i comuni di Sesto San Giovanni e Cologno Monzese. Una storia tutta italiana che svela il circolo vizioso della discriminazione istituzionale ma non solo, leggerlo è un dovere!

Ho fatto un calcolo: quasi metà dei gagé che conosco ha scritto almeno un libro. In compenso l'Italia rimane da anni uno dei paesi dove si legge di meno.

Probabilmente è questo il motivo per cui fino ad ora non avevo mai nemmeno provato a scrivere qualcosa. Silenziosamente divoro libri su libri, ma ancora non ho imparato a farne uno.

E infatti, cercavo di tranquillizzarmi mentre scrivevo queste righe, ci vuole coraggio a definire libro le pagine che avete in mano. Non c'è traccia di poesia, e neanche una trama. Di certo non è un saggio o un testo di studio. Inoltre ricordi e considerazioni non hanno una scansione temporanea lineare, e rischierete di vagare avanti e indietro nel tempo, alla ricerca di una logica.

Se accettate il mio suggerimento, prendetele come una serie di istantanee messe in lettera, non sempre conseguenti, da cui potranno sortire (sempre che lo vogliate) ragionamenti, riflessioni o un semplice cazzeggio. Il tipo di scrittura è molto simile a quella che ho imparato ad adoperare in Internet: più da blog e facebook che da twitter. Amo la sintesi ma il limite dei 140 caratteri non fa per me. Continua a leggere...

martedì 10 aprile 2012

Devleha Rumanì

E' venuta a mancare prematuramente Giuseppina “Rumanì” Ciarelli, romnì italiana tra le prime a Milano a diventare mediatrice culturale e attivista per i diritti dei rom e dei sinti. Rumanì ha iniziato il suo impegno come mediatrice a favore delle donne e dei minori rom e sinti nei consultori famigliari, insieme ai mediatori e alle mediatrici di Sucar Drom alla fine degli Anni Ottanta. E' stata una delle prime mediatrici sanitarie italiane, ci mancherà il suo sorriso e ci mancheranno le sue capacità. Pubblichiamo il ricordo della Consulta Rom e Sinti di Milano a firma di Giorgio Bezzecchi, Dijana Pavlovic e Paolo Cagna Ninchi

“Noi siamo belli”, questo diceva Rumanì di noi rom, questo è quello che sentiva, che pensava e che diceva quando incontrava, anche in incontri ufficiali i “gagi”. Questo ci ha insegnato Rumani, a credere che i rom sono belli, perché liberi, perché portano qualcosa di bello in questo mondo con il loro modi di vedere la vita, con la gioia capace di esprimersi in ogni momento, anche il più difficile.

Rumanì era libera e capace di raccontare la LIBERTA’, capace di cancellare i pregiudizi con le sue parole semplici e forti. Traduceva il suo nome RUMANI’ in “donna libera”. Così noi pensiamo a lei, sorridente e orgogliosa.

E’ stata una delle prime attiviste e leader del movimento per i diritti Civili di Rom e Sinti a Milano. Ciarelli Giuseppina nata Avezzano il 7 Giugno 1957, detta “Rumanì” dalle donne delle Comunità Rom e Sinti di Milano.

Rumanì è stata una delle prime attiviste dell’Opera Nomadi di Milano, iniziava la sua attività già alla fine degli anni ’80, nei primi anni ’90 seguì un corso di Mediatori Sanitari andando a lavorare per anni nel Consultorio familiare di via Fantoli svolgendo la propria importantissima funzione a favore

Nella prima metà degli anni ’90 ritirò a nome dell’Opera Nomadi di Milano l’Ambrogino d’Oro testimoniando orgogliosamente e caparbiamente il desiderio delle Comunità rom e sinte di superare le difficoltà legate alla lotta alla discriminazione e al riconoscimento dei propri diritti. Aveva un grande ruolo all’interno della Comunità e per noi era un punto di riferimento, non solo una grande amica.

venerdì 6 aprile 2012

Sgomberi forzati e strani roghi

E’ ancora successo. E’ stranamente andato in fiamme l’insediamento rom di via Sacile a Milano, all’alba di ieri. Nel silenzio generale. Come nel caso del recente incendio del campo del Parco della Marinella a Napoli, anch’esso valutato “accidentale” (malgrado fosse avvenuto a poca distanza da una manifestazione organizzata dal Pdl contro di esso). Come se fosse normalmente “accettato” che i campi rom vadano a fuoco in questo Paese.

Una strana catena di fatti: campagna popolare contro i cosiddetti “nomadi”, interventi repressivi, incendi… Spesso perché al suo posto è previsto un centro commerciale, nel caso milanese, il prolungamento della stada Paullese e di un condotto fognario. Un rogo forse non del tutto casuale quindi, in altre parole l’imposizione delle leggi del mercato con la forza contro il suo “anello debole”?

I circa 300 abitanti di via Salice si erano insediati in queste condizioni inaccettabili, senza acqua né luce, non per scelta, ma perché spostati e “sgomberati”, alcuni più di 5 volte, dalla Giunta precedente; che in 5 anni ha effettuato circa 450 sgomberi a Milano.

La precarietà abitativa dei rom è il prodotto di sgomberi ripetuti, senza alcun piano di azione. Le associazioni milanesi della Federazione Rom e Sinti Insieme chiedono al Comune un progetto e una soluzione abitativa duratura, come spiega Dijana Pavlovic, attrice e mediatrice culturale rom.

Il caso di Milano non è però isolato. Dal 2007 a oggi, l’escalation di politiche discriminatorie nutrite di antiziganismo è una realtà preoccupante che spesso non è raccontata dai media. Sui Rom e Sinti, come gruppo, sono piovute le cosiddette misure di “emergenza” del “pacchetto sicurezza”, alcune esplicitamente discriminatorie: censimenti in insediamenti abitati esclusivamente da Rom, raccolta non volontaria delle impronte digitali, strapotere conferito ai Prefetti. Leggere: espulsioni e arresti, smantellamenti di tutti i loro campi e abusi quotidiani dalle forze dell’ordine. da Diversa Mente di Flore Murard-Yovanovitch, leggi tutto l'articolo...

8 aprile 2012, 41° Giornata Mondiale dei Sinti e dei Rom

DESIDERIO

Solo il tuo cuore ardente
e niente più.


Il mio paradiso un campo
senza usignolo
né lire,
con un fiume discreto
e una fontanella.


Senza lo sprone del vento
sopra le fronde
né la stella che vuole
essere foglia.


Una grandissima luce
che fosse
lucciola
di un'altra,
in un campo di
sguardi viziosi.


Un riposo chiaro
e lì i nostri baci,
nèi sonori
dell'eco,
si aprirebbero molto lontano.


Il tuo cuore ardente,
niente più.


Federico Garcia Lorca, canti gitani e andalusi

giovedì 5 aprile 2012

Il grande inganno: la Lega Nord

La Lega Nord è la formazione politica italiana che più si è impegnata ad avvelenare la Società italiana con i virus della xenofobia, della discriminazione e del razzismo. Bersaglio privilegiato, in particolare a partire dal 2006, sono stati i cittadini italiani sinti e rom e i cittadini immigrati rom. Persone appartenenti ad una minoranza storica linguistica ancora non riconosciuta dallo Stato italiano (Legge 482/99) per la ferma opposizione in Parlamento proprio della Lega Nord di Umberto Bossi e Roberto Maroni.

E' stato per l'appunto Roberto Maroni, pochi giorni fa, a spiegare agli studenti dell'Università dell'Insubria, a Varese, quanto la Lega abbia “marciato” sul razzismo e sulla xenofobia perchè si erano accorti che "aumentavano i consensi". Una dichiarazione che aveva sollevato un vespaio tra i leghisti e Maroni si era subito corretto con un comunicato sulla sua pagina facebook. Poche le reazioni politiche e il dibattito sui media si era spento nel giro di qualche ora.

La Lega Nord, e non tanto per quanto emerge oggi dalle inchieste, è una formazione politica fondata sull'autoritarismo e sulla violenza verbale. Ha sempre cavalcato l'anti-politica ma è stato l'esempio italiano più squallido di partitocrazia familistica, dove il “capo famiglia” risulta appunto anche oggi intoccabile. La Lega Nord ha abbracciato la nobile idea del federalismo, non riuscendo nemmeno a metterlo in pratica al proprio interno, e riducendolo ad un feticcio mortale per la società italiana.

La Lega Nord il partito della legalità, della sicurezza, della Roma ladrona... tutti specchietti delle allodole a cui milioni di italiani hanno abboccato, mentre la realtà ben diversa come l'ha descritta con precisione Michele Serra, ieri su Repubblica:
"Più che alla disonestà vera e propria, gli scandali della Lega fanno pensare alla disperata precarietà strutturale di un partito inventato da un fanfarone di paese, finto medico, cantante fallito, che per oltre vent’anni è riuscito ad abbindolare un popolo evidentemente abbindolabile. Tutto, nella storia leghista, è improvvisato e cialtrone, a partire da quel logo fantasma, “Padania”, che non ha alcuna attinenza con storia e geografia e pare sortito da un partita notturna a Risiko annaffiata da troppo alcol. Proseguendo con il ridicolo crak del credito padano, l’inverosimile carriera politica del povero Trota, il cerchio magico con le fattucchiere e le badanti, l’università dell’Insubria, gli amiconi illetterati messi alla Rai per puro sfregio, i finti ministeri a Monza, gli elmi cornuti, gli affaroni in Tanzania… È quasi prodigioso che con ingredienti così poveri la grande simulazione di Bossi abbia potuto reggere così a lungo. È come se un “Amici miei” di basso rango fosse arrivato a governare un Paese. Poi i giudici, non per colpa loro, arrivano sempre dopo. Dopo che milioni di italiani l’hanno bevuta, ci hanno creduto, si sono tappati occhi e orecchie per non sentire e non vedere."

Un “Amici miei” delle valli del Nord Italia che alla “zingarata” ha cambiato i connotati. Non più burla ma violenza razzista che si è abbattuta per anni contro persone inermi che nulla hanno potuto per contrastarla e combatterla. Anni bui che hanno portato disperazione e desolazione.

Pochi in questi giorni possono “scagliare pietre” contro la formazione xenofoba più violenta che abbia calcato le scene politiche in Europa per la semplice ragione che quasi tutti (media e politici) hanno sempre legittimato e a volte anche rinfocolato gli atteggiamenti di istigazione alla discriminazione. Come quando Roberto Maroni, da Ministro dell'Interno, affermò: “no alle case ai rom”. Un'istigazione alla discriminazione che il Comune di Milano ha preso alla lettera finendo condannato per razzismo dal Tribunale.

Roberto Maroni non è stato nemmeno inquisito per le affermazioni fatte a Milano nel settembre 2010 e oggi può andare a spiegare candidamente agli studenti che è di fatto lecito soffiare sulla xenofobia perchè porta voti, sdoganando pubblicamente il razzismo in Italia. Ma la cosa più grave è che sembra sia lui a guidare fra qualche mese la Lega Nord e tutti sono pronti a fargli la corte... di Carlo Berini

La fabbrica della paura. Media e immigrazione

E se la paura nascesse in redazione? Se alla base dei nostri timori ci fosse proprio l’uso di parole come “vu cumprà” e “clandestino” o la scelta di raccontare l’immigrazione in modo bellico, come “invasione” e “assedio”? E’ un dubbio inquietante ma che vale la pena di affrontare come ha fatto Giulio Di Luzio, giornalista e collaboratore del Corriere del Mezzogiorno, nel suo ultimo saggio “Brutti, sporchi e cattivi. L’inganno mediatico sull’immigrazione” (Ediesse editore, 2011).

Dall’analisi dei titoli dei quotidiani e dei Tg degli ultimi anni emerge il contributo della stampa al clima italiano di sospetto e di xenofobia verso lo straniero. I casi sono tanti: la demonizzazione, venata di retorica anti-islamica, di Marzouk, il tunisino di Erba, l’accanimento dei cronisti contro Patrick Lumumba nel caso Meredith, o ancora la caccia al rumeno dopo lo stupro della Caffarella. Tutti esempi in cui lo straniero, innocente, viene additato come colpevole. Ma i casi di parossistico razzismo mediatico sono numerosi: dall’omicidio Reggiani al truce racconto di Rosarno.

Sui Rom, invece, si catalizza da sempre ogni stereotipo, persino menzogne, su un loro presunto “nomadismo” o “propensione a delinquere”. Una vera e propria campagna discriminatoria, derivata dalle politiche securitarie. Parlare solo di “emergenza sbarchi” e di “clandestini”, invece di interrogarsi sulle ragioni delle migrazioni non è neutrale. Scarse sono le inchieste sui lavoratori immigrati regolari (la grande maggioranza), nelle fabbriche e nelle scuole e sulle loro culture. E gli stessi migranti raramente vengono utilizzati come “fonti”. Il risultato è un racconto distorto che nega l’oggetto stesso di cui si sta parlando. da Diversa Mente di Flore Murard-Yovanovitch, leggi tutto l'articolo...