venerdì 31 agosto 2012
mercoledì 29 agosto 2012
Mantova, "Alain e i rom" al Festivaletteratura
Sabato 8 settembre al Festival
Letteratura di Mantova sarà presentato il volume “Alain e i rom”,
dalle ore 17.45, presso l'Aula magna dell’Università di Mantova.
L'evento vede la presenza degli autori Emmanuel Guibert, Alain Keler
e Frédéric Lemercier con Alberto Sebastiani, esperto di graphic
novel.Un fotoreporter viaggia attraverso le comunità rom di mezza Europa e riempie la sua macchina di scatti; un disegnatore unisce i materiali scrivendo e illustrando la storia del reportage; un grafico ridona al disegno la varietà dei colori di un popolo marginalizzato da una civiltà sorda e ostile.
Per dieci anni il fotografo Alain Keler
ha girato nei cosidetti “campi rom” di mezza Europa. Dal Kosovo
alla Serbia, dal sud della Francia alla Repubblica Ceca, fino al
grande ghetto a cielo aperto di Lamezia Terme, in Calabria. Dovunque
ha fotografato i volti, scattato immagini della vita in roulottes e
villaggi di baracche e raccolto le storie e le testimonianze dei rom,
documentando le loro difficili condizioni di vita, la povertà, la
costante minaccia delle espulsioni e il confronto quotidiano con i
muri dell’ostilità e dei pregiudizi, uguali sotto ogni cielo. Ma
anche narrando con le foto la cultura di un popolo, i mestieri, le
feste e la musica. La fatica e la gioia di vivere, nonostante tutto.
CERD ONU, allarmante aumento dei fenomeni di incitamento all’odio razziale in Italia
I risultati emersi dallo studio
elaborato da un network di associazioni italiane sono preoccupanti:
in Italia si registra un aumento dei fenomeni di incitamento all’odio
razziale legati ai discorsi politici e ai media, specialmente nei
confronti di rom e sinti, nonché un incremento del razzismo diffuso
attraverso i nuovi canali, quali internet e social network.
La ricerca è stata presentata
nell’ambito della thematic discussion del Comitato perl’Eliminazione della Discriminazione Razziale delle Nazioni Unite
(CERD) in materia di incitamento all’odio razziale (racist hate
speech) che si è tenuta ieri, 28 agosto 2012, a Ginevra nel corso
della sua 81° sessione.
I rappresentanti della società civile
presenti al dibattito hanno richiesto ai membri del Comitato dell’
ONU di formulare una general recommendation per rafforzare gli
strumenti internazionali esistenti in tema di lotta contro le
discriminazioni razziali.
martedì 28 agosto 2012
UNAR: un silenzio assordante!
E' passato più di un mese dal mancato
rinnovo del contratto al Direttore dell'Ufficio NazionaleAntidiscriminazioni Razziale ed Etniche (UNAR) e tutto tace. Nessuna
notizia dal Dipartimento per le Pari Opportunità sotto la Presidenza
del Consiglio. Un silenzio assordante!
Massimiliano Monnanni, direttore
dell'UNAR dal 2009, non è stato riconfermato il 22 luglio scorso
dall'attuale Governo. La decisione è stata presa per utilizzare le
risorse interne e per questa ragione è stato fatto un bando a cui
hanno partecipato dodici dirigenti della Presidenza del Consiglio, ma
ad oggi l'Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razzili ed Etniche
non ha un Direttore.
La decisione del Governo di non
confermare Massimiliano Monnanni alla guida dell'UNAR si assomma alla
decisione di togliere nove (9) dei tredici (13) funzionari assegnati
all'Ufficio. L'UNAR, costituito in osservanza della Direttiva Europea
2000/43 CE, dovrebbe avere un organico di ventitré (23) persone.
Tant'è che da più parti si è affermato: l'Ufficio nazionaleantidiscriminazioni razziali rischia la paralisi a causa dellaspending review...
giovedì 23 agosto 2012
sabato 18 agosto 2012
Don Bruno Nicolini è scomparso, il ricordo di Peslingo
Don Bruno Nicolini è scomparso. Questa notizia rattrista moltissimi sinti che l’hanno conosciuto di persona, specialmente noi sinti di Bolzano. Don Bruno è stato il primo sacerdote che ci ha portato in casa la grande parola di Dio, io avevo si o no 5 anni quando l'ho conosciuto.
Mi ricordo di quando lui e Mirella Carpati venivano a casa nostra a fare messa in giardino all’aperto e quando, più grande, gli facevo da chierichetto.
Don Bruno ci fece conoscere e fare la prima Santa Comunione e la Santa Cresima dal Vescovo di Bolzano, penso che il suo prezioso lavoro incominciò proprio dalla mia grande famiglia quì a Bolzano anche perché all’epoca eravamo solo noi sinti a Bolzano, i rom arrivarono molto tempo dopo.
Don Bruno Nicolini e Mirella Carpati ci avevano fatto conoscere tantissime cose. Hanno iniziato la scolarizzazione e grazie a loro oggi i sinti hanno potuto studiare e sapere almeno leggere e scrivere: Don Bruno ha creato le scuole Lacio Drom, l’Opera Nomadi e tantissimo altro.
Mi ricordo di quando lui e Mirella Carpati venivano a casa nostra a fare messa in giardino all’aperto e quando, più grande, gli facevo da chierichetto.
Don Bruno ci fece conoscere e fare la prima Santa Comunione e la Santa Cresima dal Vescovo di Bolzano, penso che il suo prezioso lavoro incominciò proprio dalla mia grande famiglia quì a Bolzano anche perché all’epoca eravamo solo noi sinti a Bolzano, i rom arrivarono molto tempo dopo.
Don Bruno Nicolini e Mirella Carpati ci avevano fatto conoscere tantissime cose. Hanno iniziato la scolarizzazione e grazie a loro oggi i sinti hanno potuto studiare e sapere almeno leggere e scrivere: Don Bruno ha creato le scuole Lacio Drom, l’Opera Nomadi e tantissimo altro.
venerdì 17 agosto 2012
Napoli, Angelica: «Sono Rom, ma non ladra di bambini la mia verità sui roghi di Ponticelli»
Il suo nome è entrato negli annali
come esempio - più unico che raro - di cittadina rom condannata per
sequestro di persona. Si chiama Angelica Varga, sta per compiere
venti anni, gli ultimi quattro trascorsi in cella: una vicenda
personale legata a un pezzo di storia di Napoli, con tanto di
attenzione mediatica nazionale.
Ricordate? Metà maggio del 2008,
sabato mattina, una stradina di Ponticelli. Poi: la ragazzina
arrestata per sequestro di persona, la rabbia popolare, l’espulsione
di oltre ottocento rom dal quartiere orientale. E ancora: un giudice
che non scarcera Angelica, perché di «etnia rom», quindi incline a
compiere delitti analoghi», la sentenza definitiva e il suo caso
diventa un primato da giurisprudenza: una ladra di bambini, l’incubo
metropolitano messo su carta bollata, con tanto di firma di un
giudice.
lunedì 13 agosto 2012
Roma, il "campo nomadi" La Barbuta ha un carattere discriminatorio
Azione legale di ASGI e Associazione 21 luglio: il Tribunale di Roma ha ordinato lo "stop" agli ingressi delle famiglie rom, sotto accusa procedure di assegnazione, regolamento discriminatorio e ghettizzazione.Il Tribunale di Roma ha vagliato nei giorni scorsi l'azione civile contro la discriminazione presentata dall'ASGI (Associazione per gli Studi Giuridici sull'Immigrazione) e dall'Associazione 21 luglio in riferimento al nuovo «villaggio attrezzato» di Roma in località La Barbuta realizzato e organizzato all'interno delle azioni del Piano Nomadi di Roma.
giovedì 2 agosto 2012
Memors: la persecuzione dei sinti e dei rom durante il fascismo
Nella notte tra il due e il tre agostodel 1944 si consumò l'ultima liquidazione del
“Familienzigeunerlager" o più semplicemente "Zigeunerlager"
di Auschwitz-Birkenau. Oggi, dopo settantotto anni, ricordiamo
quell'immane tragedia presentandovi il progetto Memors, avviato dal
alcuni mesi, che cercherà di offrire in Italia una visione completa
sulla persecuzione subite dalle minoranze sinte e rom durante il
fascismo in Italia.
Il progetto “MEMORS” è un progetto
finanziato dall’Unione Europea per l’anno 2012-2013 nell'ambitodel programma EACEA. Si prefigge l’obiettivo di ricostruire storia
e memoria della deportazione delle popolazioni sinte e rom
all’interno dei campi di concentramento sparsi sul territorio
Italiano.
mercoledì 1 agosto 2012
Torino, pestaggi omofobici ma tra i rom c'è chi reagisce
"Entrano nella mia roulotte, se lo tirano fuori e mi dicono di succhiarli se non voglio le botte". La prima volta che ha sentito questa storia, Valter Halilovic, mediatore culturale e animatore della comunità rom di Torino, quasi non ci voleva credere. Ma, nel corso delle ultime settimane, le testimonianze di minacce e violenze ai danni di omosessuali e bisessuali all'interno della comunità rom sono diventate più numerose e gravi. Halilovic ha deciso di denunciare la situazione dopo che l'altroieri notte sono stati diagnosticati quattordici giorni di prognosi ad un amico che aveva accompagnato al pronto soccorso: lo avevano ripetutamente colpito in testa con i pugni avvolti in catene di ferro. "E ad altri è andata anche peggio, con un mese di prognosi. Se va avanti così, ci scappa il morto" racconta Halilovic a Il grande colibrì.
La banda di violenti sarebbe composta da ragazzi del campo nomadi "Aeroporto". "Hanno dai 25 ai 32 anni, girano in cinque-sette alla volta, colpiscono membri della comunità sia nel loro campo sia nel campo di via Germagnano". Il gruppo avrebbe iniziato le proprie scorribande violente circa un anno fa, quando uno di loro è uscito dal carcere. Le loro vittime, tutte rom, sono "i più disgraziati, quelli che non possono reagire", racconta ancora il mediatore culturale: tra di loro sembra ci siano anziani, disabili, intere famiglie che vengono malmenate, senza che siano risparmiati né i bambini piccoli né le donne. Halilovic ha raccolto in particolare le testimonianze dirette di tre omosessuali e di un bisessuale.
Uno di questi ragazzi, dopo essere stato più volte picchiato e derubato, dopo che la banda gli ha distrutto l'automobile e l'ha costretto ad abbandonare la casa faticosamente conquistata, è fuggito da Torino e spera di non essere più rintracciato dai suoi aguzzini. Gli altri tre vivono in una situazione angosciosa di costanti angherie. Solo in due, però, hanno sporto denuncia alle autorità: se in un caso il processo non si è ancora aperto, nell'altro il giudice ha vietato ai componenti del gruppo di avvicinarsi alla loro vittima. Ovviamente, purtroppo, il divieto non è stato mai rispettato: "A questi non gliene frega niente delle autorità".
La mancata applicazione delle sentenze penali, tuttavia, spiega solo in parte perché gli altri due ragazzi angariati non abbiano sporto denuncia: i loro timori sono tanti, da quello di vedersi rovinata la reputazione rivelando il proprio orientamento sessuale alla possibilità di ritorsioni contro se stessi o contro le proprie famiglie. E alla mancanza reale o percepita di tutele legali (l'assenza dell'aggravante di omofobia per i reati è spesso sentita dalle vittime come una manifestazione di disinteresse dello stato) si aggiunge il silenzio della propria comunità: "Tutti sanno tutto, persino nelle comunità rom di origini bosniache delle altre città, ma nessuno fa niente. Quelli della banda appartengono a famiglie molto numerose e potenti e la fiducia nello Stato è molto bassa".
La situazione, insomma, è complessa. Per ragioni contestuali, con le forze dell'ordine che, purtroppo, appaiono molto più impegnate negli inumani sgomberi fatti a scopi mediatici ed elettoralistici che in attività di integrazione. E per ragioni interne alla cultura rom, perché, come spiega Halilovic, "la comunità non ti dà nessuno spazio per ribellarti". E allora cosa possono fare queste persone sole, che non sanno più cosa fare e dove andare? Dopo averne parlato con loro, il mediatore culturale ha deciso: "E' tempo di parlare. E abbiamo scelto Il grande colibrì, perché magari gli altri media avrebbero puntato tutto sul sensazionalismo". I rom sanno bene quanto le loro storie, quando finiscono nelle mani di un giornalista, possano essere usate non per risolvere problemi, ma per diffondere paura ed emarginazione...
E invece questa storia è piena di violenza, ma è anche un esempio importante di volontà di non stare più a tacere e di cambiare in meglio il proprio e l'altrui destino, come riconosce anche Paolo Hutter, giornalista e attivista gay da sempre attento anche al contrasto del razzismo: "Valter Halilovic è una figura nuova, che prende parola senza paura contro la violenza e l'omofobia. E' un esempio di come si possono promuovere i diritti all'interno delle minoranze etniche: mantiene salda la solidarietà con la propria comunità, ma non accetta che diventi omertà".
Ora dobbiamo dimostrare tutti che davvero i diritti sono universali, che la loro violazione non può essere intesa come un problema di un gruppo nel quale non ci si riconosce, ma invece ci riguarda tutti personalmente. Hutter è ottimista: "Con le sue strutture comunali, con la sua società civile, con le sue associazioni, Torino saprà rispondere nel migliore dei modi". Coinvolgendo positivamente, si spera, l'intera comunità rom. di Pier
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